© Gabriele Orlini, Bahia Blanca, Argentina 2013
È stato detto che il fotografo - per raccontare - deve cambiare forma, diventando autore e legando la sua fotografia a se stesso. Personalmente, sono sempre più convinto che la fotografia - almeno nel modo in cui la vivo e la considero - sia un’arte profondamente legata e connessa alla vita, condizionata dagli eventi che la vedono protagonista o spettatrice, dagli incontri casuali o cercati, dalle letture, dalla famiglia, dagli amici, dai ricordi.
Ma anche se le esperienze di vita contribuisco a costruire un bagaglio di soluzioni utili nell’affrontare le questioni di ogni giorno, il compito del fotografo che si assume il rischio di raccontare è - il più delle volte - quello di abbandonare le facili convenzioni tecnico- compositive predefinite e di facile effetto, concentrando la propria attenzione e ricerca nel contenuto, nel voler raccontare e nel produrre un fremito nel lettore.
Si abbandona così una ricerca tecnico-estetica fine a se stessa che potrebbe portare (e il rischio è davvero alto) alla creazione di immagini a discapito della fotografia.
Un reportage, che comporta la precisa documentazione di fatti e/o eventi facilmente riconducibili nella loro dimensione spazio temporale, molte volte perde la sua fondamentale componente di racconto, cosa che invece dovrebbe mantenere sempre viva.
Ed essendo la documentazione e, di conseguenza, l’attualità dell’avvenimento il soggetto naturale del reportage, la fotografia e la serie di fotografie che ne viene generata dovrà assumere e contenere connotazioni giornalistiche, di inchiesta, di argomento storicamente identificato, di cronaca. In una breve considerazione possiamo azzardare che nel reportage il fotografo si muove nell’etica del rispetto della verità, dell’obiettività e della spontaneità dell’argomento trattato, pur concedendo ed invitando la fotografia a una visione più profonda ed emozionale.
Il racconto, diversamente, non lega la propria dimensione a una documentazione di fatti ma pone nella narrazione il suo fine; inoltre non necessita di identificazione storica o approvazione geografica in quanto ripone nell’emotività e nella sensibilità del lettore il suo unico scopo. Può pertanto essere ricostruzione, invenzione, interpretazione personale o introspezione. Non cerca l’oggettività ma vive di soggettività.
Il racconto supera il semplice concetto di serie di fotografie per comunanza di tema o di argomento e quello stesso di Illustrazione per fotografie, in quanto il racconto fotografico ha nella sua specificità la forza di compenetrare le fotografie l’una nell’altra che, pur mantenendo il significato e la forza narrativa della singola immagine, conserva ed esalta la sua forza esprimente per il solo fatto di connettersi alle altre in una sequenza narrativa e strutturata. Fondamentale, per riuscire in un racconto fotografico che abbia forza espressiva e narrativa, una progettualità a monte del racconto stesso con la consapevolezza e conoscenza degli eventi e degli attori coinvolti nel racconto e la comprensione del tempo interno dello scatto il quale potrà apparire compresso, impalpabile, assottigliato ma dovrà sempre emergere come una presenza necessaria all’interno dell’inquadratura affinché la fotografia possa trasformarsi in narrazione. Il racconto fotografico, così composto e congetturato, andrà quindi letto e interpretato come si legge un libro o guardato come si guarda un film.
Ma pur considerando tutti gli aspetti anche tecnici nella composizione del racconto fotografico quali ad esempio: scelta tonale e stilistica, colore, luminosità, dimensioni e rapporto tra le immagini, ritmo di sequenza, impaginazione, e via discorrendo, tutti questi fattori devono essere sfruttati dall’autore per generarne il ritmo, il flusso, il senso di lettura del racconto, diversificarne il peso, l’interesse, il tempo di lettura - e quindi anche di importanza - di ogni singola immagine.
Questa distinzione tra reportage e racconto non vuole mettere in risalto una forma rispetto all’altra ma porre l’attenzione nel distinguerle affinché vengano compresi gli approcci necessariamente diversi alla creazione dell’uno o dell’altra forma comunicativa, invitando l’autore a definire la categoria di appartenenza della propria opera fotografica .
Workshop “La fotografia narrativa”
Evoluzione del reportage: dall’approccio alla costruzione
Il workshop “La fotografia narrativa” è un percorso didattico finalizzato alla creazione di una consapevolezza visiva e di metodi oggettivi e soggettivi per la realizzazione di un racconto fotografico.
Il workshop “La fotografia narrativa” è promosso dal Circolo della Stampa di Trieste in dialogo anche con l’Università di Trieste. Con questa iniziativa, che si iscrive tra le manifestazioni per il 50° anniversario del Circolo della Stampa, e con l’intento di promuovere un corretta riflessione attorno al tema del reportage, si intende in particolar modo offrire uno spunto ai giovani che vogliano partecipare al concorso dedicato agli under35 “TRIESTE, TRA OASI E DESERTI”.