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reblog / like if you save them.
“Rather than water being important in itself, water flows from top to bottom. I think that’s the tragic and sad element in this film. Water always flows from the rich to the poor, it never flows the other way.” –Bong Joon-ho
Parasite | 기생충 (2019)
a Mans
Ryosuke Handa
Alle 18.00 in cielo rimane solo un filo di luce, l'aria è pungente e il lieve vento mi sposta i capelli sul volto, esco da lavoro e mi fermo a fumare una sigaretta con L., ridiamo per qualche minuto e poi mi dileguo verso casa con passo veloce. Dalla finestra del salotto posso osservare il tramonto ed è uno spettacolo sempre diverso che mai mi perderei. Tolgo l'orologio, gli orecchini, gli occhiali, mi spoglio e lavo via le pensantezze della giornata appena trascorsa, sgroviglio ogni nodo dai capelli e cerco di fare lo stesso coi pensieri, apro l'acqua calda della doccia e mi ci infilo sotto come se fosse un caldo abbraccio, intanto ascolto la musica che proviene dalle mura del vicino, una musica con la quale ho imparato a convivere. Vorrei imparare a convivere facilmente con tutti i miei difetti ma mi accorgo che è sempre una gran lotta accettarsi, guardare il proprio riflesso nello specchio e sorridergli.
Dopo un mese di malattia domani torno a lavoro, molte sensazioni si scontrano dentro di me, non so come il mio corpo potrà reagire tornando a fare quello che per me è sempre stato normale. Penso a tutte le visite che ho fatto in due mesi e a tutte quelle che dovrò fare nei prossimi e un po' di ansia sopraggiunge, non credevo di poter arrivare a stare così male, in fondo sono stata anche fortunata, in quattro mesi sono riuscita a venire a capo della patologia che colpisce il mio corpo. Ho trascorso tante notti insonne, ho ricominciato a fare sogni alquanto spaventosi, ho trascorso giornate intere senza aprire gli occhi talmente mi infastidiva la luce, non ho minimamente pensato a fare un regalo di Natale, ho trascorso intere settimane a non riuscire a pensare a nulla riguardante il mio presente ed il mio futuro. Il dolore non smetteva mai di aumentare. La convalescenza a casa è stata lunga e per niente semplice. Mamma per telefono mi diceva "mi fa male vederti così", ha fatto molto male anche a me e fa male tutt'ora nonostante il dolore sia migliorato, mi sono estraneata per interi weekend sperando che con il riposo e gli antidolorifici, il cortisone e ancora altri antidolorifici tutto potesse migliorare ma alla fine mi sono ritrovata a non riuscire più a vedere la luce in fondo al tunnel. A 23 anni è inimmaginabile dover trascorrere un periodo buio come quello che ho trascorso. Domani dovrò entrare in quell'ufficio a testa alta come ho sempre fatto ma in questo momento ne sono terrorizzata.
Karel Teige (1900-1951) Sans titre, collage, 1941
Clyties of the mist, Herbert James Draper, 1912.
“Fifty-five dollars for a steak… / They’re known for they’re meat here– / And thirty-five dollars for a salmon. You get the salmon to blow you for that price?”
The Meyerowitz Stories (New and Selected) (2017, Noah Baumbach)
cinematography by Robbie Ryan
Settembre è finalmente trascorso, mi porto addosso gli strascichi di tutte le esperienze che non sono riuscita a superare nei mesi estivi. Mamma è stata male di nuovo e nel mentre io ho provato ad ignorare tutto il male che mi provoca la sua depressione, credevo che vivere sola mi facesse toccare con meno cuore il suo malumore, mi sbagliavo. Ho iniziato a bere molto, la sera dopo lavoro e soprattutto nel weekend, mi sono nascosta dietro il fumo di molte sigarette, ho saltato la cena molte sere di fila, eppure ho sempre guardato il mondo dicendo ''Io sto bene'', non riesco a parlare dei dolori che provo, quando cado voglio riuscire ad alzarmi da sola è più forte di me. Settembre è trascorso e voglio mettere una pietra sopra a tutti i miei fallimenti di questo mese. Ho iniziato a cercare casa, l'affitto mi sta stretto e voglio una casa tutta mia, voglio delle mura sulle quali possa mettere un chiodo senza la preoccupazione di doverlo coprire, voglio un luogo che sia mia davvero e che mi rispecchi. Ogni volta che devo affrontare una situazione come questa mi sento come un'infante, impaurita dal mondo degli adulti, avrei tanto voluto fare l'università, laurearmi, avere un'occupazione lavorativa completamente differente e a volte soffro per questo, soffro tanto fino al punto di scoppiare in lacrime ma in fondo so che se voglio potrò ottenere anche io i miei traguardi, mi asciugo le lacrime e tiro un sospiro, settembre è terminato ed io ho davanti una vita da vivere.
Apollo Bird by Mark Grantham
“If you’re Alabama, who am I?” “Monroe.”
The Broken Circle Breakdown (2012)
L'aria è umida, appena varco la porta per uscire dallo stabile vengo travolta dall'aria carica di salsedine, il sole scalda il corpo avvolgendolo completamente, faccio respiri profondi e chiudo le palpebre, un po' come se qualcuno dovesse baciarmi la fronte. Il mio animo è irrequieto, i pensieri fanno un continuo girotondo fino a quando non decido di chiudere gli occhi ed assopirmi. Sono abituata ad una costante solitudine, non sono solita a dividere il mio spazio, a condividere con altri il mio tempo, farlo mi porta a conoscere quella parte di me sempre ansiosa ed irrequieta, quella parte che se potesse si caverebbe gli occhi. I piedi sfiorano la sabbia, è bollente, sul viso, sulle braccia, un po' su tutta la linea del mio corpo ci sono ancora delle gocce d'acqua, ho gli occhi chiusi e provo a farmi cullare dai discorsi circostanti, quanti rumori, nell'aria l'odore del fumo delle sigarette si mischia all'odore del mare ed arriccio il naso. Sono una persona cattiva penso, alzo lo sguardo al cielo ma non ricevo alcuna risposta, sono così fragile, forse da qualche parte, in questo mondo, esiste una me migliore, meno spigolosa, meno irrequieta, una me con un animo più genuino come quelli di chi il male non lo ha mai toccato con le dita. Mi faccio accompagnare dalle onde di questo limpido mare, la sabbia nel fondale forma delle piccole dune, viste da qua sembrano perfette come appena disegnate, i pesci, così piccoli, ruotano intorno alle caviglie e mi spavento, mi spavento per niente ma probabilmente tutto ciò che non fa parte della mia comfort zone mi spaventa. Ho i capelli mossi dall'aria che entra forte dai finestrini, l'aria calda mi schiaffeggia, qua, in mezzo a queste strade, sembra di essere su una tipica strada desertica dei film girati in America, me ne viene in mente uno di Michelangelo Antonioni ma in realtà non so quanto c'entri questo. Mi assopisco lentamente e tutto diventa sempre più nero, più silenzioso, diventa come desideravo da ore.