Vi è una strana malinconia, mista a silenzio e stridio di rotaie, quando l'ultimo treno della giornata abbandona la stazione ormai deserta Le scale mobili continuano imperterrite il loro eterno e ciclico percorso, il gigantesco tabellone al piano di sopra non smette di brillare e nomi vicini o lontani continuano indisturbate a fluire in un continuo partire e tornare Eppure qui non è rimasto più nessuno, sembra di rimanere soli in una gigantesca cattedrale sconsacrata, le voci, i saluti, l'amore, tutto risucchiato nella lunga galleria dove i riflessi color rubino del treno hanno lasciato velocemente il posto ad un'oscurità fredda e assoluta, come se tutte quelle persone fossero improvvisamente scomparse, passare attraverso un buco nero e rispuntate chissà quando e chissà dove Ma sul treno, lanciato a tutta velocità verso la sua ultima destinazione, è proprio la luce brillante del neon a cancellare qualsiasi altra cosa, la campagna emiliana che scorre fluida fuori dai finestrini è ridotta ad una costellazione di lampioni e luci industriali, l'unica cosa che si scorge con chiarezza è il riflesso del sedile di fronte, come se vi fosse un altro treno che viaggia in coppia con questo, un treno parallelo dalla prospettiva ribaltata Vedo il me dell'altro lato che scrive esattamente come sto facendo io, le sue dita si muovono veloci sulla tastiera, ogni tanto fa delle brevi pause, forse si ferma anche lui a pensare, forse si volta anche lui a guardarmi protetto dal bordo bianco del finestrino Chissà se, anche lui, ora mi guarda è scrive di me, chissà se anche lui pensa quello che penso io, scrive quello che scrivo io... Chissà se anche lui ascolta una vecchia canzone e spera che questo treno rimanga così per sempre, che non arrivi mai