Preparo la valigia con la sensazione di tornare a casa, e non distinguo più se è Parigi o sei te.
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Preparo la valigia con la sensazione di tornare a casa, e non distinguo più se è Parigi o sei te.
Ho conosciuto N. 12 mesi fa e dopo un anno siamo andati all’Hangar Bicocca a vedere le luci e ad ascoltare suoni digitalizzati. Io ero seduta rannicchiata sul divanetto bianco, lui era seduto per terra e si appoggiava con la schiena. Siamo stati lì un’ora a vedere i video mentre attorno a noi le ombre delle sculture di Parreno si muovevano davanti ai nostri occhi. Eravamo come spettatori di una eclisse a rallentatore e l’atmosfera in cui eravamo era la stessa: fuori dal tempo e dallo spazio, estraniante e celebrativa. Osservavamo questo tramonto artificiale proiettato e la mia testa partiva alla ricerca di una coreografia contemporanea che ancora oggi ricordo, fatta di raccordi e di interlacciamenti, di scambi d’organi e di esperienze. Sedevamo immobili raggomitolati nel caldo dei nostri arti e le luci dietro di noi diffondevano la nostra ombra a 360 gradi e allungando e accorciando i nostri corpi, equidistanti.
Luigi Ghirri
Eravamo stretti nell’abbraccio di una poltrona che faceva un cazzo di caldo che sembrava di avere la febbre, all’inizio eravamo incastrati alla perfezione, attentissimi a non toccarci, a stare lì immobili a sentire l’uno il respiro dell’altro che era più vicino dei dialoghi di Hitchcock che inondavano la sala, poi siamo iniziati a scivolare l’uno verso l’altro verso il pavimento, e ci siamo ritrovati incastrati non più nella poltrona ma in noi stessi e prendevamo in giro Scottie e Madeleine che parlavano e Midge che non ricompariva mai e ci siamo bloccati lì, il film era finito e c’era il buio e avrei voluto non alzarmi mai.
A. ha sognato che la abbandonavo, avevo un fratello handicappato e la lasciavo perché non potevo andare a ballare se dovevo spingere la carrozzella. Lei mi guardava andare via po tornava dagli altri amici ma mi ha detto che per tutta la sera nel suo sogno si sentiva sola e mi cercava anche se no c’ero.
Mi ha raccontato queste cose e mi ha chiesto di non abbandonarla mai, le ho scompigliato i capelli e le ho assicurato che ci sarei sempre stata.
Dennis Auburn
Viviamo tempi duri. Tempi in cui quello che è sempre sembrato normale è messo in discussione. E non è la partita di calcio a cui i populisti vorrebbero ridurre la faccenda. Non è musulmani cattivi contro il resto del mondo buono. Leggi
Ho lavato i capelli dopo l'ultima volta, che ero in mare e Peppe mi ha chiesto se volevo sciacquarmi con l'acqua dolce, ho lavato via la salsedine da ogni piccolo ciuffo e anche se profumano di olio d'Argan c'è una sorta di amarezza che mi stringe lo stomaco. Ancora penso a come si fanno i nodi, a com'è bello il vento tra i capelli quando vai velocissimo sul gommone, che ne vale la pena se poi si intrecciano tutti, ancora mi viene da accarezzare la testa dei bambini che mi camminano vicini per strada e che mi salutano sulla metro. Non sono ancora pronta per il grigio colmo di pioggia di Milano, con la mia mente penso quotidianamente all'azzurro scintillante del mare colpito dal sole e allora gli occhi si inumidiscono di una patina bluastra che rende tutto più simile a quando li apri sott'acqua, ma non ci sono né pesci né stelle marine e non è proprio la stessa cosa.
La prima cosa da fare, appena trasferita a Parigi, sarà l’abbonamento al Palais du Tokyo.
Maurizio Nannucci
Rocce sacre, Elisa Talentino
Voglio andare in Jugoslavia a vedere i monumenti abbandonati, lo scrivo sulla lista delle cose da fare e con la testa già preparo le valigie, vuoi venire?
Grazie Nicola che mi consigli i film belli.
Che cos’è un albero secondo Bruno Munari
Continuare a sentirsi così, come quella ragazzina di tre anni fa, come quella ragazzina di due anni fa, come quella ragazza di un anno fa. Continuare ad avere sfoghi di inadeguatezza, continuare ad avere lo stomaco lacerato in due, mai una volta che i due lembi siano attaccati, ma io dico. Sentirsi fuori posto a Roma, sentirsi fuori posto a casa, sentirsi fuori posto a Milano, stupirsi dei cambiamenti fatti ma poi essere al punto di partenza. Manca qualcosa, ma cosa? Mi manca qualcosa, ma cosa? Sai i puzzle, quelli che fai ma poi ti accorgi che manca un pezzo importante -non l'angolino, che dici vabbè fa niente, lo incornicio lo stesso, proprio un pezzo importante, tipo il centro, tipo la faccia del personaggio principale- ecco c'è un posto vuoto al centro della mia pancia, ho messo gli annunci: "chi vuole riempirlo?". Io non ho mai incorniciato nessun puzzle, così per dire. Quel pezzo al centro mi è sempre mancato. Come un mobile Ikea che ti sei sbagliato e hai buttato un chiodino, un legnetto che era rimasto incastrato nella busta di plastica. E forse la pioggia mi piace perché la pioggia riempie il buco come fosse una pozzanghera perché le lacrime naturali ora non riesco a farle uscire.
SAVOIR QUE J’EXISTAIS, VOILÀ.
pages of a zine a made