Mentre ieri al G7 Giorgia Meloni scodinzolava alla ricerca di una nuova foto con Trump da aggiungere alla collezione, negli stessi minuti, a pochi metri di distanza, il presidente del Brasile Lula saliva sul podio della conferenza stampa e dava a tutti una lezione di dignità.
Pochi giorni prima, Trump aveva sanzionato di nuovo il Brasile per affondare il PIX: il sistema di pagamento istantaneo, digitale e gratuito gestito dalla banca centrale brasiliana, quello che fa girare i soldi tra i cittadini saltando i circuiti americani delle carte di credito.
E allora, durante la conferenza stampa di ieri, i giornalisti brasiliani hanno chiesto a Trump se avesse incontrato Lula.
Lui è partito per la tangente, si è messo a parlare della famiglia Bolsonaro, tra l'altro confondendo i fratelli Flavio (candidato) ed Eduardo (condannato): "Il Brasile è diventato pericoloso politicamente. Ho sentito che oggi in Brasile hanno arrestato qualcuno che era candidato a una carica, mi ero appena congedato da lui, hanno arrestato Bolsonaro junior che andava forte nei sondaggi. Loro giocano duro. Ma nessuno gioca più duro degli Stati Uniti".
Al che, Lula è salito sul podio e ha deciso di dargli una risposta da incorniciare:
"Penso che quello che Trump ha fatto sia stato oltraggioso per il Brasile e lui lo sa. Ecco perché ho detto che si comporta ancora come un imperatore.
Il presidente Trump parla molto e ascolta molto poco.
Gli Stati Uniti potrebbero imparare dal Brasile, da elezioni più tranquille, più leggere, meno turbolente.
Non c’è Paese al mondo che abbia un sistema di voto elettronico come il nostro, in cui due ore dopo la fine delle elezioni conosciamo già il risultato in 27 Stati della federazione, sappiamo già chi è il presidente eletto, chi sono i governatori, chi sono i senatori, chi sono i deputati.
Quindi, se c’è qualcuno che deve imparare dalle elezioni civili del Brasile, è il mio amico Trump. La prossima volta porterò un’urna elettronica per mostrargli come funziona.
Lui ha il diritto di avere le sue preferenze elettorali, le sue preferenze ideologiche. Spero solo che non violi il codice etico tra nazioni che vogliono essere rispettate nella propria sovranità.
Per me può continuare a simpatizzare per Bolsonaro, per il padre, per il figlio, per il nipote, non c’è nessun problema. È un problema suo. In fin dei conti, sui gusti non si discute.
Ora, però, non si intrometta nelle elezioni del Brasile, perché le elezioni del Brasile sono un problema del Brasile".
Da una parte un presidente che difende la sovranità del suo Paese in faccia all'uomo più potente del pianeta.
Dall'altra la nostra Presidente del Consiglio, che attraversa mezzo mondo per mettersi in posa, sorridere, rimediare l'ennesimo scatto da incorniciare e tornarsene a casa contenta come una fan a un firmacopie.