lasciami una canzone
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Kiana Khansmith

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❣ Chile in a Photography ❣

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Claire Keane

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@inverni
lasciami una canzone
quel tratto caratterizzante di qualsivoglia lavoratore uomo in ambito edìle di avere dei pantaloni o pantaloncini di almeno due taglie in meno tanto da mostrare perennemente il sedere non appena si accenna un piegamento della schiena, senza che si batta ciglio invocando il decoro, è direttamente proporzionale alla perpetua critica nei confronti del femminile qualora poco poco vada ad intravedersi uno slip al di sotto degli indumenti atto a prendersi libertà linguistiche varie ed eventuali non richieste e non gentili, e tu che stai lì devi guardare i santi in cielo per evitare che quella striscia di pelle profonda che se ne sta nuda e fragile dinanzi al mondo e ai tuoi occhi non ti si conficchi per sempre nelle iridi
maggio, sul finire
maggio
un sabato triste, appena per quel che basta a sentirsi bene
tè alla pesca ed il nuovo album dei nu genea
avere il pensiero fulmineo di spiegare l'opinabilità delle proprie opinioni, quando fluiscono e vengono fruite dal prossimo, tramite la teoria della morte dell'autore di barthes ma non avere abbastanza energie per incalanarla nell'ascolto dell'altro, e finire col dire sì, hai ragione tu, stai bene
un tizio qualunque che balla gaga vestito da power rangers e io penso solo che la sua leggerezza dev'essere talmente bella
certe notti devi solo fermarti un attimo, e per un attimo intendo mettere su telegraph road dei dire straits e spegnere la luce per quei perfettissimi quattordici minuti e diciotto secondi
il video di un ragazzo che cartavetra le coste ingiallite dei libri mi ha fatto pensare che io potrei non voler più far altro nella vita che non sia cartavetrare coste di libri, intere biblioteche, librerie, girare per il mondo cartavetrando libri, è una cosa così commovente, se ci pensate
open up the doors into the dreams you thought were dead
rieccola quella sensazione di aver visto qualcosa di bello (hamnet) ma non poterlo dire a nessuno, di notte, perché la gente giustamente dorme (beati loro)
questa psicosi collettiva contemporanea per la quale ogni prodotto, idea, attuazione, pubblicazione, creazione artistica debba contenere un messaggio, un senso, uno specchio riflettente di immedesimazione per persone col pretenziosità d'opinioni, altrimenti non è degna di esistere in piena luce diurna, è quel qualcosa di sotterraneo che fa soltanto venir voglia di andarsene a fare la vita di lindo ferretti e a mai più
fosse per me la vita potrebbe svolgersi nell'esatto punto in cui prima vedo un anime, poi leggo un libro, poi riguardo un film, una sorta di perfect days ma senza dover per forza esistere nel tempo reale