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@garzek89
Belle le domeniche nel centro commerciale
La verità che pochi hanno il coraggio di dire è questa.
Quando una persona pensa a farla finita, molto spesso non sta cercando la morte.
Sta cercando soltanto che il dolore finisca.
Per questo è inutile misurare una vita dal successo, dal denaro, dalla fama o dal sorriso che mostra agli altri.
La sofferenza non rispetta i traguardi. Ha spezzato persone che il mondo considerava invincibili, artisti che hanno fatto cantare milioni di persone e attori che hanno fatto ridere intere generazioni.
Perché il dolore non chiede chi sei.
Ti convince soltanto che non smetterà mai.
Ed è questa la menzogna più crudele
Ieri un amico mi ha chiesto: «E allora? Sei ancora depresso?».
Ho velocemente valutato la possibilità di prenderlo a schiaffi e poi mi sono limitato a mandarlo a quel paese. Ma che domanda è? Quanta stupida superficialità ci vuole per fare una domanda così?
Però mi sono ripromesso di cogliere tutte le occasioni brutte per farne un post trasformando così in una cosa bella e utile un fatto brutto.
Innanzitutto io credo che essere stati depressi è come essere stati alcolisti: non se ne esce mai veramente.
In secondo luogo ci sono due fatti da sapere su chi è o è stato veramente depresso:
1) Non si vede;
2) Si vede benissimo.
Non si vede perché sorridiamo quanto voi allegroni. «Come stai?», «Tutto bene,», olé.
Non funziona così. Chi è depresso lo maschera a meraviglia: l’ultima cosa che vuole è parlarne con cani e porci tutti i giorni della sua vita.
Ma è tanto difficile da vedere? Abbiamo chiaramente una crepa nel volto. I nostri occhi non sorridono mai veramente. L’ho capito che avete tutti fretta, perché dovete andare a perdere il vostro tempo altrove, tuttavia poi non vi stupite quando scoprite che qualcuno sta male.
E quando lo scoprite, non andate là a raccontargli che «la vita è bella» perché è fuori luogo. Vi suggerisco una cosa. È così ovvia eppure non tutti ci arrivano.
Quando vi accorgete, o avete il dubbio, che qualcuno è depresso, regalategli una piccola cosa che gli/le potrebbe piacere (persino un quadernino, un libro impacchettato) e dite «Niente, così, l’ho visto per caso e ho pensato che ti sarebbe piaciuto». Dopodiché cercate di passare un’oretta con questa persona (senza forzarla) e non riempite la stanza di parole. Poi tornate, dopo qualche giorno. E non chiedete mai «Sei depresso?».
Una volta un amico che non vedevo da mesi mi portò una torta di mele del cavolo in un piattino di plastica una domenica pomeriggio. Mi disse che l’aveva fatta sua nonna che abita qui vicino e lui aveva pensato che voleva venirmi a trovare. Mi ha salvato la vita e nemmeno lo sa. ( citazione trovata online )
Prima o poi lo capisci: non tutte le persone che hai vicino meritano il posto che gli hai dato. Ci sono persone che ti cercano solo quando hanno bisogno di qualcosa, che sanno ricevere ma non sanno esserci. Persone che chiamano la tua presenza ‘scontata’ finché non smetti di offrirgliela. E la cosa peggiore non è perderle. È rendersi conto di quanto tempo hai passato a giustificare comportamenti che non avresti mai avuto con loro. Non devi convincere nessuno del tuo valore. Chi ti apprezza non ti mette nella condizione di doverlo dimostrare ogni giorno. A un certo punto smetti di spiegare, smetti di aspettare, smetti di rincorrere. Non per orgoglio. Perché hai capito che alcune persone non ti perdono… ti liberano
Ci sono momenti in cui il buio non è più solo assenza di luce.
Diventa un posto in cui ti chiudi, dove il rumore del mondo arriva lontano e anche respirare sembra una fatica.
Ci sono giorni in cui la sofferenza ti porta a pensieri che fanno paura. Pensieri che sembrano una via d’uscita, non perché vuoi davvero lasciare tutto, ma perché sei stanco di portare un peso che nessuno vede.
Il problema del buio è che sa mentire. Ti sussurra che sei solo, che nessuno capirebbe, che la tua assenza farebbe meno rumore della tua sofferenza.
Ma il buio non racconta mai tutta la storia.
Racconta solo il dolore del momento.
E forse la vera lotta non è trovare subito la luce… è riuscire a restare abbastanza a lungo da scoprire che esiste ancora qualcosa che non avevi visto.
Ora ho bisogno di trovare la forza di lottare…per non crollare del tutto
Negli ultimi tempi mi sono reso conto di una cosa: tante persone amano definirsi “diverse”.
Dicono di essere fuori dagli schemi, di avere una sensibilità che gli altri non capiscono, di essere più profonde, più vere, più rare.
Ma poi, quando guardi oltre le parole, quando osservi i comportamenti, le scelte e il modo in cui trattano gli altri… spesso scopri qualcosa di molto diverso.
Scopri persone che combattono la superficialità degli altri mentre vivono della stessa superficialità che criticano. Persone che parlano di autenticità ma indossano maschere diverse a seconda di chi hanno davanti.
Mi viene in mente La città incantata di Miyazaki: un mondo pieno di personaggi che hanno perso qualcosa di sé, dove l’apparenza può diventare più importante dell’anima. Anche il Senza Volto, cercando disperatamente di essere visto e accettato, finisce per assorbire tutto ciò che gli sta intorno senza sapere davvero chi è.
Forse succede anche nella realtà: tante persone vogliono sentirsi speciali, ma invece di costruire una vera identità finiscono per prendere pezzi dagli altri, dalle mode, dai giudizi, dall’approvazione che ricevono.
La vera differenza però non è dire “io sono diverso”.
La vera differenza è avere il coraggio di restare se stessi quando nessuno guarda. È avere rispetto, coerenza, profondità. È non trasformarsi in quello che gli altri vogliono vedere.
La delusione più grande è incontrare persone che sembravano mondi nuovi da scoprire e poi accorgersi che erano solo una versione più elaborata delle stesse cose che dicevano di odiare.
Alla fine essere rari non significa essere rumorosi.
Le cose davvero preziose non hanno bisogno di convincere nessuno del loro valore.
Perché la vera anima non ha bisogno di una maschera per essere riconosciuta.
“Se guardi una formica che cammina, a te sembra che fa un percorso assurdo, che gira a vuoto, che perde tempo. Ma lei mica sta a guardà il disegno dall’alto come te. Lei c’ha davanti un sasso, una foglia, una pozzanghera. Noi guardiamo le vite degli altri dall’alto e pensiamo di sapere dove devono andare, ma ognuno sta a terra a schivà le buche sue.”
Ci hanno detto che dobbiamo splendere, avere successo, mostrare il lato migliore, sorridere anche quando dentro crepiamo. Ma nessuno ti spiega mai il prezzo di quella luce.
La verità è quella scritta “Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera.” Goethe non stava facendo poesia astratta, stava descrivendo una legge brutale della fisica dell’anima.
Più provi a essere perfetto, più le tue crepe diventano profonde. Più una persona appare solare, carismatica, “risolta” agli occhi degli altri, più la notte combatte con mostri che nessuno può persino immaginare. È una proporzione diretta: non esiste un picco di gioia, di successo o di finta perfezione che non si porti dietro un abisso di merda, di solitudine e di paura altrettanto grande.
Guardiamo la realtà in faccia:
Le relazioni più intense sono quelle che, quando finiscono, ti lasciano addosso le cicatrici più infette.
Le persone più empatiche e disposte a dare tutto sono spesso quelle devastate da un vuoto interiore che cercano disperatamente di riempire salvando gli altri.
I successi più grandi arrivano quasi sempre dopo aver masticato polvere, compromessi e isolamento.
Il problema della società di oggi è che idolatra la luce e criminalizza l’ombra. Se stai male, devi guarire in fretta. Se sei triste, sei tossico. Se mostri il fianco, sei debole. Così impariamo a nascondere il nero, a camuffarlo, a farlo finta che non esista. Ma l’ombra non sparisce se accendi un riflettore; diventa solo più nitida, più scura, più pesante.
Smettere di addolcire la pillola significa accettare che siamo fatti di entrambe le cose. Non c’è da vergognarsi del buio. Chi brilla tanto, spesso sta solo consumando se stesso più velocemente degli altri.
La prossima volta che voi stessi pretendete di essere impeccabili, ricordatevi di questa immagine. L’equilibrio non è cancellare l’ombra. L’equilibrio è ammettere che esiste, senza lasciarsi inghiottire
Si torna in serie A
Crescendo ci convinciamo che l’amore sia una ricompensa. Che bisogna meritarlo. Essere abbastanza belli, abbastanza forti, abbastanza interessanti. Mostrare solo le parti migliori di noi e nascondere tutto il resto.
Poi la vita insegna altro.
Insegna che il vero amore non arriva quando siamo perfetti. Arriva quando qualcuno vede anche le nostre crepe, le nostre paure, le nostre fragilità e decide di restare comunque.
Essere amati per ciò che siamo è raro. Essere amati nonostante ciò che siamo è un miracolo.
Perché tutti abbiamo lati scomodi, giorni storti, errori che ci portiamo dietro e battaglie che combattiamo in silenzio. Eppure la felicità più grande non è trovare qualcuno che ci idealizzi, ma qualcuno che ci conosca davvero.
Qualcuno davanti al quale non dobbiamo fingere.
Forse la felicità non è avere tutto. Forse è sapere che, in un mondo che giudica continuamente, esiste almeno una persona che ci guarda e dice:
Nonostante i tuoi difetti, le tue contraddizioni, le tue cadute. ti voglio bene lo stesso.”
E quando accade, per un momento, il peso della vita diventa più leggero
“Se la sofferenza vi ha reso cattivi, l’avete sprecata.”
Il dolore non è una medaglia.
Non ci rende speciali.
Non ci dà il diritto di ferire gli altri perché siamo stati feriti.
Le cicatrici dovrebbero insegnarci dove fa male, non dove colpire.
Chi ha attraversato il buio conosce il valore di una mano tesa.
Chi ha sofferto sa quanto può pesare una parola, un gesto, un’assenza.
Per questo la vera vittoria non è sopravvivere al dolore.
È non diventare ciò che ci ha fatto soffrire.
Ci sono giorni in cui la gente pensa che la vittoria sia conquistare il mondo.
Per me, a volte, la vittoria è semplicemente alzarmi dal letto.
Fare una doccia.
Vestirmi.
Uscire di casa.
Rispondere a un messaggio.
Piccole cose che per molti sono automatiche, ma che in certi giorni sembrano montagne da scalare.
La depressione non sempre si vede.
Non sempre urla.
Spesso sussurra che non vale la pena fare nulla, che tanto è inutile.
Eppure ci sono.
Un passo dopo l’altro.
Anche quando nessuno se ne accorge.
Perché a volte il coraggio non è fare qualcosa di straordinario.
Ma fare anche delle cose semplicissime, come alzarsi dal letto, fare una doccia e poi uscire un po.
Film, libri, serie tv ci raccontano che l’amore è trovare la persona giusta. Quella che arriva e cambia tutto. Quella che mette a posto i pezzi, che cancella le paure, che riempie i vuoti e rende la vita improvvisamente più semplice. Ma poi cresci e scopri che l’amore non è così pulito, non è così perfetto. L’amore è restare dopo una discussione invece di sbattere la porta. È scegliere qualcuno anche nei giorni in cui è difficile. È conoscere i difetti di una persona e smettere di considerarli un motivo per andare via. È guardare qualcuno negli occhi e sentirsi visti davvero, senza maschere, senza dover fingere di essere diversi da ciò che siamo. Perché alla fine l’amore non è nelle grandi promesse o nelle parole perfette. Vive nei dettagli che quasi nessuno nota: nei messaggi mandati solo per sapere se stai bene, nei silenzi che non diventano imbarazzo, nelle mani che si cercano senza pensarci, nel sentirsi a casa dentro qualcuno. E io quell’amore lo cerco ancora. Quello con una donna che ti faccia sentire scelto, capito, desiderato. Lo cerco nelle coincidenze, negli incontri, nelle persone che arrivano e in quelle che restano solo per un pezzo di strada. A volte penso di essere in ritardo, a volte mi chiedo se sto cercando nel posto sbagliato o nel momento sbagliato. Poi però mi fermo e guardo quello che ho già. E mi accorgo che, nonostante tutto, sono comunque una persona fortunata. Perché ci sono abbracci che mi aspettano a casa, persone che mi vogliono bene senza condizioni, amici che restano anche nei periodi peggiori. Forse non ho ancora trovato quell’amore che immaginavo, ma sono circondato da un amore che tante persone passano una vita intera a cercare. E forse l’amore, prima di essere una persona che arriva, è anche accorgersi di chi è già rimasto.
Ci sono dolori che non si superano in una notte.
Ti attraversano. Ti cambiano. Ti spezzano in punti che non sapevi nemmeno di avere.
Allora impara a stare nel dolore.
Non a scappare. Non a riempire il silenzio con rumori inutili.
Datti tempo.
Perché certe ferite non chiedono velocità. Chiedono cura.
Sfogati.
Piangi se serve. Scrivi. Cammina. Parla.
Non lasciare che tutto marcisca dentro.
Urla.
Contro il mondo. Contro ciò che hai perso.
Contro quella versione di te che si sente distrutta.
E poi…
impara ad amarti davvero.
Perché a volte salvarsi non significa tornare quelli di prima.
Significa diventare qualcuno che finalmente si sceglie.
Noia incredibile