PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
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@interzapersona
René Magritte (1898–1967) Not to Be Reproduced 1937
Oil on canvas 81 x 65.5 cm
Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam
The Pleasure Principle (Portrait of Edward James), René Magritte, 1937
sleeping well
no bad dreams
no paranoia
not drinking too much
no more microwave dinners
or saturated fats
regular exercise at the gym
never washing spiders
down the plughole
no killing moths
keep in contact with old friends
will frequently check credit
at moral bank
favors for favors
fond but not in love
no longer afraid of the dark
or midday shadows
nothing so ridiculously teenage
and desperate
nothing so childish
slower and more calculated
concerned but powerless
an empowered
and informed member of society pragmatism not idealism
will not cry in public
still cries at a good film
still kisses with saliva
no longer empty and frantic
like a cat, tied to a stick that’s driven into frozen winter shit
calm, fitter, healthier
and more productive
a pig
in a cage
on antibiotics
Quello che parla di sé — per sé
Mi presento.
Anzi, ve lo presento.
Lui è quello che parla di sé, per sé.
Vuole farlo con te ma non sa proprio il perché.
È notte.
Anzi, ormai si è fatta mattina. Fuori in balcone, mentre si fuma una sigaretta e trema per il freddo tosco-emiliano, nonostante si sia arrotolato in una delle coperte in flanella che usa per starsene tutta notte a pensare sul divano, sente per la prima volta il cinguettio degli uccelli.
Vorrà dire che la primavera è imminente.
Le odia, queste vocette squillanti e così entusiaste, perché poi come farà a prender sonno? ma al contempo stuzzicano la malinconia.
Malinconia di un’estate indefinita e sfocata nel lontano passato dei ricordi.
Malinconia di un’estate che deve ancora iniziare, che è lontana, che forse non verrà mai, che sta solo nella sua testa per qualche secondo di troppo, tra un caldo pensiero e una dolce speranza, ma a cui non penserà una seconda volta.
Lui è così: fa cose senza sapere perché, finché non si stanca di farle, e il ciclo ricomincia.
Come parlare con te, per esempio.
Ti darà tutte le sue attenzioni, tutto se stesso, se avrai voglia di ascoltarlo, finché un giorno non si stancherà. Potrebbe anche smettere domani stesso, ma perché rovinare il momento?
Ti dirà cose di sé che nessuno sa, che nessuno deve sapere, e non perché siano speciali o meritevoli di lode o ammirazione o contemplazione, ma perché sta cercando di capirsi.
Capirsi attraverso te.
Analizzarsi, o anche solo dire cose senza senso.
Ti dirà cose che magari ti faranno pensare, riflettere, annuire.
Ti dirà cose che magari ti faranno annoiare.
Ma le dirà a te perché non c’è nessun altro con cui parlare senza perdere se stesso.
Il che è strano, per uno che parla di sé in terza persona.