#phm#ryland grace#rocky the eridian#project hail mary spoilers





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I'm hungry for fire 🔥🔥🔥🔥
You've probably seen the number signs at the entrances to Routes, telling you what Route number it is. If you look a bit closer, you might also notice a few symbols underneath the number. The type symbols are easy enough to understand, they're the Pokemon types you're likely to encounter on the Route. But what about the other symbols?
Well, a crossed-out pokeball means that it's a protected area, so no catching is allowed there. Conversely, if there's a pokeball with a silhouette of a specific Pokemon next to it, that means that catching of that species is highly encouraged. Reasons for this can include overpopulation and invasive species.
A single footprint means that the Route is relatively short, two footprints means it's of about average length, and three footprints means it's relatively long.
An ocean wave means that, in order to traverse the Route, you need to swim or use Surf or another way of crossing water.
A flashlight symbol means that the Route can get very dark, and that you should bring a light source with you.
That's the most common symbols, but there's lots more.
Kiss Like This // Original Animation Meme
Fuimos un breve cuento ✨
♠️_L’egoismo è un sentimento molto efficiente. Ma a breve termine.
Buongiorno🖤🌹
©️Licaonia Lupe
✍️🫧💞✨
La bellezza è qualcosa che non possiamo trattenere
Da bambina le bolle di sapone erano una piccola forma di stupore puro. Ricordo la bottiglietta appiccicosa tra le mani, l’odore dolce del liquido, il cerchietto bagnato che tremava appena prima del soffio. Bastava un respiro, uno soltanto, e dal nulla nasceva una sfera fragile e luminosa, quasi viva.
Quando si staccava dal cerchio restavo immobile, come se ogni movimento potesse spezzare l’incantesimo. La bolla si allontanava lentamente e sulla sua superficie danzavano colori sottili, strisce d’arcobaleno che cambiavano forma a ogni istante. Dentro quella sfera sembrava esserci il mondo intero: il cielo piegato in una curva perfetta, l’erba trasformata in riflesso liquido, il mio viso minuscolo e capovolto.
La cosa che mi colpiva di più era il silenzio del momento in cui scoppiava. Non faceva davvero rumore, eppure lo percepivo lo stesso. Era come se il tempo facesse un piccolo passo indietro. Un attimo prima esisteva qualcosa di perfetto e delicato, e un attimo dopo non c’era più nulla, solo una traccia invisibile nell’aria.
Da bambina non la chiamavo fragilità. La vivevo e basta. Ridevo, correvo dietro alle bolle cercando di afferrarle, e ogni volta che sparivano ne facevo nascere altre. Era una gioia leggera, senza pensieri, fatta di respiri, di luce e di colori sospesi.
Poi sono cresciuta.
E a un certo punto mi sono accorta che non ero più io a soffiarle. Le vedevo galleggiare nel parco, create dalle mani di altri bambini. Li osservavo correre sotto quelle piccole sfere luminose con lo stesso entusiasmo che avevo avuto io. Le loro risate riempivano l’aria mentre le bolle salivano lente, oscillando come se il cielo le stesse accogliendo.
Guardandole da adulta provavo qualcosa di diverso. Non era più soltanto stupore. C’era una tenerezza sottile, una nostalgia gentile. Perché nel frattempo avevo imparato che dentro quelle bolle viveva una verità semplice: spesso le cose più belle sono anche le più brevi.
Poi è arrivato un altro momento della vita, uno di quelli che accadono quasi in silenzio ma cambiano tutto: quando sono diventata mamma.
Un giorno mi sono ritrovata con quella stessa bottiglietta tra le mani, mentre mia figlia mi guardava con gli occhi pieni di attesa. Ho immerso il cerchio nel liquido e ho soffiato piano. Le bolle sono nate di nuovo, leggere come allora.
Ma quella volta non le osservavo da sola.
Accanto a me c’era lei che rideva, che saltava cercando di prenderle, che batteva le mani ogni volta che una scintillava alla luce del sole. La sua risata riempiva l’aria più delle bolle stesse.
In quel momento ho sentito qualcosa di profondamente semplice e immensamente pieno: la felicità pura. Quella che non ha bisogno di grandi parole né di cose straordinarie. Basta un soffio leggero, un cielo aperto e due paia di occhi che guardano la stessa meraviglia.
Le bolle scoppiavano come sempre, svanendo in un attimo. Ma quei pomeriggi, quella luce negli occhi di mia figlia, quella gioia condivisa… quelli no. Quelli sono rimasti.
Ora capisco che le bolle di sapone assomigliano molto ai momenti più preziosi della vita. Durano poco, tremano nell’aria e poi scompaiono. Ma mentre esistono riflettono tutto ciò che conta.
E certi attimi, anche quando sono passati, continuano a vivere dentro di noi. Come piccole sfere luminose custodite nel cuore, fragili e preziose, che il tempo non riesce davvero a far scoppiare.
Adesso, ogni tanto, mi viene voglia di rifarle.
Non per tornare indietro, perché il tempo non torna davvero. Ma per ritrovare quella sensazione precisa: il momento in cui soffi piano e qualcosa di fragile nasce dal tuo respiro e prende il volo.
Forse resterei ferma a guardarla salire, senza correre dietro come facevo allora. Osserverei i colori mutare, la luce scivolare sulla superficie sottile, il mondo riflettersi per un istante in quella piccola sfera tremante.
E quando inevitabilmente svanisse nell’aria, credo che sorriderei.
Perché certe cose non sono fatte per durare. Sono fatte per ricordarci quanto può essere meraviglioso anche solo un attimo.