. 𝐉𝐀𝐍𝐄𝐋, 𝐆𝐄𝐑𝐓𝐄 + 𝐈𝐆𝐍𝐎𝐓𝐎
┊𝐈𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐩𝐨 𝟏
▪ 19.04.2021 ▪
#ʀᴀᴠᴇɴꜰɪʀᴇʟᴇɢᴇɴᴅ
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Il dolce canto degli uccellini ed il fruscio del vento che increspava le placide acque del bacino naturale, creavano un’atmosfera tranquilla e perfetta per trascorrere una piacevole giornata sulle sue sponde, se non fosse che, ad un tratto, uno stormo di uccelli si elevò in cielo, allarmato dal terremoto che dopo pochi secondi investì tutta Ravenfire, facendo scuotere le fronde di alcuni alberi che lasciarono cadere vecchie pigne della stagione passata. Le acque del lago si tinsero di un verde scuro, diventando agitate e frenetiche, smosse dalle onde, mentre in lontananza, verso la città, si udivano alcuni tonfi provocati da dei palazzi che erano ceduti di fronte alla forza della scossa. La ragazza, Janel, che prima di allora era rimasta seduta nei pressi della riva, si alzò, sembrando visibilmente preoccupata da qualcosa, raggiunta poco dopo da una seconda persona, Gerte, probabilmente si era accorta di quel suo stato d’animo. Un grido ad un tratto spezzò il silenzio circostante, una voce molto familiare al ragazzo che era comparso sulla riva del lago, bagnato come se avesse appena finito di farsi un bagno nel lago agitato. Subito portò la sua attenzione sulle prime figure che vide nella direzione da cui aveva udito il grido di aiuto. Scosso e teso per quanto successo, si avvicinò alle due ragazze, credendole colpevoli o coinvolte in qualche atroce avvenimento che aveva colpito il suo migliore amico. Non le conosceva e la cosa era reciproca, ma quando veniva toccato qualcuno a lui caro, tutto diventava rosso. Purtroppo le sue gambe intorpidite lo tradirono, facendolo cadere a terra a pochi passi dalle due ragazze.
Quel giorno Janel aveva deciso di dirigersi nei pressi del lago da sola con in mano un buon libro per dedicarsi alle sue letture.
Per quanto non fosse solita darlo a vedere ai più era molto appassionata di letteratura e infatti stava leggendo uno dei libri di Doyle sulle imprese di Sherlock Holmes quando vide, sopra la sua testa, uno stormo di uccelli alzarsi in volo.
Non ebbe il tempo di domandarsi cosa stesse succedendo che la terra venne scossa da un violento terremoto, il peggiore che avesse mai colpito Ravenfire e che portò la cacciatrice a chiudere gli occhi, provando non poco terrore nell'attesa che la terra sotto i suoi piedi si fermasse. Quando la scossa cessò Janel, con le gambe ancora tremanti, riuscì ad alzarsi, lasciando il libro e la tovaglia che aveva portato per terra, guardandosi intorno e notando l'acqua del lago divenire di un colore davvero rivoltante. Non riuscì a chiedersi cosa ciò significasse che una giovane si avvicinò a lei, probabilmente vedendola in quello stato.
« Cosa vuoi? »
La gentilezza non era mai stata fra le doti della Ferguson e a maggior ragione visto il suo stato confusionale e impaurito i suoi sensi erano in allerta per percepire il minimo movimento. Infatti quando udì dei passi alle sue spalle seguiti da un tonfo si voltò vedendo un ragazzo a pochi passi da lei e dall'altra ragazza, per terra, guardarle con un'espressione tutt'altro che amichevole.
« Cosa ti prende, mh? »
Chiese subito sulla difensiva dato che non aveva fatto nulla di male al giovane e il tutto le sembrava abbastanza insolito.
Sensazioni contrastanti sembravano animare la fata in quella domenica che doveva essere come tutte le altre, limpida e soleggiata, ma che invece sembrava portare con sé qualcosa di decisamente più nefasto. Aveva raggiunto il lago con l'intento di ritrovare il suo personale equilibrio, trovare quel giusto connubio tra la sua parte umana e quella sovrannaturale che un poco era venuta meno dopo gli avvenimenti accaduti mesi prima.
Sentiva la sua parte fatata essere flebile, il bisogno di trasformarsi e stendere le proprie ali era divenuto non solo un bisogno fisico ma anche mentale per ricordarsi costantemente di chi fosse, ma Gerte non era solamente una fata.
Possedeva passioni che amava alimentare, ma una fra tutte spiccava, la scrittura. Immersa in quel verde, scriveva e scriveva, ideava nuovi personaggi per una storia avvincente, e faceva correre la sua penna sulla carta, ma è un rombo assordante che fece venire meno ogni certezza.
La terra cominciò a tremare, l'albero su cui era appoggiata oscillava, le radici sembravano volerla inghiottire e il terreno sembrava volersi aprire in una voragine. Un urlo squarciò la domenica perfetta. Era forse il suo quello che emise in quel momento, i palmi delle mani continuavano a toccare il terreno in cerca di risposte ma tutto era venuto meno.
Ella s'alzò velocemente in cerca di aiuto, in cerca di chiunque avrebbe potuto darle una mano, e al contempo, in cerca di chiunque ne avesse necessità. Era tutta intera la fata, tastò il suo corpo in modo rapido prima di vedere la figura femminile che, probabilmente come lei, era giunta al lago in cerca di tranquillità.
« Stai bene? »
Domandò rapidamente alla giovane dai capelli corvini che tuttavia sembrava essere sulla difensiva. Ma era il giovane sconosciuto ad osservarle in modo sempre più insistente. Le acque del lago s'erano tinte di un colore così inusuale che Gerte si chiese che cosa stesse succedendo.
« E tu, invece? Che diavolo è successo? »
Odiava sentirsi così debole, impacciato, come se fosse un bambino alle prese con i suoi primi passi nel mondo, eppure per quanta forza di volontà ci stesse mettendo, gli era davvero difficile mantenere un equilibrio stabile sulle due gambe.
Quanto tempo era passato?
Da quanto non prendeva una bella boccata d’aria?
Una vita, ma per lui era come se fosse passato un attimo per quel che ricordava.
Udì chiaramente le voci delle due ragazze, quei loro toni per nulla pacifici e cordiali, cosa che metteva ancora più in allerta il ragazzo, ed avvalorando la sua teoria in cui le vedeva colpevoli di aver fatto qualcosa al suo migliore amico, quello che aveva lanciato il grido di aiuto qualche istante prima.
Cercò di tirarsi in piedi, facendo forza sulle proprie braccia e ci riuscì, tornando in posizione eretta, appoggiandosi però con una mano ad un grosso scoglio lì vicino.
Scosse il capo e puntò dopodiché il suo sguardo sulle ragazze lì presenti, studiandole con attenzione.
« Cosa gli avete fatto? So che ci rientrate voi due, non c’è nessun altro qui e vi comportate in maniera strana. Chi siete? Cosa volete? »
Il tono con cui pose quelle domande non era di certo il più amichevole di tutti, ma cercò di mantenere la calma, perché non sapeva chi avesse di fronte, non le aveva mai viste, nemmeno una volta per sbaglio e potevano essere pericolose.
Era comunque pronto a farsi restituire il suo amico in un modo o nell’altro, infatti la posizione che assunse con il corpo lo dipingeva come pronto ad attaccare in caso di una risposta negativa o che non gli fosse piaciuta.
Non ebbe tempo di prendersela con la giovane vicino a lei che vide venire verso di loro uno strano ragazzo.
Sembrava debole e provato da qualcosa e per quanto Janel non dovesse mettersi in mostra nelle sue doti da cacciatrice, lo aveva promesso a suo padre, non avrebbe esitato a usare il coltellino di famiglia che si portava dietro per ogni evenienza se fosse stato necessario. Ravenfire era una cittadina abbastanza pericolosa e degli umani che girassero senza opportuni mezzi per difendersi sarebbero potuti essere benissimo degli idioti patentati dunque sperava che la ragazza non si facesse particolari domande.
« Si può sapere di cosa stai parlando? Qui se c'è uno strano quello sei tu. »
Rispose in modo acido e piccato la Ferguson, non era esattamente nota per essere una buona mediatrice e poi con quale coraggio quel tipo strambo si permetteva di dare delle strane a loro? Ma si era visto?
La mano andò istintivamente nella tasca dove teneva il coltellino e lo sguardo che lanciò al ragazzo di fronte che si era messo in una insolita posizione di attacco fu eloquente: Se avesse fatto la prima mossa Janel non avrebbe assolutamente esitato a difendersi.
L'espressione attonita della fata saettava dalla figura femminile a quella maschile, ma era l'atteggiamento di quest'ultimo a far sì che Gerte si chiedesse se non fosse caduta in un mondo parallelo. Aveva avvertito nitidamente una fortissima scossa di terremoto, e quei minuti erano stati i peggiori che potesse vivere in quel momento, dunque perché quei due erano così strani?
Ella si ritrovò ad aggrottare la fronte mentre osservava il giovane che sembrava spaesato, come se fosse capitato lì semplicemente per caso.
« Forse dovremmo calmarci tutti. Di che cosa stai parlando? »
Domandò la fa mentre continuava ad avvertire una sensazione di disagio. Era qualcosa che sentiva ad un livello più profondo, come se qualcosa non fosse esattamente al suo posto, e quella discussione non faceva altro che aumentare la sua sensazione di fastidio.
Tese le mani al terreno, provò a girare i palmi delle mani verso il basso ma non accadde nulla, niente di niente. Sbatté le palpebre mentre la sensazione di timore ora s'impadroniva sempre più di lei. Non poteva pensarci in quel momento, non poteva cadere nel panico, non in quel momento quando la giovane sembrava pronta a battersi e scendere così in battaglia, e il ragazzo guardava loro come se fossero colpevoli di chissà crimine.
« C'è stato un terremoto, e sicuramente siamo ancora tutti un poco turbati. Chi stai cercando? Noi non abbiamo fatto nulla... Chi sei? »
Rispondere alla domanda “chi sei? “ o “cosa vuoi?” non era dicerto una delle sue priorità in quel momento, dato che la sua concentrazione era focalizzata sul trovare il suo migliore amico e proteggerlo, non ci era riuscito con la sua amata tanto tempo fa e da quel momento non si era mai dato pace o limite di errore, ciò, però, comprometteva di gran lunga la sua lucidità e lo rendeva un individuo molto pericoloso ed imprevedibile.
Il terremoto ed il risveglio avevano solamente aumentato quello che era il suo senso di sopravvivenza e non avrebbe esitato un attimo a difendersi od ad attaccare in caso di necessità, infatti, quando vide Janel portare la mano sulla tasca, in un chiaro segno che dentro di essa tenesse qualcosa, un’arma probabilmente, egli passò al contrattacco.
Raccolse immediatamente un grosso ramo rotto da terra, sollevandolo con grande facilità e lo andò a rompere servendosi del proprio ginocchio, così da dividerlo in due e formare due possibili armi appuntite ad un’estremità.
Dopodichè, vedendo Gerte allungare le mani verso il terreno, sporgendosi verso di esso con il corpo e di conseguenza abbassare la guardia, il misterioso uomo l’afferrò per il busto, attirandola a sé, con la schiena fissa sul suo petto, puntando immediatamente uno dei due bastoni alla gola della ragazza, in un chiaro segno di minaccia.
Era come se l’avesse presa in ostaggio, con l’intento di farle del male se Janel avesse provato a compiere un’altra mossa sbagliata, tanto che gli occhi di lui erano fissi su quelli blu della cacciatrice.
« Le domande qui le faccio io. Non ho alcun problema a conficcare questo bastone nella gola della tua amica o chiunque essa sia. Quindi farete bene a rispondere a ciò che vi ho chiesto. »
Janel stava per estrarre il suo coltello e in questo modo attaccare l'uomo quando egli riuscì a prendere Gerte in un gesto di distrazione.
In un'altra situazione avrebbe comunque usato l'oggetto nella tasca per difendersi, ma la ragazza in questione era stata gentile con lei e per quanto stronza Janel non avrebbe fatto morire quella ragazza così, senza usare un po' la testa.
Riportò lo sguardo sull'uomo, togliendo la mano dalla tasca e alzandola, per avvertirlo che non stesse prendendo nulla.
《Ora lasciala e lasciaci andare. Nessuno ha visto nessuno, nessuno risponderà alle domande di nessuno. Così vinciamo entrambi.》
Il tono era comunque duro per fargli capire che non avesse paura.
La Ferguson era stata allevata tutta la vita a situazioni del genere, a trattare con persone anche difficili, ma era anche vero che la persona che si trovava davanti era certamente un qualcuno di nuovo, che non avesse mai visto.
Le domande poste in essere dalla fata erano più che legittime eppure il giovane sconosciuto non aveva la benché minima intenzione di essere razionale. Aveva cercato di mantenere la calma, di rasserenare per quanto possibile quella situazione già di per sé difficile, ma nulla era servito.
Le parole pronunciate dalla fata non fecero altro che far scattare il ragazzo e reagire in modo repentino, come se avesse visto qualcosa in Janel. Spezzò il ramo come se fosse un semplice grissino e lo usò per afferrarla prendendola completamente alla sprovvista. In un attimo era bloccata tra le braccia di un ragazzo che sembrava essere in preda ad allucinazioni, blaterando chissà cosa.
Avvertiva il legno appuntito pizzicare la gola, la cui estremità era più affilata di un coltello, ma erano le emozioni della fata a diventare ora in subbuglio. Il cuore rimbombava come un martello pneumatico e quei poteri a cui aveva sempre attinto erano semplicemente spariti.
Agganciò l'avambraccio del suo aggressore con i palmi delle proprie mani, stringendolo con forza per paura di soffocare, ma erano gli occhi a saettare ovunque in cerca d'aiuto.
« T-ti prego... »
Balbettò la fata, cercando invano di incamerare una boccata maggiore di ossigeno. Continuava a chiedersi come aveva fatto a ficcarsi in una situazione tale ma la verità era che chiunque si sarebbe potuto trovare al momento sbagliato nel posto sbagliato.
« N-non sappiamo nulla, l-lasciami andare... Per favore. »
Non gli piaceva il modo di fare e di porsi della ragazza dai capelli mori, gli sembrava potenzialmente pericolosa e ciò non faceva altro che allarmarlo e renderlo meno propenso ad ascoltare entrambe per trovare un esito positivo per tutti quanti.
Infatti, quello che fece l'uomo fu stringere ancora di più la presa sulla fata che aveva come ostaggio, tanto da far graffiare la sua pelle con il nudo legno che sfregava contro di essa.
La sua era autodifesa, era confuso, era impaurito e ciò non faceva altro che causargli stress, uno stress che non riusciva proprio a gestire al meglio, purtroppo era una sua pecca.
« Ed io invece voglio ricevere delle risposte. Immediatamente. Ditemi che cosa è successo e dove lui si trova. Tu non ne sei estranea, non mi piaci e non provare a fare altre mosse o a farsi male non sarà soltanto la biondina qui presente. »
Disse in un chiaro riferimento a Gerte, ma poco dopo un altro urlo echeggiò nell'aria, questa volta più vicino, che catturò la sua attenzione, era lui, il suo amico.
Colto nuovamente all'improvviso e con la fretta di raggiungerlo in un chiaro bisognod i aiuto, diede un colpo con il gomito alla fata ancora stretta a sè, per farle perdere i sensi, spingendola successivamente contro l'umana, non nel modo più delicato possibile.
Dopodiché strinse tra le mani entrambi i bastoni che si era fabbricato prima, puntando verso di loro la punta più aguzza e scheggiata, quella sicuramente più pericolosa ed approfittò della spinta e di un probabile atto di distrazione, per muoversi velocemente e tentare di scagliare un colpo verso le due ragazze, puntando alle braccia di Janel, nella speranza di ferirla e guadagnare del tempo prezioso per allontanarsi da lì e da loro.
Infatti, subito dopo quel colpo, ed essersi assicuro che fosse andato in porto almeno un minimo, indietreggiò, mettendo distanza della distanza per potersi dileguare da lì, portando con sè uno dei due bastoni, mentre l'altro lo scagliò a terra.
Sapeva che il suo modo di porsi non doveva essere gradito al giovane, ma la realtà era che a Janel non importasse molto.
Certo, durante un conflitto bisognava mostrare una certa dose di spavalderia o la persona di fronte avrebbe pensato di essere fin troppo in vantaggio, ma la Ferguson con la sua faccia tosta aveva esagerato come Josh era solito dirle e quella volta si era messa davvero nei guai.
Non poteva prendere il suo coltello perché per quanto veloce potesse essere, quell'essere, non era umano ne era certa, sicuramente lo sarebbe stato più di lei nell'uccidere quella ragazza e per quanto fosse una stronza menefreghista non voleva una ragazzina sulla coscienza.
« Ti ho già detto che non sappiamo di cosa tu stia parlando, lasciaci andare e- »
Non fece in tempo a terminare la frase che un grido alle sue spalle si alzò portandola a voltarsi di scatto, istintivamente, e quel suo gesto fu fatale.
Il ragazzo infatti dopo aver fatto del male alla fata si scagliò contro di lei e per quanto la Ferguson fu lesta nel voltarsi non riuscì ad avere la meglio provocandosi un taglio sulla gamba e alcuni di media entità sulle braccia.
Cadde a terra Janel in un grido di dolore mentre il giovane si dileguava lasciandola lì con gli occhi sbarrati, il sangue che fuoriusciva da quelle ferite e la giovane a pochi passi da lei, svenuta.
Sentiva ogni singolo briciolo di ansia e paura impregnare le parole del giovane che affondava sempre di più il legno nella sua carne debole. Sentiva la di lui paura mischiarsi alle sensazioni che lei stessa provava, vittima di un'empatia a cui spesso s'era affidata in passato. Mai come in quel momento, si dannò per quella sua personale caratteristica.
« Non sappiamo nulla... »
Ripeté la fata ma qualsiasi cosa avesse potuto dire in quel momento non era ciò che il giovane voleva sentirsi dire. Cercò di tastare il terreno con un passo decisamente malfermo, rischiando anche di perdere l'equilibrio mentre lo sconosciuto inveiva contro Janel.
Cercava poi i suoi occhi inutilmente, parlandole silenziosamente, ma senza avere alcun successo.
Un urlo successivo squarciò quella situazione così irreale, facendo irrigidire maggiormente Gerte che si aggrappò all'avambraccio del suo aggressore, ma in men che non si dica, tutto venne nero.
Un colpo ai reni fece crollare a terra la fata, priva di ogni forza, carica di quella forza di gravità che andò a sbattere contro la sua compagna di sventura. Sentiva il calore del sangue scivolare da piccole ferite all'altezza della gola, graffi profondi che non s'era resa conto nemmeno di essersi procurata, ma era la stanchezza a fare da padrona. L'oscurità prese il sopravvento, ma dentro di sé sperò che fosse solamente un incubo.