Quando avevo otto anni ero, a mia insaputa, il protagonista di un romanzo di formazione. Il degrado, quello vero, lo assapori dai particolari, dalle sfumature. Tra le varie cose:
-Staccavo i rametti degli alberi e me li fumavo. Promotore di nuove tendenze, passai il "vizio" a tutta la comitiva di allegri prepuberali. Un amichetto di cui non ricordo il nome, che aveva due o tre anni più di me, dopo il primo tiro alla mia trovata la definì una "droga potente" con tutta l'eleganza del materano puro. Probabilmente, nessuno sapeva di che stava parlando. Ah, la mia prima sigaretta l'avevo fumata un paio di mesi prima, forse: ne avevo fumate un paio e non m'era piaciuto, probabilmente perché preferivo un modo più naturale d'intossicazione.
-Avevo un edicolante senza scrupoli che ci vendeva i pornazzi. Eh, sì, oggigiorno c'è l'internet e s'è persa tutta la ritualità dell'esperienza, la preparazione della casa libera con videoregistratore, la riunione con gli amici, roba del genere. Ah, inutile dire che dall'edicolante ci andavo io perché ero il più faccia-di-cazzo del gruppo. Non giudicate male il povero edicolante, però, perché noi eravamo piccoli e neanche conoscevamo la masturbazione, quindi la nostra era una visione esclusivamente platonica. Il raspone-di-gruppo sarebbe arrivato in seguito, comunque, mica ce lo siamo perso!
-Leggevo "Topolino", "Alan Ford", "Piccoli Brividi" e qualche altro libretto sparpagliato. All'apice di una creatività infantile, di un'immaginazione insuperabile e con un'esperienza nulla, cominciai a scrivere un romanzetto noir-thriller-erotico intitolato "Il violentatore fantasma". Rimpiango d'averlo perduto nel tempo, perché certe perle d'idiozia è un peccato non conservarle.
-Giocavo con i cani randagi e li amavo, quando oggi, se parlo di pancia, dico che li detesto; poi però ci ragiono e realizzo che odio i padroni, non i cani.
-Ero mingherlino, avevo la vocina, il nasino, indossavo gli slip, ero un angioletto, non sapevo fare a botte. Tra gli amichetti della mia comitiva ero senz'altro quello con la "fedina penale" più immacolata, ma tutti dicevano che, tra loro, il più depravato ero io. Su molti livelli.
-Nel mio condominio mi chiamavano "Il piromane di Viale Italia". Giocavo col fuoco, mi piaceva appiccarlo lentamente, vederlo nascere piano piano da una scintilla e poi espandersi. Certe volte è diventato troppo tardi per controllarlo.
-Una delle poche volte in cui mio padre mi picchiò davvero (e forse doveva farlo più spesso) fu quando mi beccò con un cacciavite a praticare un'apertura sempre più grande nella parete di cartongesso della mia cameretta. Volevo farmi la Bat-Caverna personale.
Poi sono cambiato, sono diventato più gestibile.
Prima del cambiamento, non ero mai stato innamorato.
Be', devo dire che il sentimento s'è portato via la parte migliore di me! :'(