Il vero tifoso romanista.
C’ho messo quasi una settimana per metabolizzare tutto, e forse ancora non l’ho digerita. Una settimana in cui ho pensato se ci fosse stato un perché, una motivazione, una scusa. Invece no. Domenica sera Daniele De Rossi chiuderà la sua carriera con la maglia della Roma dopo 16 anni dall’esordio in Serie A.
Mi sono chiesto decine e decine di volte in questa settimana il perché questa decisione di merda della società sia arrivata così, senza senso e senza preavviso.
Non ho trovato risposta.
Parliamo di un giocatore che non solo poteva dare ancora tanto a livello umano ma soprattutto poteva dare, e lo stava facendo, ancora tanto a livello tecnico. Non chiedeva un contratto multimilionario, chiedeva solo di giocare ancora con la sua seconda pelle.
Purtroppo invece lunedì mattina non sarà più un giocatore della Roma, e questo mi sta devastando. Ciò che più mi pesa è il fatto che probabilmente non siamo mai riusciti a fargli capire quanto gli volevamo bene noi che gli vogliamo bene.
A De Rossi nessuno ha mai perdonato un cazzo, da capitan Ceres allo sgaro sotto la barba, dai 6 milioni alla gomitata a McBride.
Lui nel mentre continuava a giocare e a sudare per quella che per molti di noi è un sogno, la maglia della Roma. Gli hanno detto che poteva fare di più in carriera, gli hanno detto che si lui era un simbolo ma Totti di più, gli hanno detto che non aveva i piedi da regista.
Ma mai nessuno che gli abbia detto un cazzo di grazie. Spesso anzi i complimenti più sinceri li ha ricevuti da tifosi avversari, che ce lo hanno sempre invidiato.
Grazie Daniè, io grazie te l’ho sempre detto, e te lo dico anche stasera, e te lo dirò sempre. Perché te per me e per quelli come me sei stato quello che noi abbiamo sempre sognato e sognamo.
Non so cosa ci aspetta nei prossimi anni ma so con certezza che sicuramente per diverse generazioni di tifosi romanisti da lunedì si aprirà una nuova era, non avremo più le bandiere che abbiamo sempre avuto, forse ne avremo delle altre, lo spero, ma nessuna per me sarà mai come te, vuoi perché siamo praticamente coetanei, vuoi perché ti ho visto esordire, vuoi perché viviamo la Roma allo stesso modo.
Sarà triste vederti domenica sera mentre la gente ti applaudirà piangere e fare il giro di campo. Non è da te Daniè. Non è da me. Non è da noi.
Tu non sei un triste battito di mani, sei un boato che esplode e trascina via tutto. Quindi prenditi sti abbracci e sti applausi domenica sera, spero che saranno tantissimi perché te li meriti dal primo all’ultimo. Poi però, quando vorrai, vieni in trasferta con noi e quando la nostra squadra segnerà tiraci fuori la vena, saltaci al collo e facciamo vedere al mondo che vuol dire essere romanisti.
Grazie.











