Mi dispiace.
Mi dispiace per quello che sono, mi dispiace per non essere come tu mi vuoi.
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@ilfioredistrutto
Mi dispiace.
Mi dispiace per quello che sono, mi dispiace per non essere come tu mi vuoi.
Esistono tante persone false, ti cercano quando hanno bisogno di te ma poi quando tu hai bisogno di loro spariscono.
Brucia, ardi, soffri, disperati, distruggiti. Tutto questo lo fai in silenzio, da sola, senza nessuno al tuo fianco.
Pretendono che tu gli sistemi i loro problemi ma per te non si preoccupano.
Uvjek isto
Risolvo i problemi altrui ma non so risolvere i miei.
Gonite se svi u kurac.
Nessuno mi conosce veramente, nessuno sa come sono fatta, nessuno mi ha mai vista come veramente sono, sanno la mia corazza e le cose principali da sapere, nient'altro.
Eppure teste di cazzo come sono pensano di sapere tutto su di me e mi danno consigli, mi dicono cosa fare e cosa non, si reputano migliori in queste cose non sapendo un cazzo di me, pensano che io sia come loro, ma si sbagliano, non sarò mai come quelli che se la tirano e si fanno mantenere dai loro genitori.
La gente non sa un cazzo ma pretende di dire la sua comunque.
Io vi dico semplicemente di andarvene a fanculo tutti, pensate alla vostra vita e non alla mia.
💬
💎💎💎
Ed è qui dove io voglio stare. 💎
Viaggiamo il più lontano possibile, allontamiamoci da chi ci fa del male. Andiamo dove sappiamo di star bene.
Ed è adesso che è iniziata la vera tempesta.
Ed anche quando l'unica persona che ti era rimasta accanto ti volta le spalle e se ne va, tu crolli, crolli perché non hai più il tuo pilastro, ti sgretoli.
mi spieghi meglio che c'era tra te e la ragazza nel pullman?
Era un giorno come tutti gli altri, ioero seduto al mio solito posto con le cuffie alle orecchie mentre guardavofuori, il pullman pian piano si stava riempendo e le persone avevano iniziato astare in piedi visto che i posti liberi non erano più disponibili. Mentre stoper cambiare una canzone alzo lo sguardo e noto una ragazza che di scattoabbassa gli occhi, come per evitare di farmi capire che il suo sguardo fosse rivolto a me, sembrava che non si aspettasse che mi sarei accorto di lei, inquel momento pensai che magari fosse solo una coincidenza che i nostri sguardisi fossero incrociati. Il giorno dopo quando arrivò la sua fermata la fissaimentre saliva per farmi un’idea di lei..e mi trovai il suo sguardo su di me, di nuovo, e ci guardammo negli occhi per pochisecondi che sembravano un’eternità, aveva degli occhi molto scuri, sembravanopieni di oscurità e questa cosa mi fece venire i brividi, anche perché nonavevo mai visto degli occhi del genere e se in più ti fissavano pure, rimanevisenza parole. Indossava solitamente leggings, una maglietta con una giaccanera, il mio colore, e portava i capelli neri lisci e sciolti, amo i capellilisci e sciolti, si vedeva che ci tenesse al suo look, sembrava che le piacessero le cose che piacevano ame. Abbiamo iniziato così a fissarci ogni giorno, piano piano diventavaun’abitudine, ci scambiavano sguardi ogni volta che lei saliva finché nontrovava posto e poi continuare a guardarci negli occhi quando doveva scendere(scendeva prima di me). Non la conoscevo, non sapevo nemmeno che nome avessema queste cose passavano in secondo piano quando me la trovavo davanti. Sisedeva sempre nei posti anteriori del pullman, io al centro, lei non andava maioltre, forse perché dietro c’era sempre confusione causato da alcune personepiù grandi e questo mi aiutava a farmi un’idea di lei, di che persona fosse.Questa storia iniziava a prendermi molto, ero curioso di vedere fin dovepotesse arrivare, così non volevo mai perdere quel pullman perché sennò avreiperso lei visto che potevo vederla solo di mattina, quindi mi svegliavo un po’prima solitamente per essere in tempo. La cosa continuava sempre nella stessamaniera, ogni giorno, come se ormai fosse diventata una routine, lei saliva, cifissavamo, si sedeva, io la guardo seduto da dietro facendomi 1000 domande suchi fosse e perché mi fissasse, penso che pure lei si facesse queste domande,poi si alzava per scendere e ricominciavano gli sguardi, ricordo ancora aquando stava in fila e si girava verso di me cercando di non farsiscoprire..scatenava in me tante emozioni e poi scendeva. Con il tempoiniziò a sedersi sui posti che erano vicino a me, piano piano si avvicinava,iniziò poi a sedersi al posto davanti a me e la notavo guardarmi in quel minuscolospazio tra i sedili che bastava a far incrociare i nostri occhi. Molte personemagari avrebbero fatto il passo, io invece non riuscivo nemmeno a dire unaparola per tutto quello che provavo solo guardandola, e devo dire che avevoscoperto in quella circostanza che ero timido, da quel giorno, quando sisedette davanti a me, iniziò a scendere dalla seconda porta che era affianco almio sedile e me la trovavo a 2cm di distanza, fu in quel caso che sentìil suo profumo, era alla fragola, una meraviglia. Ad un certo punto cambiòtutto, smise di fissarmi, saliva sul pullman e si notava la fretta con laquale andava a sedersi, come per evitare i miei sguardi, e quando scendeva nonsi girava più, mi evitava e io non capivo più perché, iniziavo a diventareparanoico, pensavo che magari si fosse stancata, che non le bastavano piùquesti sguardi, ma non sapevo come contattarla, nessuno dei miei amici laconosceva, nessuno poteva presentarmela e in più il pullman era sempre pieno econ le sue amiche sempre intorno a lei mi era difficile scambiare due parole,fu lì che iniziai a trovare difetti in me, fu per la prima volta che mi sentivocosì triste sapendo che stavo perdendo qualcuno che non era mai stato mio, lacosa mi faceva male anche se lei non era nessuno per me, ma era come se misentissi legato a lei. Non mi calcolò per alcune settimane e passai quel periodoin modo abbastanza difficile, con tanti pensieri per la testa, mi ero ormairassegnato, mi ero impresso nella mente che l’avevo persa, non volevorimanere sempre triste così decisi di evitarla, di non pensarci più, decisi cheanche io dovevo smettere di fissarla e sperare che alzasse il suo volto, giàquel volto così innocente e tenero con due occhi pieni di oscurità che tiattiravano. Passarono altri giorni e tutto continuò così, quando un giornofacevo le mie cose al cellulare, e sento “posso?”, tolgo lo zaino senza nemmenoalzare lo sguardo per vedere chi fosse e torno ai miei affari..lì sento unbuonissimo profumo alla fragola e mi giro di scatto, era lei, sì proprio lei, siera seduta vicino a me e io non lo avevo nemmeno notato, non riuscivo acrederci, per la prima volta mi aveva chiesto il posto, solitamente il postovicino a me era sempre libero e lei pur notandolo si sedeva altrove. In quelmomento mi passarono in testa così tante cose che non sapevo come mettereordine, questa cosa non mi era mai capitata, sono una persona che sa cosa devefare e cose vuole, eppure solo la sua presenza lì mi faceva impazzire, nonriuscivo a fare nulla, stavo lì immobile a realizzare il fatto che lei fosselì. Mentre sono ancora indeciso su cosa fare, arriva già la sua fermata e lei sialza e scende. Non me la prendevo con me perché non le avevo parlato, sapevo che da ora avrebbe iniziato a sedersi vicino a me più spesso e giàquesto mi bastava, ma comunque domande come “perché mi ignorava eora fa tutto questo?” sorgevano. Non capivo. Il giorno dopo speravo che questa coseaccadesse di nuovo, arriva la sua fermata, lei sale e quando sta per venireverso di me.. uno stupido moccioso si siede vicino a me, questo bastardo levalo zaino da solo e si siede, e lei dopo aver visto che il posto non era piùdisponibile si sedette vicino a qualcun altro. Inutile dire la voglia omicidache mi prese, avevo voglia di dare fuoco a quel ragazzino. Da quel giorno loguardai male ogni volta. Passarono ancora giorni e lei non mi chiese più ilposto, ci continuavamo a guardare. Tornarono i suoi momenti “no”, quando miignorava del tutto per settimane, evitava ogni tipo di sguardo. Pensai chepassasse alcuni momenti difficili e preferiva starsene da sola, per conto suo,proprio come facevo io. Una cosa che notai era che dopo questi momenti lei “tornavaalla grande”, per esempio si sedeva vicino a me oppure non smetteva di fissarmicome se volesse farsi perdonare. Un episodio che non dimenticherò mai è quandoun gruppo di ragazzi salì, lei salì per ultima, era infondo alla fila, questiragazzi mi chiesero “occupato?” io dissi di sì, e proseguirono, lei era rimastaa guardare la scena, quando tutti quanti passarono cominciò a venire verso dime, io tolsi lo zaino e lei si sedette senza che nessuno dei due disse unaparola. Mi ero emozionato lì, lei aveva capito esattamente quello che volevo,era un momento speciale per “noi”. Alcuni giorni dopo venni a sapere da miopadre che ci saremmo trasferiti all'estero, per via dei miei studi e per illoro lavoro, la prima cosa che pensai era lei, di non poterla più vedere, diallontanarmi da lei, mi prese una stretta al petto pensando a queste cose.Iniziai a stare male, pensavo molto a cosa fare, passavo ore a pensare epensare. Scelsi in quel momento di non fare nulla con lei, che era meglio se cifossimo allontanati perché ci sarebbe stato più dolore altrimenti, e io nonpotevo sopportare questa cosa. Smisi di guardarla, non le rivolgevo nessunsguardo, perché sapevo che se l’avessi fatto mi sarei ferito molto di più e cheanche per lei, era meglio così. Non ci siamo mai conosciuti, io non so che tipodi persona sia lei, e lei non sa che tipo di persona sono io, ma ci eravamolegati solo guardandoci, eravamo diventati qualcosa per l’un l’altro, due perfettisconosciuti erano diventati qualcosa. Scoprì pure il suo nome, A. Che stranamente è pure il mio nome preferito. Lei ora si èfidanzata, e spero che sia davvero felice e la ringrazio per tutto quello chemi ha fatto provare.
-Elle
é una storia stupenda
Senza parole