10 luglio
Questa mattina sono tornato a fare colazione da Sylvie per la prima volta dopo la sera della scorsa settimana. La sera dove ho fatto quella cazzata. Quando sono entrato mi è sembrato che la campanella sulla porta abbia suonato più forte del solito. Il profumo del pane appena sfornato, che di solito mi accoglie come un sentore di casa, oggi mi sembrava quasi accusatorio.
Sylvie è lì, naturalmente. Sta sistemando dei croissant nella vetrina, la schiena girata verso di me. Vedo i suoi ricci che ballano mentre si muove, sento il battito accelerare. La guardo.Ha un corpo che la gravidanza non ha appesantito, con quella vitalità che ti fa pensare alla frutta matura al mercato estivo.
Per un attimo penso di fare marcia indietro, di uscire e andare in un altro bar, ma i piedi non mi obbediscono.
Lei si volta. Il sorriso non è quello di sempre, quel sorriso largo che nelle mattine grigie d’inverno ti avvolge come una carezza estiva. O forse mi sbaglio ? È una mia suggestione ? "Bonjour, professore. Il solito?" Non è il solito tono, mi sembra di essere diventato un cliente come un altro.
"Certo, grazie" dico, e la mia voce esce più roca del previsto. Schiarisco la gola.
Mentre prepara il café crème, sento il silenzio tra di noi, un silenzio che non c'era mai stato prima. Di solito chiacchieriamo, scherziamo. Oggi invece lei è concentrata, io sto lì come un pupazzo. Seduto al tavolino fingo di leggere i titoli di “Libè”.
Posa il cappuccino accanto al pain au chocolat sul banco.
I suoi occhi sono grandi, scuri, con quella luce che mi ha sempre fatto sciogliere. Ma oggi c'è una domanda, sospesa tra noi come un filo teso.
"Professore..." comincia…
Ecco ci siamo, ora la cazzata dell’altra sera mi priverà di questa amicizia che in questi mesi mi ha riempito le ore di solitudine.
La guardo in attesa della sentenza.
"Professore" ripete abbassando la voce. "Va tutto bene?"
Annuisco, ridicolo, come un burattino. "Sì, sì. Tutto bene."
Lei inclina la testa di lato, un gesto che le conosco bene. Poi il volto le si apre in un sorriso “ Non facciamone un dramma, ok ? “

















