Titoli di coda
Per ogni appassionato NBA la conclusione delle Finals ha sempre un retrogusto amaro, perché prima della fine di Ottobre non ci sarà nulla da vedere o seguire ( tralasciando Draft, Summer League, amichevoli pre-season per il mondo ). Naturalmente ogni appassionato NBA è anche appassionato della palla a spicchi, per cui si potrà sempre consolare con i playoff italiani e spagnoli, con le varie rassegne giovanili, con Eurobasket a settembre, per poi ricominciare il ciclo. Mi piacerebbe spendere due opinioni del tutto soggettive su quest’ultima serie finale. Come previsto da molti ( ma non dal sottoscritto, che sanguina il nero-argento di San Antonio ), ha vinto la squadra sicuramente più costante, organizzata e divertente della stagione ( dire “più forte” mi sembra una mancanza di rispetto per le altre 29 franchigie delle Lega ). La crescita e la maturità di alcuni elementi del roster è stata netta. Inutile dire chi sono, li conoscete, e ne parliamo poco più avanti. 4-0 al primo turno contro i Pelicans ( e di un certo Davis che a breve dominerà l’NBA ) 4-2 contro Memphis ( dopo essere andati sotto 2-1, come accaduto in Finale ) 4-1 contro Houston ( che, diciamola tutta, erano lì grazie all’harakiri dei Clippers ) 4-2 contro i Cavs. Un percorso che probabilmente è stato “favorito” da altri fattori : detto del suicido Clippers, ci sono l’appagamento Spurs vincenti lo scorso anno, l’infortunio di Conley, il supporting cast di Houston che non ha aiutato al meglio quel fenomeno di The Beard…e questo solo per l’Ovest. Ad Est abbiamo l’assenza di un go-to-guy per Atlanta, Bulls forse con troppa pressione addosso, Washington paga l’assenza di Wall. Sia chiaro, è solo un analisi personale; nell’NBA è cosi, se hai l’occasione la sfrutti, e Golden State l’ha fatto in pieno. Il tutto a dire che comunque hanno meritato di vincere, non voglio assolutamente dire il contrario. Degni avversari di una finale che ha fatto storcere il naso a qualcuno ( ma perché, scusate ? ) sono stati i Cleveland Cavaliers, alla loro seconda apparizione dopo quella del 2007 ( sempre con LeBron che all’epoca non era ancora quello di oggi ). Solo che otto anni fa fu una semicarneficina da parte degli Spurs, quest’anno è andata leggermente meglio, anche se il titolo non è arrivato. Costruiti in estate, con il ritorno di LBJ e l’arrivo di Kevin Love, fino a all’All Star Game stentano; dopo, grazie agli arrivi tramite scambi di JR Smith, Iman Shumpert e Mozgov, diventano semplicemente la miglior squadra ad Est. Fa rabbia , sempre da appassionato, vederli giocare durante ai playoff non al completo a causa degli infortuni di Kevin Love ma soprattutto di Kyrie Irving. 4-0 contro i Celtics al primo turno ( rammarico per Gigione nostro ) 4-2 contro i Bulls ( serie che ha elevato Jimmy Butler al rango di stella NBA ) 4-0 contro Atlanta ( anche se il sottoscritto sperava in un 4-3 ). Spendere due parole su di loro mi sembra alquanto corretto: LeBron fantascientifico, impossibile chiedergli di più, considerando la rotazione ridotta all’ossa del roster dell’Ohio. Double T, al secolo Tristan Thompson, e Timoty Mozgov le loro doppie doppie, la voglia, l’agonismo e la dedizione alla causa non le hanno fatte mai mancare. Matthew Dellavèdova (che questo inverno praticamente nessuno considerava) ha messo talento ( poco ) e il cuore ( tantissimo ) nel limitare Steph Curry, MVP della regular season, primo del suo nome e figlio di Dell e Sonya ( per utilizzare una formula tanto usata in Games of Thrones … e siamo sempre ad un grado di distanza dal basket, andate a vedere gli episodi di Games of Zones per credere ); il che, nelle prime tre partite, non l’ha neanche fatto male, ma alla lunga il talento e le capacità del primogenito Curry hanno avuto il sopravvento sulla guardia australiana ( sia chiaro, se trovate la sua maglia taglia XXL vi prego speditemela immediatamente ). JR Smith non ha aiutato quanto si sperava LBJ , sempre dovuto al fatto che la rotazione ridotta lo ha portato ad essere guardia titolare e non uno dei migliori sesti uomini delle ultime annate. Iman, a parte che dovrebbe cambiare parrucchiere, a questi livelli forse non è pronto, se non come ottimo comprimario, ma non da starting five. Altri non pervenuti. I migliori complimenti vanno fatti anche a coach Blatt, che, pur nella difficoltà delle rotazioni corte, è riuscito con la difesa, per lunghi tratti, ad impedire la transizione offensiva di Golden State, obbligandoli a fare scelte a cui forse non erano abituati. Poi ovvio, alla lunga la stanchezza forse ha prevalso. Mi auguro che, al completo , riescano a vincere il prossimo anno. LBJ probabilmente si merita un altro anello per il livello di gioco, maturità e fiducia con cui scende ad ogni allacciata di scarpa ( cari haters, ricordatevi che stiamo assistendo alla sua epopea come trent’anni i nostri coetanei di allora vivevano quella di MJ. Non aggiungo altro ). Detto di Steph sui cui non mi divulgo troppo perché per lui sono finiti gli aggettivi, a parte la bellezza della mam.. ehm del suo tiro, non si può non parlare di Draymond Green, giocatore tutto fare del roster di Steve Kerr ( che ha portato a conclusione il lavoro iniziato tre stagioni fa da Mark Jackson ) : i risultati di squadra sono stati proporzionali alla sua crescita. Bogut non ha, fortunatamente, avuto seri infortuni, risultando determinante, soprattutto nel pitturato, per le sorti della franchigia. Harrison Barnes, a parte un paio di giri a vuoto in queste Finals, è sempre più un potenziale All Star che forse ancora non ha mostrato le sue potenzialità. Se gli Splah Brothers non hanno bisogno di essere commentati, sono alquanto contento per Shaun Livingston, giocatore talentuoso ma sfortunato che negli anni gli infortuni hanno limitato ma che è riuscito a riscoprirsi utile nella profonda panchina dei Warriors 2014-2015 ( assieme a lui i vari Leandro Barbosa, Marreese Speights, David Lee, Festus Ezeli ). E poi c’è lui, l’MVP. Andre. I-G-U-O-D-A-L-A. Che fosse un giocatore squadra si sapeva, che sapesse giocare due o tre ruoli pure, che sappia fare un po’ tutto senza eccellere in niente anche, ma, in tutta sincerità, non mi sarei aspettato un rendimento cosi costante all’atto conclusivo. Non sono le cifre in sé a premiarlo, è la costanza nell’arco delle 6 partite e la sua difesa su LBJ ( roba mica facile se non ti chiami Kawhi Leonard ). Onore a lui, se lo è meritato sul campo, come è giusto che sia per ogni giocatore ad ogni livello. Come ha scritto giustamente il New York Times : “The Golden State Warriors Are a Team for the Ages”
Se siete arrivati fin qui a leggere, grazie del vostro tempo. La passione per questo splendido sport ci unisce tutti.















