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@h3sitant
the only thing I’ve been listening to for one week
I need a hug and six months of sleep
È una tragedia per cui gli aggettivi esistenti nel nostro vocabolario non bastano. Sono riduttivi in confronto alla sofferenza, all’angoscia, alla disumanizzazione che quelle persone, non rom, non ebrei, non comunisti, non prigionieri, persone , hanno subito in quegli anni. La maggior parte di esse sono state uccise istantaneamente, forse per fortuna, mentre la restante parte era costretta a sopravvivere come manichini viventi alla ricerca della loro vita perduta, della loro umanità che scompariva dopo solo qualche ora passata in uno di quei campi di concentramento, ghetti o campi di sterminio, a causa di altri esseri umani come loro. Forse esseri umani non è proprio il termine corretto, perché l’aggettivo “umano” va sicuramente contro tutto il male che è stato procurato lì dentro. Nonostante le visite in molteplici di quei campi e nonostante il dolore immenso da tutti provato nel camminare sullo stesso suolo in cui quelle povere anime camminavano, guardare gli stessi paesaggi innevati che loro guardavano, entrare nelle stesse celle in cui avrebbero dovuto dormire (...) non potremo mai lontanamente provare ciò che sono stati capaci di sopportare. Possiamo immaginarlo, certamente, ma rimangono pensieri reconditi nella nostra mente che ci sembrano surreali e che non potremmo paragonare a nulla di conosciuto.
Questi luoghi colpevoli e testimoni del genocidio di milioni di persone servono a ricordare: ricordare di cosa l’uomo, a causa del suo egoismo e di ideali aberrati, è stato capace di fare; ma soprattutto, che potrebbe capitare ancora: non alla stessa maniera, non per gli stessi motivi, non con la stessa follia (che sarebbe, in realtà, la primitiva essenza umana), ma potrebbe succedere.
Anzi, sta accadendo: hanno lasciato morire 170 persone in mare, perché “non li vogliamo”, perché “ci rubano il lavoro”, perché “prima gli italiani”. Non è la stessa cosa?
Ciò che, a mio parere, dovremmo imparare da tutto ciò che è avvenuto, è “PRIMA LE PERSONE”.
mi sento come se non esistessi
Utagawa Hiroshige
Passano gli anni, i mesi e se li conti anche i minuti, è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti.
— F. De André
Rear Window (1954) dir. Alfred Hitchcock
bangsanghyeok
Golden tears.
Lo imposible
Maria Martins