Some of these are so awkward, and some are great, and there’s that one with the dad that’s just 100% heartbreaking.
😍😍😍

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Some of these are so awkward, and some are great, and there’s that one with the dad that’s just 100% heartbreaking.
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Compagnia..?
Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perchè il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità.
A. Baricco (via soniamencarelli)
Scusa il disturbo, ma che è successo a laragazzachevuolemorire?
Si dice che non è piú con noi.
Rega, chi si suicida non lo dice. Non dice "voglio morire" o "voglio suicidarmi". Tutti noi possiamo disattivare il profilo, non rispodere più a nessuno su ogni social o applicazione, non credete a tutto, e che cazzo! Sto tumblr sta diventando il covo degli esibizionisti, altro che far la moralista.
"Lo so che giunti al termine di questa nostra vita tutti noi ci ritroviamo a ricordare i bei momenti e a dimenticare quelli meno belli, e ci ritroviamo a pensare al futuro. Cominciamo a preoccuparci e a pensare: -Io che cosa farò? Chissà dove sarò da qui a dieci anni?- Però io vi dico: -Ecco, guardate me!-. Vi prego, non preoccupatevi tanto, perchè a nessuno di noi è dato soggiornare tanto su questa terra. La vita sfugge vita e, se per caso sarete depressi, alzate lo sguardo al cielo d'estate con le stelle sparpagliate nella notte vellutata, quando una stella cadente sfreccerà nell'oscurità della notte col suo bagliore, esprimete un desiderio e pensate a me. Fate che la vostra vita sia spettacolare." -Robin Williams (monologo sul Carpe diem) Egli è stato uno degli attori più divertenti per me, a partire da Mrs.Doubtfire, con il cui film mi ha fatto fare grosse risate e mi ha fatto capire quanto un padre possa amare i propri figli e la propria famiglia e quanto sia disposto a tutto, anche a travestirsi da babysitter dei figli stessi, per riaverli accanto; ho adorato Robin anche ne "La musica nel cuore", uno dei film più belli ed emozionanti che abbia mai visto, dove lui interpreta il suo ruolo in modo coscienzioso, come sembrasse davvero matto; l'ho adorato in Patch Adams, in Harry a pezzi, in Due padri di troppo, nel bellissimo Jumanji, che avrò visto 800 volte, in Una notte al museo, in Good morning Vietnam, in Le cinque vite di Hector, in Nine months e, soprattutto, in un film che mi ha fatto piangere in tutte le lingue: L'attimo fuggente. R.I.P Robin. luglio 1951-agosto 2014
"I started doing comedy because that was the only stage that I could find. It was the pure idea of being on stage. That was the only thing that interested me, along with learning the craft and working, and just being in productions with people."
-Robin Williams (July 21, 1951 - August 11, 2014)
lacrime.
❤️❤️
Criticate i gay perché adottano i bambini che gli etero non hanno voluto.
imaspongeboblover (l’ho trovata su Facebook)
Questa la rebloggo.
(via comelapioggiasuivetri)
The best food 🍕🍟🍔
A facc ro cazz.
rcatroia.
Ho fame ora. Datemi una diavola e il panino del mc con le patatine😭
OK OK OK
mi sono rifatta gli occhi
Sto per venire.
ho fame. tanta fame.
Vengo
Sai cosa hanno in comune queste ragazze? Sono state vittima di bullismo/cyberbullismo.
Olivia Penpaze, 19 anni, ha tentato il suicidio diverse volte. Ha espresso il suo stato d’animo su tumblr, e tutto ciò che ha ottenuto sono stati insulti. Il suo ultimo tentativo danneggiò a tal punto il suo cervello che fu attaccata a un macchinario. I suoi genitori decisero di praticare l’eutanasia.
Amanda Todd, che ha commesso un errore quando era più piccola mandando una sua foto a un ragazzo conosciuto in chat. Lui inizió perseguitarla tramite internet, aggiungendo persone della scuola di Amanda, addirittura mettendo la foto del suo seno come immagine profilo. I compagni di scuola, gli amici, i conoscenti: tutti le andarono contro. Cambiare scuola non servì perché il ragazzo continuó a seguirla. Fu picchiata e abbandonata in fosso, finchè il padre la trovó. Tentó il suicidio diverse volte ingerendo candeggina. Infine si impiccò.
Rebecca Sedwick è stata costantemente vittima di bullismo per un anno e mezzo. Tutti pensavano che stesse bene, nessuno aveva mai notato che il suo nome su internet era ‘quella ragazza morta’, finché non fu troppo tardi. Si buttò giù da un ponte. Sapete quanti anni aveva? 12.
Fare bullismo non è figo, non ti dovrebbe far sentire potente o invincibile, dovrebbe solo farti sentire uno schifo. Tutti hanno sentimenti, e non importa che tu abbia qualcosa contro una persona: esistono ben altri modi per affrontarla. Prestate attenzione a ciò che dite, una sola battuta detta con cattiveria può distruggere una persona.
I bastoni spezzano le ossa, ma le parole uccidono.
Il nostro è un blog di supporto, nato per non far sentire sole le persone che vivono disagi scolastici e sociali. Noi siamo qui per voi. ilbiancospino.tumblr.com [email protected]
Fonte: michaelraymondjamess
ok.
Funziona cazzo
Mi ricordo che quando ero ritornata da poco con il mio ex, avevo espresso il desiderio che la sera stessa volevo che mi tornasse a dire ti amo, e indovinate cosa mi ha tornato a dire dopo tanto tempo quella sera stessa? Mi ha detto ti amo…non so se sia una coincidenza o doveva andare così a prescindere, ma si è sempre avverato quasi tutto quello che chiedevo quindi non arrendetevi mai ragazze/i, non arrendetevi mai, credete in ciò che volete e in ciò che amate e lo avrete perché l’amore e le persone buone e che hanno dato tanto amore per gli altri vincono su tutto.
Dio si avvera sempre ogni volta qualsiasi cosa chiedo
speriamo
perchè solo a me non funziona..?!
4 yeeh.
Proviamo, spero si avveri prima o poi….
Dai
Se hai voglia racconta la tua storia ;)
quando ero piccola ero una bambina felice
O almeno, questo è quello che dice mia madre. Sempre allegra, estroversa, mai timida. Questo fino all’asilo, dove iniziarono le prime esclusioni. Che continuarono alle elementari. Alle medie.
Mia madre mi diceva sempre che ero grassa, che dovevo mangiare meno, ma io me ne fregavo e mangiavo. Non era un problema per me. Fino a quando non ho iniziato a crescere.
Se tu avessi dovuto chiedermi come potevo descrivermi, avrei sempre riposto grassa. Non per finta modestia o ipercriticismo. Solo per un dato di fatto. Non piacevo a nessuno. Troppo timida, non bella, senza seno, senza tutte quelle cose che attraggono tanto. Preferivo stare con me stessa.
Sopravvivevo, tra delusioni e lacrime tiravo avanti. Un po’ come ogni tipica adolescente standard qualsiasi.
Poi arrivarono le superiori, ed arrivò LUI.
Lo notai subito, il primo giorno di scuola. Bello, tanto, troppo. Uno di quelli che vedi sulle copertine o nei film, con i capelli castano chiaro e gli occhi che ti tolgono il respiro. Alto, altissimo. Bello, bellissimo.
Iniziai ad informarmi su di lui. Scoprii il suo nome, scoprii che veniva dalla Polonia. Scoprii le sue passioni, ed alla fine l’occasione si presentò. A scuola ci fu autogestione, ed assieme ad un’altra ragazza con cui avevo legato iniziammo a parlare con lui. Inutile dire che lui preferì lei a me.
Però fui io, e non lei, a scrivergli su Facebook. Non so come feci. Forse un attacco di sicurezza estrema. Iniziammo a parlare, a salutarci in corridoio. Iniziò a cercarmi lui per primo. Ero in una favola, e lui era il mio principe azzurro.
La prima volta che mi chiese di uscire credevo di morire. L’occasione si presentò solo in capo a due settimane, ma a me andava bene. Era il primo ragazzo in tutta la mia vita che mi invitava ad uscire, non riuscivo a realizzare che stesse accadendo a me.
Mi baciò. Eravamo ad un parco giochi, da soli, e lui mi disse che gli piacevo. Io rimasi congelata, e lui mi chiese se poteva baciarmi. Io andai nel panico, balbettai un ‘si. no. io.. non sono capace.’ Lui scoppiò a ridere, e mi baciò. In quel momento mi squillò il telefono, ed il mio primo bacio l’ho dato come in un film. Con Hall Of Fame in sottofondo.
I giorni che seguirono furono i più belli del mondo. Avevo lui. Lui era mio. Mi cercava alle ore di buca, mi rincorreva sulle mura, mi scriveva durante le lezioni. Mi disse che ero bellissima, che non gli era mai importato di nessuna quanto gli importava di me, che era bello avermi trovata.
Era tutto luminoso come una stella cadente. Però poi la stella cadente scompare, e tu ti ritrovi abbagliata da una luce che non c’è più.
Mi lasciò in un piovoso lunedì, con un messaggio su Facebook. Non ci siamo più parlati per mesi dopo quel giorno.
Io stavo bene all’inizio, davvero. C’ero stata male, ma non più di tanto alla fine. Poi un giorno mi vennero in mente le sue parole di una sera
-Sai, c’è uno di classe mia che ha detto che gli piaci
-Davvero? Chi?
-Perché lo vuoi sapere? Tanto lui fuma, non ti interessa, e poi tu sei mia
Matteo. Ecco chi era quel ragazzo che vedevo per i corridoi a ridere. Quello che fumava sulle scale antincendio, quello che si atteggiava a bullo ma bullo non lo era affatto. Iniziai a scrivere pure a lui, dopo due mesi che Jonathan mi aveva lasciata. Iniziammo a conoscerci iniziai a prendermi una cotta. Finché..
FInché Jonathan iniziò a mettere in giro voci che io mi ero messa con lui solo per arrivare a Matteo. Dopo queste voci, lui smise di rispondermi. Iniziarono ad insultarmi, iniziarono ad arrivarmi messaggi anonimi sul telefono. Messaggi da parte di Jonathan, che dicevano che si era messo con me solo perché voleva stare con qualcun, che non sarei mai piaciuta a nessuno, che nessuno mi avrebbe mai voluta.
Le persone parlano, ma se sai che sono solo parole non ci fai caso. Il problema è quando le cose che ti vengono dette le pensi anche tu stessa in primis.
Iniziai a tagliarmi. Due mie amiche lo scoprirono. Volevano aiutarmi, ma non sapevo aiutarmi neanche era sola. Era marzo credo. Anche Matteo lo scoprì, e si scusò. Disse che era stato un cretino, che aveva creduto alle parole altrui. Io stavo male, avevo attacchi di panico, odiavo Jonathan ed allo stesso tempo ancora lo amavo con tutta me stessa e non sopportavo l’idea che prima mi volesse nella sua vita ed adesso volesse cancellarmici.
Matteo mi chiese di uscire. E tre giorni dopo si mise con una. Mi sentii morire. Continuavo a tagliarmi, mi chiedevo come avrei fatto in estate. Avevo un sacco di cicatrici sul braccio sinistro, sulle caviglie. Non sapevo cos’altro si sarebbero inventati su di me, non sapevo cosa fare. Mi sentivo un errore, e sentivo che avevano ragione ad odiarmi. Io stessa mi ero piaciuta solo quando era Jonathan a dirmi che gli piacevo.
Matteo la lasciò, e mi disse che lo aveva fatto per me. Ricominciammo a sentici, ricominciai a credere che potesse succedere qualcosa. E BAM si mise con una troia, ma troia davvero. Una che il mese prima andava con sette ragazzi in contemporanea. Una che solo a vederla per strada ti chiedevi ‘ma è vestita o cosa?’
Di nuovo ero stata scelta e poi scartata. C’è chi dice che non essere mai scelti è la cosa peggiore. Io vi dico invece che vedere ogni volta le proprie speranze andare in frantumi ogni volta è molto peggio.
Fu verso marzo che per la prima volta smisi di mangiare. Persi sette chili, ma mia mamma mi disse che ero dimagrita troppo. Mi stabilizzai attorno ai 58 chili, anche perché più in giù non riuscivo ad andare. Volevo parlare con Jonathan, ma lui scappava. Una volta lo aspettai all’uscita, e lui mi lasciò in lacrime davanti all’ingresso. Alla fine gli scrissi su Facebook, e gli dissi tutto. Gli dissi che mi ero tagliata, che avevo paura, che quando avevo perso lui avevo perso tutto. Si scusò, e la scuola finì.
L’ultimo giorno doveva essere IL GRANDE giorno. Matteo lasciò la sua ragazza, e nel pomeriggio mi scrisse. Quello fu il giorno in cui provai a fumare per la prima volta.
Era estate. Verso luglio nuovamente iniziai a rimettermi a dieta, con l’idea di arrivare a 55 chili e poi fermarmi. Buttavo del cibo di nascosto. Le cicatrici sulle braccia le coprivo come potevo, con fondotinta e cipria, e diciamo che avevo quasi smesso di farlo. Matteo mi aiutava. Poi si rimise con QUELLA.
Andai ad un campeggio che doveva aprirmi una nuova strada. Non conoscevo nessuno, se non la mia ex migliore amica delle elementari, Bianca. Arrivata al campeggio della GMG scoprii che in realtà conoscevo anche un gruppetto, formato da alcuni ragazzi che erano stati alle medie con me. Feci da tramite per l’inserimento di Bianca nel gruppo, ma lì iniziò il dramma. Lei entrò, mentre io non venni mai accolta. Mi tiravano dietro come zavorra, solo perché Bianca andasse con loro. Perché no? Lei era ciana, spigliata, aperta, divertente. Ci sapeva fare con i ragazzi. Marco, Samuele e Daniel, questi i loro nomi. Io mi ero presa una minicotta per Daniel. Ma al terzo giorno, loro due si stavano già allegramente sbaciucchiando.
Ero distrutta. Avremmo dovuto dormire tutti assieme, ma io con loro non potevo stare. Non avevo dove dormire, non avevo amici, non avevo nessuno. Scappai. Iniziai a graffiarmi le braccia, era buio, nessuno vedeva niente, ero sola e volevo solo farmi del male, far passare il dolore dentro. Matteo non mi voleva, Daniel non mi voleva, Jonathan mi aveva buttata via, prima di loro c’era stato Alberto e prima ancora Luca. Nessuno che mi avesse scelta, nessuno a cui fossi andata bene. Lì iniziai con fermezza a smettere di mangiare.
La mattina dopo mi chiesero che avessi fatto alle braccia. Dissi che mi aveva dato allergia l’erba sulla quale alla fine ero andata a dormire, e che mi ero grattata.
Nulla era più come prima.
Avevo fatto tutto per loro, per farmi accettare. Loro fumavano, anche io avevo iniziato a fumare. Parlavano di certi argomenti, si comportavano in un certo modo, ed anche io mi omologai. Mi sentivo così stupidamente deliziata all’idea di ESSERE IN UN GRUPPO che cercavo di ignorare il fatto che stessi tutta la sera da sola con una sigaretta tra le dita, a fissare il profilo di Daniel nel buio ed a pensare.
Dopo quello cui fu un altro campeggio, ed anche lì stessa storia. Mi portai dietro Bianca, che si integrò subito. Io rimasi in disparte, troppo insicura e troppo timida e non abbastanza bella e non abbastanza magra. Anche allo scorso campeggio mettermi in costume era stato un dramma, poi fortunatamente mi venne il ciclo e ebbi una scusa per non farlo.
Ci fu una foto, scattata da mio padre. Fu allora che mi vidi. Ero enorme. Enorme. Non potevo farci nulla se ero nata brutta, ma almeno non sarei più stata chiamata grassa.
Arrivai a 55 chili con un po’ di sforzo, ma allo specchio non cambiava nulla. Matteo mi riscrisse. Mi disse che aveva capito che ero l’unica che veramente teneva a lui, che era stato un cretino, che non sarebbe mai più successo come in passato. Io ripensavo alla sua classe che mi guardava con odio, alle parole cattive, ma mi dicevo ‘assieme supereremo anche questo’.
Il giorno prima dell’inizio della scuola mi scrisse ‘forse è meglio che rimaniamo solo amici’. Lo odiai, non potete sapere quanto lo odiai e quanto odiai me stessa perché anche stavolta non ero riuscita a tenermelo.
Mi misi come obbiettivo 53 chili. Una mia compagna, che cercava di dimagrire nello stesso mio modo, lo sapeva, e collaboravamo coprendoci a vicenda. Rividi Jonathan, e come un segno venimmo assegnati nella stessa classe di laboratorio. C’è chi non crede nel destino, ma ammetto che quanto mi torna comodo io interpreto i segni come qualcosa di prestabilito.
Ero innamorata. Potevo fingere od ignorarlo o prendermi cotte per tutti ragazzi che volevo, ma era bastato rivederlo che avevo mandato tutto a fanciullo. Lo volevo. Volevo lui, lui solo. Un giorno all’uscita gli scrissi, gli dissi che dovevo parlargli. Mi aspettò all’uscita, e glielo dissi. Lui mi disse che se mi faceva stare bene avevo fatto bene a dirglielo, e se ne andò, lasciandomi sola e portando si via ogni speranza.
Non avevo più scelta. Volevo dimagrire, volevo essere bella, volevo che qualcuno mi cercasse, volevo che LUI mi cercasse di nuovo. Da settembre iniziai a vomitare. Vomitavo tutte le sere, dopo cena. I 53 chili arrivarono, ma non era abbastanza.
Finché mia madre non mi pesò.
Era già un po’ che mi stressava che stavo dimagrendo troppo, ma le dicevo che non era vero. Ma quando sulla bilancia lesse ‘52 kg’ mi portò dritta da una psicologa ed un medico. La psicologa si rivelò una perfetta incapace, che tutt’ora mia madre odia per non aver capito che mi stava solo lasciando andare avanti per la strada che avevo preso.
Iniziò a controllarmi a tutti i pasti, a costringermi a mangiare. Scoprì che vomitavo, ed iniziò a venire in bagno con me. Nonostante tutto, io dimagrivo. Iniziai a restringere sempre di più le quantità, che però erano enormi ugualmente. Arrivata a 50 chili, non avevo più un obbiettivo. Volevo solo scendere, scendere il più possibile fino a quanto fossi riuscita ad arrivare. Così si andò avanti fino a capodanno, quando i miei mi diedero il permesso di andare ad una festa organizzata dal ragazzo di una mia amica. Eravamo pochi, e tra loro c’era anche Jonathan. Ci speravo, speravo che quella sera, tra alcol e roba varia (erba soprattutto. In quei mesi non ci ero affatto andata leggera) finalmente mi avrebbe baciata di nuovo. Sognai quella scena tante e tante volte nei giorni precedenti. Comprai il mio primo vestito, e mia madre mi aiutò a prepararmi. Ricordo che mi costrinse a mangiare un pezzo di sformato con la minaccia di non farmi uscire, perché non si fidava che avrei mangiato. Cosa che non feci, infatti.
Prima che mi scoprisse stavo bene. Digiunavo tranquillamente tutto il giorno fino a cena, dove vomitavo, e non sentivo né fame né sofferenze.
Da capodanno iniziò l’inferno. Fu quella sera che capii che a Jonathan non importava più nulla di me, forse solo se fossi morta mi avrebbe rivista. Quindi cercai di morire, probabilmente.
A Gennaio fui presa dalla depressione, che mi perseguita ancora oggi dopo cinque mesi. I medici dicono che la avevo già prima, ma a gennaio divenne molto più pronunciata. Mia madre mi portò da una nutrizionista, bravissima e che io ancora oggi stimo molto. Ma dopo tre settimane rinunciò, dovendo che io continuavo a restringere sempre di più le porzioni. Oramai a cena arrivavo a stento ad un cucchiaio di ogni cosa che mi veniva servita, e poi andavo nel panico. Iniziavo a piangere ed urlare e dire che ero una persona orribile, che non dovevo e che mangiavo troppo. Se solo avessi saputo cosa mi attendeva.
Quella della clinica era una minaccia che mi rivolgevano spesso, ma era come un’idea lontana. La nutrizionista mi passò diretta all’ospedale. Pesavo 43 chili allora.
La sera mi rifiutavo di mangiare, ma i miei urlavano e dicevano che mi avrebbero portata diretta all’ospedale dove mi avrebbero nutrita a forza. Mio fratello mi guardava, ed io morivo. Mi tagliavo di nuovo, ma stavolta stavo ben attenta che nessuno se ne accorgesse.
Avevo sempre freddo, congelavo. A scuola stavo sempre attaccata ai termosifoni anche durante le lezioni. Non parlavo, non uscivo, non avevo più la forza di fare nulla. Prima facevo un sacco di ginnastica per bruciare, mi facevo anche 10 km a piedi per tornare a casa da scuola invece di prendere l’autobus. Adesso non ce la avrei fatta neanche in tre ore. Speravo solo che Jonathan mi dicesse di fermarmi, ma ovviamente lui non lo fece. A scuola passai il primo quadrimestre con la media dell’8.
A metà febbraio iniziarono a portarmi all’ospedale ogni giorni a farmi le flebo. Pesavo 42.8, e mi dissero che stavo morendo. Alla fine, fecero la richiesta per farmi entrare qui nella clinica, dove sto da due mesi e mezza ormai.
Alla minaccia del sondino ho iniziato a mangiare, perché sapevo che avrebbero potuto immettere dentro di me anche 3000 kcal al giorno senza che potessi farci nulla. Adesso non solo questione di non voler mangiare per non riprendere peso, è questione di NON MANGIARE PERCHE’ MI ANGOSCIA, MI TERRORIZZA, NON LO VOGLIO. Non lo voglio.
E la sapete una cosa? Nonostante io mi senta in colpa per non essere peggiorata abbastanza, ogni volta che qui su tumblr vedo una ragazza che ragiona come ragiono io, cerco di aiutarla. Ma non riesco ad aiutare me.
Questo post lunghissimo che nessuno leggerà è un riassunto della mia storia. Non deve piacervi o meno, sono solo le cose come stanno.
Non ci credo che ha raggiunto quasi le 1700 note..
piango.
piango.
"Piango" un cazzo! Siete tarati nella testa, cazzo! Vi rovinate la vita per cose futili perdendovi le cose più belle! Odio la mia generazione di merda, oh. Tutte fissate con l'essere scheletriche, magre, perfette. NON SARETE MAI PERFETTE, NESSUNO LO È. E non potete pretendere di piacere per forza a qualcuno, cazzo! Svegliatevi, i veri problemi sono le guerre, le stragi! Non un ragazzo a cui non piaci più. Bisogna saper moderarsi nella vita; è normale stare male perchè si ha perso qualcuno di importante, nessuno è di pietra! Ma arrivare a questo è pazzia e tagliarsi lo trovo sempre più esibizionista. Sempre. Detto ció, con ferite e graffi la vita è bellissima, bisogna prender di petto le situazioni o col cazzo che si va avanti!
xx