👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐏𝐎𝐒𝐓 @𝒆𝒗𝒊𝒍𝒒𝒖𝒆𝒆𝒏 posted a story on ❪ ••• 𝐈𝐍𝐒𝐓𝐀𝐆𝐑𝐀𝐌 📷 ❫

titsay
$LAYYYTER
dirt enthusiast
Cosimo Galluzzi

blake kathryn
NASA

⁂
YOU ARE THE REASON
Sweet Seals For You, Always
Xuebing Du
Not today Justin
todays bird
Alisa U Zemlji Chuda
Misplaced Lens Cap

if i look back, i am lost

tannertan36
tumblr dot com
No title available

oozey mess

Janaina Medeiros
seen from United States
seen from Ireland
seen from Serbia

seen from United States

seen from United Kingdom
seen from Hong Kong SAR China
seen from United States

seen from T1
seen from Singapore
seen from United States
seen from Hong Kong SAR China

seen from Denmark

seen from United States
seen from Serbia
seen from Australia

seen from Ukraine

seen from Finland

seen from Türkiye

seen from Indonesia

seen from Ukraine
@isabelamethyst
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐏𝐎𝐒𝐓 @𝒆𝒗𝒊𝒍𝒒𝒖𝒆𝒆𝒏 posted a story on ❪ ••• 𝐈𝐍𝐒𝐓𝐀𝐆𝐑𝐀𝐌 📷 ❫
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐑𝐎𝐋𝐄 𝐢𝐬𝐚𝐛𝐞𝐥 𝐚𝐦𝐞𝐭𝐡𝐲𝐬𝐭 & 𝐝𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜 𝐬𝐯𝐞𝐧 ❪ ↷↷ mini role ❫ c o l l e g e 21.06.2021 — #ravenfirerpg Sembrava essere trascorsa l'eternità dall'ultima volta in cui vide l'intero college così pieno di studenti. Vi erano persona in ogni dove, dagli studenti che facevano gruppi studio a quelli che andavano sconfitti verso le aule in cui si sarebbero tenuti gli esami. Ecco perché vi erano così tante persone in giro, la sessione era cominciata e Isabel non sapeva minimamente come avrebbe potuto gestire ogni cosa. Le conseguenze del terremoto s'erano fatte sentire in ogni ambito della città, le imprese edili facevano anche il massimo per ripristinare gli edifici che avevano subito più danni, come il college, ma mentre tutti si rialzavano, la mente della newyorchese era distante. Combatteva ogni giorno contro il senso di colpa, ma oltre a questo s'era aggiunta anche la preoccupazione di non riuscire a superare l'anno. Camminava quel pomeriggio, avanti e indietro, cercando di ripetere nel cortile del college, la sua prossima materia d'esame, quando notò a qualche metro da sé, un paio di ragazzi che stavano giocando a scacchi. Un sorriso sornione s'era dipinto sulle labbra della mora quando parlò. « Scacco matto? »
Dominic Sven Fleming
* Gli ultimi esami del dooddrear erano alle porte, stava rincorrendo quella laurea da tempo e per quanto non fosse troppo indietro con la tabella di marcia, Dominic non vedeva l'ora di finire. Le tasse universitarie erano molte, lui aveva un lavoro part-time, un piccolo appartamento da mantenere ed i soldi non erano mai abbastanza per coprire le spese, ma per fortuna aveva degli assi nella manica. Si trovava al college per sostenere uno degli ultimi esami, era in attesa che toccasse a lui e stava impiegando il suo tempo nel corridoio vicino alle aule dove sarebbe dovuto entrare di lì a poco. Purtroppo a causa dell'incendio che era scoppiato al piano superiore, molti reparti erano stati spostati a quello inferiore, concentrando gli studenti in un'unica zona e così ebbe modo il Fleming di vedere facce quasi del tutto sconosciute, come la ragazza che di lì a poco si era avvicinata a dei suoi compagni di corso che stavano facendo una partita a scacchi, uno degli hobby preferiti da lui, ma che al momento non aveva la concentrazione necessaria per prendervene parte. * « Te ne intendi? »
Isabel Amethyst M. Hughes
Lo sguardo incuriosito della newyorchese stava saettando a destra e sinistra seguendo le espressioni facciali dei due giocatori, ma fu la voce maschile di un ragazzo accanto a sé a distoglierla dal gioco. Erano ormai anni che non giocava, sembrava aver persolo smalto che l'aveva sempre contraddistinta, e in qualche modo era la concentrazione che spesso veniva a mancare. Si limitò così ad una leggera scrollata di spalle, posando successivamente lo sguardo sul suo interlocutore. « Ho giocato per molto tempo, a dire il vero... E' tutta questione di concentrazione, di abilità nel leggere la mente del tuo avversario. » Mormorò la giovane con reale sentimento. Era un gioco prettamente da nerd, lo sapeva, ma in quel caso non aveva mai nascosto quel suo hobby. Ci sarebbero state tantissime altre occasioni per mostrarsi la solita ragazzina superficiale che aveva sempre fatto credere di essere. « E tu, invece? »
( 🍃🌺 ) ◜◜𝙍𝙊𝙎𝘼𝙇𝙄𝙀 ✘ 𝙄𝙎𝘼𝘽𝙀𝙇 → #Ravenfirerpg ◜ 𝖼𝖺𝗌𝖺 𝗁𝗎𝗀𝗁𝖾𝗌 - 𝗋𝖺𝗏𝖾𝗇𝖿𝗂𝗋𝖾 - 𝗅𝗎𝗀𝗅𝗂𝗈 ◞ . Rosalie odia le questioni irrisolte. Odia avere problemi con qualcuno. Odia litigare. Odia allontanarsi dalla gente o che la gente si allontani da lei. Il suo primo istinto è quello di provare a rimediare tutto subito, mostrandosi affabile e chiedendo scusa, ma con Isabel le cose sono sfuggite un po’ di mano ad entrambe e adesso lei non ha idea di come fare per porre rimedio. Ci pensa continuamente, ma non è in grado di portare indietro il tempo e di conseguenza non ha nulla di immediato con cui presentarsi da lei. Le rimangono solo le proprie parole, i propri sorrisi e perché no, la propria insistenza. Non è mai riuscita a “lasciar correre”, non con le persone a cui vuole bene o alle quali è affezionata. Ed è inutile dire, o sottolineare, che prima di tutto il trambusto – e in realtà anche adesso – lei alla ragazza vuole un gran bene. È facile per lei affezionarsi, ma non tutte le amicizie riescono a diventare reali. Alcune rimangono delle semplici e piacevoli conoscenze, altre si trasformano in molto di più. Di conseguenza non può permettere che uno screzio o un disguido rovini tutto quello che di bello c’è stato e che potrà sicuramente esserci. Vestita della propria testardaggine raggiunge l’appartamento della Hughes e attende fino a venti, contando mentalmente, prima di suonare al campanello. Non ha ancora ben chiaro cosa le dirà, ma è sicura che vuole fare un tentativo. . . ma chi vuole prendere in giro? Ne farà fino a quando la situazione non cambierà! « Ciao Isabel—sono io Rosalie. Beh, che stupidaggine dirlo, dopotutto mi stai vedendo, no? Volevo—hai. . . possiamo parlare? » e per quanto sia spesso abile con le parole, quelle le scivolano dalla bocca ancora prima che lei possa misurarle o pensarle, ci sono occasioni in cui sembrano aggrapparsi alla gola con tutta la forza per paura di dire qualcosa di sbagliato.
Isabel Amethyst M. Hughes
Pensieri e pensieri continuavano a frullare per la mente della giovane dai capelli corvini. Impossibile era poter superare un discorso senza aver trovato una soluzione, il suo essere così pratico la metteva in difficoltà in moltissimi aspetti della sua nuova vita, eppure a distanza di così tanto tempo, poteva tranquillamente affermare di essere una persona diversa. Certo, il fatto che fosse diventata qualcosa di diverso e avesse ucciso un uomo non era cosa da poco, eppure l'equilibrio così precario che era riuscita a creare, per ora, reggeva. Sentì suonare il campanello, mentre sedeva sul divano ad esaminare le ultime fotografie che aveva fatto. Si disse che probabilmente era Allison giunta per farle un saluto, ma quando andò alla porta e vide un'altra bionda, la Hughes rimase di sasso. Fece un passo indietro mentre si reggeva allo stipite della porta di ingresso, con espressione assolutamente sorpresa. « Rose... Rosalie. » Disse con voce incerta, un tono che cozzava con la sicurezza che sembrava emanare. Ma quante cose erano cambiate nel corso degli ultimi due anni. « C-Che ci fai qui? Ehm... Sì, certo. Entra pure. »
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐏𝐎𝐒𝐓 ɪsᴀʙᴇʟ ᴀᴍᴇᴛʜʏsᴛ ᴍ. ʜᴜɢʜᴇs 25.05.2021 — #ravenfirerpg .... ↝ ᴛʜᴏᴜɢʜᴛs Che cos’è il senso di colpa? Spesso tendiamo così tanto a soffermarci sulle sensazioni che proviamo che non facciamo nulla per analizzarle, nemmeno quando queste sono così insite in noi da lasciarci senza fiato. Perché è così che mi sento ogni volta che ci penso, ogni volta che la mia mente vede l’immagine dell’uomo che io stessa ho ucciso. Chiudere gli occhi e vedere il suo volto è un tutt’uno, i suoi lineamenti duri, il suo essere così reale anima ogni mio sogno, ogni mio incubo e non mi lascia via di fuga. Quante volte mi sono chiesta come sarebbero andate le cose quella sera se non avessi ceduto, se non avessi ceduto a qualcosa più grande di me, più grande del semplice controllo che mi piace così tanto esercitare. Ho sempre pensato che il controllo fosse tutto, che la razionalità fosse il modo migliore per affrontare ogni situazione, ma ora mi ritrovo semplicemente persa in un mare di sensazioni che non so gestire.
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐑𝐎𝐋𝐄 𝐢𝐬𝐚𝐛𝐞𝐥 𝐚𝐦𝐞𝐭𝐡𝐲𝐬𝐭 & 𝐬𝐭𝐞𝐯𝐞𝐧 𝐛𝐞𝐧𝐣𝐚𝐦𝐢𝐧 ❪ ↷↷ mini role ❫ raven's cafè 26.05.2021 — #ravenfirerpg
Erano trascorse diverse settimane da quell'evento sismico che aveva sconvolto tutta la città. Ad ogni angolo qualche persona ne parlava, chiedendosi che cosa stesse realmente accadendo e creando le teorie più strambe. Alcuni di loro pensavano a qualche complotto di chissà chi, altri invece prendevano la notizia come l'imminente fine del mondo mentre altri ancora, come Isabel, lasciavano che fossero gli altri a parlare. Passeggiava per le vie del centro con la mente chissà dove la giovane dai capelli corvini, che nel frattempo aveva raggiunto il luogo ove tutto era cominciato, il Raven's Cafè. Sentiva in qualche modo di appartenere a quella caffetteria, la prima che aveva avuto modo di visitare dopo il suo trasferimento anni prima, e il luogo dove tutto sembrava acquisire una prospettiva migliore. Si sedette in uno dei tavolini fuori, non troppo vicino a quelli già occupati, prima di prendere in mano il menu ed osservarlo come se avesse potuto intravedere qualcosa di nuovo. Solamente quando alzò lo sguardo vide il volto di una persona che pensava seriamente di conoscere.
« Io... Io ti conosco. »
Steven Benjamin Reynolds
Steven aveva passato la notte a lavorare e adesso lo aspettava anche il turno di mattina, in quanto un suo collega si era dato malato. Si era quindi offerto di coprire anche quel turno, in fin dei conti non aveva nessuna fretta di tornare a casa. Dopo lo scontro con Sophie, Steven stava cercano più che altro di dedicarsi al lavoro e quindi gestire in qualche modo se stesso. Più si teneva occupato, più si sentiva tranquillo e padrone di se stesso. Lo scatto d'ira avuto con la ragazza in qualche modo aveva allarmato anche lui, ma non era ancora pronto ad ammettere che avessero ragione sul suo conto. Era finito al Raven's Cafe perchè aveva bisogno di un caffè nero doppio per tornare a lavoro e non addormentarsi. Ne aveva approfittato e aveva anche ordinato qualcosa da mangiare. Non si aspettava che qualcuno 'disturbasse' quel momento di relax che si era preso. Guardò la sua interlocutrice e tolse gli occhiali da sole solo quando la riconobbe. "Isabel."
Isabel Amethyst M. Hughes
Non era mai stata il tipo di persona che si lasciava prendere dalle emozioni, soprattutto in quelle occasioni in cui tenere un profilo basso, aveva imparato, era fondamentale, eppure quando aveva visto il suo volto in qualche modo tutto venne a galla. Ricordava come i suoi occhi fossero stati così diversi rispetto a quelli della donna, come se avesse voluto essere altrove rispetto a quella via arrestando la Hughes per qualcosa che non aveva fatto. O meglio, qualcosa aveva fatto ma non a chi pensavano loro. Un sorriso imbarazzato imporporò le di lei gote prima di abbassare per un momento lo sguardo. Si ritrovò così ad annuire la giovane dei capelli corvini che nel frattempo poggiò anche il menu sul tavolo. « Sono io... Mi ricordo di te, sei il poliziotto che mi ha arrestato tempo fa, non è vero? » Domandò questa volta con un tono di voce decisamente più basso rispetto a prima. Si strinse nelle spalle prima di fargli cenno che, se avesse voluto, si sarebbe potuto accomodare.
Steven Benjamin Reynolds
Steven annuì debolmente. Non era di certo fiero di quello che aveva fatto, ma purtroppo non avrebbe potuto fare diversamente. Era stato costretto ad arrestare insieme a Natasha Isabel per qualcosa che non aveva commesso, così come tutti gli altri. Si era poi unito alle proteste affinchè potessero essere lasciati liberi, anche per potersi scrollare di dosso quel senso di colpa. "Mi dispiace.. insomma avrei voluto non farlo, ma purtroppo sono stato costretto." Steven pensava che la ragazza potesse immaginare che non fosse stata una sua idea, ovviamente, ma sentiva il bisogno di specificarlo comunque. Il fatto di averla incontrata non gli dispiacque, almeno avrebbe potuto chiedere scusa come stava facendo. "Sono felice che si sia risolto tutto, anche se immagino che sia stata un'esperienza terribile."
Isabel Amethyst M. Hughes
L'arresto a cui il Consiglio aveva dato vita non era cosa semplice da superare, ma col tempo tutti erano andati avanti perfino la newyorchese. Sapeva che l'uomo non aveva alcuna colpa anzi, s'era dimostrato fin dal principio con un volto dispiaciuto e di certo Isabel non lo incolpava. Si ritrovò così a scuotere il capo come se dovesse fermare quelle scuse. « So che non avevi nulla a che fare con quella faccenda, stavate eseguendo solamente degli ordini. » Commentò la Hughes con una leggera scrollata di spalle. S'era sentita tradita da tutto il sistema, lo doveva ammettere, eppure ne era uscita almeno per quanto riguardava quella parte della sua vita. La storia con Torrence, invece, era tutt'altra cosa. « Diciamo che non la vorrei rivivere se possibile. Ma ogni cosa aiuta a formare il carattere, no? O almeno questo è quello che continuo a ripetermi, magari ci credo solamente io. Ehi, se vuoi puoi accomodarti. »
Steven Benjamin Reynolds
Non sapeva se crederci o meno in quelle parole. Steven non l'avrebbe pensata così, l'esperienza di un arresto, del carcere, non poteva 'formare il carattere', non era giusto vivere un'esperienza del genere senza colpa. Il senso di giustizia che il dooddrear provava in generale lo aveva in qualche modo portato a diventare un poliziotto, oltre che il suo cercare di riscattarsi dopo quello che aveva fatto in passato. Ecco, era lui quello che avrebbe dovuto essere arrestato. Steven non si sarebbe mai perdonato, nemmeno se fossero passati mille anni. All'invito della ragazza il dooddrear si sedette prendendo posto di fronte a lei. "Non deve essere stato facile affrontare la cosa. Insomma io non l'avrei presa con così tanta filosofia, probabilmente mi sarei molto arrabbiato. Probabilmente lo sarei ancora." Ammise poi.
Isabel Amethyst M. Hughes
Come poteva ammettere il fatto che, quando fu arrestata, pensava che l'avessero scoperta? Perché in fondo era di questo che si trattava, solamente la vittima era diversa. Si limitò così a scrollare le spalle, come se fosse una cosa da nulla, ma non era la rabbia a primeggiare nel corpo della Hughes, assolutamente no. Scosse poi il capo prima di portare alle labbra la bevanda che stava ancora sorseggiando. Vide l'uomo prendere posto vicino a lei, ma non mosse nemmeno un muscolo. « Non è stato semplice, ma si tratta anche di accettare qualcosa che chiunque altro non potrebbe mai fare. A che cosa sarebbe servito arrabbiarsi? » Era una domanda piuttosto retorica la sua, ma che nemmeno se avessero continuato a discuterne avrebbero trovato la risposta. La rabbia non era mai stata la risposta, certo, la confusione aveva predominato in così tante situazioni che ormai era diventata una costante, ma ora era un altro tipo di emozione a pervadere Isabel, il senso di colpa. Continuarono qualche momento a parlare mentre, per un secondo, si chiese se potesse fidarsi di lui. Sapeva chi era, o meglio che cosa fosse, altrimenti non l'avrebbero arrestata, ma di chi si poteva davvero fidare?
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
ᴇxᴛʀᴀᴄᴛ ⋰ 👑👠 ━━ isabel amethyst m. hughes ━━ ravenfire, virginia ↻ 21.04.2021
Scosse importanti di terremoto s'erano manifestate in quella domenica di aprile in cui tutto doveva essere tranquillo. Dalla sua finestra vedeva lo specchio d'acqua in lontananza, ma erano le fronde degli alberi a muoversi così insistentemente da spaventare la newyorchese. Sentiva sotto di sé la terra tremare, rombi in lontananza che apparivano come tuoni, ed ogni sua certezza di stava sgretolando. Sentiva il proprio corpo ondeggiare su se stessa, allargò le braccia per cercare inutilmente un appiglio a cui aggrapparsi, ma ogni cosa sembrava cadere a terra. Fogli, libri, le sue adorate fotografie cadevano a terra come birilli in una partita di bowling, ma fu un odore di zolfo a fare capolino nella sua camera da letto. Qualcosa non andava. Un odore di gas cominciò a invadere la stanza, un odore che impiegò diversi minuti prima di riconoscere, ma che fu abbastanza chiaro quando sentì le palpebre divenire sempre più pesanti. S'accasciò per terra, tendeva le braccia verso la finestra da cui s'intravedeva quella vista, e provò invano ad aprirla cercando di far arieggiare l'ambiente, ma tutto sembrava inutile. Si sentiva persa la Hughes, e solamente un clic segnò la sua fortuna. Riuscì ad aprire la finestra per prendere una boccata d'ossigeno, tossì perfino un paio di volte prima di affacciarsi ed inspirare a pieni polmoni, ma fu la mente a dettare qualcosa di inaspettato. Con lo stesso rumore che fece la finestra aperta, Isabel sentì il bisogno di uscire e non per un puro istinto alla sopravvivenza, ma perché qualcosa dentro di lei la spingeva a compiere quei movimenti. Uscì scardinando quasi la porta, con una forza disumana. Si sentiva invincibile, inarrestabile, e compiendo quei gesti si diresse nell'unico luogo dove per lei avesse un qualche senso, il bosco. Il suo unico intento era trovare la Firestone, e nessuno sarebbe riuscita a fermarla.
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐏𝐎𝐒𝐓 @𝒆𝒗𝒊𝒍𝒒𝒖𝒆𝒆𝒏 posted a photo on ❪ ••• 𝐈𝐍𝐒𝐓𝐀𝐆𝐑𝐀𝐌 📷 ❫ ❛ Sunday vibes... 👼🏼👼🏼👼🏼 #me #evilqueen #ravenfire #vibes ❜
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐑𝐎𝐋𝐄 𝐢𝐬𝐚𝐛𝐞𝐥 𝐚𝐦𝐞𝐭𝐡𝐲𝐬𝐭 & 𝐚𝐥𝐥𝐢𝐬𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐥𝐞𝐲 ❪ ↷↷ mini role ❫ allison's home 02.04.2021 — #ravenfirerpg
Le vacanze pasquali erano ormai giunte, forse perfino più velocemente di quanto non si aspettasse la newyorchese, eppure eccola in giro a cercare di fare le ultime compere. Il suo bisogno spasmodico di cioccolato l'aveva spinta a fare incetta di uova di Pasqua, ma soprattutto pensava che fosse il modo migliore per non pensare. L'incontro con Torrence, ecco il nome con cui ora si faceva chiamare lo spettro, era stato sconvolgente per alcuni aspetti, ma soprattutto non sapeva che cosa aspettarsi dal futuro. Davvero era possibile che non ricordasse nulla di ciò che era successo poco più che un anno fa? Camminava frettolosamente la Hughes mentre giungeva nei pressi della residenza dei Price. Era d'accordo con Allison che avrebbero trascorso insieme il pomeriggio, ma soprattutto desiderava qualcuno con cui parlare. Con le mani cariche ancora delle buste di carta contenenti le uova, Isabel suonò il campanello ed attese il suo arrivo.
Allison Riley Price
Allison quel giorno aveva letteralmente oziato, le vacanze di Pasqua la rendevano sempre di ottimo umore oltre al renderla molto pigra, ma per quella pigrizia dava la colpa alla primavera. Fortunatamente a breve sarebbe arrivata Isabel e le due avrebbero sicuramente passato un pomeriggio a ridere e scherzare come erano solite fare. Voleva un gran bene alla Hughes ed era felice che avessero riacquistato il loro rapporto, le era mancata tanto. Con Isabel, Allison poteva essere totalmente se stessa, poteva abbandonare la corazza della ragazza che aveva tutto sotto controllo e crollare, questo perché si erano trovate sulle spalle una situazione molto simile e potevano capirsi con un solo sguardo. Con ancora addosso i pantaloni di una tuta, una maglietta a mezze maniche e il viso totalmente struccato, ogni tanto poteva permettersi di far in un certo senso respirare la pelle, Allison andò ad aprire la porta. «Oh Bel che bello vederti. Su entra.» Mormorò mentre la aiutava con le buste che stringeva tra le mani. Portò le buste in cucina e le poggiò sul tavolo. «Cosa hai comprato di buono?»
Isabel Amethyst M. Hughes
Trepidazione e ansia sembravano fondersi nell'animo della Hughes mentre attendeva l'arrivo della sua migliore amica. Avrebbe dovuto confessarle di Torrence? O avrebbe dovuto semplicemente tenere il segreto e reprimere ancora e ancora, come stava facendo ultimamente? Era dell'idea che i segreti avrebbero ucciso ogni sorta di legame, ma in quel caso come si sarebbe dovuta comportare? Con un lungo sospiro, attese non più di qualche secondo prima di veder comparire la bionda. Si ritrovò così a sorridere in modo sincero, alzò le buste della spesa come se fossero un trofeo ed entrò. « La nostra razione di cioccolato non è mai troppa, e tra un paio di giorni è Pasqua, dunque, uova di Pasqua per noi! » Disse la giovane dai capelli corvini voltandosi per un momento per attendere l'amica. Sapeva del suo amore per la cioccolata, al latte o fondente che fosse, ed era felice di poter trascorrere insieme un po' di tempo. Avrebbero avuto così tutto il tempo per confidarsi. « Davanti alla cioccolata, non potrai poi nasconderti! Ma per prima cosa, ci sediamo e mi racconti come stai. »
Allison Riley Price
Allison rise di cuore all'affermazione della sua amica, era vero lei andava matta per la cioccolata. Quando era giù di morale la cioccolata era la sua unica fonte di felicità, per questo in casa Price o in camera sua non mancava mai. Lasciò che Isabel posasse le buste sulla tavola della cucina mentre lei dal frigo prendeva della Coca Cola, più tardi sarebbero passate al vino, ma accompagnato con la cioccolata non era la scelta migliore. «Come sto? Vediamo, devo scegliere un tirocinio in università e non so da dove partire, vorrei poterlo fare al Raven's News e non per una rivista online. Nel frattempo sto uscendo matta per dare due materie, i professori sembrano avercela con me non so per quale oscuro motivo.» Iniziò ad aprire le uova di Pasqua ed aprì sia quella al cioccolato fondente che quella al latte, prese un pezzo e lo portò alle labbra, il sapore del cioccolato la rilassò subito. «Per il resto tutto bene, non sembrano esserci tragedie all'orizzonte. Tu invece come stai? Sembri un po' tesa. E' successo qualcosa?»
Isabel Amethyst M. Hughes
Poter trascorrere del tempo assieme alla sua migliore amica sembrava quasi un sogno. Potersi godere la sua compagnia, il fatto che fosse una semplice giovane donna di vent'anni con la voglia di andare a fare shopping o semplicemente cedere al gossip sembrava un'utopia a cui la Hughes non riusciva a rinunciare. Era cambiata nel corso degli anni, tante cose avevano fatto sì che in lei si sviluppasse anche una maturità non scontata, ma seduta di fronte ad Allison, non faceva altro che chiedersi come aveva fatto ad arrivare a quel punto. Sbatté le palpebre almeno un paio di volte prima di capire come avrebbe dovuto affrontare il discorso con lei. Non poteva semplicemente affermare che aveva ucciso un uomo e che ora lo stesso aveva fatto ritorno sotto forma di fantasma, ma come avrebbe potuto fare? Prese poi un pezzo di cioccolato e lo portò alle labbra prima di masticarlo distrattamente.
« I professori avranno sempre il coltello dalla parte del manico, e faranno sempre di tutto per renderci la nostra vita un inferno... Ehi, lavorare al Raven's News non sembra nemmeno male, no? »
Conosceva la passione dell'amica, ma sapeva anche che lo scenario dei tirocini poteva essere decisamente arduo. Avrebbe iniziato anche Isabel in quel mondo, presso lo studio legale in città, ma in quel momento ogni pensiero razionale sembrava essere venuto meno. Inspirò sonoramente la giovane prima lasciarsi scivolare sul divano.
« Sì e no, a dire il vero... Ho incontrato qualcuno che non pensavo potesse tornare in città per così dire. »
Allison Riley Price
«Beh si, non è così male in effetti, come prospettiva futura ecco.» Il suo sogno era fare il tirocinio al New York Times ma appunto sarebbe rimasto solo un sogno considerando che sarebbe rimasta intrappolata a Ravenfire per tutta la sua vita. Sospirò iniziando a riempire due calici di vino bianco e ne passo uno alla Hughes. Era grata di passare in sue compagnia quei pomeriggi, ultimamente la vita della Price sembrava sempre uguale. «Mmmh una vecchia fiamma? Perché la gente decide di venire a Ravenfire poi? Insomma io metterei un cartello all'uscita con scritto 'non entrate se volete vivere'.» Mormorò con tono drammatico. Ma sotto sotto era una frase fin troppo veritiera, quante persone venute da fuori in vacanza avevano fatto una brutta fine? «Senti qualche sera andiamo a ballare? Mi mancano le nostre serate pazze.»
Isabel Amethyst M. Hughes
Osservò con sguardo quasi rapito i movimenti dell'amica mentre versava il vino nei calici. Conosceva il sogno dell'amica di affermarsi nel mondo del giornalismo, ma da quando tutto era cambiato appena un paio d'anni prima, tutto era cambiato. Isabel afferrò così il primo calice e fece ondeggiare il liquido al suo interno prima di portarlo all'altezza del naso e apprezzarne così il profumo. Si ritrovò però a scuotere il capo a quella domanda, perché decisamente non era una vecchia fiamma, ma come avrebbe potuto dire chi era veramente Torrence? « Non esattamente. » Commentò la ragazza dai capelli corvini prima di abbassare lo sguardo sul proprio grembo. Inspirò sonoramente prima di alzare gli occhi e mostrare così un sorriso. « Me lo chiedo anche io... E lo dice una persona che non è nemmeno cresciuta qui. Mi sono ritrovata in questa città dall'oggi al domani per una decisione che non ho preso io... Eppure, nonostante tutto, Ravenfire è diventata la mia casa. Serata pazza, eh? Vuoi per caso far nevicare? Non usciamo da tantissimo tempo e un po' di svago è ciò che ci vorrebbe! »
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
. 𝐓𝐎𝐑𝐑𝐄𝐍𝐂𝐄 & 𝐈𝐒𝐀𝐁𝐄𝐋 𝚋𝚘𝚜𝚌𝚘 𝚍𝚒 𝚛𝚊𝚟𝚎𝚗𝚏𝚒𝚛𝚎 ; 𝟶𝟺/𝟶𝟹/𝟸𝟶𝟸𝟷 ( #𝑟𝑎𝑣𝑒𝑛𝑓𝑖𝑟𝑒𝑟𝑝𝑔 ; #𝑚𝑖𝑛𝑖𝑟𝑜𝑙𝑒 ) Era notte, il fantasma aveva da poco ripreso forma corporea, Torrence non controllava ancora quel lato della sua nuova natura, nonostante fosse passato un anno da quando era morto e poi tornato sotto forma di spettro, si rendeva sempre più conto di non riuscire a controllare per niente quella condizione. Passava ore ed ore nel limbo, vedeva da lì le persone svolgere la loro vita e lui si chiedeva sempre più spesso che tipo di vita facesse prima di morire. Torrence era il suo vero nome? Di quale città era originario? Aveva una famiglia? Era sposato? Che lavoro faceva prima di morire? Non aveva ricordi e ciò lo faceva impazzire. Le sue giornate erano sempre tutte uguali, le passava nel limbo e per poche ore riusciva anche ad avere una forma corporea, quando provava una forte emozione rischiava però di sparire e sapeva che ciò doveva cambiare. Quella notte però, stava vagando per il bosco, non aveva idea del perché fosse tornato proprio lì, sentiva però che qualcosa non andava, si sentiva strano, come attratto da una forza che lo spingeva ad addentrarsi ancora più nella fitta vegetazione. Quando però una figura o meglio una scena agghiacciante gli si palesò davanti Torrence rimase di stucco. «Che diavolo stai facendo?» Mormorò bloccando quella ragazza che stava terrorizzando un uomo più grande di lei e di Torrence stesso, che cosa stava succedendo? Fu un attimo e quando il fantasma incontrò gli occhi di quella ragazza, tutto intorno a lui scomparì. Ricordava quegli occhi, da un anno a questa parte erano le uniche immagini dopo la sua morte che ricordava limpidamente, avrebbe riconosciuto gli occhi di quella ragazza tra mille altre. «Ci conosciamo?»
Isabel Amethyst M. Hughes
Ancora una volta la curiosità di Isabel aveva portato l'esperimento a raggiungere quella radura vicino al bosco, un luogo che esercitava, a distanza di tempo, un notevole fascino sulla giovane dai capelli corvini. Ogni volta che chiudeva gli occhi ricordava il luogo del suo ritrovamento, e ancora una volta si chiedeva perché sua madre non avesse mai menzionato il fatto che avesse incaricato un investigatore privato. Aveva seguito l'istinto raggiungendo quel luogo buio, dove i colori assumevano le tonalità scure, soprattutto durante quella parte dell'anno, in cui la primavera era ancora lontana. Camminò lentamente, godendosi dello scricchiolare sotto le suole delle proprie scarpe, il rumore che appariva assordante in tutto quel silenzio, quando sentì dei passi sempre più veloci. Erano certamente passi umani, una corsa probabilmente, e qualcuno che aveva scelto di fare jogging quella sera, si sarebbe ritrovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un po' come era successo ad Isabel appena due anni prima. I passi erano diventati sempre più furtivi, e solo quando attinse ai propri poteri, una volta di fronte al malcapitato, tutto sembrò un déjà-vu. Sbatté le palpebre un paio di volte prima di lasciare che la sua forma di morte prendesse il sopravvento, lasciando che fosse la sua fame a predominare. Aveva fatto nascere le paure più recondite nel ragazzo, aveva letto in lui il terrore più agghiacciante e solamente in quel momento si concesse un piccolo e breve momento di appagamento. Improvvisamente, Isabel fu costretta ad alzare il capo, agguantò con forza il collo della sua povera vittima prima di lasciarla andare ed osservare con attenzione il volto che la stava guardando. « Tu... Non è possibile. » Non riusciva nemmeno a rivolgersi direttamente all'uomo che ora la stava osservando con sguardo inquisitorio. I suoi capelli, i suoi occhi, impossibile per Isabel era dimenticare quel volto che popolava la sua mente e i suoi incubi da oltre un anno. Un bagliore giallo brillante s'illuminò negli occhi della Hughes che fu costretta a ritornare rapidamente alla sua forma umana. « N-non credo. Che cosa fai qui? »
Torrence Paul Keihan
«Sicura?» Mormorò il fantasma in risposta alla ragazza che aveva di fronte, eppure a lui sembrava di conoscerla o almeno i suoi occhi li conosceva, li sognava ogni notte da un anno a questa parte. Come era possibile? Che collegamento avevano i due? Torrence non ci capiva più niente, ormai da un anno viveva come un eremita in cerca di indizi che potessero aiutarlo a riacquistare i ricordi perduti. Parlando con altri fantasmi, anche loro gli dicevano che il suo non ricordare nulla della vita passata era normale e che con il tempo pian piano avrebbe riacquistato qualche ricordo, eppure era passato un anno e lui non aveva riacquistato nulla, in un anno non era cambiato niente, anzi si sentiva sempre più solo e spaesato. «I tuoi occhi, li sogno da un anno a questa parte. Non dirmi che non ci conosciamo, sono stufo delle bugie.» Lo spettro iniziava ad alterarsi, una cosa che aveva intuito ormai da tempo era che quando captava le bugie, iniziava ad alterarsi e da lì a presto perdeva il controllo. Perché quella giovane gli stava mentendo? Cosa nascondeva. «Cosa ci faccio qui? Vivo o almeno ci provo.»
Isabel Amethyst M. Hughes
Sbatteva ripetutamente le palpebre l'esperimento in carca di capacitarsi di ciò, o meglio di chi, aveva davanti a sé. Com'era possibile che, il ragazzo che aveva ucciso, il ragazzo che sognava ogni notte e perseguiva ogni suo momento di tranquillità fosse ora davanti sé a farle domande a cui non sapeva rispondere? Possibile che il giovane non ricordasse davvero alcunché? Era incapace di muovere un muscolo in quel momento, stava lasciando che fosse il timore a predominare, a far sì che la paura diventasse sempre più grande. « N-non credo che sia possibile. » Commentò con una voce ancora poco sicura. Odiava farsi vedere così titubane, così tanto diversa dalla ragazza che era. Aggrottò la fronte quando cerco di riordinare i pensieri, e mettere in fila tutto ciò che fino a quel momento sapeva. Combatté contro l'istinto di trasformarsi ancora una volta, ma prima avrebbe fatto scomparire il bagliore dei suoi occhi, prima avrebbe potuto tastare il terreno. « Perché credi che ci conosciamo? E da quanto sei... In questa condizione? »
Torrence Paul Keihan
«I tuoi occhi, da un anno appena chiudo i miei vedo i tuoi. Quindi scusami ma si penso che ci conosciamo.» Brusco era un complimento, ma Torrence era stufo di quella situazione. Da un anno non faceva altro che cercare quegli occhi nelle persone ed ora che li aveva trovati non si sarebbe accontentato di scuse su scuse o false bugie. Cercò comunque di mantenere la calma, la ragazza sembrava già abbastanza scossa e questo gli diede maggiore sicurezza che qualcosa tra i due fosse accaduto, che si conoscevano e magari avevano un passato? Ma di quale tipo? Lui non ricordava nulla, solo i suoi occhi brillanti nell'oscurità. «Condizione? Di che parli?» Aveva intuito perfettamente il senso di quella frase ma voleva fare finta di nulla, metterla alle strette sperando che ella si tradisse da sola. Torrence aveva avuto molta pazienza nell'ultimo anno, aveva cercato quegli occhi ovunque. «Se davvero dici che non ci conosciamo perché sembri così scossa? Cosa nascondi? Parla e non mentire.»
Isabel Amethyst M. Hughes
Le sue parole erano state il suo passo falso. Riferirsi a quella condizione che solamente alcuni cittadini di Ravenfire potevano comprendere era stato un errore. Era chiaro che il giovane non avesse coscienza di ciò che gli stava succedendo e non era compito di Isabel aggiornarlo, eppure il senso di colpa che ancora giaceva in lei la spingeva in qualche modo verso di lui. Scosse il capo in senso di diniego prima di sentire le sensazioni dentro di sé mescolarsi e dare così vita ad un mix decisamente letale. « N-non mi aspettavo di vederti, ecco tutto. » Commentò come se fosse semplicemente quella la spiegazione del suo essere così scossa. Aveva pensato così tante volte a quel giovane, che era impossibile non ricordarsi dei suoi occhi, del suo sorriso, e di quell'atteggiamento che l'aveva fatta avvicinare. « Nessuna condizione... E i miei occhi... Sono occhi normalissimi. Scuri come li hanno centinaia di persone. Non ti è passato per la mente che potresti sbagliarti? » Era l'ultimo tentativo quello che stava ponendo in atto. Continuare a negare era l'unica cosa che avrebbe ancora potuto fare, perché affrontare la verità era un qualcosa che non avrebbe mai preso in considerazione.
Torrence Paul Keihan
«Non hai risposto alla mia domanda, mi conosci, ci conosciamo?» Torrance iniziava a spazientirsi e sapeva che se le sue emozioni avessero iniziato a manifestarsi il fantasma poteva tornare nel limbo da un momento all'altro e non voleva perché necessitava di risposte, era un anno che le cercava ed ora che aveva trovato 'gli occhi' che cercava non poteva sparire così. Sospirò e cercò di calmarsi, non voleva dare di matto. «Quando passi un anno a sognare gli stessi occhi, ogni sfumatura ti rimane impressa nella memoria e no, non mi sto sbagliando, gli occhi sono i tuoi. Possono essere scuri come quelle di tante persone, ma stavo cercando proprio i tuoi.» Iniziava a scocciarsi di ripetere le stesse cose, ormai aveva intuito che la ragazza gli stesse nascondendo qualcosa, ma cosa? Che legame vi era tra i due? Cosa era successo un anno fa? Perché lui non ricordava nulla? Quanto odiava quella condizione, odiava non avere nessun ricordo della sua vita precedente alla morte, odiava dover vivere in quel modo. «Sto aspettando una risposto. Sono una persona che perde la pazienza facilmente, quindi o parli adesso o non andrai via fin quando non mi darai tutte le risposte che cerco. Fossi in te inizierei a parlare.»
Isabel Amethyst M. Hughes
Più cercava di negare, più il fantasma non faceva altro che innervosirsi spazientendosi. E tutto sommato, non aveva nemmeno tutti i torti. Che avrebbe dovuto fare altrimenti? L'espressione della newyorchese era attonita, stranita da una situazione che mai si sarebbe sognata di prendere in considerazione. Inspirò quanto più ossigeno potesse fare e posò gli occhi sulla sua figura, così slanciata, delineata anche al buio della notte, e gli occhi che l'avevano fatta fremere più di un anno prima.
« Il mio nome è Isabel. »
Disse con il tono di voce più tranquillo che riuscì a trovare in se stessa. Davvero aveva trascorso così tanto tempo in cerca di quegli occhi che ormai sperava prima o poi cambiassero? Aveva imparato che ad ogni livello corrispondeva un diverso colore degli occhi e chissà se prima o poi sarebbe riuscita a migliorarsi. Credeva che il controllo su di sé avrebbe fatto sì che ciò che era successo al fantasma mai sarebbe ricapitato, eppure il pensiero di aver ancora più potere la fermava. Era possibile? Alzò i palmi delle mani come se dovesse mostrarglieli, in un chiaro segno di resa, ma fu in quel momento che decise di potersi concedere un piccolo accenno di verità. Almeno in parte.
« Davvero non ti ricordi di me? Ci siamo conosciuti diverso tempo fa, e no, non qui a Ravenfire. »
Torrence Paul Keihan
«Se mi ricordassi di te non staremmo facendo questa conversazione non credi?» Non si divertiva a risultare più antipatico del previsto, ma quella situazione iniziava ad irritarlo e non poco, voleva solo capire perché quella ragazza fosse colei che da un anno a questa parte tormentava i suoi sogni. Però più il tempo passava più intuiva che da quella conversazione non avrebbe ricavato nulla, forse per quella sera era meglio smettere di torchiarla. «Mi trovi all'officina meccanica quasi ogni mattina, vorrei saperne di più, intuisco che tu non voglia dirmi nulla questa notte e rispetto la tua decisione, ma per favore non sparire.» Non disse altro lo spettro, non era quel tipo di persona che portava la gente all'esasperazione e non lo avrebbe fatto con quella sconosciuta, certo ovviamente gli dispiaceva non aver ricevuto le risposte che cercava ma non poteva farci nulla. «Ci si vede, Isabel.»
Isabel Amethyst M. Hughes
Comprendeva perfettamente lo stato d'animo dell'uomo che ora la osservava con una luce nuova negli occhi. O così almeno credeva. Sentiva il bisogno di confessare ciò che attanagliava lo stomaco da quella famosa notte nel bosco, ma la verità era che Isabel aveva paura. Inspirò sonoramente la giovane prima di annuire. Almeno questo glielo doveva, almeno la promessa di non sparire era il minimo che potesse fare per lui. Lo aveva ucciso, questa era la verità, ma Torrence non aveva alcuna colpa per essersi ritrovato nuovamente lì, senza la consapevolezza che ogni cosa era dovuta alla newyorchese. « Non sparirò. » Commentò con un tono di voce grave, fin troppo basso per la sua normalità. Avrebbe dovuto incominciare un nuovo percorso, lo sapeva lei e lo sapeva lui, ma nessuno pensava che fosse semplice.
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
. ✨𝙼𝚊𝚝𝚝&𝙸𝚜𝚊𝚋𝚎𝚕 𝘙𝘢𝘷𝘦𝘯𝘧𝘪𝘳𝘦, 𝟤𝟫.𝟥.𝟤𝟢𝟤𝟣 #minirole #Ravenfirerpg ✨ ❝ Vorrei essere forte come te. ❞ "Is, non devi essere così negativa, pian piano riuscirai a controllare te stessa." Sapeva che non era facile convivere con i propri poteri, inoltre pensava che loro in particolare, in quanto dooddrear, avevano un peso in più dati i loro poteri. Poter sentire e nutrirsi del dolore non era una cosa facile da gestire, specialmente all'inizio, quando dal nulla ci si ritrovava con quelle capacità. "E comunque non sono così forte, anche io ho i miei momenti" Matt era sempre stato piuttosto equilibrato, cosa che non si poteva dire di lui in quel periodo. Erano successe troppe cose e non comprendeva come gestire tutto quel caos che si era creato tutto intorno a lui.
Isabel Amethyst M. Hughes
Fin dal momento in cui conobbe il Gutierrez, Isabel si sentì abbastanza tranquilla da poter esternare tutti quei pensieri che la tenevano ancora sveglia la notte. Sapeva che non avrebbe potuto confessare a nessuno ciò che era successo anni prima nel bosco, a maggior ragione ora che il suo peggior incubo era divenuto realtà, ma sapeva di poter dire qualcosa. Le emozioni che animavano la Hughes passavano in fretta dallo sconforto alla rabbia e viceversa, passando spesso anche per emozioni come la negatività a cui stava accennando il pompiere. Sospirò sonoramente la giovane prima di tirare indietro il capo e osservare il cielo sopra le loro teste. Erano seduti sui tavolini all'esterno di una caffetteria in città, poco frequentata, e solamente quando posò nuovamente sul biondo. « Credimi, tu sembri l'esatto opposto... Sarà pur apparenza, ma sembri totalmente padrone di te stesso, e nessuno può scalfire questa figura così pacata. A volte mi sembra perfino inutile impegnarmi. »
Frank Matthew Gutierrez
Matt sospirò, non avrebbe negato di avere il controllo, di certo sapeva come gestire la sua natura, era per lo più equilibrato, ma ci aveva lavorato su per molto tempo ed era una cosa più che normale farlo. Adesso stava attraversando un momento difficile e mantenere il controllo non era facile, anzi, aveva bisogno di riprendere tutta la sua concentrazione per riuscire a mantenere quell'equilibrio a cui tanto aspirava Isabel. "Ci ho messo tanto tempo. Non mentirò dicendo che non ho il controllo di me stesso Isabel, ma l'ho rincorso per tanto tempo, non è stato facile, non è mai facile. Non per questo però significa che bisogna arrendersi." Cercò di incoraggiare la giovane dooddrear a non arrendersi, i momenti difficili c'erano per tutti. "Ogni giorno può essere una lotta, la vita è imprevedibile e anche noi dobbiamo adattarci"
Isabel Amethyst M. Hughes
Stentava ancora a credere che l'uomo più pacato che avesse mai conosciuto non riuscisse a padroneggiare tutti quei poteri che ormai erano diventati insiti nella natura della newyorchese. Avrebbe dovuto fare tanta di quella strada per riuscire a governarli e presto o tardi ci sarebbe perfino riuscita, ma in quel momento tutta la negatività le era addosso. Inspirò sonoramente prima di tirare indietro il capo e socchiudere gli occhi. « Svelami il tuo segreto. So che non posso decidere io che cosa aspettarmi, ma continuare a essere in balia di questi poteri mi sembra di impazzire, e non voglio rivivere ciò che è stato due anni fa... » Si riferiva al fatto che, poco dopo il suo ritrovamento, i poteri sembravano essere impazziti, e lei con loro. Avvertiva ogni sensazione con una nitidezza che non era normale, per non parlare dei ricordi e dei fotogrammi che l'avevano spinta a credersi pazza. « Voglio migliorare, voglio avere il controllo Matt. »
Frank Matthew Gutierrez
"Non c'è un segreto, Is. Sul serio.. devi solo.. allenarti. E' scontato da dire, il controllo verrà con il tempo. L'unica cosa che posso dirti è che negare quello che sei non aiuterà di certo. Anzi avrai l'effetto opposto." In questo Matt ci credeva profondamente. Pensava davvero che rinnegare i propri poteri non serviva a nulla, anzi, peggiorava solo la situazione. Combattere la propria natura portava solo ad un conflitto con un istinto che in quel caso vinceva sempre. Era necessario prendere consapevolezza di ciò che si era e capire i meccanismi che stavano alla base di tutto ciò che caratterizzava un dooddrear. "So che non è facile accettare questo genere di natura, essere dooddread non è una cosa da poco, riuscire a vivere con questi sentimenti negativi che sono sempre lì a portata di mano è frustrante, specialmente se fai un lavoro come il mio. Ma è anche tutta questa esposizione che ha fatto di me il dooddrear che sono adesso."
Isabel Amethyst M. Hughes
La richiesta d'aiuto che aveva esposto la newyorchese era lì, servita su un piatto d'argento, e sapeva inconsciamente che si sarebbe potuta fidare di Matthew. Non sapeva il motivo di tale sensazione, era una sorta di sesto senso quello che stava avvertendo, ma sapeva di non sbagliarsi. Lo ascoltò con attenzione, nonostante quelle parole fossero quelle che spesso lei stessa s'era ripetuta in passato, ma ci aveva mai effettivamente provato?
« Il pensiero che possa fare male a qualcuno mi impedisce di allenarmi, e so che è una cosa stupida perché se mi alleno avrò più controllo, ma allo stesso diventerei più potente, no? Non so nemmeno se riesci a comprendermi... »
I dubbi che stava esponendo la Hughes erano più che fondati, soprattutto se rifletteva alla vicenda che per molto tempo l'aveva tenuta sveglia la notte. Ma anche in quel caso, non si sentiva abbastanza certa da poterglielo confidare.
« Il desiderio di migliorare, credimi che c'è... Voglio farlo. E da te non posso fare altro che seguirti. Tu... Tu mi alleneresti? »
Frank Matthew Gutierrez
Comprendeva il timore della giovane, era pur sempre un'arma a doppio taglio. Allenarsi significava anche diventare più forti oltre che imparare a controllare le proprie capacità, aveva ragione. Purtroppo però senza allenamento si era ancora più una mina vagante e Isabel, se voleva non sentirsi più un pericolo, doveva allenarsi. "Lo capisco, non hai tutti i torti. Ma adesso sei come una mina vagante e non va bene. Devi sapere che fare quando le cose ti sfuggono di mano, in modo che non ti sfuggano davvero." Disse cercando di incoraggiarla. Quando poi gli propose di allenarla, Matt annuì. Stava già seguendo altri giovani dooddrear che non avevano nessuno che li aiutasse, avrebbe fatto lo stesso per Isabel. "Lo farò. Vedrai che insieme riusciremo ad arrivare al controllo."
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐎𝐔𝐓𝐅𝐈𝐓 𝒑𝒓𝒊𝒅𝒆 𝒂𝒏𝒅 𝒑𝒓𝒆𝒋𝒖𝒅𝒊𝒄𝒆 𝒆𝒗𝒆𝒏𝒕 ❪ ••• 𝐎𝐔𝐓𝐅𝐈𝐓𝐒 📷 ❫
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐑𝐎𝐋𝐄 𝐢𝐬𝐚𝐛𝐞𝐥 𝐚𝐦𝐞𝐭𝐡𝐲𝐬𝐭 & 𝐣𝐚𝐬𝐨𝐧 𝐚𝐧𝐭𝐡𝐨𝐧𝐲 ❪ ↷↷ mini role ❫ raven's cafè 10.02.2021 — #ravenfirerpg Diverse erano le settimane trascorse da quell'incontro con la detective Hombridge e da quella conversazione che sembrava aver dato vita ad un tarlo nella mente della Hughes. Pensieri e pensieri sembravano dibattere dentro di lei, ipotesi e tesi che non comprendeva appieno, ma che portavano inevitabilmente ad uno scontro interiore in cui doveva prima o poi trovare pace. Vi era davvero qualcosa che non tornava in tutta quella situazione e che lo volesse o meno, parlare con sua madre era diventato più che necessario. Aveva davvero incaricato un detective durante il suo periodo di prigionia? Aveva davvero provato il tutto e per tutto per cercarla? Non aveva, tuttavia, più avuto notizie delle detective e nonostante sarebbe stato più semplice presentarsi alla stazione di polizia e chiedere di lei, Isabel decise prendersi il proprio tempo per fare lei stessa alcune ricerche. Era tarda mattina quando, seduta all'interno nella caffetteria più famosa di Ravenfire, il Raven's Cafè, cercava di fare il punto della situazione tra gli infiniti appunti che aveva sparso sul tavolino. Era pronta a sbuffare, mandare tutto al diavolo ed invece si lasciò andare contro lo schienale del proprio divanetto, con aria quasi sconsolata. « E' totalmente un vicolo cieco... Dannazione. »
Jason Anthony Schmitz
Non era un periodo facile per nessuno, purtroppo la notte di Halloween aveva messo al dura prova gli abitanti di Ravenfire. Fortunatamente, Jason aveva così tanti casi da risolvere che quelli attinenti alla festa li aveva lasciati volentieri agli altri, prendendosi lui i grattacapo maggiori. Era entrato nel locale per fare colazione, si era ritrovato poi a leggere ipropri appunti davanti a una tazza di caffè fumante . Il Dooddrear sin da piccolo aveva sempre avuto una predisposizione per risolvere ogni enigma, attento ai dettagli e incline a disegnare nella propria mente tutte le possibili soluzioni delle infinite domande che si poneva. Un sorso di quel caffè scuro e caldo aiutò lo Schmitz a liberarsi momentaneamente dai pensieri, si voltò verso la ragazza che parlava da sola e accennò un sorriso. - Stai parlando con la tua colazione? Non penso che ti risponderà tanti presto.- Ovviamente cercava di farla sorridere, dato che il tono sembrava quello disperato di chi non sà come tirarsi fuori da un problema.
Isabel Amethyst M. Hughes
Scegliere di proseguire una strada da soli non era cosa semplice, soprattutto per chi come lei, alcuni tasselli erano del tutto ignoti. Ricordava con lucidità il proprio ritrovamento nel bosco, come avesse rischiato di morire assiderata tra le fronde di quegli alberi, e come quei frammenti fossero così reali, così vividi. Aveva creduto di essere pazza, di aver perso totalmente quel senno che tanto professava eppure erano già trascorsi due anni? Tante le cose che erano cambiate, lei in primis, ma le parole di Millie Hombridge tormentavano ancora la di lei mente. Tutti i pensieri che aveva preso in considerazione riguardavano unicamente lei, il proprio punto di vista, ma sapeva che in tutta quella situazione vi era anche la sua famiglia, la stessa da cui in parte s'era allontanata. Immersa nella sua diatriba personale, alzò lo sguardo verso l'uomo che appariva fiero nel suo completo, i tratti di chi la sapeva lunga. « Qualcosa del genere... Ha presente quando pensa di avere tutti gli elementi per arrivare alla soluzione di un problema, e poi si rende conto che manca sempre un pezzo? Ecco... » Commentò la newyorchese piegando appena le labbra in una leggera smorfia di disappunto. Odiava non riuscire venire a capo di un problema, ma soprattutto odiava sentirsi impotente. Si lasciò andare contro lo schienale della sedia su cui era seduta prima di abbassare le spalle apparentemente sconfitta. « Sono Isabel. »
Jason Anthony Schmitz
Jason non era nato detective, ma aveva un sono, un certo talento per risolvere enigmi, calcolare le possibilità e scoprire a colpo d'occhio dettagli che chiunque non avrebbe mai notato o messo insieme, per questo talento il padre lo aveva sfruttato, i genitori si erano separati e lui, prima di essere letteralmente salvato da Jim, era finito nei guai fino al collo e con debiti di gioco che solo l'eredità della prozia aveva potuto saldare. La vita per lo Schmitz, era un rebus da risolvere. - Isabel io non sono d'accordo, quando ho i miei dettagli in bella vista, combaciano e riesco perfino a giungere alla verità solo seguendo la logica passo dopo passo che sono verificare le situazioni.- Asserì mentre la guardava con attenzione. - Jason Schmitz, Detective Privato. Se parli di uova alla gallina, ovviamente ti risponderà coccodè.- Accennando un sorriso, fu lieto di presentarsi, sperando di tranquillizzarla scambiando sue parole o magari di riuscire in qualche modo ad aiutarla.
Isabel Amethyst M. Hughes
In fondo aveva tutti gli elementi, lo aveva detto lei stessa, eppure da qualunque parte guardasse, le sembrava che fosse comunque il verso sbagliato. Mostrava un'espressione quasi sconfitta sul volto, le spalle basse e con la mente che ripercorreva ogni singola tappa che l'aveva portata a quel momento. Cosa mancava nel quadro generale? Solamente quando l'uomo le rispose, non poté che rispondere con accenno del capo. Si ritrovò ad alzare un angolo delle labbra prima cogliere come l'uomo fosse stato attento. « Eppure, io guardo gli elementi che ho a disposizione e da A dovrei arrivare a C passando per B ma mi sembra che manchi sempre un mezzo. » Commentò la giovane dai capelli corvini prima di tirare un lungo sospiro sonoro. Posò lo sguardo sull'uomo facendogli cenno che si sarebbe potuto accomodare se avesse voluto. « Credo che lei sappia risolvere enigmi meglio di me. Può accomodarsi, se lo desidera. Immagino che Ravenfire sia il luogo dove il lavoro da detective non muoia mai, eh? »
Jason Anthony Schmitz
Jason prese posto vicino alla ragazza, non avrebbe mai insistito per aiutarla, ma poteva darle dei consigli e questo nesso negava lui di farlo. - Dunque, ti assicuro che il lavoro qui non finisce mai , ma non sempre si possono risolvere tutti i casi . Vedi a volte B è un dettaglio che qualcuno ha occultato volutamente, quindi a meo che non si possa dedurre dove trovare prove, si deve attendere che quel qualcuno commetta un qualsiasi errore e accade, prima o poi accade sempre. Non è affatto semplice, ma se appunti tutto, vedrai che avrai un quadro migliore della situazione.- Era quello che faceva lui da sempre, ma fin da piccolo aveva avuto una propensione istintiva per i dettagli, talvolta bastava anche solo una macchia su un vestito wbsi poteva risolvere un'indagine durata anni.
Isabel Amethyst M. Hughes
Non sapeva come avrebbe dovuto interpretare quella conversazione così metaforica, eppure con piccoli e semplici cenni, qualcosa nella mente della Hughes stava scattando. Si ritrovò così ad aggrottare per un momento la fronte, concentrata su qualcosa che comunque mancava nel quadro generale che lei aveva a disposizione. « Manca necessariamente qualcosa... » Affermò non sapendo nemmeno se fosse una risposta all'uomo che s'era nel frattempo accomodato, o una riflessione su se stessa. Portò alle labbra poi la propria tazza di caffè, quasi soprappensiero prima di riservargli un lieve sorriso. Aveva a disposizione un detective privato, dunque perché non sfruttare completamente le sue capacità? « Immagino che sia questo il metodo che lei usa in queste situazioni. Ma se questo pezzo del puzzle che manca non dipendesse da me? Da che cosa inizierebbe? Da dove partirebbe per trovare indizi e di conseguenza una pista? »
Jason Anthony Schmitz
Sospirò Jason, non sapeva davvero come aiutarla senza sapere di cosa stavano parlando, tuttavia, la sua tecnica si fondava sulle intuizioni e non si poteva dire che chiunque sapesse coglierle. - A volte fa bene staccare i pensieri, estraniarsi e poi tornando su certe indagini .. si riesce a cogliere un particolare o l'intuizione giusta per imboccare una via da seguire. Un po' come quando si vede lo stesso film più volte.- Annuì , avrebbe voluto aiutarla maggiormente, ma lui non era uno di quelli che si facevano gli affari degli altri, quindi, prima di congedarsi, porse il proprio biglietto da visita alla ragazza. - Ma se tu volessi un collega, senza impegno, non voglio essere pagato per qualche consiglio, beh allora chiamami o passa in ufficio, sarò lieto di aiutare.- Strizzò l'occhio per alleggerire la tensione eventualmente creatasi e dopo si dileguò.
Isabel Amethyst M. Hughes
Le piaceva il ragionamento dell'uomo che di certo sapeva il fatto suo. I suoi consigli non erano da prendere alla leggera, sapeva che se avesse ripercorso il suo passato magar da un'altra prospettiva avrebbe trovato ciò che cercava. Osservò poi il biglietto da visita che le stava porgendo. Si prese così il proprio tempo per memorizzarlo, prima di fare un semplice cenno del capo in segno di ringraziamento. « La prendo in parola! E grazie... » Commentò alzando un angolo delle labbra formando così un mezzo sorriso prima di vederlo allontanarsi velocemente lasciandola così con qualche altro dubbio, ma sicuramente con qualche consiglio in più che le sarebbe tornato utile. Si concentrò così sui suoi pensieri, ancora una volta, prima di poter ritornare alla sua normale quotidianità.
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐏𝐎𝐒𝐓 @𝒆𝒗𝒊𝒍𝒒𝒖𝒆𝒆𝒏 posted a story on ❪ ••• 𝐈𝐍𝐒𝐓𝐀𝐆𝐑𝐀𝐌 📷 ❫
ㅤ ━━━━━━━━━━━━━━━━ ㅤ 🫂 ── 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐲𝐥𝐢𝐧𝐞 : ɴᴇᴡ ʀᴏʟᴇ ㅤ + Dylan, Isabel ╱ #ravenfirerpg ㅤ 🪵 santa claus home. ㅤ ━━━━━━━━━━━━━━━━
𝕹emmeno sotto tortura Ellis Fray avrebbe saltato un’ora di lezione; fino all’ultimo giorno d’apertura della struttura, la giovane si era recata al college per sedere in aula fino all’ultimo minuto che la separava dalle vacanze natalizie. L’𝘪𝘯𝘤𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 le aveva fatto perdere diverso tempo e la studentessa al secondo anno era terrorizzata dall’idea di essere rimasta indietro con il programma. E già che si trovava fuori casa, perché non concedersi un’amabile visita al villaggio di Babbo Natale allestito in città?
Ellis amava le storie, di ogni tipo; non aveva interessi in particolare, le piaceva essere informata su tutto, ma sopra ogni cosa, senza dubbio, amava la narrativa. Strano, difatti, che al college avesse un’indirizzo del tutto differente, scienze biologiche ovvero. Inutile sottolineare come una sapientina come lei già conoscesse la leggenda del Krampus, sicuramente non era tra le sue preferite, la Fray si teneva sempre ben lontana dal genere horror e roba simile, ma era pur sempre una leggenda, per quanto macabra nutriva il di lei intelletto, ed ascoltare storie era sempre un piacere, che difficilmente si negava.
« A dire il vero il krampus era un demone, non un semplice mostro » le venne spontaneo commentare, ad alta voce, senza riuscire a trattenersi. Non tutti amavano il di lei lato da saputella, sapeva essere fastidiosa in effetti, ma la Fray non sembrava farci troppo caso. O non le importava. « Si riconosceva dagli zoccoli al posto dei piedi, tratto distintivo delle creature infernali.
Dylan Jonas Seered
Aveva sempre un qualcosa di magico il periodo Natalizio, soprattutto quando le strade si tingevano di bianco grazie alle nevicate. Gli allestimenti dei mercatini di Natale facevano sempre felici tutti che nonostante vendessero più o meno le stesse cose, quelle cianfrusaglie erano comunque sempre ben accette, per decorare l'albero e per rendere la casa un po' più vivace e in tema. Quel giorno, aveva deciso insieme ad Isabel di andare a vedere il museo natalizio, dove a quanto pare avrebbero anche narrato una terribile storia su un mostro che infine veniva ancora utilizzato per spaventare i bambini. Dylan non era molto d'accordo a raccontare queste storie ai fanciulli, non capiva il motivo di far venire tanta angoscia in un periodo così caldo e armonioso. Ma era solo il suo punto di vista d'altronde, che si ritrovò infine a commentare insieme ad un'altra persona che rimase ad ascoltare la storia insieme a loro due... « Un demone che aiuta delle persone a razziare, ma poi le stesse gli voltano le spalle con l'aiuto di San Nicola o meglio conosciuto come Santa Claus...» Rimase lievemente perplesso, più che altro per la parte di San Nicola come esorcista. « E poi devo dissentire. I bambini non sono cattivi, al massimo esprimono un disagio in modi irruenti. Raccontare storie di paura per contenere i ragazzini, non è educativo...» Si voltò a guardare Isabel, che ancora non aveva detto niente al riguardo. « Tu cosa ne pensi? A parte dirmi che sono polemico, non occorre, ti ho anticipata.» Sorrise, allungando le labbra alle due estremità, dove gli si formarono ai lati le solite fossette.
Isabel Amethyst M. Hughes
Temperature gelide s'erano ormai abbattute su Ravenfire, temperature che le facevano ricordare una vita passata che ormai non le apparteneva più. Il periodo natalizio era uno dei migliori a New York, le luci erano un tripudio a Babbo Natale e l'attesa per l'accensione dell'albero a Rockfeller Center diventata in fretta un modo per ricordare lo sfarzo che la città poteva dare, eppure questo era tutto passato per la Hughes. La sua vita di tutti i giorni era ormai un'altra, che la vedeva studentessa di college ed intenta al tenere il più basso profilo possibile. Aveva terminato, quel giorno, una lunga mattina di lezioni, decisamente più pesanti del solito, ma non aveva lasciato che fosse la stanchezza a fermarla. Aveva deciso di accompagnare Dylan in quelle strade così affollate e vivere quella magia natalizia che ormai aveva un poco dimenticato. Il profumo di cannella, le urla dei bambini che si facevano più forti, tutto attorno ai due ragazzi faceva sì che si respirassero l'aria di Natale. Il museo era a pochi passi da loro, incuriosita dalle storie che si raccontavano al suo interno, e spinta dal desiderio di annullare la mente sui suoi ultimi pensieri ricorrenti. Aveva ascoltato con attenzione la leggenda del Krampus, in qualche momento la narrazione le aveva provocato perfino qualche brivido, ma solo quando il rosso le si rivolse, Isabel prese la parola. « Beh se ci pensi, è educativo... In fondo i bambini sono bambini, e un poco di timore è giusto instillarglielo, non credi? Anche io sono cresciuta con la storia dell'uomo nero... » Commentò con una leggera scrollata di spalle. Ammise, almeno a se stessa, che non aveva mai ascoltato quel tipo di racconti, eppure tutta la storia le diede da riflettere. « Magari servirebbe anche a Ravenfire un Santa Claus per esorcizzare il male da Ravenfire... Voi che ne dite? »
Dylan Jonas Seered
« Non lo so ragazze, a me questa storia non ha convinto molto. » Era poco convinto,aveva storto più volte le labbra durante tutto il racconto. Aveva delle idee ben precise che aveva espresso con garbo, ma con moltissime note di disappunto. « Spero solo che tutti questi miti che vengono raccontati ai bambini non facciano più danni del dovuto. » E lui lo sapeva bene... I bambini dell' orfanotrofio avevano parecchi traumi, ovviamente dovuti alla mancanza di una stabilità familiare, per questo le storie che venivano narrate erano sempre abbastanza positive. « Ma se ci scordassimo del krampus e andassimo a bere un tea? Ci state? » Domandò alle due ragazze, portando sulle labbra il suo solito sorriso dolce e delicato.
Ellis Athena Fray
Curiosa, Ellis ascoltò i pareri dei due giovani ragazzi, così diversi tra loro; avrebbe volentieri detto la sua — e figurarsi se Ellis Fray si sarebbe trattenuta dal farlo — ma ciò che la ragazza in particolare disse la fece chiudere in un meticoloso silenzio, quasi come se per una manciata di secondi si fosse assentata per chiudersi in un muto ragionamento : Ravenfire era invasa in un certo senso dai mostri, nella sua mente i krampus non erano poi così diversi dai dooddrear — era così sbagliato desiderare un esorcista che li salvasse da quelle creature?.. Probabilmente si, superata la paura doveva imparare a capire che non tutti i dooddrear erano mostri assettati di sangue, vi erano anche 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 buone tra di loro e con il tempo ne avrebbe senz’altro conosciute. Aveva appunto bisogno solo di questo : di 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 ! Scosse dunque il capo per allontanare quei tristi pensieri che la facevano vergognare di se stessa e rivolse ai due ragazzi un dolce sorriso. « Per me va bene, anzi grazie per l’invito. Sono Ellis, comunque » aggiunse infine, porgendo prima la mano alla ragazza, dopo avrebbe fatto lo stesso con il rosso che la accompagnava.
Isabel Amethyst M. Hughes
Sembrava che le parole della newyorchese avessero centrato il punto senza nemmeno volerlo. Non aveva mai parlato apertamente con Dylan su cosa fosse successo durante il suo rapimento, e gli unici ricordi che aveva con il rosso risalivano a un incontro che li vedeva protagonisti nelle celle del Consiglio, ma la giovane davanti a loro sembrava del tutto ignara di quel mondo sovrannaturale che ormai aleggiava in ogni angolo della città. Aveva trovato non poche similitudini ascoltando quella leggenda, e mentre Dylan osservava tutto con occhio più analitico, Isabel non riuscì a non chiedersi se anche lei fosse una creatura da cui tenersi alla larga. Si strinse poi appena nelle spalle, un movimento che faceva fin troppo spesso ultimamente e che la portò a serrare per un momento le labbra. « Secondo me i bambini sono molto più attenti di quanto non lo fossimo noi alla loro età... » Era un dato di fatto che i bambini fossero di certo molto intelligenti, ed ogni nuova generazione aveva a disposizione strumenti che loro avrebbero potuto solamente sognarseli, questo era chiaro, per cui ci avrebbero creduto sul serio al mito del krampus? « Stai diventando peggio di me, lo sai? Mi chiamo Isabel, comunque... Scommetto che è la giusta occasione per provare anche i nuovi biscotti che servono con il tea al Raven's... Il solito goloso. »
Dylan Jonas Seered
Sorrise Dylan, l'amica lo conosceva bene, soprattutto i suoi peccati di gola. Amava soprattutto i biscotti al burro e al cioccolato, in compagnia di un buon tea caldo. Non gli era piaciuta molto la storia del Krampus, lo intristiva e odiava che si usassero mezzi simili per tenere buoni i bambini; dal momento che lui utilizzava un metodo diverso, raccontava sempre storie appropriate per allietare le loro notti e mai per terrorizzarli. Dunque, vista l'approvazione di tutte e due le ragazze, approfittando della nuova conoscenza con Ellis, decise di invitarle entrambe a prendere qualcosa da mangiare, così da chiudere in bellezza quel pomeriggio. Era una persona molto dolce e comprensiva Dylan, amava le chiacchiere e la compagnia ed era davvero contento di essere stato con loro, sperava di rivederle al più presto.
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
ᴇxᴛʀᴀᴄᴛ ⋰ 👑👠 ━━ isabel amethyst + millie ━━ ravenfire, virginia ↻ 23.10.2020
Parlare ad alta voce di ciò che era successo un paio d'anni prima era un qualcosa che provocava sensazioni contrastanti nell'animo della Hughes. Se da un lato sentiva la liberazione di un peso che non sapeva nemmeno di portare, dall'altro sentiva la paura insidiarsi in modo sempre più profondo dentro di lei: che cosa avrebbe dovuto fare? Ricordava esattamente che cosa era successo, le sensazioni che aveva provato durante i momenti in ospedale erano incise nella sua memoria e difficilmente avrebbe potuto cancellarle, ma quando aveva provato a parlare con James la prima volta s'era sentita persa. Comprendeva perfettamente le motivazioni che spingevano la donna ad indagare, chiunque nella sua situazione lo avrebbe fatto, ma ciò che si chiese Isabel fu perché non farlo prima? Perché far passare così tanto tempo?
« Comprendo il tuo punto di vista... Tieni a tuo marito, ed è normale che tu voglia sapere la verità. Ma ciò che mi chiedo, è perché ora? »
Non comprendeva perfettamente perché avesse aspettato tanto, ma conosceva il motivo per cui si trovasse lì. Il rapporto con sua madre Hermione poi non era dei migliori, ormai era un fatto certo, ma il fatto che avesse incaricato perfino un'investigatrice privata non sapeva come farla sentire, indispettita? O semplicemente consapevole che quel legame era recuperabile in qualche modo? Era in presa da mille dubbi in quel momento, ma doveva concentrarsi, sapeva di doverlo fare.
« Sono ricordi che cerco di dimenticare da quando mi hanno ritrovato in preda alla follia nel bosco qualche tempo dopo. Ho creduto davvero di essere pazza... »
Confessò la giovane prima di tirare indietro il capo con gli occhi chiusi. Aveva usato un tono di voce più basso, quasi rotto da una commozione che non sapeva nemmeno di riuscire a provare, eppure eccola lì, a solcare una gota perfettamente truccata. Sperava che la giovane dai capelli colore dell'oro non vedesse quanto fosse difficile per lei affrontare quel passato, ripercorrerlo in un modo che tuttavia sapeva fosse necessario. Era migliorata molto durante gli ultimi allenamenti, sapeva che prima o poi avrebbe ottenuto qualche risultato, ma sapeva anche che parte integrante del suo modo di essere era legato al suo passato.
« Ricordo che vi erano altre persone con me, vedevo altre due celle di fronte alla mia ma non ricordo esattamente chi ci fosse. Sentivo urla disumane che si alternavano a silenzi che facevano venire i brividi, forse perfino più delle urla... Ho creduto di vivere un incubo, ma questo è tutto ciò che ricordo, sono semplici fotogrammi in un mare di oscurità. »
💄 𝑎𝑙𝑙𝑖𝑠𝑜𝑛 𝑎𝑛𝑑 𝑖𝑠𝑎𝑏𝑒𝑙 💄 𝐢𝐳𝐳𝐲'𝐬 𝐡𝐨𝐮𝐬𝐞 ; 𝟎𝟐/𝟏𝟐/𝟐𝟎𝟐𝟎 ➭ ❛ Aiutami a decorare l'albero. ❜ ( #𝑟𝑎𝑣𝑒𝑛𝑓𝑖𝑟𝑒𝑟𝑝𝑔 ; #𝑚𝑖𝑛𝑖𝑟𝑜𝑙𝑒 )
«Sfruttatrice.»
Mormorò la Price una volta entrata nella casa della sua amica. Isabel l'aveva invitata a cena a casa sua, Allison prima di andare a casa della giovane si era fermata un attimo al supermercato ed aveva preso una bottiglia di vino e dei dolcetti al cioccolato, non era bello andare a casa di qualcuno senza portare un pensierino, eppure una volta varcata la soglia della Hughes, la trovò circondata da addobbi e lucine natalizie. La Price posò le sue cose da una parte e si avvicinò alla giovane.
«Mentre cerco di districare questo nodo tra le lucine riempi due calici di vino, così lavoreremo meglio.»
Le schiacciò l'occhiolino e la abbracciò forte, le era mancata e sapeva di essere stata una pessima amica recentemente e che doveva farsi perdonare, ma la lite con Logan l'aveva fatta chiudere in se stessa.
Isabel Amethyst M. Hughes
Tornare a casa propria aveva avuto un sapore di felicità per la Hughes che sembrava essere ritornata quella di sempre. Non importava quanti ostacoli ci fossero lungo la sua strada, Isabel li avrebbe superati uno alla volta, o meglio era così che sperava di fare. Cadere sette volte e rialzarsi otto, era questo che si diceva, no? Ed eccola lì, a preparare l'albero di Natale più grande che la residenza Hughes potesse ospitare. Giacevano a terra infinite scatole contenenti addobbi natalizi, dalle semplici palline ai nastri che andavano dall'oro al bianco, ma era il sorriso dipinto sul volto dell'esperimento a illuminare tutta la stanza. Era giunto il suo periodo preferito dell'anno, e quando sentì giungere l'amica che tanto l'aveva aiutata nelle settimane nonché mesi passati. « Non sono una sfruttatrice, sto semplicemente cercando di distrarti da quel muso lungo che hai... » Commentò la mora mentre lanciava uno sguardo piuttosto eloquente alla bionda e ricambiava quell'abbraccio che le era mancato. Non era infatti passato inosservato l'espressione di Allison, ma sapeva anche che avrebbe fatto lei il primo passo se avesse voluto. Lasciò tutto a terra prima di correre in cucina per prendere un paio di calici e l'apribottiglie. « Credo che non ci sia occasione migliore per bere! Come stai? »
Allison Riley Price
«Quale muso lungo?» Mormorò cercando di sorridere, le veniva difficile fingersi felice quando in realtà ultimamente si sentiva piuttosto giù. Il Natale doveva rendere tutti più felici e tranquilli ma Allison aveva mille pensieri, i primi ovviamente riguardavano il suo rapporto con Logan, nonostante sembrassero essersi riavvicinati sentiva comunque qualcosa di irrisolto tra loro e ciò preoccupava la veggente. Poi vi erano i problemi legati all'università dove riprendere era stato più difficile che mai, Mike e tanto altro, per Allison era un periodo più buio che mai. Sedendosi a terra cercò di sciogliere i nodi e quando vide l'amica tornare nel salone sospiro. «Bene ma è una bugia. Non sto molto bene, è un periodo buio, ho litigato con Logan, l'università uno schifo, mio padre continua a lamentarsi per la sconfitta ed io vorrei solo partire e non tornare più. Tu come stai? Sono stata pessima nelle ultime settimane, ti chiedo ancora scusa.» Prese il calice e sorseggiò un po' del viso che aveva portato, parlare con la Hughes come ai vecchi tempi, passare una serata insieme, avrebbe certamente fatto bene ad entrambe, di questo ne era certa.
Isabel Amethyst M. Hughes
Una cosa era rimasta certa nel corso degli anni, fin dal suo trasferimento a Ravenfire quasi quattro anni prima: la lealtà che dimostrava nei confronti delle sue amiche, prima fra tutte Allison. Non era un caso il fatto che fosse stata la bionda ad aiutare la newyorchese subito dopo i giorni di arresto da parte del Consiglio, e il fatto che l'avesse invitata poi a stare da lei era un qualcosa che mai avrebbe dimenticato. Dopo aver preso i calici e aver aperto la bottiglia di vino, Isabel versò il liquido al suo interno e ne porse uno all'amica, prima di sedersi e concentrarsi completamente su di lei. « Sai che non puoi mentirmi... » Commentò bonariamente la Hughes prima prendere un sorso di quel liquido rosso che ormai accompagnava gran parte delle sue serate solitarie. Il rapporto con i suoi genitori, in particolar modo quello con sua madre, non era esattamente idilliaco e ogni occasione era buona per avviare una discussione. Ascoltò con attenzione le parole della Price, prima di rispondere con un leggero cenno del capo. « Non hai bisogno di chiedermi scusa, Allie... Anzi, io dovrei farlo. Mi hai aiutato come mai nessuno aveva fatto. Tuo padre parla perché gli brucia la sconfitta ed è comprensibile, soprattutto con quello che ha investito, ma mi preoccupa maggiormente che cosa è successo con Logan... Perché avete litigato? »
Allison Riley Price
«Lo so perfettamente.» Ridacchiò all'amica mentre prendeva i calici riempiti dalla Hughes, quei momenti in sua compagnia erano molto preziosi per Allison, per via del suo carattere non sempre cordiale, era difficile per lei fare amicizie o comunque coltivarle nel tempo, fortunatamente nonostante passassero spesso settimane senza vedersi, il rapporto tra lei e Isabel era speciale ed Allison ci teneva a farlo rimanere tale per molto, molto tempo ancora. «Già e sembra volersi non arrendere. Penso che mi prenderò una casa tutta per me prima o poi.» No, non lo avrebbe fatto realmente, era uno sfogo dovuto a quel momento, non avrebbe certamente lasciato Logan solo sotto lo stesso tetto dei Price, nonostante lui avesse la sua dependance. Sorseggiò il vino per poi berne un generoso sorso quando la giovane le chiese il motivo del litigio con Logan. «Hai presente Mike Bradshaw? Il migliore amico di Logan? Beh andiamo a letto da questa estate ed ovviamente lo abbiamo tenuto nascosto a Logan, ecco ovviamente lo ha scoperto e non l'ha presa per niente bene. Ed ha fatto bene, io in primis non dovevo tentare il suo migliore amico e specialmente dovevamo essere sinceri. Ecco il motivo del nostro litigio, certo abbiamo in un certo senso chiarito, ma sento che prima che tutto torni come prima passerà molto, molto tempo.»
Isabel Amethyst M. Hughes
Tante potevano essere le conoscenze, ma le vere amicizie si riconoscevano subito, e non importava trascorrere giorni anche in totale silenzio, l'importante era ritrovarsi come il primo giorno, esattamente come stavano facendo le due giovani. Presero nel frattempo posto l'una accanto all'altra prima che una malsana idea potesse perfino venirle in mente. Si ritrovò così ad aggrottare la fronte prima di seguire il discorso dell'amica. Ascoltò con attenzione quel discorso che sembrava turbare e non poco la bionda prima di prendere un altro sorso di vino. S'appoggiò poi con un braccio sullo schienale del divano e chiuse il pugno per appoggiarvisi la tempia. « A te lui piace? Dico sul serio... Non la storiella estiva che bene o male ce l'abbiamo avuta tutti. Quando lo vedi, quanto siete insieme... Insomma è da farfalle nello stomaco? » Domandò la newyorchese con reale interesse. Era vero, magari non aveva chissà quale esperienza in ambito amoroso, ma sapeva come dare conforto alla sua migliore amica. « Per Logan sarai sempre la sorellina da proteggere, e per quanto sia stato un azzardo farlo con il suo migliore amico, ha paura che magari il vostro equilibrio e il loro possa essere in qualche modo compromesso. Hai provato a parlarci? »
Allison Riley Price
Quelle domande da parte di Isabel le diedero da pensare, quando pensava a Mike non si vedeva con lui nel futuro ma questo perché Allison non era quel tipo di persona da relazione, eppure nei mesi nel quale aveva avuto quella tresca con il Bradshaw non era stata con altri questo perché Mike riusciva ad appagarla e piuttosto bene. Non aveva idea se per lui sentisse qualcosa di forte, sicuramente era attratta sessualmente, tra loro vi era una chimica pazzesca mai provata con nessun altro e doveva ammettere che attualmente pur andando con dei ragazzi non aveva trovato con nessuno l'intesa che c'era tra loro, ma gira e rigira si trattava di qualcosa di prettamente sessuale. «Mike è un amico, non provo nulla per lui se non una fortissima attrazione. Non ho le farfalle allo stomaco, non sono ancora a quel livello di provare qualcosa. Non mi è indifferente ovviamente, insomma si è instaurato un bel legame tra noi, lui è un figo ma insomma gli voglio bene si, ma non in quel senso.» Non aveva idea se prima o poi quel bene si sarebbe trasformato in qualcosa di più, ed era certa che Mike avrebbe risposto al suo stesso modo, non erano innamorati, loro andavano a letto e basta. Certo, avevano imparato a conoscersi e passare del tempo insieme ma il tutto finiva lì. «Abbiamo parlato un po' alla festa di halloween, ma non abbiamo affrontato bene l'argomento e ci tengo a farlo prima di natale, voglio che per le feste il clima tra noi sia perfetto, rivoglio quel rapporto che avevamo indietro, mi manca Is.»
Isabel Amethyst M. Hughes
Era incuriosita dal rapporto che si stava instaurando tra Allison e Mike, ma era più preoccupata per l'amica, perché in alcun modo voleva che soffrisse. Ascoltò con attenzione le di lei parole, cercando di riflettere come avrebbe potuto aiutarla in quel momento, ma in cuor suo sapeva che i suoi sarebbero stati solamente dei consigli. Isabel si ritrovò così ad inclinare appena il capo, tese poi una mano per afferrare quella dell'amica e la strinse in una stretta gentile. « Okay, non sei innamorata ma sei ugualmente presa... E devi parlare con Logan, prima che sia troppo tardi. » Logan e Allison erano i fratelli che non aveva mai avuto, e il rapporto che intercorreva tra loro era fondamentale per la giovane dai capelli corvini. Un debole sorriso cominciò ad aleggiare sulle labbra della Hughes nell'udire quella confessione, limitandosi ad annuire con un semplice cenno del capo. « Tornerai ad averlo, Allie, credimi... Tutto a tempo debito. Cerca solamente di non affrettare i tempi e al contempo non perderlo, ma per stasera possiamo goderci semplicemente il nostro vino. »
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫
👑👠 — 𝐍𝐄𝐖 𝐏𝐎𝐒𝐓 ɪsᴀʙᴇʟ ᴀᴍᴇᴛʜʏsᴛ ᴍ. ʜᴜɢʜᴇs 06.12.2020 — #ravenfirerpg .... ↝ ᴄᴜʀʀᴇɴᴛ ᴍᴏᴏᴅ ❛❛ Un male incerto provoca inquietudine, perché, in fondo, si spera fino all’ultimo che non sia vero; ma un male sicuro, invece, infonde per qualche tempo una squallida tranquillità. ❜❜