Coraggio o necessità?
“Come sei coraggiosa.”
Penso sia la frase che mi è stata rivolta più spesso da quando sono partita. Ma io, sono davvero coraggiosa? È una domanda a cui non so rispondere in maniera precisa. Per me le persone coraggiose sono quelle che fanno bunjee jumping, o quelle che riescono a stare per sei ore di fila sul lettino del tatuatore senza emettere un fiato, o ancora quelle che partoriscono. La parola coraggio, come la parola libertà, ha una moltitudine di significati. Quindi sì, per qualcuno sarò coraggiosa, per altri invece non avrò fatto chissà che di speciale. A me piace dire che ho avuto la necessità di prendere e partire. Ero con le spalle al muro e ho trovato, per necessità appunto, una via d’uscita. Un pizzico di coraggio mi è servito, lo ammetto, e lungi da me sminuire, ma dire che ho fatto tutto da sola, questo non sarebbe corretto. Mai, neanche per un secondo, i miei migliori amici mi hanno abbandonato. Erano al di là di uno schermo, ma quando ho avuto bisogno, non sono mancati all’appello. Hanno riso con me nelle giornate bizzarre, dispensato consigli quando in testa avevo solo punti di domanda e cosa più importante, hanno raccolto le mie lacrime, tutte, nessuna esclusa. E le hanno messe in delle enormi vasche, perchè non andassero perse. Ognuna di quelle gocce salate, mi ha insegnato qualcosa, e quando ho bisogno di ricordare, ci torno in quelle vasche. Quindi sì sarò stata anche coraggiosa agli occhi dei più, ma è bene che si sappia che ho avuto anche tanta paura. Non mi ero mai scontrata con la solitudine in maniera così brutale, e ci è voluto tempo per metabolizzare e per rendermi conto che apprezzarla non è scontato come potrebbe sembrare. Ci sono stati giorni in cui la mia compagnia non mi bastava, e avevo un disperato bisogno di fare due chiacchiere con qualcuno in carne e ossa.
Foto: scorcio di Follonica
Prima immagine in assoluto del mio viaggio.
Ed è stato tale bisogno a spingermi a fare amicizia con chiunque incontrassi qui in Portogallo. Sono sempre stata una persona socievole, che non ha problemi ad aprirsi e sempre pronta ad aiutare il prossimo. Credo che questo mi abbia aiutato molto a stringere i legami che ho adesso. Un’amica che abita a qualche chilometro da Sagres (posto dove attualmente risiedo) mi ha detto che è rimasta stupita dalla velocità con cui sono riuscita a integrarmi. Se da una parte le do ragione, dall’altra c’è da dire che sono stata aiutata da un paio di persone che al momento ritengo indispensabili per la mia vita. Non le ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto sentire a casa, a chilometri di distanza dalla mia.
Foto: Spiaggia di Mareta, Sagres.
Quindi, ricapitolando: sì, ci vuole un pizzico di coraggio per fare ciò che io e un’altra moltitudine di persone facciamo con i nostri camper. Ma bisogna anche sentire la necessità di uscire dalla propria zona comfort. È come una vocina che non si zittisce finchè non l’hai accontentata. Poi ci vuole la pazienza di capire e affrontare la solitudine, ma per gioire dei risultati raggiunti bisogna ricordarsi di condividerli, perchè come cita il film Into The Wild:
“La felicità è reale solo quando condivisa.”
A presto,
Giulia ShumanInviaggio 🍀









