Elisa era una bambina graziosa, ogni volta che l'andavo a trovare in ospedale era vestita sempre come una piccola bomboniera, senza mai un capello fuori posto.
I suoi vestitini davano un tocco di vivacità alle pareti grigie del reparto ed ogni volta mi accoglieva con quel sorriso a cui mancava qualche dente ma che ti scaldava dentro.
Durante le nostre lunghe discussioni e voli pindarici, era solita mentre mi parlava fare dei bracciali ed io un giorno incuriosito le chiesi di insegnarmi: mi prese le mani e mostrò la manualità della fantasia.
Devi prendere un filo, poggiarlo sull'altro, fare un cappio, far passare dentro quest'ultimo l'altro legato all'estremità da un nodo e poi girare il filo in verso opposto, infine stringere.
La cromaticità dei colori era essenziale ed anche questa operazione di “metti e annoda” assumeva l'importanza di una meditazione sui colli del Tibet.
Mi ricordo che solo un giorno ho osato interromperla, spostandole i lunghi capelli biondi da davanti il viso, dietro l'orecchio:
-“Elisa, ma perché fai sempre due bracciali?”
-“Perché mi piacciono” disse.
Impietrito come dopo un “NO” di Cracco ad un provino di Masterchef, continuo:
-“Era ovvio che ti piacessero, però io volevo dire: come mai ne fai sempre solo due?”
-“Per la mamma e il papà”
-“Quindi quando ti verranno a trovare glieli darai?”
-“Sì, ma non insieme, papà viene un giorno e la mamma un altro. Lei ha detto che papà abita in un'altra casa perché non si amavano più”.
Continuò a legare fili, poi alzò lo sguardo, accennò un sorriso e riprese:
-“Ma tanto non le credo mica.”
-“Come non le credi, Ely! Anche i miei genitori son separati, sai?
-” E tu ci credi?“
-“A cosa, scusa?”
-“Che son separati. Che non si amano più.”
-“Beh, direi di sì. Proprio perché non si amavano più hanno deciso di lasciarsi e continuare per la propria strada; è normale, è giusto che così sia quando l'amore finisce, no?”
E glielo chiesi lo stesso, pensando successivamente cosa mi potessi aspettare ad una domanda del genere, da una bambina di sette anni? Un conforto? Una comprensibile ingenuità?
-“Ma guarda che l'amore non finisce così!” era spazientita
“Io amo il mio gatto e mica lui non mi ama più visto che ora non posso accarezzarlo perché son chiusa in ospedale! Se non mi amerà più un giorno basta che me lo dice e risolviamo!”
-“Ma non è così semplice tra le persone, Ely, è un po’ più complicato”
le dissi cercando di racchiudere in quel “complicato” tutte le cose che volevo non dovesse mai affrontare o conoscere. Quando si sentirà la causa del distacco fra i suoi o quando si ritroverà in mezzo a discorsi e parole che non la riguardano.
I sentimenti che dovrà costruire da sola non facendosi seppellire dai brutti pensieri. Per quando dovrà chiedersi perché l'amore finisce e non saprà rispondersi.
-“No per me no, ed alla mamma piacciono i braccialetti.”
-“Che c'entrano adesso?”
-“Perché lei li regalava al papà, però lui glieli lasciava sempre, non li voleva mai;
me lo ricordo sai eh, mica son piccola! Son grande così!”
ed alzò lo sguardo al soffito, aprendo le braccia sforzandosi il più possibile di toccare le estremità di quel “grande così.”
“Così grande come? Come la distanza tra mamma e papà?”, pensai.
-“E tu li fai i braccialetti per tua mamma e tuo papà?” mi chiese
-“No, non credo ne abbiano bisogno. E la mia mamma non ne ha mai regalati, tanto meno papà.”
-“Io comunque ne faccio sempre due così magari la mamma glieli regala a papà e tornano assieme. Se ne fanno sempre due, uno per lei e l'altro per lui, non si sa mai.”
-“Beh sì, hai ragione, non si sa mai.”
Sorride e continua:
-“Ma tu sei fidanzato?”, dice sogghignando
-“E perché me lo chiedi?” la guardai con aria provocatoria.
-“Perché non puoi fare i bracciali se non sei innamorato di nessuno! Se ne fanno sempre due, è la regola!”
-“Ah, cavolo non la sapevo: allora sì, sono innamorato.”
Dal polso, se ne sfila uno, tutto nero con dei fili intrecciati azzurri e me lo porge, prendendomi la mano ed aprendomi il palmo:
-“Questo volevo darlo al mio papà dopodomani ma visto che non hai più tempo per farne un altro, te lo do io: così glielo dai e non vi lasciate.”
Ripensai a noi due:
a quanto amore c'è dentro due fili intrecciati, al nodo finale che li tiene assieme;
al sogno della ricomposizione, della fine della distanza.
Al nodo che non sono stato capace di stringere fra noi, ai fili che mi sfuggivano di mano.
Sapessi il peso di questi due braccialetti che non potrò mai darti, che mai porteremo al polso. Delle nostre promesse che come fili stretti male, si son sciolte lasciando solo un groviglio. Del nostro amore che non ha saputo stringerle e le ha lasciate sbrogliare.
Ma tu continua Ely, tu continua.
Non smettere mai di annodare.
Mai di amare.