SEsiste una differenza sostanziale tra internet, l’infrastruttura, internet e il web 1.0 che è composta da una rete di pagine web, di blog e di bloggers, che erano stimolati a condividere, e la realtà sociale che troviamo oggi in rete, formata quasi esclusivamente da social, pochi e dominanti, schiaccianti strutturalmente e nelle regole, e da app e telefoni, e da una certa povertà intellettuale che tende al denominatore comune: facile semplice, condivisibile senza conflitti di mentalità.
Ma la grande differenza sta anche nel fatto che mentre internet e il web era fuoriuscito dagli ambienti universitari, e quindi era concepito come uno spazio aperto, libero, paritetico e di proprietà di tutti, al punto che internet era totalmente deregolata: non esistono policy di appartenenza o esclusione dalla rete -
I social sono stati creati da enti proprietari, grandi o diventati grandi economicamente, sono quindi come uno spazio loro, e uno strumento di business. Non ci sono reali obiettivi sociali, o di crescita, o di difesa del pensiero. Sicuramente, i social non sono cosa comune o pubblica, la proprietà lo rende evidente ogni volta che si violi anche la più piccola regola. Si può venire censurati, invitati a un cambio di contenuti, o ancche temporaneamente estromessi, o banditi.
Cosa l’utente voglia o faccia, non è che secondario agli obiettivi di business.
Se internet e il web 1.0 era una repubblica di cittadini con pari diritti, e quindi “democratica” by design, i social sono una dittatura illuminata, in cui uso degli strumenti e libertà di espressione (e ricchezza degli strumenti tecnici, ma questo è altro tema) dipendono da una volontà benevolente che può comunque in ogni momento decidere di censurarvi, e non deve rendere conta a nessuno di questo.
Questo riflette indubbiamente la mentalità geografica dominante da cui i social provengono e dove sono stati generati.
Internet è una infrastruttura non proprietaria, nata in USA che si è diffusa anche in europa, in ambienti accademici e tra tecnici e nerd, il cui prodotto più noto il WWW è stato “inventato” al LHC di Ginevra, con intenti chiaramente di diffondere e collegare la conoscenza.
Il www rifletteva in questo uno dei nessi della mentalità europea, ovvero che infrastrutture e servizi, e spazi di conversazione, sono pubblici, vanno orientati al bene comune, sono un patrimonio comune che va difeso e in cui nessuno può decidere per tutti.
Internet è una res publica, res di tutti e di nessuno. Una rete di pari che si controllano a vicenda. Le regole sono basate su una fairness di origine e matrice accademica ovvero che risale ai tempi in cuio su internet accedevano delle elitè fortemente strutturate ed “educate”. Si parlava non di regole ma di netiquette, di una etica persuasiva: puoi dire quello che vuoi, ma sotto la tua responsabilità e ogni opinione anche sgradevole ha il diritto di esistere. E ciò che succede su internet resta su internet.
In un campus ogni opinione può essere proposta e discussa, è l’essenza della liberta di opinione accademica. Interner rifletteva questo, era un campus virtuale.
Questo ha garantito per decenni una struttura piatta, socialmente inclusiva, parità di diritti, e nessuna autorità che decidesse per tutti. Anche la struttura tecnologica di internet riflette e favorisce questo.
I social sono invece stati il riflesso di quel quarto di mondo dove sono nati, il mondo e la mentalità di buisness americana: riflettono la mentalità capitalista e il diritto di proprietà di matrice economica statuintense, questo detto senza critica, e senza volermi addentrare in una disamina sulle differenze e opportunità dei diversi sistemi sociali ed economici, una cosa che sarebbe ttroppo estese e forse inutile dato che sul tema di dibatte da due secoli, e persponalità di rilievo più alto del mio sul piano economico, storico, politico ne hanno parlato e ne parlano ancora [Marx, Gramsci, Keynes, altro].
Il dibattito in EU, che è una consociazione politica e economica, formata da una federazione di stati collaboranti a un comune obiettivo economico e ad una stabilità sociale comune, è ancora ampiamente in corso. Non basti citare ad es l’opposizione tedesca al concetto di debito europeo comune, e di stampare moneta, e le politiche della banca centrale sotto la direzione Draghi che ha introdotto modi nuovi con il quantitative easing di gestire la perequazione sociale tra stati deboli e forti.
Il dibatitto socio politico negli Stati Uniti è decisamente meno variegato sulla proprietà i concetti di bene comune e di perequazione dei mezzi di sussistenza, si consideri ad esempio che la salute non è considerato un bene comune dalla maggior parte degli americani, e solo dall’introduzione dell’OBAMA care nel 2008 , il sistema garantisce una assicurazione sanitaria pubblica, una forma anche se debole, di supporto a chi non ha i mezzi economici per pagare le spese sanitarie che va detto sono rilevanti per il cittadino.
Un trapianto d’organi costa centinaia di migliaia di euro, ricorrere a un ambulanza costa qualche migliaio di euro, e così via. []
L’America ha investito 700 milioni di euro in spese di difesa lo scorso anno, aumentandole dai 600 degli anno precedente, ma spende meno di un decimo per l’obama care [fonte ]
Negli Stati Uniti ad es il proprietario di una casa può in qualsiasi momento sfrattare un inquilino, o alzare il canone di affitto, concetti come equo canone, e diritto di abitazione che in EU sono gfeneralmete a favore dell’inquilino che del proprietario, sono totalmente alieni. Se la casa è mia, ho sempre il diritto di sfrattarti, questo il principio alla base.
In questo contesto sociale è evidente il concetto di proprietà e di diritti del proprietario sui beni propri e di quel che può fare sul “suo territorio”, sono molto forti e contrastano anche il concetto di bene comune, almeno nel senso inteso in Europa
I social sono un business per i loro proprietari, e la proprietà indirizza mezzi e contenuti verso obiettivi che siano perlomeno non ostativi, non contrari, al modello di busines che peraltro è abbastanza elementare ma efficace.
Va anche sottolineato che - peraltro e in modo singolare - i contenuti dei social, che sono la ragione principale che attira utenti, sono creati dai singoli individui che sono parte del sistema ma non sono proprietari e quindi non decidono delle policy comuni dei social. Gli abitanti dei social, e questo è il primo riferimento singolare che possiamo evidenziare, producono ma non godono di diritti economici, in un certo senso potremmo facilmente dire che “lavorano” gratuitamente per i social .
“Abitare facebook”, significa lavorare gratuitamente per la proprietà senza compenso o perlomeno aiutare la proprietà a diventare ricca, senza godere minimamente dei benefici economici di cui la proprietà gode.
Si pone un chiaro parallelo con il concetto sociale di proprietà dei mezzi di produzione già storicamente espressa nel ‘800 da economisti e sociologi di varia estrazione socialista. La differenza è che l’economia dell’800 era basata su mezzi di prod uzione tangibili, come le catene di montaggio, mentre i mezzi di produzione dei social sono intangibili, virtuali, risiedono su server e computer.
Questa differenza sembra incantare una parte della popolazione, se non si vedono non esistono, sembra dire.
Ma il denaro prodotto da questi mezzi è reale e enorme come entità.
L’industria dei social produce più entrate del più grande produttore di software al mondo, che già hanno un fatturato superiore a qualsiasi alto settore economico. Più dell’energia [dati], più dello spazio, più delle spese di uno stato, più delle spese della difesa americana
Microsoft fattura più del PIL dell’Irlanda.
Facebook fattura più di tre volte l’intero fatturato di Microsoft. E in fondo offre molto meno.
Cosa c’entra questa premessa, giustamente chiederà qualcuno, con il concetto di potere, di demagogia e di controllo dell’informazione. Ammesso che esista un vero obiettivo di controllo dell’informazione sui social, un controllo consapevole e diretto, per fini politici, o demagogici, o anti repubblicani o anti democratici.
I social non possono essere controllati come la TV o la Radio.
La TV è composta da alcuni grandi attori, proprietari o pubblici, la politica è in grado di determinare coi suoi rapporti indirizzi e contenuti, anche solo attraverso una forma di suasion continua.
Si è creato un rapporto tra TV e politica ufficiale, politica dei partiti e dei parlamenti, che è nota ai più. I giornalisti criticano il potere o il governo, ma sempre in un ottica di favorire questo o quell’altra opinione opposta ma di personalità di spicco di questo o quel partito. Le ragioni sono ovvie, si fa carriera nel giornalismo, specie nel giornalismo delle TV pubbliche, se si piace a qualche esponente di peso di questo o quel partito.
Paradossalmente però questo sistema garantisce che almeno una parte dell’opposizione abbia voce, dato che avendo accesso a TV, Giornali e Radio e posiziona nei posti chiave quei giornalisti che si sono espressi a loro favore.
La gente? La gente non è rappresentata in questo meccanismo di potere, ma anche di equilibrio delle parti, un esempio di pesi e contrappesi che la democrazia riesce a controllare, almeno nelle sue punte più pericolose, la più pericolosa delle quali per una repubblica democratica è sicuramente perdere la libertà e diventare una dittatura.
A suo modo questo meccanismo ha garantito la difesa democratica.
Laddove l’opposizione non ha accesso a TV, Giornali e Radio, il sistema è dittatoriale o come piace dire oggi “autocratico”.
Abbiamo sotto gli occhi noi Europei come in Russia la Stampa, la TV possano esprimere solo l’opinione dell’autocrate dominante. E come questo abbia portato una invasione ingiustificabile e scellerata con centinaia di migliaia di morti su entrambi i fronti, e a una crisi internazionale con evidenti rischi di un conflitto nucleare.
La società moderna, globalizzata, non può più permettersi le dittature.
Quando Roma da repubblica si è trasformata in un impero retto da un imperatore he concentrava quasi tutti i poteri repubblicani su di sé, la società Cinese non è stata colpita, o quella Giapponese, o quella Tibetana, e neanche quella Indiana, o quella degli Inuit, sicuramente non quella Azteca o le popolazioni amerinde.
Per quanto Roma fosse potente, estesa e organizzata, la società non era globale.
La società di oggi consente di trasferire mezzi e beni ovunque: l’effetto farfalla è in agguato con conseguenze disastrose per tutti.
Non possiamo permetterci di inquinare oggi: quello che uso come carburante della mia auto, benzina o elettricità, o che butto nella spazzatura, possiede effetti a lungo termine che sommati mi ritorneranno con indietro negativamente.
La società moderna, essendo globalizzata e economicamente interdipendente, non può più permettersi le dittature né le guerre.