Stamani il mare era agitato. L'acqua della spiaggia di pozzo vecchio era scura. Il cielo plumbeo non dipingeva delle mille sfumature di azzurro l'acqua in quella baia, che invece aveva assunto i toni del verde petrolio. Le onde arrivavano furiose ai piedi, trascinando le alghe a riva, cercando di tirarsi via anche il mio corpo.
Stamani il mare era agitato ed ho avuto paura. Mi sono immersa dove ero sicura di toccare, senza inoltrarmi nell'ignoto.
L'anno scorso quando era Giulia a tenermi per mano ero più coraggiosa, avevo persino accennato qualche bracciata di nuoto e dopo un anno eccomi qui, sulla spiaggia ombrosa e umida rinchiusa nella sicurezza del romanzo.
Il corpo asciutto, il saggetto di Bobbio chiuso. Due simboli della mia codardia. "Hai fatto domanda per il dottorato senza convinzione, pensando di poter fallire". Mi disse Giulia leggendomi le carte prima che partissi. E aveva ragione. Lo avevo fatto pensando di fallire, senza convinzione, senza nemmeno farmi tenere la mano. L'ultima stesura del progetto non mi sono fatta dare la mano anche da chi me l'aveva porsa, che sapeva non sarei affondata, ma voleva solo essermi accanto.
Ed eccomi ancora qui a leggere storie di donne che ci provano e ci riescono. Donne senza un cognome importante come il mio, donne condannate alla sindrome dell'impostore e a rincorrere amori fittizi. Donne come me troppi codarde a prendere di nuovo la mano di qualcuno o a inoltrarsi lì dove non si può affondare, anche quando il fondo non si vede.



















