Ed eccoci al mio primo post...
Vorrei già dire tante di quelle cose che non so da dove cominciare.
Partiamo da qui… era il 2017 quando, poco più che ventenne, inizio il mio percorso…
Decido di investire sul mio territorio: quando tutti andavano via dal mio paese io decido di restarci e investire le mie energie qui.
Era maggio, quando decisi di aprire partita IVA… scartoffie burocratiche che non capivo nemmeno da dove cominciare a metterci mano…
E no, non parlo di attività di social media manager e tutto quello di cui sentiamo parlare oggi, parlo di attività artigiana, quell’attività che non si fa da sola, dove non c’è un pc a mandare avanti tutto ma soltanto mani e capacità.
Da lì comincia il mio percorso, di crescita, di autonomia…
Se mi guardo indietro non mi pento di nulla, forse rifarei tutto quello che ho fatto.
Ho cresciuto la mia attività come un figlio da curare e amare.
Iniziato tutto con un piccolo furgoncino regalatomi, anno 1989… praticamente aveva più anni di me, ma che nemmeno a dirlo ho rimesso a nuovo, ma non importava: mi stava aprendo la strada a quello che sarei diventato, a quello che sono oggi.
A poco a poco comincio a stringere accordi e partnership con grosse realtà, ottengo qualifiche europee, mi specializzo su settori che forse ancora non sono nemmeno conosciuti sul mio territorio…
Ci ho messo tanto di quell’impegno… 14 ore al giorno quando andava bene, spesso anche 16, 7 giorni su 7… ma no, non mi pesava.
Era come crescere quel figlio, e più lo vedevo crescere più pensavo: “ne vale la pena”.
Mezzo nuovo, attrezzature… ho tutto e niente debiti.
Quello che guadagnavo lo reinvestivo per acquistare ciò che mi serviva per crescere, e nel frattempo pagavo anche quel mutuo fatto all’inizio per avviare tutto…
Ce la sto facendo, penso.
Febbraio 2025
Stavamo realizzando gli impianti in un hotel… e proprio mentre ero lì, la notizia:
un caro amico e collega non c’è più.
Una di quelle persone positive che ti fa sempre piacere vederle e scambiarci quattro chiacchiere.
Avevamo scherzato fino a qualche giorno prima, dicendo che forse era il caso di prenderci una vacanza.
“Quando passi fermati per un caffè” mi diceva sempre…
Bhè, non lo abbiamo più fatto dopo l'ultima volta che me lo ha detto.
E nella mia testa mi piace pensare che sia partito per quella vacanza.
Perché...no, quel 24 non sono riuscito nemmeno ad andare a vederlo l'ultima volta, impresso ormai solo in una foto.
Marzo 2025
Sono esausto… ma devo finire quel lavoro.
L’hotel deve aprire, e ho da pagare mutuo, affitto ecc…
Tengo duro, vado avanti… come ho sempre fatto, da solo, nel silenzio e senza chiedere aiuto.
Mi sto logorando dentro e comincio a chiedermi che senso abbia tutto questo…
Maggio 2025
Ce la sto facendo, mancano le ultime cose…
Nel frattempo mi sento distrutto, sento di non farcela più…
Amo il mio lavoro, ma non tollero più le persone, la burocrazia… niente di un sistema malato che, nonostante gli sforzi, ti dà sempre meno.
In quel mese conosco un ragazzo, cioè, lo conoscevo da prima ma non ci avevo mai avuto a che fare, lui a malapena ventenne.
Vedo in lui quella voglia di fare di quando ho cominciato io.
Lui da poco aveva aperto la sua attività in proprio, mi ci rivedevo...
Abissale differenza di età fra noi… eppure lì cominciano le battute, gli scherzi, tant’è che adesso ci sentiamo ogni giorno, ci raccontiamo tutto.
Per me è il fratellino che non ho mai avuto.
Giugno 2025
Quell’amicizia cresce, i lavori sono ormai finiti, e siamo quasi confidenti.
Io mi diverto a fargli scherzi perché lui è un tipo ansioso e scherziamo sempre.
Non so, lì comincio a vedere la vita in modo diverso.
Comincio a conoscere persone nuove che non pensavo mi entrassero dentro così…
E conosco lei: una ragazza che non so descrivere.
Cominciamo a scherzare e ridere, a sentirci sempre di più.
Non ha chiesto di entrare nella mia vita: ci è entrata e basta.
Come un uragano ha abbattuto le mie difese, i muri che mi ero costruito per non soffrire, reduce da una relazione finita dopo dieci anni e in cui ero ancora dentro gli strascichi.
Lei li ha abbattuti.
Sembrava di conoscerla da sempre, o magari ci conoscevamo già in un’altra vita, perché davvero quella sensazione non me la so spiegare.
Perché parlo di lei?
Perché è il mio punto di svolta in tutta la storia… ma le dedicherò un post a parte.
Luglio 2025
Per la prima volta mi sento felice davvero.
Per la prima volta mi sento completo, visto, capito… ed è qualcosa di meraviglioso, forse mai provato prima.
Estinguo il mutuo, forse adesso davvero posso prendermi un po’ di meritato riposo.
Ma arriva la frenesia dell’estate.
Quelle persone che già non tolleravo più prima, la stanchezza e quel riposo che non arriva.
Anzi, arrivano le male lingue, le voci di paese.
Lei si allontana da me…
Io non so più cosa fare, sprofondo di nuovo.
Sto rischiando un esaurimento nervoso e non posso permettermelo.
È agosto.
Scappo.
Me ne vado via qualche giorno, mi allontano da tutti.
Passo le notti a piangere, quei giorni in cui mi allontano.
Poi un giorno, mentre ero lì, una chiamata: un’offerta di lavoro.
Sì, mi piacerebbe… ma ho la partita IVA, come faccio?
Da quel momento comincia ad entrarmi dentro il pensiero che forse devo lasciarmi alle spalle un capitolo della mia vita…
Quel capitolo che ho cresciuto come un figlio e che mi ha fatto crescere.
Comincio, a poco a poco, a maturare l’idea e credo davvero sia la cosa giusta da fare.
Lei c’è di nuovo, poco dopo.
Le racconto tutto, come sempre.
Ci possiamo permettere di parlare di ogni cosa, nel nostro spazio sicuro in cui nessuno verrà giudicato.
Lei mi dice: “A chi ci aspetti?”
E io mi fido.
Mi capisce più di chiunque altro e non so come faccia.
Mi butto.
Lo faccio davvero.
Comincio a lavorare per quest’azienda, pur mantenendo al momento la mia attività, fatturando a loro i lavori.
Comincio a partire… tre volte, ad oggi.
Nuova città, a quasi 700 km da casa.
Nuovo modo di lavorare, nuove persone, tutto nuovo.
E a me le novità hanno sempre fatto paura, ma questa volta c’è qualcosa in più: non un dettaglio, ma una costante.
Una sicurezza: lei.
Lei non è una persona nel senso più banale del termine.
Lei è energia, lei è anima.
Quegli abbracci che ti sistemano i pezzi del cuore e di cui non riesci più a farne a meno.
E no, non mi ha mai più lasciato solo.
Anche a distanza io la sento: lei c’è.
Quei messaggi, quelle videochiamate, quando guardo il cielo o quando sfioro la mia mano e sento quel brivido, la sensazione di quella carezza che mi faceva tra i capelli.
Decido: a dicembre chiudo, vado a lavorare con loro.
Decisione sofferta, mi sento quasi un fallito, come se stessi per abbandonare un figlio che non si ha avuto il coraggio di crescere.
Ieri la telefonata.
Esco dal locale per parlare:
“Da giorno 2 gennaio sei assunto con noi.”
Rientro e la guardo, lei è li, al tavolo da cui mi ero alzato poco prima.. non posso abbracciarla li, non ieri… ma sento dentro di me quella frase che mi dice sempre:
“Ci sono io, vedrai che andrà tutto bene.”
Sorrido e mi siedo di nuovo.
E sì, l’ultimo lavoro che farò sarà proprio a casa sua.
Non sarà facile, mantenere quel pavimento antico che ama e che mi ha raccontato essere il dettaglio di cui si è innamorata quando ha comprato casa.
Quel suo spazio che lei si è guadagnata con tanti sacrifici e in cui io voglio entrarci con semplicità e cura, proprio come lei è entrata nella mia vita e io nella sua.
Non gesti plateali, non grandi eventi… ma piccole cose, piccoli gesti di cura e presenza costante.
Quelli che non ti fanno amare un corpo, ma un’anima.
Quelli che ti fanno sentire: “lei c’è”, anche a 700 km di distanza.
Ed è così che chiuderò quel cerchio iniziato nel 2017.
Con lei.
Che è e sarà per sempre la parte migliore di me.
"Perché a volte basta una persona per dare senso a tutto un viaggio.💙"












