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@galleriapow
L'arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.
Vasilij Kandinskij
PEP MARCHEGIANI - L’ irriverenza della provocazione nell’ Arte
Pep Marchegiani nasce nel 1971 a Montesilvano (Pescara) dove vive e lavora tutt'ora. Inizia la sua carriera molto giovane nel campo della moda, dove ancora oggi vanta prestigiose collaborazioni con aziende che promuovono la sua arte. Pep è considerato tra i maggiori esponenti della Pop Art a livello internazionale.
La sua è una poetica del quotidiano, ispirandosi a fatti contemporanei e alle politiche sociali attuali. Ironizzare, portare all'estremo personaggi e cause della nostra società è una delle caratteristiche principali della sua arte. Pep Marchegiani sfida a spada tratta la serialità del mondo dell’arte provocandoli con irriverenza e ironia, diventando così l’autore di veri e propri attacchi d’arte. Esempi possono essere le sue performance in giro per l’Italia, come a Firenze che ha invaso il centro della città con versioni superdotate del David di Michelangelo. Una vera e propria provocazione lanciata all’allora sindaco della città nonché nostro attuale capo del Governo, Matteo Renzi, a svecchiare questa città troppo legata all’arte antica. O ancora quando ha messo in vendita la Reggia di Caserta, una denuncia al decadimento dei beni artistici e culturali italiani.
Pep Marchegiani è un artista chiassoso e che non passa inosservato, un’arte di propaganda la sua e di denuncia dei problemi della società di oggi. Da voce alle provocazione che la società sta vivendo con opere pittoriche, sculture e digital art. Queste opere hanno una lettura ironica e un’affilata beffardaggine nei confronti di situazioni e fatti. Le sue provocazioni non sono uscite di scena senza portare un po’ di clamore grazie anche a importanti pubblicazioni da parte di importanti riviste e quotidiani. Molti critici scrivono di lui definendolo ″(...)un artista particolare, raro in quanto ritrae il personaggio reale e ben riconoscibile, dunque è un artista figurativo. Allo stesso modo lo astrae in un modo coloratissimo che vive di contrasti, ricchi di impazienti pulsioni. (...)″
PEP MARCHEGIANI - L’ irriverenza della provocazione nell’ Arte.
La Galleria Pow Alessandro Icardi sabato 11 ottobre in via Rocciamelone 7C ha inaugurato la personale di Pep Marchegiani.
"L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”
Paul Klee
Danica Ondrejovic: Oltre la linea.Il linguaggio poetico dell’introspezione intellettuale
Danica nasce il 24 marzo del 1976 a Bratislava, vive e lavora a Milano. Nel 2002 si trasferisce in Italia e studia all'Accademia di Belle Arti di Brera. Durante il periodo didattico diventa allieva del maestro Nino Mustica e inizia la sua carriera di artista partecipando a diverse collettive, dove riscontra l’attenzione di noti critici che la incitano a continuare il suo lavoro. Ha esposto a numerose collettive a Milano e personali tra Torino, Bratislava e Ginevra. Un’artista, Danica, che sperimenta davvero molto e non si limita solamente alla pittura o alla scultura. Interessanti i filmati stop-motion in cui piccoli omini di plastilina vivono diverse avventure lasciando allo spettatore riflessioni mai banali. In questi filmati si vede una sottile ispirazione a Jan Švankmajer, registra surrealista cecoslovacco.
Una linea molto asciutta e minimale è caratteristica saliente dei lavori di Danica Ondrejovic. Un’artista molto contemporanea, ma che nello tempo riceve un lieve respiro del passato, influenzata da grandi artisti della vecchia scuola come Vedova. Il suo stile va oltre l’informale, la ricerca della forma sta nell'essenzialità, nell'immediatezza della linea, un minimalismo espressivo caratterizzato da una forte incisività e introspezione.
Nei suoi lavori Danica utilizza diversi materiali, anche occasionali con i quali riesce ad elaborare una poetica molto elegante caratterizzata da un linguaggio attuale e di fruizione universale. Un linguaggio questo in grado di comunicare a tutti, così da stimolare l’interlocutore intellettualmente e personalmente, facendo scaturire in lui determinati stati d’animo. Il dialogo che si stabilisce tra lo spettatore e l’opera è la chiave di volta della sua poetica, essenziale per capire a fondo il lavoro di quest’artista molto introspettiva.
A settembre Danica ha presentato le sue Passive Sculture, opere realizzate interamente con carta di giornale. La carta stampata per l’artista fa da tramite tra ciò che accade nel mondo e l’uomo. Una sorta di informatore a cui la società si rapporta con grande passività e pigrizia. L’indifferenza per ciò che accade, una lettura superficiale e che non ha nulla di riflessivo. È proprio questa mancanza di riflessione e interesse che porta ad una sterile passività, la mente diventa un semplice contenitore di informazioni da cui purtroppo non scaturisce alcun fine né intellettuale né creativo. L’artista riesce a trasformare questa passività in qualcosa di costruttivo e intellettualmente più alto. Da attento e meticoloso osservatore quale è, riesce a essere attivo davanti a miliardi di informazioni. L’artista e l’arte fin dai tempi più antichi parla attraverso i simboli, fondamentali per codificare i messaggi che esprimono le opere e render l’arte comprensibili a suoi osservatori. Non solo sculture, ma anche pittura in questa mostra. Nelle tele Danica utilizza anche piccoli frammenti di giornali miscelati al colore e linee che sembrano somigliare a intensi scarabocchi. In queste opere l’artista rappresenta dei mondi a sé, ognuno con le proprie caratteristiche. L’unica caratteristica comune è un colore che ricorda delle architetture colorate, dei posti in cui l’artista ha vissuto. Vecchie case dall'intonaco consumato tipiche dei paesini italiani a cui Danica è molto affezionata. Una cosa da cui lei è molto affascinata proprio per il passato che ha vissuto; lei stessa ci dice: ″(..) nella mia città di Bratislava non ho mai vissuto queste esperienze visive. Il Social realismo ha sterminato tutto ciò che era vecchio e al posto di questo ha rimpiazzato case popolari fatte dei pannelli di cemento. Ancora oggi mi ricordo le sensazioni che ho vissuto nella mia infanzia in estate, quando caldo era soffocante e senza il mare o un lago per rinfrescarsi giocavamo tra i pannelli. La nostra fantasia volava veramente molto lontano e non potendo uscire a conoscere altre realtà, ne inventavamo una nostra (…)″
Danica Ondrejovic: Oltre la linea. Il linguaggio poetico dell’introspezione intellettuale
La Galleria Pow Alessandro Icardi, in via Rocciamelone 7C, il 21 settembre ha inaugurato la mostra personale dell’artista Danica Ondrejovic.
NOW: LO SGUARDO POW SUL CONTEMPORANEO
Angelo Barile, Gianni Gianasso, Antonella Casazza, Elena Cunene Zanotti, Alessandro Caligaris, Alex Ognianoff ed Ernesto Morales sono artisti caratterizzati da una pittura fortemente surrealista, ognuno con proprie caratteristiche e punti di forza. Angelo Barile crea mondi onirici e surreali, connotati da una sottile ironia; la pittura di Antonella Casazza unisce surrealismo e fantasy, un'arte figurativa caratterizzata da immagini visionarie e perturbanti, attinte da un mondo del tutto immaginario. I metafisici quadri di Gianni Gianasso sono riflessivi e pieni di energia, e parallelamente le opere di Elena Cunene Zanotti, in arte appunto Cunene, si muovono tra arte digitale e fotografia, suggerendo un simbolismo allegorico unito ad un gusto barocco molto forte. Il simbolista Alessandro Calligaris lavora su tematiche attuali in svariate forme e manifestazioni dell'animo umano e Alex Ognianoff raffigura figure femminili e ricordi privati attraverso una pittura mai scontata. Da una pittura surrealista e onirica si passa ad una linea semplice, quasi stilizzata come quella di Danica Ondrejovic, una poetica tutta mitteleuropea dove il suo linguaggio così asciutto e così elegante diventa subito molto contemporaneo ed attuale, anche grazie all'uso di diversi materiali. Allo stesso modo sono immediate e chiare allo spettatore le illustrazioni di Elena Clari, profonde ed eleganti invece le opere che ritraggono l'anima di scorci architettoniche.
Da una linea chiara e definita si passa al pop molto più sfrontato e diretto con le opere di Pep Marchegiani, Sam Punzina, Vania Elettra Tam, Marco Minotti. Pep Marchegiani è un artista irriverente e provocatorio: le sue opere sono molto attuali e discusse nella società in cui viviamo. Dalla denuncia sociale si passa al dripping di Sam Punzina che con la vernice manifesta il suo animo interiore. Gli autoritratti di Vania Elettra Tam analizza le ossessioni e le problematiche del femminismo, costruendo una narrazione molto ironica ed i cartoons di Marco Minotti dipinti ad acrilico con un pizzico di maliziosità e sarcasmo. Si passa poi alle particolari installazioni dell’artista Ezio Minetti, caratterizzate da una profonda poetica dell’oggetto in cui gli elementi vengono decontestualizzati dalla loro vera natura, diventando tramite dei sentimenti e delle passioni dell'artista. Dopo tanta pittura si arriva alla scultura con le morbide e tonde figure scolpite nel marmo di Ugo Venturini, che sono un insieme di irrazionalità e subconscio in cui il marmo diventa il principale protagonista passando ad una linea più marcata e forte delle dure e spigolose sculture in legno di Enzo Bersezio. Anche street art in questa collettiva con Xel e Max Petrone: l'uno con una pittura acrilica dal linguaggio semplice e immediato riesce a dare voce alla società e ai problemi di oggi; l'altro tra segno e pittura sperimenta la realtà in una costante evoluzione.
NOW: LO SGUARDO POW SUL CONTEMPORANEO
Giovedì 12 giugno alle ore 18 presso la Galleria Pow Alessandro si è inaugurata la collettiva d’arte NOW: Lo Sguardo Pow sul Contemporaneo.
Con questa collettiva si è voluto prendere visione di uno spaccato di arte contemporanea del momento. POW è l'acronimo di point of view - punto di vista - e la Galleria ha voluto dare una personale visione di una parte di arte contemporanea attuale.
Sono stati diciotto gli artisti chiamati a far parte di questa collettiva: Angelo Barile, Antonella Casazza, Alessandro Caligaris, Alex Ognianoff, Elena Clari, Elena Cunene Zanotti, Enzo Bersezio, Ernesto Morales, Ezio Minetti, Danica Ondrejovic, Gianni Gianasso, Massimiliano Petrone, Marco Minotti, Pep Marchegiani, Sam Punzina, Vania Elettra Tam, Ugo Venturini e Xel.
Ezio Minetti: Per Grazia Ricevuta
Ezio Minetti, dalla sua passata esperienza nel mondo della moda, ha acquisito e conservato nel tempo uno spiccato senso estetico per l'oggetto e il piacere tattile della materia. Oggetti di normale quotidianità sono ricercati dall'artista con estrema cura e trasformati in vere e proprie icone memoriali. In Ezio Minetti è molto forte l'attaccamento alla materia che diventa tramite delle sue emozioni e dei suoi sentimenti, una poetica dell'oggetto del tutto spontanea, casuale e non studiata. La materia che viene separata dal suo uso consueto e decontestualizzata acquisisce nuovi significati nelle sue opere. L'artista colma questi oggetti della sua sensibilità rendendoli portatori di un'idea o meglio di una sensazione impregnandoli del proprio vissuto. Da qui gli stropicciamenti, le torsioni, l'uso di un materiale antitetico come la ruggine che trasforma una vecchia camicetta di lino bianco in qualcosa di diverso da prima. Un' arte la sua di tipo concettuale in cui gli oggetti vengono spostati, ripensati e modificati in una cosa nuova. Nelle opere di Ezio Minetti ricorre molto spesso un segno particolare che contraddistingue l'artista e le sue opere: l'occhiale. Quest'ultimo è un elemento significativo e ricorrente nei suoi lavori e già in tempi più lontani dai nostri era oggetto di studio e considerazioni. Kant sosteneva che l'occhiale rappresentasse l'intelligenza, una lente che deforma e legge la realtà in conoscibile; gli occhiali in Ezio Minetti sono la chiave di lettura dei suoi lavori e risultano fondamentali per comprendere a fondo la sua interpretazione della realtà, noi vediamo attraverso i suoi occhi. In questa mostra “Per Grazia Ricevuta” affronta il tema delicato e controverso della perversione e religiosità che Ezio Minetti riesce a far proprio, spesso con un sottile sarcasmo, creando pezzi unici di pura bellezza. Opere che infondono profonde riflessioni, ma anche difficili interrogativi spiazzando lo spettatore e innescando in lui sentimenti forti e anche contrastanti. Ezio Minetti inizia la sua carriera nel 2001 partecipando a diversi progetti in Italia e all'estero. Ha esposto alla Biennale di Venezia – Padiglione Italia, ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nel 2012 è stato invitato a partecipare al Premio internazionale Bice Bugatti-Giovanni Segantini. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni tra cui ricordiamo quella di Gabriele Caccia Dominoni e Giuseppina Panza di Biumo.
Ezio Minetti: Per Grazia Ricevuta
La Galleria Pow Alessandro Icardi continua il suo lavoro di promozione dell'arte contemporanea nella sua nuova sede di via Rocciamelone 7C inaugurata il 27 marzo 2014 con lo street artist Xel. Giovedì 8 maggio ha presentato la mostra personale dell'artista Ezio Minetti
XEL Solo Show
Xel esordisce come Street Artist negli anni 80 esprimendo la sua arte sui muri, in un contesto necessariamente urbano. Nel 1999, anno di svolta e di cambiamenti, avviene l’ennesimo scontro con la polizia che costringe Xel ad abbandonare momentaneamente la strada. Nel 2000 ritorna sulle scene e col passare degli anni decide di esprimere il disagio sociale che percepisce intorno a sé sulle tele. Diventa così un artista versatile, sperimentando diversi supporti e tecniche, passando dalle opere murali, agli acrilici su tela. Le opere che Xel ha presentato alla mostra sono molto dirette, chiare e vicino a chi le osserva. Dietro alla pittura acrilica di Xel, all’apparenza semplice e ingannevolmente spensierata per via dei colori molto accesi, si nascondono messaggi intensi e di riflessione sul periodo che la società contemporanea sta vivendo. Un periodo buio che per l’artista è come il Medioevo, in cui i deboli inevitabilmente soccombono. Nelle sue opere ricorre la metafora dell’attesa, della speranza e della staticità del sistema economico in cui si vive. Il sistema capitalistico è ormai logorato, spento, una crisi che come Xel sottolinea, è sistemica. Un malessere generale che avvolge tutta la società e il suo vivere: l’uomo è sopraffatto da questo sistema e non riesce né a liberarsi né a far sentire la sua voce, diviso tra la speranza e la rassegnazione. Xel , artista già molto affermato, ha partecipato a diversi progetti in Italia e all'estero. Ha esposto come esponente street alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia, ha realizzato anche opere per il Comune di Torino e per il Museo di Arte Urbana, è stato invitato a partecipare a diverse collettive, si ricordano diverse personali di successo tra cui ricordiamo quella di Ginevra, Bologna e Torino. Quando interrogato sul suo lavoro, Xel risponde: "La tecnica che utilizzo cerca volutamente di arrivare nella maniera più immediata possibile a chi osserva le mie opere. Utilizzo spray e pittura murale per i lavori su muro di grosse dimensioni; in strada utilizzo anche stickers e posters in qualche caso. Per quanto riguarda le tele invece si tratta di pittura con acrilici dai colori piuttosto accesi. Ho trasformato pezzi di “throw-up” o “bubble”: stili di lettering che provengono direttamente dai graffiti (e quindi dalle mie origini), in personaggi che attendono all’infinito delle risposte rimanendo spesso insoddisfatti". Intervista a Juliet Art Magazine, luglio 2013.