È da quando penso di essere atea che mi sono ricomposta. L'esistenza di questo "Dio" che tutti venerano e che tutti amano, che tutti rispettano e vogliono che venga rispettato, mi sembra solo una richiesta di aiuto, la motivazione che li porta ad avere meno paura, della morte, il mistero più eclatante tra tutti, delle persone, dell'universo, ma io vorrei un Dio che mi facesse passare la paura di vivere. Si questo è il mio pianeta, ma la vita che ho mica me la scelgo io, anzi io proprio non saprei scegliere, non so cosa indossare per andare a lavoro, figurati se so quale strada mi porterà al successo o alla felicità. Dipende da cosa pensiamo sia la felicità. Prima pensavo fosse l'amore, o meglio, pensavo fosse trovare l'anima gemella, avere un buon lavoro, una bella casa e vivere la monotonia. Oggi non so cosa sia esattamente per me essere felice. Se è distruggere le barriere che mi portano a ridicolizzarmi davanti agli altri, in un luogo in cui tutti si sentono superiori per i propri ideali. Sento come se appartenessi ancora al mio passato perché ho iniziato a considerarlo parecchio insignificante, ma quella briciola di felicità forse l'ho sentita solo quando ho potuto sentire di essere nata da quella figura che ora per me è come un gigantesco punto di domanda. Questo dimostra che non mi so adattare, non riconosco il fatto di potermici abituare a questi cambiamenti ed è per questo che ora nessuno mi definisce. E io chi sono? E se credessi in Dio cosa cambierebbe? Non ho bisogno di aggrapparmi a una fede, anche se vorrei amarmi, vorrei amare la vita, vorrei amare i miei passi, i miei percorsi e amare quelle cadute che ho fatto, vorrei amare la mia capacità di rialzarmi ma ho le ginocchia piene di lividi. Ora posso disinfettarmi con le lacrime, perché sul tuo viso il mio sangue non lo posso spargere. Ma mi guardo e vedo nell'oscurità della pupilla il tuo riflesso e posso sentirti contare i giorni che ormai ci separano, eppure il sole continua a splendere, il mare continua ad esistere, quindi nonostante Dio ci abbia separate , tutto intorno continua a vivere. Ti so amare senza conoscerti, senza averti mai chiamata "mamma" come meritavi. E io cosa merito? Tu mi hai abbandonata e io pure. Quindi non siamo nemmeno dei ricordi, siamo solo entrambe consapevoli che non potevamo crescere insieme, anche se lo avrei voluto o lo avremmo voluto. Dopo anni non so cosa mi spinge a scriverti in continuazione, cosa ci trovo io nel sapere che tutto quello che ho scritto fino ad ora tu mai lo leggerai? Sono un'idiota. Me lo dico sempre. Sento che non mi fa bene questo contatto che cerco con te su queste pagine vuote, ma mi ricordano te e voglio riempirle solo di te.