Lasciamo scegliere Elizabeth: risposta alle obiezioni più frequenti di chi tifa per la coppia Jack-Elizabeth (J/E)
Premessa: se pensi che Jack Sparrow sia il miglior partner per Elizabeth Swann e sei particolarmente sensibile alle critiche rivolte alla tua coppia ideale, anche se argomentate, ti sconsiglio di leggere questo post. Non offendo le persone né giudico i loro gusti e non m’interessa prendere parte alle “guerre tra fan”; inoltre, mi ritengo capace di esprimere la mia opinione in maniera civile e rispettosa. Tuttavia, so anche quanto possa diventare suscettibile e “protettiva” la gente nei confronti del proprio personaggio preferito e delle proprie coppie del cuore. 🙂
In sintesi: no agli insulti gratuiti, sì alle critiche costruttive. Se la vedi così anche tu, allora leggi pure il resto del post, indipendentemente da ciò che pensi della coppia J/E. Se, invece, tendi a evitare qualsiasi tipo di critica alle tue coppie del cuore, ti suggerisco di fermarti qui e non proseguire la lettura. Fan avvisato, mezzo salvato! 😉
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Parte 2: Il rapporto fra libertà e amore
C’è un messaggio fondamentale contenuto nella saga “Pirati dei Caraibi”, o perlomeno nei primi tre film (ovvero quelli che ci mostrano l’evoluzione del personaggio di Elizabeth), e si può riassumere così: amare una persona significa volerla libera. Ciò implica combattere per la sua libertà e, se necessario per garantirla, rinunciare a una parte della propria.
La relazione fra Elizabeth e Will esemplifica questo concetto ed è chiaramente improntata alla reciprocità. Ad esempio, quando Elizabeth viene fatta prigioniera nel primo film, Will si dimostra disposto a tutto per liberarla, rischiando come minimo il carcere; ma è altrettanto vero che, nel momento in cui tocca a lui essere tenuto prigioniero, è grazie a Elizabeth che diventa possibile la sua liberazione, dopo che lei riesce a convincere il Commodoro a cambiare rotta accettandone la proposta di matrimonio.
Faccio notare, inoltre, che Will ed Elizabeth, benché sperimentino problemi di comprensione (il che è realistico in una coppia… Com’era quel discorso sulla “favoletta”?), non si manipolano mai a vicenda. Il peggio che fanno è nascondersi delle cose (Elizabeth non dice a Will che ha baciato Jack per darlo il pasto al Kraken, Will non dice a Elizabeth che ha intenzione di tradire gli altri pirati per impadronirsi della Perla e tentare di liberare il padre). Sbagliano? Certamente. Eppure nessuno dei due inganna deliberatamente l’altro per perseguire scopi egoistici: il silenzio di Elizabeth è causato dalla vergogna e dal senso di colpa, quello di Will dall’idea errata che lei non lo ami più e gli preferisca Jack. Al contrario, Jack manipola Elizabeth per indurla a “orientare” la bussola verso il Forziere di Davy Jones e non sembra mai pentirsene.
Ma non era su questo che volevo soffermarmi, bensì sul ruolo del personaggio di Will nella questione della libertà di Elizabeth.
Ho già menzionato qualcosa che accade del primo film. Nel secondo Will è nuovamente impegnato a cercare di liberare Elizabeth, questa volta dalla prigione in cui l’ha fatta rinchiudere Beckett. In seguito, quando sospetta che lei stia soffrendo per la morte di Jack e provi qualcosa per lui (a causa del bacio che li ha visti scambiarsi), chiede se sia possibile far tornare Jack ed è probabile che sia un tentativo di consolarla.
Nel terzo film non solo le salva letteralmente la vita due volte, a Singapore e quando Davy Jones la disarma, ma si schiera senza esitazione al suo fianco nel momento in cui lei ribadisce di voler affrontare Beckett in uno scontro aperto.
In generale è quasi sempre attento ai suoi desideri e alle sue necessità: le insegna a tirare di scherma e rispetta eventuali confini da lei posti. Nel primo film, nel corso del tête-à-tête nella stiva dell’Interceptor, rinuncia a baciarla (benché i loro volti siano vicinissimi!) allorché lei si ferma; nel terzo film, durante il confronto che segue al salvataggio di Jack dallo Scrigno di Davy Jones, prova a trattenerla perché ha bisogno di spiegazioni, eppure la lascia andare quasi subito, dimostrando di comprendere e rispettare la sua volontà di allontanarsi da lui, malgrado la cosa non gli faccia per nulla piacere.
Will ed Elizabeth, inoltre, collaborano sempre durante le battaglie, a cominciare da quella fra Interceptor e Perla Nera – durante la quale coordinano insieme la difesa, con il supporto di Anamaria e Mastro Gibbs – per finire con la leggendaria danza-combattimento che contraddistingue la Battaglia del Maelstrom.
Jack salva la vita di Elizabeth nel primo film, mentre nel terzo dà prova di altruismo aiutando Will morente a pugnalare il cuore di Davy Jones, per poi allontanare la stessa Elizabeth dall’Olandese che sta affondando. Una persona vendicativa le avrebbe reso pan per focaccia, dato che lei l’aveva consegnato al Kraken, ma Jack agisce nel modo più giusto e sceglie di proteggerla e soccorrerla. Tuttavia, al di là di queste rispettabili operazioni di salvataggio, dei flirt maliziosi e dell’astuta manipolazione, si può dire che non c’è altro.
Non riesco a trovare nemmeno una scena, in nessuno dei tre film, in cui Jack si espone per garantire la libertà di Elizabeth.
Il suo gesto più eroico potrebbe essere la decisione di tornare sulla Perla dopo aver tentato di sfuggire al Kraken a bordo di una scialuppa, ma non si tratta di un’azione il cui scopo diretto è assicurare a lei la libertà, quanto di una dimostrazione che anche Jack ha una propria coscienza e moralità, e che abbandonare nave e ciurma in un momento di massimo pericolo lo porta a confrontarsi con la parte meno coraggiosa e più egoista di sé.
Lui torna indietro perché sente che è uno sbaglio scappare tanto vigliaccamente, perciò sceglie di agire come un vero Capitano (e un brav’uomo), ricongiungendosi all’equipaggio che sta rischiando la vita. L’ha fatto anche per Elizabeth? Certo, se non altro perché lei era su quella nave. La sua presenza potrebbe averlo motivato, ma basta questo per dedurre che la libertà di Elizabeth è una priorità per lui? Non credo.
La propria libertà è una priorità assoluta per Jack. Non quella di qualcun altro.
E non c’è nulla di male, perché il personaggio è caratterizzato in questa maniera. Il suo essere così libero, spregiudicato, non tagliato per le relazioni serie che richiedono un impegno reciproco, incapace di restare fuori da guai e al tempo stesso abbastanza furbo da tirarsene fuori… fa parte del suo fascino. È ciò che lo rende iconico e divertente.
Quanto al conformismo che Will rappresenterebbe… sinceramente non capisco questa critica. È conformista un uomo che libera un pirata rinchiuso in prigione e ruba una nave con lui per lanciarsi in un’operazione di salvataggio, in barba alle autorità che gli hanno ordinato di starsene al suo posto? È conformista un uomo che nel XVIII secolo dà lezioni di scherma a una donna aristocratica che è anche la sua fidanzata? (E le lezioni sono state piuttosto efficaci, a giudicare dai risultati…)
Fine Parte 2 🚧 [continua…]
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Lasciamo scegliere Elizabeth: risposta alle obiezioni più frequenti di chi tifa per la coppia Jack-Elizabeth (J/E)
Premessa: se pensi che Jack Sparrow sia il miglior partner per Elizabeth Swann e sei particolarmente sensibile alle critiche rivolte alla tua coppia ideale, anche se argomentate, ti sconsiglio di leggere questo post.
Non offendo le persone né giudico i loro gusti e non m’interessa prendere parte alle “guerre tra fan”; inoltre, mi ritengo capace di esprimere la mia opinione in maniera civile e rispettosa. Tuttavia, so anche quanto possa diventare suscettibile e “protettiva” la gente nei confronti del proprio personaggio preferito e delle proprie coppie del cuore. 🙂
In sintesi: no agli insulti gratuiti, sì alle critiche costruttive. Se la vedi così anche tu, allora leggi pure il resto del post, indipendentemente da ciò che pensi della coppia J/E.
Se, invece, tendi a evitare qualsiasi tipo di critica alle tue coppie del cuore, ti suggerisco di fermarti qui e non proseguire la lettura. Fan avvisato, mezzo salvato! 😉
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Parte 1: La libertà di Elizabeth e la libertà di Jack
Uno degli aspetti essenziali del personaggio di Elizabeth Swann è il suo desiderio di libertà. Sin dal primo film di “Pirati dei Caraibi”, Elizabeth ci viene presentata come una giovane donna intraprendente, audace e volitiva: protesta con il Commodoro perché lui arresta Jack Sparrow; si appella al Parlay per negoziare con Barbossa, nel tentativo di proteggere l’intera città di Port Royal; brucia il rum per richiamare l’attenzione della Marina Britannica, affinché recuperi lei e Jack intrappolati sull’isola; fugge dalla Dauntless per andare a combattere nella grotta dell’Isla de Muerta. Insomma, Elizabeth pensa con la propria testa e agisce di conseguenza, mettendo anche in discussione le convenzioni sociali e il decoro.
Nel secondo episodio della saga assistiamo a una sorta di suo “flirt” con Jack Sparrow, il quale, nel corso del film, dimostra di essersi quantomeno invaghito di lei, se non addirittura innamorato. I due hanno una conversazione interessante, che mette a nudo una debolezza di Elizabeth (gli impulsi egoistici). In un certo senso, si riconoscono simili e ammettono di avere delle affinità, mentre un’innegabile tensione sessuale aleggia fra loro. Da qui l’attrazione di Elizabeth nei confronti di lui (forse rafforzata dall’entusiasmo che una giovane attrice deve aver provato recitando al fianco di Johnny Depp, all’epoca considerato un mito e non ancora gravato dal peso degli scandali che l’hanno colpito negli anni recenti).
Il personaggio di Jack incarna la libertà del tipo più assoluto, che non conosce regole, schemi o confini. Come Elizabeth, anche lui agisce sempre di testa propria, ma è ancor più spregiudicato: mente, manipola le persone per i propri scopi personali, cerca di rigirare ogni situazione a proprio vantaggio. È una sorta di prestigiatore che trasforma la vita in un trucco e può contare su una lingua svelta, una mente acuta e un sorriso carismatico. Cosa potrebbe fare Elizabeth, che fin dall’inizio ha una visione “romanticizzata” dei pirati, se non scoprirsi attratta da lui?
Ora, che tale attrazione non sia sfociata in amore è, a mio avviso, palese: Elizabeth non è mai stata innamorata di Jack. Essere affascinati da qualcuno e provare desiderio sessuale nei suoi confronti non equivale ad amarlo. Non c’è dubbio, tuttavia, che fra i due si fosse stabilita una certa complicità che invitava il pubblico a riflettere sul loro rapporto.
L’argomentazione preferita dei sostenitori di quest’ipotetica coppia (dico “ipotetica” perché i personaggi non si sono mai messi insieme e ciò va riconosciuto per ragioni di onestà intellettuale) sembra essere la seguente: Jack è un pirata e un uomo libero, Elizabeth desidera la libertà e l’avventura, perciò stando con lui potrebbe avere e fare tutto ciò che vuole, lontano dalle costrizioni della società. Talvolta, nel tentativo di portare avanti questa tesi, si menziona la scena del primo film in cui Jack salva Elizabeth dall’annegamento, strappandole il corsetto per impedirle di soffocare; il corsetto rappresenta le convenzioni sociali che limitano la libertà di lei, e Jack viene considerato l’unico uomo in grado di offrirle una via di fuga da esse.
In tale ottica, Jack viene inquadrato come portatore di libertà, mentre Will Turner – l’amico e amore d’infanzia, il giovane che a lungo ha detestato i pirati – diventa l’emblema del conformismo che manterrebbe Elizabeth legata alle restrizioni della società, spingendola ad accettare il ruolo di moglie e madre tradizionale. Inoltre, è un dato di fatto che alcuni tra i più fieri sostenitori della coppia J/E vedono la relazione fra Will ed Elizabeth come una “favoletta” irrealistica, la cui unica ragione d’esistere risiederebbe nell’abitudine della Disney di proporre coppie e lieti fini inverosimili. Secondo queste persone, far finire insieme Elizabeth e Jack sarebbe stata la soluzione più credibile, auspicabile e coerente con i caratteri dei personaggi.
A ciascuno le sue convinzioni: personalmente non credo affatto che Elizabeth sarebbe stata meglio con Jack che con Will. Soprattutto, però, non ho mai creduto, nemmeno per un istante, che il tipo di libertà che Jack avrebbe potuto offrirle fosse ciò che lei desiderava veramente, nel profondo.
Quella di Jack è una libertà che non ammette relazioni stabili e durature, né assunzioni di responsabilità. È la libertà a cui potrebbe anelare un ragazzino, una sorta di eterno Peter Pan che rifugge dagli impegni e dai sacrifici. È la libertà di chi è capace di perseverare per sé stesso e non per amore degli altri.
Elizabeth, che persevera nel suo amore per Will quando ancora lui non si è dichiarato e non c’è garanzia che, un giorno, loro due possano stare insieme – anzi, è molto più probabile che non possano perché sono di classi sociali diverse; Elizabeth, che per salvare la vita di Will accetta la proposta di matrimonio di un uomo che non ama – un brav’uomo, certo, ma pur sempre uno di cui non è innamorata; Elizabeth, che per un anno intero, dopo che suo padre ha dato la propria benedizione a lei e a Will, ha modo di riflettere sulle difficoltà che le causerebbe sposarsi con qualcuno privo di ricchezze e di titoli nobiliari, ed è comunque decisa a sposarlo; Elizabeth, che dà Jack in pasto al Kraken perché sa che, sacrificando il Capitano, potrà salvare il resto della ciurma, ma poi si sente in colpa per quel gesto estremo; Elizabeth, che nella cella dell’Olandese comprende il desiderio di Will di aiutare il padre e capisce il peso che lui porta sulle spalle; Elizabeth, che nel ruolo di Re dei Pirati parla di sudore, forza e coraggio, lasciando chiaramente intendere che non c’è libertà più grande di quella che viene difesa combattendo, anche a prezzo della vita, e trova il suo primo alleato proprio in Will; Elizabeth, la cui gioia nel pronunciare il suo “sì” durante il matrimonio rocambolesco (ma romanticissimo!) sulla Perla Nera è quasi palpabile… Davvero il destino di questa donna, mi chiedo, è stare con qualcuno che la cosa che sa fare meglio – a parte servirsi della propria intelligenza e capacità di portare gli altri dove vuole lui – è scappare?
Con questo non intendo sminuire Jack, che in più di un’occasione si dimostra capace di atti di coraggio e di altruismo non indifferenti. Sia Will che la stessa Elizabeth lo definiscono “un brav’uomo” – e penso che abbiano ragione. Ciò non toglie che la vita di Jack sia paragonabile a un continuo girovagare senza una meta precisa, con i desideri e gli impulsi momentanei come principale guida (non per niente la sua bussola cambia direzione proprio in base ai desideri!). Sinceramente credo che Elizabeth meriti qualcosa di diverso: la possibilità, oltre che di viaggiare per mare, di avere una casa, un saldo approdo a terra. La possibilità di uscire dai rigidi confini del ruolo di figlia del Governatore senza finire col condurre una vita randagia, che include giusto qualche sosta occasionale a Tortuga e in altri posti simili. La possibilità di trovare una sua via per costruirsi un futuro, senza rischiare di vivere all’ombra di un Capitano tanto affascinante e carismatico quanto in balìa del vento dei propri desideri. Perché mai Elizabeth dovrebbe seguire lui e stare con lui, quando nel corso del terzo film ottiene una sua nave e un suo equipaggio?
Alla fine della storia, Elizabeth non ha bisogno della libertà che potrebbe offrirle Jack. È già una donna libera – e lo è soprattutto grazie alle proprie scelte, in relazione alle quali si comporterà di conseguenza, senza sottrarsi agli impegni e alle responsabilità. Ha scelto di opporsi alla Compagnia delle Indie Orientali e di combattere contro Beckett? Dovrà guardarsi le spalle e tenersi preparata ad affrontare eventuali rappresaglie. Ha scelto di sposare Will? Lo aspetterà e custodirà il suo cuore. Non è una prigioniera, è una donna adulta che ha preso delle decisioni consapevoli. Nei dieci anni che separano la partenza di Will dal suo ritorno potrà andare dove riterrà più sicuro, per mare o per terra, e avrà tutto il tempo di costruirsi una vita, una casa e una nuova routine. Nessuno le sta chiedendo di confinarsi su un’isola… tanto meno l’uomo che ha sposato.
Fine Parte 1 🚧 [continua…]
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C'è qualcosa di sottile, di incredibilmente bello e comunicativo, negli sguardi che si scambiano Will ed Elizabeth nel terzo film.
È come se si parlassero con gli occhi. Come se fossero in grado di capirsi senza esprimersi apertamente a voce.
L'ho notato soprattutto rivedendo la scena del Parlay sul banco di sabbia dove Beckett accetta d'incontrare Elizabeth, Barbossa e Jack: in quel caso lei capisce che Will e Jack hanno un accordo e che potrebbe essere Jack a pugnalare il cuore di Davy Jones... senza ché né Will né “il grande architetto” (😜) lo dicano esplicitamente.
È per questo che Elizabeth propone lo scambio fra Jack e Will. È per questo che più avanti dice a Barbossa: “Lasciamo a Jack una chance!”
Lei sa che Jack ha intenzione di provare a uccidere Jones, che è abbastanza sciocco e folle da fare questo tentativo.
È la stessa “follia” che anima lei nel gettarsi a capofitto in una guerra aperta contro lo strapotere di Beckett. La stessa che ha animato Will nel credere di poter salvare il padre. La stessa che animerà entrambi gli innamorati dopo che Calypso verrà liberata e loro si dimostreranno gli unici a voler dare battaglia fin dall'inizio.
E tutto questo viene espresso dal film tramite sguardi, mezzi sorrisi e poche parole 😍
Voilà! Il mio primo tentativo di tradurre in inglese qualcosina su Will ed Elizabeth 👇
An Archive of Our Own, a project of the
Organization for Transformative Works
È solo un microracconto (flashfic)... ma almeno ci ho provato!
In italiano l'avevo scritto in prima persona, ma in generale mi trovo meglio con la terza, perciò in inglese ho scelto di usare quella. Spero che il risultato sia decente ☺🤞
Mi piacerebbe scrivere fanfiction in inglese su Pirati dei Caraibi (come sono riuscita a fare per Carnival Row)... ma, quando si tratta di Will ed Elizabeth, sono troppo perfezionista e aspiro al meglio. Non credo di potermi dedicare a loro senza padroneggiare bene la lingua. E soprattutto avrei grosse difficoltà a scrivere qualcosa di breve 🙈
Come le era venuto in mente di colpire Will? Anche se aveva provocato poco o nessun dolore al suo corpo, non valeva altrettanto per i suoi sentimenti. Lo aveva ferito, rinfacciandogli di essere un pirata, insinuando che lui non fosse migliore di Sao Feng e di chi ne eseguiva gli ordini. Ma Will non era affatto come Sao Feng o altri!...
Subito si accorse di un peso sul suo cuore – e non in senso figurato: si trattava della testa di Elizabeth, immobile e tinta di scuro nella cabina ombrosa, appoggiata sul suo torace. L’orecchio era ancora premuto contro la sua pelle, in apparente ascolto del battito cardiaco, ma lei stava dormendo. Il respiro regolare che Will avvertiva, dolce come una brezza d’estate, ne era la prova.
Passati i primi istanti di confusione, i suoi sensi divennero più vigili e lui percepì il “risveglio” un po’ troppo accentuato di una particolare zona del suo corpo...
Lo sguardo di Elizabeth si posò sull’uomo che le giaceva accanto. Will era sdraiato sulla schiena, un braccio alzato e appoggiato sopra il cuscino, l’altro che ricadeva su un fianco. Dormiva, ma il suo viso era accigliato. Fu tentata di allungare la mano per spianargli la fronte e far distendere le sopracciglia.
Chissà se nel sonno appariva sempre così? L’aveva visto stanco, con gli occhi chiusi, perfino privo di sensi dopo una botta in testa, mai addormentato – tranne il giorno in cui si erano conosciuti, durante la memorabile traversata destinata a condurli a Port Royal. All’epoca, ricordò con affetto e malinconia, aveva ricevuto il compito di prendersi cura di lui. Una volta che era stato portato sottocoperta e visitato dal medico di bordo, si era seduta proprio vicino alla sua cuccetta, per controllare che riposasse bene. In seguito avevano vissuto entrambi sotto lo stesso tetto per qualche tempo, però non le era mai stato permesso di mettere piede nella camera a lui assegnata, così come non le era stato permesso di lasciarlo entrare nella propria. In compenso avevano giocato insieme in altre stanze, in giardino e nella bella spiaggia di Port Royal, baciati dal sole caldo dei Caraibi.
Quasi dieci anni erano trascorsi da allora. L’esistenza di Elizabeth era stata sconvolta fino alle fondamenta: niente la legava più alla ragazza che era stata. Suo padre era appena morto – quella consapevolezza fu un colpo fisico che le tolse il fiato – e Port Royal non era più la sua casa. Eppure, in mezzo a quell’uragano di cambiamenti, perdite e rimpianti, c’era qualcuno che non aveva smesso di far parte della sua vita, che ancora riusciva a essere un punto di riferimento: Will Turner. Saldo, affidabile e generoso.
Il terzo capitolo della mia fanfiction "Tra me e la beatitudine" è su ESTEL! 👇