Nuova notte dal sonno difficile, nuovo post.
Giá, ormai le due cose vanno quasi a braccetto: colpa di questa quarantena che, come giá ho accennato, ci sta stravolgendo le abitudini quotidiane, scombinando i nostri ritmi usuali.
A proposito di quarantena, stanotte vorrei dedicare questo post ad un sentimento che raramente provo, importante, profondo, e che penso che ora, in questa situazione, tutti noi stiamo affrontando, chi più e chi meno.
Quella parola a me così poco familiare, di solito, ma che ultimamente conosco fin troppo bene, ed anche inaspettatamente, ad essere sinceri, ma a questo punto ci arriviamo dopo.
Cos'è esattamente la mancanza?
La mancanza è la presenza di un vuoto enorme ed incolmabile.
Per me, è il desiderio sfrenato di avere accanto a sé una persona in particolare: diciamo pure che se si potesse, uno la vorrebbe estrarre dai propri ricordi e farla materializzare lí, di fronte, per poterla abbracciare, per potersi parlare, per farci tutto quello di cui si sente la necessitá.
La mancanza è un sentimento importantissimo, che, insieme alla curiosità nei confronti dell'altro, è un segno di qualcosa, non necessariamente amore, ma di un senso di appartenenza o di empatia.
In questo momento in cui lo slogan è distanti ma uniti, ci troviamo tutti a remare sulla stessa barca, una barca fragile, la cui rotta è il desiderio di tornare ad avere contatti con gli altri… con chi più ci manca, appunto.
Ma la mancanza funziona esattamente come l'amore: è un'altalena che non potrà mai andare in pari; può seguire un flow simile, questo sí, o a volte può addirittura non essere ricambiata, il che è la sensazione peggiore del mondo: dedicare il 90% dei tuoi pensieri a chi, se per te ne dedica l'1%, è già dire troppo.
E la mancanza, bene o male, non guarda in faccia nessuno, tantomeno viene a guardarti dentro, in quel posto chiamato “raziocinio”: ho capito che il tempo, in questo caso, è una variabile del cazzo di cui non bisogna tenere conto, perché il sentimento di mancanza se ne sbatte altamente del tempo. Quello che voglio dire è che magari ci sono persone con le quali abbiamo condiviso/condividiamo intere giornate da moltissimo tempo e ci pensiamo pochissimo, quasi non avvertiamo questo senso di vuoto nei loro confronti; d'altra parte, invece, ci sono persone con le quali abbiamo condiviso davvero pochi momenti, per un breve lasso di tempo, e ne percepiamo la mancanza come dei dannati, come dei folli, e non ci diamo pace, perché ci chiediamo come sia possibile che una persona che conosciamo relativamente poco possa darci un senso di vuoto.
Beh, la risposta è molto più semplice di quello che si possa pensare: quella persona ci ha fatto stare bene.
Non importa in che modo, non importa se per giorni, per ore, ma ci ha fatto sentire al sicuro, in quel modo in cui tutti dovremmo sentirci nella vita, se non sempre, ogni tanto, anzi, spesso, perché sentirci al sicuro ci fa bene all'anima ed al cuore.
Mancanze di questo genere non andrebbero confessate, perché “non è giusto”, “non è logico”.
Ma io vi dico che la logica in questo caso non esiste, e se una persona vi manca anche a distanza, anche dopo tempo, anche se la conoscete poco, beh, fanculo: seguite quel flow di sentimento, di sicuro non vi state sbagliando.
Detto questo, anche io mi sto trovando faccia a faccia con questo gigante chiamato “mancanza”.
Dirai a chi ti manca quello che stai provando ora?
Vorrei, ma non lo faccio.
Non lo faccio forse perché sono un po’ deficiente, sostanzialmente, e forse perché ho un po’ paura della risposta o del feedback che potrei ottenere.
Quindi, no, me ne sto zitta, mi chiudo nei miei soliti silenzi e mordo le lenzuola, perché tutto questo non aiuta a sciogliere quel mappazzone che mi sento in gola di cui parlavo qualche giorno fa.
Aspetto che passi questo periodo, poi chi mi è mancato lo saprà, assolutamente: ci sarà modo di parlarsi, di confrontarsi, di trovarci faccia a faccia e mandare a fanculo quel vuoto che si sta creando/si è creato in queste settimane, o forse anche qualcosa di più.
Il consiglio che vi dó è di non fare come me.
Se una persona vi manca, diteglielo.
Non siate teste di cazzo come me, almeno non per questa volta.
Se invece volete essere teste di cazzo come me… beh, fatelo: chiudetevi pure nei vostri silenzi, tanto comunque non potete scappare lontano dalla verità dei vostri pensieri e delle vostre emozioni.