Minimalism
Stamattina ho finito di vedere il documentario “Minimalism: A Documentary About The Important Things”.
Mi definirei una materialista, nell’uso comune del termine. Mi piace andare nei centri commerciali, per poi guardarmi intorno. Mi piace vedere così tante cose ben confezionate e organizzate e adoro poterne immaginare gli usi che ne farei. Ovviamente poi non le compro, perché non sprecherei mai i miei soldi per cose del genere. Eppure nei piccoli negozi, nelle librerie specialmente, mi faccio trasportare. E’ bellissimo avere determinati oggetti, oggetti così speciali che non li useresti mai in occasioni non abbastanza speciali. Questa è la storia di 1/3 degli oggetti che compro. Come quella della scatola di lavoretti natalizi, che da ormai tre anni mi guarda impaziente di essere usata.
Mi definirei non abbastanza materialista, nel vero senso del termine. Ci sono oggetti necessari che vengono comprati perché estremamente utili ed essenziali. Come gli occhiali. In fondo ho pochissimi gradi, ma abbastanza da darmi qualche fastidio mentre cerco di osservare la lavagna. Ho preso il mio primo paio a Marzo dell’anno scorso. Esattamente cinque mesi dopo li ho persi in un ristorante. Dopo tre mesi li ho ricomprati. E dopo meno di tre mesi li ho ripersi in una stazione di benzina tra il Molise e l’Abruzzo. Questa è la storia dell’altro terzo degli oggetti che compro. In ricordo degli occhiali e di tutti quegli oggetti che vengono persi, rotti e rovinati dopo 0.3 secondi dal loro acquisto dalla sottoscritta.
Mi definirei minimalista, nell’uso simbolico del termine. Dopo aver distrutto tutto quello che mi veniva comprato per anni (ma specialmente per le ramanzine arrecatomi), mi sono convinta che il 90% delle cose che ho non mi serve a nulla. Certo, indugerei un po’ nel regalare e vendere tutto ciò che ho. Eppure penso di essere molto migliorata da quando conservavo tutte le chat di WhatsApp e se qualcuno le cancellava andavo in crisi. Poi penso di avere già in mente una lista di cose essenziali o di cose che mi “danno gioia“. Questa è la storia dell’ultimo terzo degli oggetti che compro. Come la maglietta “There is no planet B” che mi tiene legata a mia sorella e alla mia migliore amica. Anche se siamo distanti. Anche se siamo in quarantena













