Se solo potessi guardarmi dentro.
YOU ARE THE REASON

Janaina Medeiros

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@hb-poison
Se solo potessi guardarmi dentro.
Non ti parlo del fatto di dividere una sigaretta o un cocktail. Dei messaggi. E nemmeno un letto. Lo puoi fare con chiunque. Ma se rifletti; Il fatto è che quando ami davvero qualcuno lo guardi e pensi io il giro del mondo lo farei solo con te.
— Quentin Tarantino
Grazie Quentin.
what the hell is going on
Ogni volta che apro Tumblr, e succede quasi tutti i giorni, sento una gran voglia di sfogarmi, di leggere tutto quello che ho dentro e cercare di trarre fuori qualche soluzione, o conclusione.
In realtà ho paura della pagina bianca.
Ho paura che qualcuno in casa mi veda scrivere e potesse chiedermi "cosa stai facendo?", ho paura di non avere una risposta pronta che non sia "mi sto sfogando su un foglio virtuale perché tanto parlare con gli esseri umani è totalmente inutile".
Ogni volta sto qui, le ore, e penso che forse non vale la pena scrivere questo, forse devo dare la precedenza a quest'altro, forse lascia perdere che sono tutte cazzate, forse non è il caso di scrivere oggi.
A volte mi faccio delle premesse scritte in modo tale da non vedere la pagina totalmente vuota, tipo adesso, così riesco a prendere coraggio e riesco a dare un senso al tempo perduto nel pensare a cosa diamine scrivere. È sempre così: ho le idee chiare perché ho bisogno di parlare di una certa cosa, poi mi viene l'ansia da prestazione con me stessa.
Comunque, motivo per cui sono tornata a scrivere oggi, rivolgendomi a un pubblico di nessuno, è perché qualche giorno fa una persona mi ha fatto una domanda che mi ha totalmente mandato in crisi:
"Sei felice?"
Ma che razza di domanda è "sei felice?"
Felice di vivere una vita di merda? Felice di pianificare la scomparsa da anni? Felice di sentirmi sempre male nonostante tutto?
Forse avrebbe dovuto chiedermi "sei triste?"
Avrei risposto di sì, e magari per la prima volta avrei argomentato questo problema. Ma la vita è di merda sempre, la domanda non poteva che essere quella.
A volte penso di lamentarmi e basta. Di stare qui, a scrivere il perché sto male senza farlo capire a nessuno, solo per dare fastidio con i miei post chilometrici.
Mi sento scomoda in me stessa.
E non sono affatto felice.
In questo momento, anzi, non sento assolutamente niente. Forse perplessità . Forse sono solo in attesa del mio prossimo passo, come se fossi due persone, e una delle due stesse guardando e giudicando da fuori le mie azioni e i miei pensieri.
Come può una persona essere felice?
????????????????????????????????????
LAGUNA
Sai, oggi avrei preferito non vederti.
Perché?
Beh, non avevo voglia di farmi vedere in queste condizioni.
Quali condizioni? Che succede?
Niente, tra di noi non succede niente, nella vita però succedono tante cose, tipo soffrire di depressione ma non sapere quale sia il livello, e soprattutto non curarsi perché non si ha un soldo.
Depressione?
Chiamala come vuoi, anche scoglionamento, o anche Gianfranco se lo preferisci, ma stai sicuro che non si tratta solo di tristezza, anzi, è un insieme di cose negative, una pozza nera come la pece, e io ci sono caduta dentro con tutte le scarpe e ci sto affogando dentro, da anni.
Mi sento come se fossi bloccata nelle sabbie mobili, mi stanno risucchiando e sono arrivate a prendermi fino al bacino. Non so quanto tempo ci vorrà ancora prima che mi prendano del tutto.
E allora come fai? Come hai fatto in questi anni?
Oh, tesoro, ho nuotato in questa pozza di pece, cercando una secca, un punto più alto dove poter finalmente spiccare il balzo e uscire del tutto, ma ancora non ho trovato nulla. Ho sofferto come non mai, bloccata nella pozza. Poi ho iniziato a conoscerla. Qualche volta mi offriva dell'alcol, e per non morire (o morire prima, forse?) di sete ho bevuto fino a scoppiare, mi sono ubriacata di lacrime e Disaronno per quasi un anno intero. Dopo l'alcol, qualche volta offriva del cibo, ma allo stesso tempo la pozza mi aveva stretto in una morsa terribile, e mi provocava così tanti crampi e sensi di nausea che preferivo digiunare che ingerire qualcosa che mi avrebbe fatto sicuramente più male. Forse quella morsa non è scomparsa del tutto.
Vedevo le uniche cose che amavo affondare nel nero "più nero della pece", la viola, la musica, l'amore, qualsiasi cosa.
Alla fine, l'anno scorso, la pozza mi ha offerto un rimedio a tutti i miei mali, un veleno potente che mi avrebbe aiutato a scendere nel nero senza soffrire.
Ci pensai a lungo.
Accettai il veleno.
Non aveva più senso rimanere bloccata nelle lacrime, senza via d'uscita.
Alla fine di tutto, il veleno non fece effetto, e mi trovai allo stesso punto di prima. Meditavo su cosa fare. Perché non potevo morire e allo stesso tempo non potevo vivere?
Decisi di ingannare la pozza, e di scappare per un periodo, si, forse una lunga vacanza, un viaggio, perché no? Comprai un biglietto e scappai a Londra. E che meraviglia poter camminare di nuovo! Oh cielo, che belle persone, che città meravigliosa, tutto corredato con Schubert in sottofondo, la malinconia e l'esagerazione di ogni tipo di sentimento conosciuto e sconosciuto.
Tornai a casa, sapendo che sarei dovuta rientrare nella pozza, e forse essa non mi avrebbe perdonato facilmente e probabilmente mi avrebbe inghiottito fino al collo, lasciandomi pochissime se non inesistenti vie d'uscita.
Invece trovai il diametro della pozza diminuito in maniera esagerata, tanto che la melma arrivava solo fino alla caviglia. Decisi di fare pace con me stessa e di riprendere in mano la vita che avevo lasciato affogare chissà in quale altra pozza accanto a me.
Ma quest'illusione di felicità durò per poco.
Cronologicamente, scappai a Londra in ottobre, la pozza iniziò ad inghiottirmi di nuovo a febbraio. Decisamente un lasso di tempo troppo breve per capire che forse stava andando un po' meglio.
E sei rimasta nella pozza finché non hai incontrato me?
Oh mio caro, non è esatto quello che mi hai chiesto. Io tutt'ora sguazzo nella pece, trovo un momento di sollievo quando passiamo del tempo insieme, ma tutto prima o poi se ne va. E tu sei il Sole, ci sei sempre ma non ti vedo mai. Sei la luce dietro le nuvole, la luna, l'universo. Ma in questo periodo ci vediamo veramente poco, e quanta gioia provo nel vederti, per qualche ora. Ti voglio bene, mio caro Sole, ti ringrazio per la compagnia e sono contenta di piacerti, per questo non voglio che tu mi veda in queste condizioni, non vorrei che ti stancassi di vedere una persona (posso ancora definirmi così?) la cui anima sta uscendo dal corpo, per vagare in eterno in questa laguna. Ti piacerebbe ancora vedermi, una volta svuotata completamente come una zucca ad Halloween? Senza bulbi oculari, colore e sentimenti? Mi ameresti ancora come hai fatto fino adesso? Sfido chiunque. Per questo non volevo vederti oggi. E forse sto meditando di non vederti mai più. Non voglio che tu assista alla fine dell'esistenza di una persona, non posso volere questo. Sto faticando tanto per allontanarmi da tutti, così da non poter avere legami affettivi che potrebbero fermarmi, ormai ho capito che la mia vita scenderà in questa pozza di pece e non uscirà mai più. Per quanto possa scappare, rigenerarmi, vivere per qualche ora, non potrò mai allontanarmi da questa laguna, mai e mai più. Sto accettando tutto questo, e tu dovrai accettare di dimenticarmi.
Ma come faccio a dimenticarti? Io sono proprio davanti a te, sempre!
Allora chiudi gli occhi, girati dall'altra parte.
Io sparirò prima ancora che tu possa realizzarlo.
Addio, Sole.
Romantic idea : kill me
Georges Simenon, Luci nella notte
nightcrawler (2014)
È difficile far credere a tutti che sei felice, quando sei quasi completamente spento dentro. La tua vita va a rotoli, non riesci ad avere il controllo di nulla, e sinceramente neanche ti va di farlo più di tanto; non per pigrizia, per stanchezza. Ma di cosa vuoi essere stanca a 23 anni? Della vita? È dura, oh se è dura, ma non è la vita che stanca davvero. Personalmente, sono stanca di me stessa. Ho quasi terminato la pazienza di convincermi a sorridere, a vivere con tranquillità , a superare i problemi con la determinazione giusta.
Speravo di non dover scrivere di nuovo, quante volte l'ho detto?
Mi trovo in modalità eremita nel paese di mia nonna, e da quando sono arrivata (circa 10 giorni ormai), mi sono costretta a non pensare più a niente e a concentrarmi solo sulla natura e sulle emozioni che provi nel momento in cui ti trovi nel bosco. Mi sono goduta quei momenti, da sola, e anche in compagnia. Una compagnia confusa, per me.
Sono talmente abituata a soffrire, che ormai il mio corpo esprime solo quello come sentimento principale, e non ne esistono altri.
Ho deciso di non aprire più il mio cuore, almeno per un bel po', e guarda il caso di merda (niente avviene per caso), il mio cuore sta scalpitando per un paio di occhi scuri, come l'ombra che si crea nei boschi, come il legno di alcuni alberi, la terra umida, la natura.
C'è una frase che ricorre spesso in questi giorni:
È tutto sulla linea giusta
E la mia mente sta vagando verso galassie di sentimenti inesplorate, vedo felicità , penso "forse vede la stessa linea che vedo io, forse è proprio quella linea". E forse è proprio questo pensiero che ha fatto nascere qualcosa, che sia anche una minima cosa, come la prima fogliolina di una pianta, dopo aver atteso per settimane che uscisse dalla terra.
Ma come si coltiva una pianta? Come si mantiene? Oh Dio, non ne sono mai stata capace, le piante sono sempre bruciate se passate per le mie mani.
Ecco, dove soffro.
Sono effettivamente incapace di stare bene, perché dopo aver appurato che ci possa essere un minimo di serenità in quello che mi succede, divento triste. Perché non so come continuare, non ne ho idea, non so se voglio farlo, forse meglio lasciar perdere, meglio.
In questi giorni sto odiando le parole. Non esprimono nulla, neanche una minima parte, di quello che provi. Può essere tutto frainteso, o tutto condiviso, ma la bilancia è maledetta. Appena un passo sbagliato che il peso finisce dalla parte opposta del nostro obiettivo.
Vorrei poter squarciarmi il petto e far uscire tutto, così com'è, chissà com'è. È possibile immaginare di aprirsi il petto in due e veder uscire delle immagini, suoni, ricordi, fantasie, desideri? Come sarebbe tutto più semplice se tutti potessero esprimersi in questo modo.
Ma è una sofferenza continua. Sto vivendo nella "Sinfonia Fantastica" senza averlo chiesto, né desiderato. Perché alla fine di tutto questo dovrò uccidermi? Perché porre fine a tutto solo perché la sofferenza di non riuscire ad esprimersi porta a lacerare l'anima? È come se tutto il corpo urlasse "BASTA", e non puoi far uscire una singola lettera perché si aprirebbe un mondo, un vaso pieno di discordie.
Vorrei non provare tutto questo.
Vorrei non provare, punto e basta.
"Death and the Maiden"
deep conversations and wine
Fuck everyone, countdown.
Situazione attuale:
I miei amici non vogliono uscire con me, mi rispondono male o non mi rispondono e non capisco dove sia il problema. Provo a chiederlo e non trovo risposta. Provo a chiedere loro di uscire per parlarne e non rispondono per giorni. Decidiamo finalmente di uscire e all'ultimo mi danno buca.
Questa storia va avanti da un mese ormai.
"Soluzione":
Ho iniziato a dire ai miei "amici" che non posso uscire con loro perché esco con una mia amica.
Quell'amica sono io. Ho iniziato a girare per Roma di notte, da sola, perché preferisco la mia compagnia di merda invece che leggere continuamente messaggi del tipo "scusa non mi va più di uscire", o aspettare risposte, o sentire continuamente segreterie telefoniche.
Ma si può sapere che cazzo vi ho fatto?
Da tempo penso ormai di allontanarmi da tutti, perché non ha più senso avere un legame forzato, ma d'altra parte penso che se non avessi più nessuno, sarebbe il momento perfetto per meditare al meglio, perché tanto non interessi più a quelli che hai sempre reputato "amici di una vita e oltre".
Ma ora sta capitando tutto così a random, non ho il controllo, perciò se così deve essere, mi toccherà accettare il fatto di rimanere da sola, perché non si sa per quale motivo, i miei cazzo di amici non vogliono stare con me.
Andrà benissimo così, basta solo chiarire che da questo momento in poi non esisterò più per nessuno.
Circe, the Enchantress by Edmund Dulac, 1915.
Ieri mattina mi hanno detto "sfogati nel weekend, parla con qualcuno, sicuramente ti farà bene far uscire tutto fuori".
Vorrei sapere con chi.