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@faenta-skjebnen
Odio il condizionale.
Il condizionale sa di rimpianti, sa delle parole che ti sei trattenuto nel momento più adatto, di quel messaggio che non hai mandato, di quel saluto che hai negato.
Il condizionale sa di troppi forse, e poche certezze, di gesti nascosti per paure e timidezze.
Il condizionale sa di vergogna Per l'occasione mancata, per quella frase mai pronunciata.
Il condizionale è quel Chissà, che non avrà mai un seguito, quel finale senza nemmeno inizio.
Avrei dovuto, avrei potuto, avrei voluto...
Meno condizionale e più presente per tutti
La vita è ricca di emozioni, sta a te cogliere le migliori
Come una volta...
Trovo il concetto di felicità piuttosto sopravvalutato. C’è una bellissima parola in italiano, che è la ‘’ contentezza ’’. Un sentimento che perpetua nel tempo,uno stato d’animo duraturo, consapevole. E’ questo che mi piace di più della contentezza: la sua costanza. Mentre la felicità è così effimera, passeggera, per cui ci si accorge di averla vissuta solo quando è passata, solo quando è svanita. Come un punto a fine periodo,si riconosce solo dopo essere andati a capo. Ecco perché nella vita ambisco alla contentezza,e non alla felicità.Perchè non voglio un punto a fine riga, ma una virgola che abbia un seguito, qualcosa per cui non debba aspettare la fine per accorgermene.
Ho sempre considerato il Regno Unito la mia seconda casa. È lì che ho studiato, ho abitato, e lì che sono cresciuta. Ho viaggiato da capo a piede pur di assaporare ogni angolo di quella strana isola. E devo essere sincera, gran parte dei miei ricordi più belli li ho vissuti lì. I bagni nell'Oceano Atlantico, le notti in cui ho campeggiato in Scozia, la tanta bella musica irlandese, l'umorismo e l'eccentricitá gallese. Questi sono solo un briciolo di sabbia nel deserto di emozioni che quella terra é riuscita a regalarmi. Il giorno del mio 17esimo compleanno mi trovavo sotto il Big Bang, tra i tanti manifestanti che chiedevano di restare nell'UE. Non so cosa direbbe la me di allora su quanto si é concretizzato oggi. Probabilmente alzerebbe le spallucce dicendo " Abbiamo problemi più rilevanti in Italia" - con tono da rimprovero. Questo è vero, ma si sa che nel mondo attuale ogni decisione ha sempre una ripercussione anche a Casa, e prima o poi anche noi ci faremo i conti.
Certo è che un capitolo della storia è stato chiuso, lasciando, con questo addio ,
un Regno meno unito di sempre.
One of the biggest keys to surviving your 20’s is Learning how to move on. Move on from old friends, lovers & bad situations.
The beginning of this strange year had seemed so beautiful and harmless, even nice, with those round figures. For some it would have been the year of diploma, of the driving license, of Erasmus, of the adventure expected for a lifetime. But it went as it went. For some things there is still time, and for others not anymore. Everyone has their own story, their own version of this pandemic. A personal page in the tragedy. There are those who have been luckier, and others less. Who has lost the job of a lifetime, and who has reached the peak of their career. Some have stopped without knowing how or when they will be able to restart again. Others, on the other hand, never stopped. We redesigned the borders with the walls of the rooms. But, of course, staying indoors was the least of all evils. We had more time, more hours to make sense of. We allowed ourselves to slow down, in a tomorrow that was identical to the present. We will spend a different Christmas, it's true, and we will make it go well. After all, it has been an exercise that lasted 12 months: to get the best out of things.
May all your wishes come true,
Merry Xmas everyone🥂🥂
Em.
I don't know what exactly you left me, but I know that what I miss from me you carried it away.
-E.M
E così, un giorno qualsiasi di fine febbraio le nostre vite si sono fermate. Siamo diventati dei motori con solo due marce. Impossibilitati ad andare avanti, sospesi nell’incertezza, freddati da una paura verso l’invisibile. Ci siamo trovati catapultati in un mondo diverso, dove mascherine e disinfettanti hanno preso il sopravvento. Eppure all’inizio questo strano anno ci era sembrato così bello e innocuo, benché bisesto. Persino simpatico, con quelle cifre tonde tonde. Per qualcuno era l’anno dei grandi bilanci, della maturità, della patente, degli studi all’estero, dell’avventura attesa da una vita. Ma è andata come è andata. Per alcune cose c’è ancora tempo, e per altre non più. Ognuno ha la sua storia, la sua versione di questa pandemia. La propria pagina all’interno della tragedia. C’è chi è stato più fortunato, e chi meno. Chi ha perso il lavoro di una vita, e chi invece ha raggiunto l'apice della carriera.Alcuni si sono fermati. Senza sapere né come né quando – né se – potranno ripartire. Altri invece non si sono fermati mai. C'è chi ha visto mancare i propri cari senza poter donare un ultimo addio, c'è chi ha trovato la propria metà in un numero alle 18. Chi invece per mesi ha osservato i propri affetti attraverso i pixel di uno schermo, contando uno ad uno i kilometri di distanza. Abbiamo ridisegnato i confini, con i muri della stanze a fare da barriera. Ma, certo restare chiusi in casa, ‘’in smart’’ o ‘’in Dad’, come abbiamo imparato a dire, è stato il minore dei mali. Abbiamo avuto più tempo, più ore a cui dare significato. Ognuno ha avuto modo di setacciare la propria sabbia, per scindere l’essenziale da ciò che faceva invece da contorno. Ad apprezzare i piccoli niente del quotidiano.Ci siamo cosí concessi di rallentare, in un domani che era identico all'oggi. In un mondo fermo,e noi con esso. Passeremo un Natale in assenza,è vero.E ce lo faremo andare bene. Del resto, è stato un esercizio durato 12 mesi questo di cavare il meglio dalle cose, trovare le pepite in mezzo al fango.
Con la speranza che tutto questo diventi presto un lontano ricordo.
Buone Feste
Em
Se capissimo che gli errori non si possono evitare, accetteremmo meglio i rimpianti.
Siamo le nostre scelte e le nostre paure. Le scale che scegliamo di salire,e quelle che invece decidiamo di abbandonare. I passi che ci lasciamo alle spalle, gli sguardi che incrociamo, i sorrisi che regaliamo.Siamo le parole, le frasi che non riusciamo a dire,le uniche per cui varebbe davvero la pena di parlare. E.
Questo autunno di pandemia è cosí strano. Se in primavera ci siamo trovati catapultati in un oblio senza prospettive, adesso buone e cattive notizie si accavallano di giorno in giorno, dandoci un briciolo di speranza in questo mare di incertezza. I vaccini sembrano sempre più efficaci, sempre più performanti, prima quello che funziona,ma va tenuto a -80 gradi, quello che è stabile pure a temperatura ambiente, l'altro più efficace sugli anziani. C’è un principio di euforia, insomma, che sarebbe meraviglioso se non fosse che galleggia tra i morti. Non lo nascondo, all'ultima riga del bollentino giornaliero abbasso sempre lo sguardo. Sono giorni di morti a 3 cifre quelli che stiamo ormai vivendo da settimane. 700 morti ha fatto meno notizia della curva stabilizzata. Sembra che tutto questo stia diventando normalità. Una nuova normalità. Come quando vedi continuamente i bombardamenti di guerre lontane,e non ti fanno più effetto. Il numero di morti è lo stesso di marzo,vero. Ma mi sembra che i morti di ieri fossero inevitabili, quelli della seconda ondata no. Buona parte di questi decessi si potevano evitare con maggior lungimiranza e tempestività. Ed è questo che fa più male. Contare questi numeri,queste persone, pensare a un epilogo migliore di quello attuale.
Each person who passes through our life leaves us a legacy. Whether it's for a minute or a lifetime, something remains. It doesn't matter whether they have understood or disappointed us; whether it was a certain smile in the queue or a dedicated speech from a stage.
People mark us, we mark them...
Siamo le impronte che lasciamo nel nostro passaggio.
“Una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità.”
Lev Tolstoj