In ogni caso chi prende sul serio se stesso e gli altri, chi non si accontenta del lato stravagante della propria esistenza, costui dovrà tener presenti coloro che nessuno notò quando erano in vita, o perché morti troppo giovani o perché se ne andarono dopo aver perso il cosiddetto lume della ragione. È difficile immaginare che cosa la letteratura tedesca (non volendo estendere il discorso anche alle altre) sarebbe senza di loro: Lenz, Kleist, Hölderlin, Büchner e, nel nuovo secolo, Kafka e Robert Walser. Dal confronto con costoro chiunque scriva non potrà che provare disgusto di sé. Ciò non significa avallare il loro destino, fare una ricetta della loro infelicità e attenersi ad essa, qualcuno ha già tentato anche questo; ciò significa piuttosto ristorarsi nella diffidenza verso qualsivoglia valore e, quanto più siamo prigionieri di questo nostro tempo al quale dobbiamo comunque qualcosa, tanto più dobbiamo, da questo punto di vista, tenerci ben alla larga da esso, dal suo avallo e soprattutto dal suo plauso.