rieccomi su questi nuovi schermi. questo è un nuovo libro, nuovi personaggi, nuovi scenari, nuovi paesaggi, nuove storie e nuove esperienze. nulla o quasi nulla rimane di ciò che era prima. eppure, al ritorno da casa, penso a te. quando la giostra si ferma e le luci si spengono, riappari tu, anima gentile del mio antico racconto. e allora le lacrime affiorano, come i ricordi, e penso a quanto é ingannevole la vita. spero tu non mi biasimerai se ti dico che se potessi non tornare a casa mai, io lo farei. se potessi non pensarti mai, io lo farei. se potessi non piangere mai il tuo ricordo, io lo farei. se potessi averti già dimenticata, io l’avrei già fatto. ma quanto è vile da parte mia? parecchio, ne rinvengo, ma tu non biasimarmi. la mia anima era la tua e viceversa, non c’era azione, pensiero, espressione, movimento di me che io non condividessi con te. tu sai perfettamente quanto sono imperfetta io, lo hai sempre saputo e alla fine più che mai. io sono un’anima in pena alla ricerca di un ristoro stabile, uno spirito tormentato alla ricerca di quiete, di pace, di amore. perché non lo cerco mai dentro di me? lo sai che non ne sono capace. ma io ti giuro che questo non ti toglie nemmeno un briciolo dell’importanza che hai in me, mia anima gentile. l’amore che provo per te è incommensurabile, nessuna unità di misura potrebbe farvi giustizia. io ti sono grata della vita e sebbene te lo abbia detto fino alla noia, io continuo a dirlo tutte le volte che posso. nessun essere umano mi ha mai dato ciò che mi hai dato tu e, come dico sempre, se sapessi di avertene restituito almeno un terzo, allora io sarei felice. mio piccolo angelo, non ricordo più il suono della tua risata. nella mia mente, oramai, è rimasta solo l’immagine della tua fronte corrugata, i tuoi occhi stanchi, le tue spalle tese. amore mio, quanto male ci siamo fatte? ma perché? da quanto tempo? com’è che non ce ne siamo accorte? il vaso ormai era così mal ridotto che era impossibile distinguervene i pezzi, diventati invisibili all’occhio umano. ma quando è successo? io non ho sentito il boato. solo lo scricchiolio assordante di mille vetri sotto le scarpe ad ogni passo che compievamo. e allora dovevano rimanere immobili, come due statue, affinché non soffrissimo per le ferite sanguinanti che i vetrini ci provocavano. e ho tentato di essere statua per te, ma i nostri corpi non sono scolpiti nel marmo ed il tempo non è stato dalla nostra parte. ed è così che una mattina di autunno, ci siamo risvegliate completamente insanguinate. avevamo calpestato troppi vetrini, non curandoci mai delle ferite, e nessun cerotto sarebbe bastato a riparare il danno. non abbiamo potuto far altro che sbarazzarci dei nostri corpi e seppellirli sul fondo del fiume delle nostre lacrime. abbiamo celebrato il solenne funerale e abbiamo terminato la funzione con un abbraccio. in seguito, distintamente, ci siamo salutate con un cenno ed è li che é finita la nostra storia. adesso viviamo in un altro libro, abbiamo assunto nuove sembianze e le nostre trame sembrano non intrecciarsi mai. ma io mi ricordo di te la notte, della mia vecchia vita insieme a te e di tutto quel che era nostro. e lo porto sempre insieme a me ovunque vada, per sempre. ciao anima gentile, ti auguro una buona notte.