Un lungo viaggio chiamato vita.
Rispondo a una delle domande che più spesso la gente si e mi pone.
Perchè vivere in camper?
Potrei replicare semplicemente che volevo essere libera. Ma questa parola puo’ assumere un sacco di significati diversi in base a chi la usa, no? Nel mio caso, essere libera, significa lavorare il meno possibile e godersi il tempo a disposizione nel migliore dei modi. Fare quello che mi va, quando mi va. Minima spesa, massima resa. Col surplus di girare il mondo.
Ho iniziato quindi a maturare l’idea di vivere in camper poco prima che scoppiasse il lockdown, e no, io in un primo momento, al contrario di molti non sono stata ispirata da Yari Ghidone (il più noto fulltimer d’Italia, diventato famoso grazie a un bellissimo documentario andato in onda su Dmax che consiglio a tutti di guardare) bensì da Ines, sorella del mio fidanzatino dei diciotto anni e ragazza che ammiro molto. Tramite Facebook vedevo spesso foto di lei e del compagno e della vita fuori dagli schemi, che facevano insieme ai figli. È stato in quel momento che qualcosa si è smosso dentro di me. Ho iniziato a interrogarmi sul mio modo di esistere. Continuare a svegliarmi sempre nello stesso luogo, era quello che volevo davvero? E non fraintendetemi, con questo non voglio dire che vivere in un’abitazione convenzionale sia da demonizzare, ma l’idea di pagare affitti e bollette in un posto che non ho mai sentito mio, iniziava a non fare più per me.
Foto: prime curiosità risalenti al 2019
Così ho iniziato a mettere da parte dei soldi, in una busta di carta, e più riuscivo a farli aumentare, più cresceva la voglia di iniziare a cercare annunci sui mezzi in vendita. All’inizio il budget non era molto alto, ma ero decisa a non voler far partecipare il mio ex ragazzo all’acquisto. Dovevo farcela con le mie sole forze, perchè se tra noi fosse successo qualcosa (e ad oggi ringrazio la mia lungimiranza) il camper sarebbe dovuto rimanere a me. L’idea che un giorno avrei avuto un mezzo tutto mio da chiamare casa, mi ha fatto tirare avanti in svariati momenti bui. Mi ricordo che c’è stato un periodo della mia vita, in cui questo sogno mi bruciava dentro con un ardore tale da farmi addirittura piangere dall’emozione davanti ai furgonati camperizzati che vedevo in giro durante l’estate elbana.
“Un giorno sarai mio” ripetevo in continuazione.
Come sono passata dal voler a tutti i costi un furgonato camperizzato a un Wingamm Oasi 540? Beh, è una storia complessa. C’entra il Covid, c’entra la morte della mia adorata nonna, c’entra l’incontro fortuito con il mio meccanico di fiducia (senza di lui non sarei qui), e c’entra la prima seria crisi che ho vissuto con il mio ex ragazzo. Insomma, è stata una scelta tutt’altro che facile. Un gradino che ha rischiato di compromettere il sogno, ma che un po’ per fortuna, un po’ per audacia, è stato scalato nel migliore dei modi.
E se continuerai a seguirmi ti racconterò anche questa storia. Fa parte del mio lungo viaggio chiamato vita!
A presto, GiuliaShumanInviaggio 🍀
Foto: Furgonato camperizzato


















