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@indebitoconlavita
Se ci penso
quando ci penso
mi sento ancora morire
-Susanna Casciani
“Ma chiunque abbia avuto un dolore così grande da piangerci fino a non avere più lacrime, sa bene che a un certo momento si arriva a una specie di tranquilla malinconia, una sorta di calma, quasi la certezza che non succederà più nulla.”
— C. S. Lewis, Le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l’armadio (via doppisensi)
“Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare: a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole.”
— Sylvia Plath - Diari (via mariofiorerosso)
“Spesso ci ostiniamo a tenere in piedi cose che non hanno avuto la forza di sfidare il vento. Ci mettiamo noi controvento a camminare al loro posto. Ma l'amo non ha bisogno di essere convinto, l'amore è sicuro di sé. Per cui forse non è amore, per cui forse meritiamo un altro vento.”
— La luna blu, M. Bisotti (via wanderlust—travel)
“Lo ami ancora allora? No, veramente no. Il fatto è che se mi ritorna in mente, le volte in cui accade, ha ancora il potere di trasformare una giornata tranquilla come tante altre in una giornata di merda. Tutto qui. Non è amore, non è malinconia, non è tristezza, non è mancanza. E’ la reazione naturale di una che amava e poi, per forza di cose, ha imparato a non amare più.”
— Susanna Casciani. (via siamociochepossiamoessere)
“Odero, si potero; si non, invitus amabo.”
—
Ovidio, ‘Amores’, III, 11b, 3
(Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò mio malgrado.)
“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.”
— Italo Calvino
Giacché m'ero rimpinguata del docile pensiero d'esser ormai viva,respirai. E perforai quel mio male modesto,quel male denso che,bramoso,delle mie carni si era fatto tesoro. Lo volli alimentare,fugace,a farmene scherno,lo immolai e dimenticandolo lo sottrassi al mio esistere,lo canzonai poiché capitato in un così malo e inetto essere,un così poco nutriente esilio,di mozze brame. Di danzare in me gli avevo concesso,languido e scuro si era irradiato,radicato,al mio fiato si era sostituito. Me ne accorsi..e lo baciai,in fronte. Gli consegnai ciò di cui mai ebbi cura,il mio corpo emaciato ed ebbro di mancata vita e fiamma si torse,a volersi ritrarre,a volersi sommare a questa scelta già pattuita.
"Pulsioni"-Ambra Manfredini
Spero che il mare ti mangi.Ti ingoi e ti mastichi con le sue onde pasciute e scure,con la sua bocca fredda e frastagliata,mangialo mare,deridilo,canzonalo ma prendilo e conservalo con te,fai in modo che non debba piangerlo,ancora. Fallo galleggiare sul velo che ti avvolge,fà che le tue dolci ed ispide correnti lo tormentino,lo culllino malamente,gli scuotano le disoneste membra. Mare affido a te il suo logorío,ti prego mare,fà che si scordi di ciò che ha fatto,infondigli animo buono,fà che possa coricarsi sui tuoi fondi brulicanti di anime,che forse,forse gli faran ricordare di ciò di cui,a suo tempo,si è dimenticato.
"Invettiva al bastardo" -Ambra Manfredini.
Nasci,e sei così placidamente nuda e privata di corruzioni,il tuo volto è fiore,sbocciato e solo,cadente in questo spigoloso esistere,sogni,sogni d'esistere in perfezione e salute e di prostrarti alla tua futile moira,sei acqua,scorri e bagni e non hai luogo,non hai sussulti. Nasci avvezza a noie particolari e non avventurose,sorreggi inebriata le tue docili carni impotenti,sei aria,greve e inutilmente fulgida,e ti componi dei mali umani.
-Ambra Manfredini.
Tenero, Tumblr.
Massimo Troisi e Philippe Noiret, “Il postino” (Michael Radford, 1994).
sempre il migliore