Un tempo, prima di cominciare il viaggio, giocavo con le sorprese, il fresco miracolo di chi ha gli
occhi di un bambino, andavo per paesi stranieri con un sacco vuoto, mi promisi di riempirlo, di
qualcosa che mi sarebbe servito in futuro; qualcosa che ancora non comprendevo.
Cominciarono le stagioni, i giorni divini, e le follie di chi era un terreno fertile per i pensieri altrui.
Non mi aspettavo un risultato così: una condanna, il viaggio non si è concluso come era decantato,
la magia dei poeti, i libri e le strade vuote. Grandi del passato prendevo in esempio, senza però
averne capito veramente il significato delle loro parole. Così nacquero il Jack e la sua storia infinita.
Si narra di un uomo, con gli occhi di un bambino, divenuto un evaso, un falso poeta, un narratore,
un profeta dei pensieri altrui, un dio da marciapiede, rinchiuso in quel posteggio; dove si
accampano aspettando i nuovi arrivati, domandando loro se qualcosa sia cambiato.
Uomini di tutte le generazioni sono lì presenti, guardano la storia, la scienza, le religioni, fare il loro
corso, arresi si sono, alla battaglia finale, e continuano a perdere ogni volta che un nuovo dio arriva,
in questo posteggio infinito. La condanna che hanno ricevuto è uguale alla mia: la conoscenza
dell’umanità, i loro pensieri scorrono, come dei film, nella nostra mente, impotenti siamo
sull’andamento delle storie, anche sapendo la conclusione di ognuna di loro.
Ho cominciato non sapendo il perché e ho finito non capendo il perché: due perché differenti; due
domande rimaste senza risposta, forse è vero che gli avvenimenti accadono senza un perché,
accadono e basta, bisognerebbe accettarla e convivere con questa regola inventata.
…………………
Ho capito! Cercavo la verità assoluta, la conoscenza suprema e il chiaro momento d’assoluta
comprensione. Tra libri antichi, versi impazziti e viali di mattoni d’orati vagavo; scoprii che il
sesso dava più emozioni, abbandonai il gioco perverso di un Dio inventato, nessun amore, nessun
odio, solo il mio rammarico per non avere appreso la verità prima. Mi trasformai, diversi erano i
personaggi interpretati, da ognuno di loro appresi le verità parziali, insegnamenti di saggi in un
mondo fatto a loro misura. Giorni dove le utopie erano possibili, feste d’anime inquiete.
Non c’era una verità assoluta, solo sfumature di pensieri, che volano in un’aria convulsa, di menti
vuote pronti ad accogliere solo le più banali.
Mi guardai intorno, cercai il mio posto, correvo lungo distese desertiche con un fiore in mano, un
sogno, un incubo, in quelle notti passate all’aperto; in bei posti con cattive compagnie.
Una stagione all’inferno e una in un paradiso perduto, appresi la visione d’insieme, persi la magia
dei poeti per l’infinito gioco delle parti……………………
La testa mi scoppiava, pieno d’idee e pensieri cercai la soluzione al mio problema; cominciai a
comunicare ai passanti, agli autostoppisti i miei pensieri, cercai d’indicare una mia via.
Alla fine mi trasformai: da un viaggiatore ad un dio da marciapiede.
Pochi gli uomini che ascoltavano il folle vaneggiare; mi ritrovai come gli dei che avevo incontrato
lungo il mio viaggio.
Cominciai a scriverli questi strani pensieri, così da “torturare” le menti di un futuro prossimo;
o forse per avere la falsa gioia, di essere capito almeno in un futuro.
Nessuno di noi cammina, viaggia o corre da solo, l’insieme di diversi personaggi forma la trama di
quest’opera teatrale che è la vita. Se si è però uno di noi, la trama e la parola fine è già conosciuta;
un film che non è stato visto ma che si conosce già, come se fosse nato con noi, quel giorno del
primo pianto, provocato per aiutarci ad entrare in questo folle mondo.
……………………………………
2
Mi parlavano di un’illuminazione, un tempio dove le colonne prendono vita, città che piangevano
dei, caduti da un monte inesistente. Viaggiando mi sono ritrovato in un mondo d’evasi; uomini che
hanno deciso la reclusione, un alienamento dal resto dell’umanità. Rinchiusi nelle loro tane
aspettano che le storie viste ripassino nuovamente davanti ai loro occhi stanchi. Seduti nelle loro
poltrone scomode, fumano pipe, masticano lettere e poeti estinti. Anziani e giovani passano in
questi luoghi; tappe di un viaggio non definito, luoghi di verità, di personali visioni che indicano vie
da seguire. Gli stanchi viaggiatori erano quelli che vagavano nel passato delle loro esperienze, per
migliorare il futuro: evitare gli errori e conclusioni di storie “sbagliate”. Forse stanchi di non essere
compresi o vinti dall’andamento degli eventi, si rifugiano, non nel posteggio a loro dedicato, ma in
tane isolate dove alcuni viaggiatori “fortunati” si accampano per qualche tempo. Dei da marciapiede
che peccano di presunzione, non vogliono unirsi al gruppo di perdenti, rinchiusi in questi posteggi
maledetti. Nessuna dottrina, nessun dogma conquista totalmente la loro anima. Come finiscono la
loro via? Forse sono più utili di quelli che hanno smesso di combattere, almeno loro sono sempre tra
gli uomini. Continuano a vivere tra cattive compagnie, belle dame e paradisi costruiti a loro misura.
Sono dei veri e propri Re, un impero, il loro, costituito da evasi, con il bisogno di un luogo dove
stare. Tante sono le motivazioni per il popolo degli evasi, pochi sono quelli che diventano Dèi da
marciapiede. Il Jack, il Re, sostiene tutto il suo popolo, e qualche volta trasforma evasi in
viaggiatori, e futuri Dei da marciapiede, che costruiranno i loro imperi, o finiranno in quel
posteggio; dipende dal viaggio che hanno intrapreso, e la forza d’animo dell’uomo divenuto grande.