Un altro libro per me molto bello, è Così in terra di Davide Enia.
Davide Enia ha 52 anni, è attore, drammaturgo, regista e scrittore, e tutto quello che scrive, per me, è bellissimo.
Scrive mescolando qua e là il dialetto siciliano, e nei suoi racconti, sempre, ci mette dentro realtà, analisi lucida, memoria, amore infinito e rabbia per la sua terra. E questa sua terra, quando la leggi, diventa la tua terra.
Ma soprattutto, quello che ci trovi sempre, è poesia.
Cioè, io ce la trovo.
Questa storia parla di pugilato (ma non c’è da preoccuparsi se non si è interessati all’argomento), di una famiglia di pugili, di un ragazzino, Davidù, di suo padre, di suo nonno, di suo zio, di un suo amico e di sua nonna, Provvidenza. Parla di guerra, di ferite, di rabbia, di rassegnazione e di speranza. E naturalmente di amore.
In pratica, a modo suo, parla della vita.
Ecco Davidù:
«Sai cosa vorrei? Rubare il freddo dell’inverno, accussì, quando viene lo scirocco, avrei sempre un po’ di sbrizzìo di vento sulla pelle e sul cuore. Di una storia, invece, vorrei ricordare solo gli attimi prima. L’attimo prima di pescare il pesce, l’attimo prima di toccare le mìnne, l’attimo prima di assaggiare l’arancia. Poi, se un giorno imparo a scrivere, mi inventerei una storia tutta di “non”: quando non sono partito, non ti ho salutato, non sono andato altrove, non lavoravo sotto un padrone e quando non ci fu la festa di piazza, non ballai con una femmina troppo bona, non ci posai un bacio in bocca lungo e sapurìto e lei non mi disse subito: baciami ancora, amore mio".
Rideva, tra un colpo di tosse e una boccata di fumo.
Nonna odorava di tabacco e di gesso.
Era maestra elementare.
Mi insegnò a leggere e scrivere.
Avevo quattro anni.
Si mise a camurrìa.
“Davidù, impariamo a leggere e scrivere?”
Ogni santo giorno.
Mi vinse per sfinimento. E anche perché giurò che dopo mi avrebbe insegnato a fare i rutti a comando.
Fu di parola.
“Che hai fatto oggi?”
“A scuola niente, la maestra ci ha fatto disegnare perché sta finendo le pagelle, in piazza abbiamo parlato con gli amici di quando siamo grandi.”
“Saremo”
“Vabbè si capiva lo stesso.”
“Davidù, non importa se chi ti ascolta comprende, le parole vanno controllate. Cosa ti ha insegnato la nonna? Cosa sono le parole?”
“L’espressione dei pensieri.”
“E perché usiamo il tempo futuro?”
“Diamo un senso ai progetti e alle speranze e cose così.”
“Bravo, gioia mia, se fossi stato un po’ più grande ti avrei offerto una bella sigaretta.”