Un colpo al corazon
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Un colpo al corazon
Oltre questa siepe c’è un desiderio di raccolta. Di arrivo, ma anche di partenza nuova. C’è forse una me che guarda la siepe di oggi e una me oltre questa siepe che ha gli stessi occhi, ma linee diverse del corpo che segnano tracce di vita diverse.
Quando avviene il cambiamento? Quando ci accorgiamo di cambiare? Forse, quando smettiamo di cambiare a tutti costi, quando ci spostiamo dall’immediatezza e ci lasciamo accadere prendendo la nostra forma più reale.
Oltre questa siepe c’è una me che attende forse di essere raggiunta, che ride quando si pavoneggia di aver capito qualcosa, che si incazza quando si autosabota continuamente e crede di non essere all’altezza di.
Oltre questa siepe c’è una me. Che non conosco ancora. Ma c’è una me che spero sia almeno contenta di aver provato paura per il vuoto e averlo guardato lo stesso. Almeno provato a farlo.
Oltre questa siepe c’è una me. E forse è solo la fantasia che mi spinge a pensare tutto questo, ma intanto il sole mi accarezza e con gratitudine guardo il passato e con speranza il giorno e una lacrima pure scende.
Che ci sia sempre il mattino sempre.
“Spero che lascerete che le storie vi accadano, e che le elaborerete, le innaffierete con il vostro sangue e le vostre lacrime e le vostre risa finché non fioriranno, finché voi medesimi non fiorirete. Allora vedrete che medicine sono, e dove e quando somministrarle. Questo è il lavoro. L'unico lavoro.”
— Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi
Allora o Freud era un genio (lo è per me) oppure ad alcune cose ci credi e non ci credi. Ho rincontrato una persona che, 10 anni fa, all’inizio della mia adolescenza, è stata molto significativa. A 16 anni poi non hai strumenti per dare voce e parola a quello che senti, almeno io. Senti tutto molto forte, amplificato, il primo innamoramento mi mise al tappeto e ci rimasi male per più di 1 anno. Fatto sta che rincontro questa persona e mi ci faccio una chiacchiera. Come stai, come sto, che fai nella vita ecc.. niente questo per dire che ho sentito un lieve attrito. Ma ci sta, chi ha lasciato una traccia emotiva dentro di noi, scuoterà sempre qualcosa, anche in forma lieve. Che sia in forma di tenerezza e nostalgia.
La parte più bella è il sogno che ho fatto la sera. Mi ritrovo di nuovo nella casa dove abitavo quando questa persona era nella mia vita. È notte, sono sotto al portone, c’è un silenzio incredibile e non c’è anima viva. Ci sono solo io che mi ritrovo nel luogo che mi ha vista bambina e adolescente. Ho avuto la percezione che avessi qualcosa da chiudere in quella casa, ma mi sono svegliata poco prima.
Che dire, certi incontri fanno riemergere dalla memoria alcune stanze. Ma stavolta nel sogno, quella mia vecchia casa, era desolata. Infatti, interpretando un po’ è come se , nulla vive più lì. E forse è come aprire e richiudere una porta, ma stavolta com leggerezza. A 16 anni lo dovetti fare per forza, soffrendo molto e stando sola nella mia camera senza ma uscire per tanto tempo. Chissà questo ricordo come era rimasto.
Vabbè comunque magari sto solo sfattonando, però le sensazione che mi stanno accompagnando questi giorni mi fanno molto pensare. A tutto ciò che è sconosciuto e se a poco a poco cresciamo interiormente, abbiamo una lente diversa per guardare il (nostro) mondo.
shell and driftwood sculptress Debra Bernier of Shaping Spirit
Io che prego per farsi che riuscirò ad entrare a fare la magistrale in clinica alla sapienza. Send me miracles vibessssss✨
Mi sento profondamente grata e anche felice e anche piena e anche serena. Apprezzo sempre di più le piccole cose quotidiane, quelle che quando sono impegnata per troppo tempo a fare altro, mi mancano. Davvero oggi è stata una domenica in cui sono stata a casa e ho dormito, mangiato molto, ho visto un film, ho videochiamato la mia amica del cuore e mi sento bene. Posso ricominciare la settimana con tutto ciò che verrà. Non ho fatto nulla né sabato e né domenica. In più i vicini di casa ci hanno portato un pezzo di torta che avevano preparato. Che dire, mi ritengo fortunata e questa pace me la godo tutta finché c’è. Se dovessi trovare qualcosa che avrei tanto il piacere di avere e la compagnia di un animale, magari un cagnolino. Chissà, un domani potrei pensarci.
. Non posso che abbandonarmi su un lenzuolo fresco e profumato, il corpo è fermo e calmo fuori ma dentro ogni cosa si muove. C’è un vento che mi culla e le distese che immagino su questa melodia sono praterie in cui finalmente smettere di mancarmi. Al senso ultimo delle cose, quando gli eventi si incastrano felicemente, è pace. E solo un attimo dura, un respiro. Pronti poi per la prossima corsa ma sempre in cerca di un istante che trattenga lo sguardo. Poi riparto, lo giuro. Una promessa è una promessa. Tutte le età che ho già avuto, tutte le vite in una sola vita prendono una forma che sempre cambia e sempre ritorna. Forse un gioco infinito, ma forse l’arte del gioco, che è la prima cosa che si impara quando ancora non abbiamo la voce per chiamarci, mai la si abbandona.
Anton Chekhov, from a letter to Olga Knipper-Chekhova featured in The Selected Letters of Anton Chekhov
Una foto tanto per ricordare la mia faccia
Noi ricreiamo il mondo esterno, in questo siamo la cosa più vicina ad un Dio che possa esserci, per quanto un Dio fallato e non risolutivo. Perchè noi ricreiamo la realtà che ci circonda senza rispecchiarla perfettamente, ritraducendo tutto quello che i nostri sensi, i nostri pensieri, i nostri sentimenti, tutto quello che è cassa di risonanza del nostro essere assorbe da fuori per immetterlo dentro.
E quindi noi come se fossimo Divinità prendiamo tutte queste piccole cose, questi segnali, questi profumi, colori, suoni, queste frasi e questi ricordi, questi abbracci e questi messaggi, e li ricreiamo dentro di noi rendendoli storie d'amore, gelosie, delusioni e speranze, e creiamo interi paesaggi mentali, intere città, mondi, universi mentali fatti dalle sensazioni che abbiamo ricevuto, dai pensieri che ci siamo fatti su queste sensazioni, e da quello che dentro di noi questo piccolo dio storto e gobbo ha deciso di intendere e di volere.
Perchè purtroppo noi non potremo mai conoscere davvero qual è la verità, qual è la realtà, qual è una sorta di assoluto privo di qualsiasi schermatura, filtro e barriera. Possiamo solamente continuare a ricreare, ad assorbire, ad accumulare, sperando che ogni volta che con lo stesso materiale emotivo e visivo creiamo un pezzo di questo puzzle chiamato esistenza, questo pezzo si riveli in grado di reggere meglio l'incastro senza risultare di troppo poichè eccessivamente grande, o senza che voli via perchè troppo piccolo.
Ma questo forse è uno di quei punti del discorso in cui andrebbe messo “il bello di tutto ciò è”, per quanto ammettere che sia pressochè impossibile specchiare perfettamente la realtà esteriore con la nostra percezione interiore non sia il massimo della gioia, c'è comunque una singola, unica considerazione da fare, che vale il prezzo del biglietto per questa doccia gelata.
Noi non siamo quello che crediamo di essere, fisicamente, ed emotivamente, e ci sarà sempre qualcuno che a prescindere da come questo stupida divinità interiore ci ha ricreato, vedrà qualcosa che a noi è sfuggito, che cambierà totalmente valore a tutta la nostra esistenza.
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Ho fatto un sogno ALLUCINANTE, persone che non vedo dalle elementari, una bestia del bosco. Ero un’attrice, c’era un essere deforme che sembrava un cane/cavallo/lupo che sbranava persone. Ma cosa cazzo succede, cioè noi essere umani nemmeno nei sogni possiamo stare tranquilli. Incredibile.
Nonna ♥️ anche se non mi riconosci più, se non riconosci più nessuno di noi.. quando ho letto questa frase di Elsa Morante mi sei venuta subito in mente, come mi è venuta in mente la mia mamma. Questa frase sembra scontata eppure solo il bene sincero e lontano da ogni pretesa viene naturale. E spesso sono le cose più semplici che in questo Oggi vedo perdute e scontate. Ma lo vedo anche su di me, il bisogno di dare nome alle cose, di etichettarlo. Ci vuole tanto impegno ormai anche a capire e sentire il bene, l’affetto, la dolcezza spontanea. Il tecnicismo che ci ha totalmente invaso anche nella nostra gestualità, naturalezza rendendoci meccanici anche i pensieri.
Oggi cosi e mi sento senza pelle per quanto la pelle è il primo contatto col mondo e con gli altri. Mi sento trapassare e forse non è nemmeno vero che mi sento senza pelle perche avere un corpo è anche essere una stanza, dove le cose non sfumano via ma rimangono dentro, custodite. Spesso questa vita da adulta mi fa piangere e mi rende triste, mi toglie forza e sento il peso di una parola a cui non so attribuire un vero significato: sacrificio. Devo costruire il mio futuro mentre vivo il presente. E il tempo per abbandonarmi, per arrestare la macchina del cervello e godermi una risata spontanea è sempre troppo poco. Ho bisogno d’acqua e la mia acqua sono i miei affetti più cari. Senza di loro non farei nulla forse non so chi sarei senza i miei affetti. Ma in questi affetti so che ci sono anche io e questo forse è più importante delle altre cose.
SPACCIO CONSIGLI LIBRI
Finalmente dopo una piccola pausa ho finito il libro che avevo iniziato quest’estate. L’avevo interrotto al punto giusto e ripreso con lo stato d’animo che serviva per finirlo. Questo libro racconta una storia. Una storia di vita, simile a quelle di tante vite, in cui però ogni persona di questa storia ne è coinvolta e le vite dei 5 personaggi si incontrano, si intrecciano, si perdono, cambiano. Ognuno di loro racconta la storia dai suoi occhi, con i suoi stati d’animo. È come cambiare occhiali quando cominci a rivedere la storia dal punto di vista di quell’altro. Leggi il primo capitolo e ti dici: ok, quindi è successo questo. Ma poi vai avanti e leggi questa storia dagli occhi di un altro e dici: ah, vedi.
Voto: 8, mi è piaciuto. E soprattutto, come Sándor Márai descrive il modus vivendi dell’alta borghesia nessuno mai.