GAME OF THRONES season 7 meme | 1/3 characters/storylines: sansa stark
When the snows fall and the white winds blow, the lone wolf dies, but the pack survives.

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GAME OF THRONES season 7 meme | 1/3 characters/storylines: sansa stark
When the snows fall and the white winds blow, the lone wolf dies, but the pack survives.
arya & sansa –– winterfell au
❛ Have you forgotten your courtesies? ❜
Quando due degli uomini posti a presidio dell’ingresso di Winterfell sono giunti da Sansa per comunicarle che sua sorella Arya Stark aveva fatto ritorno a Winterfell, lei ha stentato a crederci. Credeva che sua sorella fosse morta, insomma, tutti quegli anni separate e di lei nessuna notizia, cos’altro avrebbe dovuto pensare. Lasciando da parte le scartoffie a cui si stava dedicando per alleggerire il carico di lavoro di Robb nella gestione della magione, Sansa ha congedato i due cavalieri e si è precipitata fuori dalla sua stanza. Adesso muove passi veloci lungo i corridoi in pietra di Winterfell, sente i tacchi delle scarpe cozzare col pavimento, ma lei ha bisogno di raggiungere sua sorella, di accertarsi che sia lei, di riabbracciarla.
Ha avuto tempo per pensare, per riflettere sul suo comportamento, e si è resa conto di essere stata molto ingiusta anche con sua sorella oltre che con Jon. Vuole chiederle scusa, sperare che le cose fra loro possano cambiare, ma sa che c’è un tempo per ogni cosa e che dovrà procedere gradualmente anche con quello. Raggiunge le cripte di Winterfell perché sa che ci troverà sua sorella, è il primo posto in cui ha trascorso del tempo lei dopo che suo padre è stato finalmente seppellito accanto ai suoi fratelli, insieme alla sua famiglia. Arriva e la vede, vede Arya, è più alta e più donna rispetto a quando si sono lasciate, ma è pur sempre la sua sorellina, ancora piccola di statura, con quegli occhi che sembrano animati dal fuoco della ribellione. Le sente le parole che le rivolge ma ancora non riesce a parlare. Non sa cosa dire, sente il cuore esplodere di gioia, perciò semplicemente abbozza un paio di passi e abbraccia forte sua sorella, inspirando il suo profumo.
‹ Sei davvero tu! ›
A Game Of Thrones Ask Meme.
mortuarism:
“Are they dead?” “When I got closer, I saw that she wasn’t moving either.” “Can a man still be brave if he is afraid?” “He must have crawled away from the others.” “Is it really mine?” “I have more concern for my nephew’s welfare.” “I’m not your son!” “Never forget what you are, for surely the world will not.” “The South is a nest of adders I would prefer to avoid.” “Why aren’t you down in the yard?” “We will have to watch him carefully.” “The things I do for love.” “Your absence has been noted.” “Now go away.” “It was always my color.” “You need not go far.” “”I will fight that battle when the enemy appears on the field.” “What are you reading about?” “Most men would rather deny a hard truth than face it.” “Did you happen to notice the dagger the killer used?” “You better put on something pretty.” “The animal of hers tried to tear his arm off.” “Every flight begins with a fall.” “I’m to escort you to the castle.” “You broke my wrist.” “They were the ones that came after me.” “He left a treasury flowing with gold.” “A moment alone, that’s all I ask.” “You have a bold tongue.” “I see you have started out without me.” “Now, you try to strike me.” “Have you forgotten who you are?” “He is still he true king.” “You are with child.” “My father will rejoice to hear it.” “I don’t know why they did that.” “You are slow to learn.” “That would be a stroke of fortune.” “Best pull up your hood.” “No one could withstand him.” “If you tell anyone, I will kill you.” “I owe you my life.” “What was he doing that had him killed?” “I am not fond of eating horse.” “You know how they are, these savages.” “You wouldn’t let anyone kill him, right?” “”The king and I have quarreled.” “I fear we ride before the storm.” “We’re safe here.” “My business here is done.” “No one commands the dragon.” “You want him alive, you do as I say.” “Those crimes I can’t confess.” “I want my children kept safe.” “Don’t start with her again.” “I believe we know the way.” “He’s hopeless with a sword.” “Do I look like a liar to you?” “Your father is hunting with the King.” “I shall wear that as a badge of honor.” “”Don’t be afraid, I shall tell him.” “Turn, my princess, I beg of you.” “Have you forgotten your courtesies?” “You may remove your helm.” “What did I tell you about traitor’s blood?” “I know he must be punished.” “The choice, is entirely yours.” “Your rosy buttcheeks, what else?” “Who would want to kill the likes of you?” “He fell from his horse.” “Shut your mouth and close your eyes.” “Do you think you can bring him back?” “I vow to serve you.”
The snow drifted down and down, all in ghostly silence, and lay thick and unbroken on the ground. It was a place of whites and blacks and greys. White towers and white snow and white statues, black shadows and black trees, the dark grey sky above. A pure world, Sansa thought. I do not belong here. Yet she stepped out all the same.
The North remembers.
gif meme | rosevtyler asked: Sansa Stark + #15 Quotes
the lone wolf dies but the pack survive
È mattino presto ma Sansa è già sveglia. Ha spazzolato i capelli, li ha intrecciati e acconciati dopo aver fatto un bagno caldo, e mentre le sue ancelle la aiutavano a rivestirsi ha udito voci e bisbigli sul ritorno del proprio fratellastro, Jon Snow. Quando lei e Arya sono partite per Approdo del Re, assieme al loro padre, Ned Stark, Jon ha dovuto affrontare un viaggio ugualmente difficile che lo ha condotto alla Barriera. I suoi occhi brillano appena, a fatica riesce a contenere l’emozione. ❛ Robb sarà così felice! ❜ ,pensa, mentre apre la porta della sua stanza per dirigersi verso la Sala Grande, dove sa troverà suo fratello; è da lì che il Re del Nord si occupa dei suoi doveri, come suo padre ha fatto prima di loro. Sansa ha patito sofferenze che una giovane donna non dovrebbe patire, ma ciò l’ha aiutata a crescere e a rendersi conto di essere stata molto ingiusta nei confronti del proprio fratellastro. L’arrivo di Robb è stato provvidenziale, la sconfitta dei Lannister e l’avvento del regno di Stannis Baratheon hanno ridato stabilità al regno. Corre e giunge fino alla Sala Grande, in cui entra, e come ipotizzato trova suo fratello intento a scrivere qualcosa. ‹ È vero? Jon è tornato?! ›
Non è stato facile, agli inizi. Nonostante Robb fosse stato cresciuto ed educato per diventare Re del Nord, non lo è stato affatto. L’assenza di Ned Stark, di suo padre, quella figura che gli aveva dato la forza ed i giusti consigli, insegnamenti, che era stata la sua roccia e colonna portante, lo aveva lasciato lì, solo, alla presa con terre intere e questioni a cui spesso non aveva saputo trovare risposta, battaglie che aveva vinto e lo avevano portato al conseguente raggiungimento di Approdo del Re, ma era stato così difficile, per lui. Lui che aveva lottato per la memoria del padre, aveva lottato per le sorelle e per i fratelli,per tutti loro che gli erano lontani. E Jon? Jon era uno di questi. Suo compagno di giochi, amico e fratello col quale sin da bambino era solito allenarsi con la spada e al quale aveva pensato, giorno e notte, chiedendosi dove fosse, come stesse, cosa stesse accadendo alla Barriera, lì, così al nord, mentre lui, al Sud, aveva liberato Approdo del Re con l’aiuto di Stannis Baratheon ed aveva riportato a casa Sansa, l'unica dei suoi parenti che sapeva essere ancora viva. Era stata per lui una sorpresa venire a sapere dell’arrivo di Jon quella notte e lo aveva accolto non solo a braccia spalancate, ma con le lacrime agli occhi ed un moto di commozione nel petto. Jon era cresciuto, l’esperienza ed il tempo avevano segnato anche lui e a malapena aveva riconosciuto il suo volto. Ma le notizie che aveva portato con sé? Non avrebbe mai potuto immaginare qualcosa di tanto terribile accadere al di là della barriera. Per anni aveva creduto che quelle fossero solo storie, ma adesso? Avrebbe dovuto credere al fratello? A quell'espressione tanto allarmata che lo aveva terrorizzato? (…) Siede al tavolo principale posto in Sala Grande, ha deciso di non incontrare alcun Lord, contadino o più comune lavoratore quel mattino, relegando ogni compito ai suoi consiglieri. Lo sguardo è, invece, puntato nel vuoto, tra le dita stringe una piuma e lì affianco, un calamaio, ma non ha ancora scritto nulla sul pezzo di pergamena poggiato sul tavolo in legno. In realtà ha iniziato a scrivere, misurando ogni parola, proprio pochi istanti prima in cui Sansa fa la sua entrata in Sala e lo sguardo azzurrino del più grande degli Stark, si alza, incrociando immediatamente la sua figura. « Vero », è quanto afferma con un sorriso che non pare affatto essere forzato nonostante la stanchezza scaturita da tutti quei pensieri che lo hanno tenuto sveglio e alla lunga discussione con Jon durata tutta una notte, fino a quando il sole non è sorto. « Credo che ora sia nella sua vecchia stanza, potresti andarlo a trovare, tra un po’. » Ed il gesto di nascondere quel pezzo di pergamena sotto il palmo della mano nel momento in cui la sorella gli si fa ancora più vicina, pare essere del tutto spontaneo e naturale. Se la vedrà lui e con chi di dovere, nulla che ora debba preoccupare la più grande delle due Stark.
Sansa Stark non riesce a crede a ciò che ha sentito. La sua famiglia è lì, radunata fra le mura di Grande Inverno, così come era stato prima che quella terribile tempesta si abbattesse su tutti loro. Due dei suoi fratelli mancano all’appello, sua madre e suo padre mancano all’appello e questo le riempie il cuore di tristezza, ma in cuor suo l’Uccelletto di casa Stark sa che quella che Robb ha ottenuto è stata una vittoria ben più grande di quanto non potessero sperare. Per anni è stata picchiata, torturata fisicamente e psicologicamente, Joffrey Baratheon ha abusato di lei senza pietà, Ditocorto l’ha usata per i suoi giochi di potere e Cersei Lannister ha adoperato una cattiveria gratuita inaudita nei suoi confronti, ma ogni giorno Sansa ha resistito e fatto quanto necessario per sopravvivere proprio pensando ai suoi fratelli. Il volto di Robb ha popolato i suoi sogni per così tanto tempo, avrebbe voluto accarezzarlo, doveva sopravvivere per riuscirci. E quanto a lungo ha pensato a sua sorella Arya, a quanto avrebbe voluto scusarsi con lei per ciò che aveva fatto, per le discussioni inutili, per le parole che mai aveva davvero pensato. Pensava a Rickon e ai suoi ricci scuri, a quanto le mancasse quel bambino indomito che non aveva avuto il tempo per crescere. Ma si era sbagliata, Rickon era vivo e aveva fatto ritorno al Nord, assieme a lei e a suo fratello. Poi ha pensato anche a Jon Snow, sì, persino a lui, e il suo cuore si è riempito di tristezza; anni di gelo gratuito dovuti a un legame che non credeva li unisse solo perché lui era un bastardo e lei una Stark, anni che nessuno può cancellare. Ha pensato così tanto a Jon da provare il forte desiderio di rincontrarlo almeno una volta per fare ammenda per ciò che gli aveva fatto.
Gli Stark hanno vinto, certo, ma hanno pagato un prezzo molto alto. L’inverno è alle porte ormai, e loro hanno bisogno di proteggersi a vicenda. Non nota neppure la titubanza di Robb, il modo in cui tenta di nasconderle una verità che prima o poi verrà a conoscenza anche di Sansa, perché è troppo felice per osservare con cura ciò che fa il fratello come farebbe solitamente. Lo raggiunge con un sorriso talmente ampio da poter illuminare da solo la Sala Grande più di quanto non facciano le torce incastonate ai muri di pietra. ‹ Sei felice, vero? Oh, lo sono anche io! Ho sentito che è Lord Comandante ora. È un grande onore! Aveva giurato di diventarlo per proteggerti, ci è riuscito! ›
Nel giorno in cui Jon partì, anni addietro, per la barriera, mai Robb avrebbe immaginato quanto la lontananza da colui che non era solo suo amico, ma anche fratello, avrebbe provocato in lui tanto dolore. Quando alla notizia della morte di Ned Stark, Re e Protettore di Grande Inverno, il suo cuore parve spezzarsi in mille pezzi, avrebbe voluto accanto a sé nessun altri che i suoi fratelli. Jon, il cui dolore (ne era consapevole) sarebbe equivalso al suo e lo avrebbe compreso nel più profondo, Sansa, Sansa che (egli ben sapeva) aveva visto la morte del padre e ne era rimasta scalfita e avrebbe voluto prenderla tra le sue braccia e dirle che tutto sarebbe andato per il meglio, che assieme sarebbero tornati a casa e nulla avrebbe potuto fare del loro male. Arya, Arya così piccola e così forte che era ancora data dispersa e morta, i cui occhi e le movenze che per nulla appartenevano ad una Lady, la sua voce allegra, già mancavano. Bran, che era scomparso nella neve e nessuno aveva più visto. La loro famiglia si era spezzata, la grande Casata degli Stark sembrava essersi più che dimezzata, ma nonostante lo sconforto e la paura di rimanere l’unico, lì, a Grande Inverno, Robb aveva riportato a casa, con sé, la sorella ed avevano iniziato a ricostruire il loro regno, in nome della loro Casata. Ed erano trascorsi giorni, mesi, durante i quali tutto era cambiato. Lui, vittorioso, dopo aver ucciso Joffrey, era tornato nella sua terra natìa e pezzo dopo pezzo, stava dando vita alla sua carica di Re. E tutto pareva scorrere tranquillamente, lì a Grande Inverno, cullandosi nel ricordo di chi per gli Stark era morto ed aveva combattuto, per i nomi ed i volti di coloro che non c’erano più, fino a che le nocche di Jon si erano battute contro le porte del castello ed ogni dolore, per qualche attimo, pareva essere stato spazzato via. « Non ne ho mai avuto alcun dubbio, sono certo abbia dato il meglio di sé per raggiungere una carica come quella », commenta, con tono tranquillo, poco prima di potersi alzare per raggiungere la sorella. Scriverà dopo, a Stannis Baratheon; ora non può certamente perdersi quello spettacolo che è il viso della sorella illuminato da una luce profonda, capace di far brillare l'intero castello ed i suoi stessi pensieri. « Sono fiero di lui ed anche nostro padre lo sarebbe, solo –– non abituarti alla sua presenza qui, Sansa. Ho paura debba lasciare Grande Inverno molto presto. »
Chiaramente quella prospettiva la rattrista, ma Sansa sa che essere Lord Comandante dei Guardiani della Notte è una responsabilità pregna di doveri, a cui non ci si può sottrarre troppo a lungo. Sebbene il suo entusiasmo appaia un po’ smorzato da quella circostanza, il sorriso della Lady di Winterfell risplende ancora radioso sulle sue labbra piene, seppur ben presto i suoi occhi si tingano di un’aria colpevole. Vorrebbe avere più tempo per mettere a posto le cose, per scusarsi con Jon come converrebbe, per provare a lenire l’effetto che anni di indifferenza hanno generato. È stata terribile, ha continuato a ripeterselo ogni giorno mentre Joffrey la picchiava e provava a distruggerla, con Arya e Jon più che verso chiunque altro. Una stupida ragazzina troppo presa dai suoi sogni e dalle ballate sui cavalieri per comprendere che il mondo non è fatto per Lady e cavalieri erranti ma solo per chi ha la capacità di sopravvivere. ‹ Spero si fermi abbastanza a lungo da permettermi di scusarmi con lui. Sono stata così sciocca, così terribile nei suoi confronti. ›, ammette, mentre guarda suo fratello, mortificata. Jon era un bambino silenzioso, la loro Lady madre non ha mai fatto nulla per farlo sentire parte della famiglia, e ha sempre tenuto a sottolineare quanto lui non fosse allo stesso livello dei suoi figli. Lui ne aveva sofferto, Sansa ne era sicura, avrebbe dovuto capirlo dallo sguardo malinconico e da quell’aria pensosa che sempre l’accompagnava. Eppure era stata sciocca e infantile, aveva fatto proprie le parole rancorose di sua madre, e a Jon non aveva mai dedicato più di qualche sporadica attenzione. Il termine più familiare con cui si era rivolta a lui era stato “fratellastro”. Ma anche lei era diventata una bastarda, suo padre era stato giustiziato con l’accusa di tradimento e sua madre aveva perso la vita, e per la prima volta Sansa si era ritrovata a comprendere Jon. Sarebbe stato così bello rivederlo, aveva pensato in tante occasioni. Ora Jon è lì, fra le mura di Grande Inverno, e lei può fare le suo meglio per rimediare ai suoi sbagli.
‹ Come mai ha fatto tanta strada per venire fin qui? › Un pensiero più razionale si fa strada nella mente della bella Lady di Winterfell, ed è ovvio che l’arrivo del fratellastro la spinga a domandarsi quali circostanze lo abbiano portato a ricongiungersi coi suoi parenti. Il Lord Comandante dei Guardiani della Notte non può abbandonare Castello Nero senza un motivo stringente, lo ricorda bene Sansa, che ha visto così di rado suo zio Benjen e spesso in occasioni particolari. Zio Benjen era un Ranger, un tipo di carica e di responsabilità diversa da quella ricoperta dal Lord Comandante, per questo pian piano nella mente della Stark comincia a farsi strada il pensiero che qualcosa di serio e preoccupante sia successo, qualcosa che ha spinto Jon fino a Grande Inverno. Attende una risposta mentre posa lo sguardo azzurrino in quello del fratello: ha imparato a scovare menzogne nei posti più impensabili, saprà scovare anche un eventuale menzogna di suo fratello.
« Sansa, non sentirti in colpa per qualcosa che alla tua età, faticavi a comprendere » è quanto le dice mentre stringe per qualche attimo un braccio della sorella e lo sguardo si abbassa per poter raggiungere quello di lei. Da ragazzino non capiva il comportamento di Sansa nei confronti di Jon, colui che non solo era suo compagno di giochi ma che riteneva suo fratello, nonostante il loro legame di sangue non fosse del tutto puro e il loro sangue non totalmente condiviso. Ma non gli è mai importato, né a sei, dodici, sedici anni, né ora. Ma Sansa? Che usava trattarlo come non suo pari, ma inferiore? Non che le avesse mai voluto meno bene, ma ai suoi occhi, il comportamento della sorella e quello della madre, era sbagliato. Poi, però, con l’avanzare del tempo e dell’età, con quella consapevolezza che porta l’esperienza e il divenire adulti, tutto era parso più chiaro agli occhi azzurri del Protettore del Nord. Catelyn Stark, per quanto fosse stata una madre gentile e paziente, amorevole e pronta a tutto per il loro bene, nei confronti di Jon provava molto più che rancore. Nei suoi occhi neri vedeva le fattezze di una donna che mai aveva conosciuto e per la quale, Ned, l’aveva tradita. Non era mai stato Jon, il problema, ma quello che rappresentava. E Catelyn non era stata capace di amarlo come suo figlio, nonostante per Robb, Arya, Bran e Rickon fosse sempre stato facile, naturale. Sansa però, anni addietro, era solo una ragazzina che tentava di emulare nel miglior modo possibile la madre, le cui aspirazioni erano quelle di una normale fanciulla che non capiva quanto i suoi atteggiamenti fossero errati o ingiusti, non poteva capire. Era certo, però, che così come Robb non aveva mai incolpato la sorella per il suo comportamento, anni addietro, nemmeno Jon l’aveva mai fatto. Certo, probabilmente l’atteggiamento della madre e della piccola Lady lo aveva fatto soffrire, ma come avrebbe mai potuto incolpare Sansa di qualcosa che, scioccamente, aveva fatto quando era solo una bambina incosciente? « Sono certo che Jon non provi alcun rancore per quanto è successo anni fa, sono cose da ragazzi » e con un sorriso che pare spazzar via tutta la preoccupazione dal volto del maggiore degli Stark, questi porge il braccio alla ragazza e con l’altra mano, le indica la porta della Sala Grande, invitandola in questo modo, in silenzio, ad accompagnarlo al di fuori.Quando, tuttavia, la sorella porge lui quella domanda, il viso di Robb pare irrigidirsi per qualche istante. Non vuole preoccuparla inutilmente, non dirà lei nulla finché tutto non sarà certo, ma che dovrebbe fare, allora? Mentirle del tutto? No, ovvio che no. « Ci sono dei problemi alla barriera, nulla di cui tu ora debba preoccuparti. »
‹ Lo so, ma ho sempre... fatto ciò che voleva la Lady nostra madre. E ho sbagliato. So che ci ha sofferto, non avrei mai voluto! Ero così stupida e ingenua, non ci pensavo. › Si sentirà sempre in colpa per ciò che la piccola Sansa Stark ha fatto prima che la vita la mettesse davanti a quanto di più tremendo c’è nel mondo, e solo così ha capito fino a fondo le parole di suo padre. Durante l’inverno dobbiamo proteggerci a vicenda. Jon Snow è suo fratello, sangue del suo sangue, e a lei non importa altro. ‹ Robb. › Lo ammonisce, portando un braccio a cingere il suo, e posando la mano del braccio libero sull’avambraccio di suo fratello. ‹ Non sono più una bambina, non devi nascondermi le cose, lo sai. › Robb è sempre stato un modello di comportamento per Sansa. Fiero, bellissimo, leale e coraggioso, sua sorella gli ha sempre donato tutto il suo più incondizionato amore, il suo rispetto e la sua ammirazione. Le storie di cavalieri che le piacevano tanto le sembravano perfette per qualcuno come suo fratello. Sapeva che Robb un giorno sarebbe entrato nella memoria delle ballate, avrebbero composto sonate e canzoni per elogiare la sua grandezza. Avrebbe tanto voluto sposare un principe bello e forte come lui, ci pensava spesso quando era ancora una bambina. Nei momenti di maggior difficoltà per lei, Sansa si è sempre fatta coraggio pensando a Robb: “Devo essere coraggiosa come Robb”, pensava, mentre scendeva a patti con se stessa per aver salva la vita. Ma ora è una donna, è cresciuta, guarda con il giusto disincanto il mondo e sa che può essere di vitale aiuto per Robb, come è già stato: insieme hanno abbattuto i nemici e distrutto i traditori, insieme hanno innalzato i vessilli degli Stark su Grande Inverno.
You need her as she needs you… and I need both of you, gods help me.
jon & sansa — winterfell au
È fredda l'aria che quella mattina sferza il suo volto, meno delle proibitive temperature a cui è stato abituato alla Barriera, ma abbastanza da indurlo a rifugiarsi nel caldo manto nero dei Guardiani della notte. È rimasto a parlare sino alle prime luci dell'alba con Robb, hanno discusso lungamente dell'imminente pericolo che minaccia tutti i loro sopra ogni altra cosa, ma prima di riprendere il proprio ruolo come Lord Comandante, Jon lascia spazio a quel dolore sordo che ha tuonato nel suo cuore per tutti quegli anni e tralasciando per qualche minuto in più obblighi e doveri scende nella cripta che ospita i suoi avi. È lì che rimane per un'ora, o forse anche di più, di fronte la statua di Eddard Stark: porge gli omaggi al Lord suo padre, gli parla silenziosamente delle proprie difficoltà, degli obiettivi raggiunti, di suo zio Benjen, di come vorrebbe potergli parlare anche solo un'altra volta, sentire quella voce piena di orgoglio ed onore risuonare tra le mura della Sala Grande. Ed infine gli porge anche i suoi saluti, accende una candela e riemerge dai gelidi tunnel della cripta, di nuovo nel portico, poi su per la balconata fin quando non incrocia uno sguardo che lo induce ad arrestare il suo cammino e lo lascia sorpreso, senza parole. È cresciuta Sansa, è diventata una vera donna, una Lady. Non ricorda neanche gli anni passati, erano bambini che vivevano in un altro mondo e di un'ingenuità che avrebbero perso tutti molto presto. Ma sua sorella è lì, viva, altro pezzo di una famiglia che aveva rischiato di perdere e che aveva perso. Si avvicina in silenzio, la scruta, gli mancano le parole, dato anche che il loro rapporto non è mai stato come quello tra lui e Robb.
Quella mattina, come in molte altre era successo, Sansa si è svegliata presto, prima delle sue ancelle, di suo fratello, dei soldati a presidio di Grande Inverno, ha fatto un bagno caldo e ha pettinato da sola i lunghi capelli rossi, ha indossato uno dei suoi abiti – quello blu, col metalupo ricamato in argento sul petto – e si è diretta al Parco degli Dei. Non prega più Sansa, è qualcosa che ha smesso di fare ad Approdo del Re quando si è resa conto che le sue preghiere non venivano esaudite da alcun dio. Suo padre sarebbe deluso da lei, questo Sansa lo sa bene, Eddard Stark si era sforzato così tanto di trasmettere ai suoi figli il rispetto reverenziale che nutriva per i suoi dei, e lei ne aveva recepito ogni insegnamento, per anni aveva pregato per se stessa, per Robb, per suo padre defunto e per sua madre, per Arya, Jon, Bran e Rickon. Eppure le piace ancora recarsi lì, al Parco degli Dei, sedere sulla panca in pietra su cui erano soliti sedere i suoi genitori e lasciarsi andare al silenzio e alla pace di quel luogo. La neve che ricopre il suolo col suo soffice manto cozza con il colore scarlatto delle foglie del grande albero che veglia sul Parco e su di lei. Le piace quel posto, è l’unico luogo in cui può fingere che le cose non siano cambiate, che lei non sia cambiata. ( … ) Non sa quanto tempo ha speso seduta su quella panca contemplando la neve, riflettendo e nutrendosi del silenzio. Il vento comincia a scuotere i rami e a far ballare le foglie rossastre, un tiepido spiraglio di sole fa la sua comparsa fra le coltri di nubi e gelo, e Sansa si rende conto che forse è giunto il momento di tornare al Castello e ai suoi doveri di Lady di Winterfell. Entra nel porticato di Grande Inverno mentre sfila i guanti dalle mani, le creano un po’ di fastidio, le piace sentire il gelo sulla pelle nonostante tutto, è una sensazione che la aiuta a ricordare che è viva ed è lì a onorare chi non c’è più. Sta camminando verso la scalinata che la porterà alla balconata in legno che accede sulle stanze della magione quando i suoi occhi si soffermano sulla figura di Jon.
Jon Snow è davanti a lei, più alto di quanto non ricordasse –– lo è sempre stato, più alto persino di Robb –– ed è così simile a suo padre da farle perdere il fiato per qualche secondo. È un uomo ormai, la barba sul suo viso ne è la prova più tangibile e immediata, i suoi capelli sono legati in qualche modo dietro la testa e fiero indossa una cappa nera come tutti i suoi abiti. Il suo viso è bellissimo, lungo, ha i tratti tipici degli Stark e fin troppe cicatrici per un uomo così giovane. Sansa lo guarda e non sa cosa fare, si avvicina anche lei col cuore che batte forte nel petto e le mani che tremano. Vorrebbe abbracciarlo forte, vorrebbe sentire il suo profumo, il calore della sua pelle, ma non osa muoversi. Non lo biasimerebbe se ce l’avesse con lei, come potrebbe?
Rimane immobile per qualche istante, così come ha osservato Robb con il cuore pieno di speranza e felicità così guarda Sansa, il bel volto dalla pelle perlacea, i lunghi capelli rossi, i lineamenti più pronunciati che hanno perso la loro infantilità. È una donna a tutti gli effetti, bellissima, fiera delle sue origini come indica il metalupo che svetta sulle sue vesti. Rimane immobile sin quando non compie pochi passi veloci e risoluti verso di lei, fin quando le sue braccia non vanno ad avvolgere il suo corpo, più esile, e lo stringono a sé. Potrebbe essere un gesto troppo avventato, lo sa, ma il suo cuore gli dice tutt'altro e per una volta Jon non ha voglia di pensare alla logica delle sue azioni. È a casa.
Non attende che pochi istanti prima di gettare le braccia al collo di Jon e stringerlo in un abbraccio sentito, affettuoso. Inspira il suo profumo tentando di ricordare se è il medesimo che ha respirato prima che tutto cambiasse, chiude gli occhi e affonda appena il viso nella pelliccia della sua cappa da Lord Comandante. Non credeva che si sarebbero mai rivisti, così come non credeva che sarebbe mai tornata al Nord. La sua vita ad Approdo del Re era stata dura e non le era mai parso che ci fosse una via d’uscita; neppure sperava nell’avvento di Robb, era convinta che sarebbe rimasta ostaggio dei Lannister a vita. E Jon, sapeva che non gli era possibile tornare a casa, sapeva che una volta fatto giuramento avrebbe dovuto dimenticare tutti loro e prestare servizio alla Guardia e sono a lei. “Sarebbe così dolce rividerlo ancora una volta”, aveva pensato ad Approdo del Re, mentre la sua mente indugiava sul pensiero di suo fratello. Gli Dei erano stati buoni con lei, alla fine, l’avevano accontentata. ‹ Jon. › Sussurra, stringendosi a lui.
Socchiude gli occhi e si annienta in quell'abbraccio, il primo vero contatto affettuoso che i due abbiano mai avuto. La solleva appena da terra, stringendola a sé, le mani si posano contro la sua schiena e Jon affonda il volto tra i suoi lunghi capelli rossi. Ricorda che hanno sempre avuto un buon profumo raccolti in eleganti acconciature che donavano al suo bel viso e non si stupisce di trovare che la cosa non è cambiata, ma che anzi sottolinea ancora di più l'eleganza innata della sorella. « Sansa. » Mormora in un leggero sospiro quando infine scioglie quell'abbraccio, sorridendole genuino, felice. « È così bello rivederti.»
‹ Lo è anche per me. › Sansa è sincera stavolta, è sincero il suo sorriso, lo sguardo carico d’affetto che rivolge a Jon. Riconosce a se stessa di essere stata terribile con lui, e vuole fare ammenda; lo ha trattato con una freddezza che non meritava, incurante della sofferenza che probabilmente Jon provava nella sua condizione di figlio illegittimo. ‹ Non credevo ci saremmo rivisti. ›
jon & sansa — winterfell au
È fredda l'aria che quella mattina sferza il suo volto, meno delle proibitive temperature a cui è stato abituato alla Barriera, ma abbastanza da indurlo a rifugiarsi nel caldo manto nero dei Guardiani della notte. È rimasto a parlare sino alle prime luci dell'alba con Robb, hanno discusso lungamente dell'imminente pericolo che minaccia tutti i loro sopra ogni altra cosa, ma prima di riprendere il proprio ruolo come Lord Comandante, Jon lascia spazio a quel dolore sordo che ha tuonato nel suo cuore per tutti quegli anni e tralasciando per qualche minuto in più obblighi e doveri scende nella cripta che ospita i suoi avi. È lì che rimane per un'ora, o forse anche di più, di fronte la statua di Eddard Stark: porge gli omaggi al Lord suo padre, gli parla silenziosamente delle proprie difficoltà, degli obiettivi raggiunti, di suo zio Benjen, di come vorrebbe potergli parlare anche solo un'altra volta, sentire quella voce piena di orgoglio ed onore risuonare tra le mura della Sala Grande. Ed infine gli porge anche i suoi saluti, accende una candela e riemerge dai gelidi tunnel della cripta, di nuovo nel portico, poi su per la balconata fin quando non incrocia uno sguardo che lo induce ad arrestare il suo cammino e lo lascia sorpreso, senza parole. È cresciuta Sansa, è diventata una vera donna, una Lady. Non ricorda neanche gli anni passati, erano bambini che vivevano in un altro mondo e di un'ingenuità che avrebbero perso tutti molto presto. Ma sua sorella è lì, viva, altro pezzo di una famiglia che aveva rischiato di perdere e che aveva perso. Si avvicina in silenzio, la scruta, gli mancano le parole, dato anche che il loro rapporto non è mai stato come quello tra lui e Robb.
Quella mattina, come in molte altre era successo, Sansa si è svegliata presto, prima delle sue ancelle, di suo fratello, dei soldati a presidio di Grande Inverno, ha fatto un bagno caldo e ha pettinato da sola i lunghi capelli rossi, ha indossato uno dei suoi abiti – quello blu, col metalupo ricamato in argento sul petto – e si è diretta al Parco degli Dei. Non prega più Sansa, è qualcosa che ha smesso di fare ad Approdo del Re quando si è resa conto che le sue preghiere non venivano esaudite da alcun dio. Suo padre sarebbe deluso da lei, questo Sansa lo sa bene, Eddard Stark si era sforzato così tanto di trasmettere ai suoi figli il rispetto reverenziale che nutriva per i suoi dei, e lei ne aveva recepito ogni insegnamento, per anni aveva pregato per se stessa, per Robb, per suo padre defunto e per sua madre, per Arya, Jon, Bran e Rickon. Eppure le piace ancora recarsi lì, al Parco degli Dei, sedere sulla panca in pietra su cui erano soliti sedere i suoi genitori e lasciarsi andare al silenzio e alla pace di quel luogo. La neve che ricopre il suolo col suo soffice manto cozza con il colore scarlatto delle foglie del grande albero che veglia sul Parco e su di lei. Le piace quel posto, è l’unico luogo in cui può fingere che le cose non siano cambiate, che lei non sia cambiata. ( … ) Non sa quanto tempo ha speso seduta su quella panca contemplando la neve, riflettendo e nutrendosi del silenzio. Il vento comincia a scuotere i rami e a far ballare le foglie rossastre, un tiepido spiraglio di sole fa la sua comparsa fra le coltri di nubi e gelo, e Sansa si rende conto che forse è giunto il momento di tornare al Castello e ai suoi doveri di Lady di Winterfell. Entra nel porticato di Grande Inverno mentre sfila i guanti dalle mani, le creano un po’ di fastidio, le piace sentire il gelo sulla pelle nonostante tutto, è una sensazione che la aiuta a ricordare che è viva ed è lì a onorare chi non c’è più. Sta camminando verso la scalinata che la porterà alla balconata in legno che accede sulle stanze della magione quando i suoi occhi si soffermano sulla figura di Jon.
Jon Snow è davanti a lei, più alto di quanto non ricordasse –– lo è sempre stato, più alto persino di Robb –– ed è così simile a suo padre da farle perdere il fiato per qualche secondo. È un uomo ormai, la barba sul suo viso ne è la prova più tangibile e immediata, i suoi capelli sono legati in qualche modo dietro la testa e fiero indossa una cappa nera come tutti i suoi abiti. Il suo viso è bellissimo, lungo, ha i tratti tipici degli Stark e fin troppe cicatrici per un uomo così giovane. Sansa lo guarda e non sa cosa fare, si avvicina anche lei col cuore che batte forte nel petto e le mani che tremano. Vorrebbe abbracciarlo forte, vorrebbe sentire il suo profumo, il calore della sua pelle, ma non osa muoversi. Non lo biasimerebbe se ce l’avesse con lei, come potrebbe?
Rimane immobile per qualche istante, così come ha osservato Robb con il cuore pieno di speranza e felicità così guarda Sansa, il bel volto dalla pelle perlacea, i lunghi capelli rossi, i lineamenti più pronunciati che hanno perso la loro infantilità. È una donna a tutti gli effetti, bellissima, fiera delle sue origini come indica il metalupo che svetta sulle sue vesti. Rimane immobile sin quando non compie pochi passi veloci e risoluti verso di lei, fin quando le sue braccia non vanno ad avvolgere il suo corpo, più esile, e lo stringono a sé. Potrebbe essere un gesto troppo avventato, lo sa, ma il suo cuore gli dice tutt'altro e per una volta Jon non ha voglia di pensare alla logica delle sue azioni. È a casa.
Non attende che pochi istanti prima di gettare le braccia al collo di Jon e stringerlo in un abbraccio sentito, affettuoso. Inspira il suo profumo tentando di ricordare se è il medesimo che ha respirato prima che tutto cambiasse, chiude gli occhi e affonda appena il viso nella pelliccia della sua cappa da Lord Comandante. Non credeva che si sarebbero mai rivisti, così come non credeva che sarebbe mai tornata al Nord. La sua vita ad Approdo del Re era stata dura e non le era mai parso che ci fosse una via d’uscita; neppure sperava nell’avvento di Robb, era convinta che sarebbe rimasta ostaggio dei Lannister a vita. E Jon, sapeva che non gli era possibile tornare a casa, sapeva che una volta fatto giuramento avrebbe dovuto dimenticare tutti loro e prestare servizio alla Guardia e sono a lei. “Sarebbe così dolce rividerlo ancora una volta”, aveva pensato ad Approdo del Re, mentre la sua mente indugiava sul pensiero di suo fratello. Gli Dei erano stati buoni con lei, alla fine, l’avevano accontentata. ‹ Jon. › Sussurra, stringendosi a lui.
jon & sansa — winterfell au
È fredda l'aria che quella mattina sferza il suo volto, meno delle proibitive temperature a cui è stato abituato alla Barriera, ma abbastanza da indurlo a rifugiarsi nel caldo manto nero dei Guardiani della notte. È rimasto a parlare sino alle prime luci dell'alba con Robb, hanno discusso lungamente dell'imminente pericolo che minaccia tutti i loro sopra ogni altra cosa, ma prima di riprendere il proprio ruolo come Lord Comandante, Jon lascia spazio a quel dolore sordo che ha tuonato nel suo cuore per tutti quegli anni e tralasciando per qualche minuto in più obblighi e doveri scende nella cripta che ospita i suoi avi. È lì che rimane per un'ora, o forse anche di più, di fronte la statua di Eddard Stark: porge gli omaggi al Lord suo padre, gli parla silenziosamente delle proprie difficoltà, degli obiettivi raggiunti, di suo zio Benjen, di come vorrebbe potergli parlare anche solo un'altra volta, sentire quella voce piena di orgoglio ed onore risuonare tra le mura della Sala Grande. Ed infine gli porge anche i suoi saluti, accende una candela e riemerge dai gelidi tunnel della cripta, di nuovo nel portico, poi su per la balconata fin quando non incrocia uno sguardo che lo induce ad arrestare il suo cammino e lo lascia sorpreso, senza parole. È cresciuta Sansa, è diventata una vera donna, una Lady. Non ricorda neanche gli anni passati, erano bambini che vivevano in un altro mondo e di un'ingenuità che avrebbero perso tutti molto presto. Ma sua sorella è lì, viva, altro pezzo di una famiglia che aveva rischiato di perdere e che aveva perso. Si avvicina in silenzio, la scruta, gli mancano le parole, dato anche che il loro rapporto non è mai stato come quello tra lui e Robb.
Quella mattina, come in molte altre era successo, Sansa si è svegliata presto, prima delle sue ancelle, di suo fratello, dei soldati a presidio di Grande Inverno, ha fatto un bagno caldo e ha pettinato da sola i lunghi capelli rossi, ha indossato uno dei suoi abiti – quello blu, col metalupo ricamato in argento sul petto – e si è diretta al Parco degli Dei. Non prega più Sansa, è qualcosa che ha smesso di fare ad Approdo del Re quando si è resa conto che le sue preghiere non venivano esaudite da alcun dio. Suo padre sarebbe deluso da lei, questo Sansa lo sa bene, Eddard Stark si era sforzato così tanto di trasmettere ai suoi figli il rispetto reverenziale che nutriva per i suoi dei, e lei ne aveva recepito ogni insegnamento, per anni aveva pregato per se stessa, per Robb, per suo padre defunto e per sua madre, per Arya, Jon, Bran e Rickon. Eppure le piace ancora recarsi lì, al Parco degli Dei, sedere sulla panca in pietra su cui erano soliti sedere i suoi genitori e lasciarsi andare al silenzio e alla pace di quel luogo. La neve che ricopre il suolo col suo soffice manto cozza con il colore scarlatto delle foglie del grande albero che veglia sul Parco e su di lei. Le piace quel posto, è l’unico luogo in cui può fingere che le cose non siano cambiate, che lei non sia cambiata. ( . . . ) Non sa quanto tempo ha speso seduta su quella panca contemplando la neve, riflettendo e nutrendosi del silenzio. Il vento comincia a scuotere i rami e a far ballare le foglie rossastre, un tiepido spiraglio di sole fa la sua comparsa fra le coltri di nubi e gelo, e Sansa si rende conto che forse è giunto il momento di tornare al Castello e ai suoi doveri di Lady di Winterfell. Entra nel porticato di Grande Inverno mentre sfila i guanti dalle mani, le creano un po’ di fastidio, le piace sentire il gelo sulla pelle nonostante tutto, è una sensazione che la aiuta a ricordare che è viva ed è lì a onorare chi non c’è più. Sta camminando verso la scalinata che la porterà alla balconata in legno che accede sulle stanze della magione quando i suoi occhi si soffermano sulla figura di Jon.
Jon Snow è davanti a lei, più alto di quanto non ricordasse –– lo è sempre stato, più alto persino di Robb –– ed è così simile a suo padre da farle perdere il fiato per qualche secondo. È un uomo ormai, la barba sul suo viso ne è la prova più tangibile e immediata, i suoi capelli sono legati in qualche modo dietro la testa e fiero indossa una cappa nera come tutti i suoi abiti. Il suo viso è bellissimo, lungo, ha i tratti tipici degli Stark e fin troppe cicatrici per un uomo così giovane. Sansa lo guarda e non sa cosa fare, si avvicina anche lei col cuore che batte forte nel petto e le mani che tremano. Vorrebbe abbracciarlo forte, vorrebbe sentire il suo profumo, il calore della sua pelle, ma non osa muoversi. Non lo biasimerebbe se ce l’avesse con lei, come potrebbe?
the lone wolf dies but the pack survive
È mattino presto ma Sansa è già sveglia. Ha spazzolato i capelli, li ha intrecciati e acconciati dopo aver fatto un bagno caldo, e mentre le sue ancelle la aiutavano a rivestirsi ha udito voci e bisbigli sul ritorno del proprio fratellastro, Jon Snow. Quando lei e Arya sono partite per Approdo del Re, assieme al loro padre, Ned Stark, Jon ha dovuto affrontare un viaggio ugualmente difficile che lo ha condotto alla Barriera. I suoi occhi brillano appena, a fatica riesce a contenere l’emozione. ❛ Robb sarà così felice! ❜ ,pensa, mentre apre la porta della sua stanza per dirigersi verso la Sala Grande, dove sa troverà suo fratello; è da lì che il Re del Nord si occupa dei suoi doveri, come suo padre ha fatto prima di loro. Sansa ha patito sofferenze che una giovane donna non dovrebbe patire, ma ciò l’ha aiutata a crescere e a rendersi conto di essere stata molto ingiusta nei confronti del proprio fratellastro. L’arrivo di Robb è stato provvidenziale, la sconfitta dei Lannister e l’avvento del regno di Stannis Baratheon hanno ridato stabilità al regno. Corre e giunge fino alla Sala Grande, in cui entra, e come ipotizzato trova suo fratello intento a scrivere qualcosa. ‹ È vero? Jon è tornato?! ›
Non è stato facile, agli inizi. Nonostante Robb fosse stato cresciuto ed educato per diventare Re del Nord, non lo è stato affatto. L’assenza di Ned Stark, di suo padre, quella figura che gli aveva dato la forza ed i giusti consigli, insegnamenti, che era stata la sua roccia e colonna portante, lo aveva lasciato lì, solo, alla presa con terre intere e questioni a cui spesso non aveva saputo trovare risposta, battaglie che aveva vinto e lo avevano portato al conseguente raggiungimento di Approdo del Re, ma era stato così difficile, per lui. Lui che aveva lottato per la memoria del padre, aveva lottato per le sorelle e per i fratelli,per tutti loro che gli erano lontani. E Jon? Jon era uno di questi. Suo compagno di giochi, amico e fratello col quale sin da bambino era solito allenarsi con la spada e al quale aveva pensato, giorno e notte, chiedendosi dove fosse, come stesse, cosa stesse accadendo alla Barriera, lì, così al nord, mentre lui, al Sud, aveva liberato Approdo del Re con l’aiuto di Stannis Baratheon ed aveva riportato a casa Sansa, l'unica dei suoi parenti che sapeva essere ancora viva. Era stata per lui una sorpresa venire a sapere dell’arrivo di Jon quella notte e lo aveva accolto non solo a braccia spalancate, ma con le lacrime agli occhi ed un moto di commozione nel petto. Jon era cresciuto, l’esperienza ed il tempo avevano segnato anche lui e a malapena aveva riconosciuto il suo volto. Ma le notizie che aveva portato con sé? Non avrebbe mai potuto immaginare qualcosa di tanto terribile accadere al di là della barriera. Per anni aveva creduto che quelle fossero solo storie, ma adesso? Avrebbe dovuto credere al fratello? A quell'espressione tanto allarmata che lo aveva terrorizzato? (…) Siede al tavolo principale posto in Sala Grande, ha deciso di non incontrare alcun Lord, contadino o più comune lavoratore quel mattino, relegando ogni compito ai suoi consiglieri. Lo sguardo è, invece, puntato nel vuoto, tra le dita stringe una piuma e lì affianco, un calamaio, ma non ha ancora scritto nulla sul pezzo di pergamena poggiato sul tavolo in legno. In realtà ha iniziato a scrivere, misurando ogni parola, proprio pochi istanti prima in cui Sansa fa la sua entrata in Sala e lo sguardo azzurrino del più grande degli Stark, si alza, incrociando immediatamente la sua figura. « Vero », è quanto afferma con un sorriso che non pare affatto essere forzato nonostante la stanchezza scaturita da tutti quei pensieri che lo hanno tenuto sveglio e alla lunga discussione con Jon durata tutta una notte, fino a quando il sole non è sorto. « Credo che ora sia nella sua vecchia stanza, potresti andarlo a trovare, tra un po’. » Ed il gesto di nascondere quel pezzo di pergamena sotto il palmo della mano nel momento in cui la sorella gli si fa ancora più vicina, pare essere del tutto spontaneo e naturale. Se la vedrà lui e con chi di dovere, nulla che ora debba preoccupare la più grande delle due Stark.
Sansa Stark non riesce a crede a ciò che ha sentito. La sua famiglia è lì, radunata fra le mura di Grande Inverno, così come era stato prima che quella terribile tempesta si abbattesse su tutti loro. Due dei suoi fratelli mancano all’appello, sua madre e suo padre mancano all’appello e questo le riempie il cuore di tristezza, ma in cuor suo l’Uccelletto di casa Stark sa che quella che Robb ha ottenuto è stata una vittoria ben più grande di quanto non potessero sperare. Per anni è stata picchiata, torturata fisicamente e psicologicamente, Joffrey Baratheon ha abusato di lei senza pietà, Ditocorto l’ha usata per i suoi giochi di potere e Cersei Lannister ha adoperato una cattiveria gratuita inaudita nei suoi confronti, ma ogni giorno Sansa ha resistito e fatto quanto necessario per sopravvivere proprio pensando ai suoi fratelli. Il volto di Robb ha popolato i suoi sogni per così tanto tempo, avrebbe voluto accarezzarlo, doveva sopravvivere per riuscirci. E quanto a lungo ha pensato a sua sorella Arya, a quanto avrebbe voluto scusarsi con lei per ciò che aveva fatto, per le discussioni inutili, per le parole che mai aveva davvero pensato. Pensava a Rickon e ai suoi ricci scuri, a quanto le mancasse quel bambino indomito che non aveva avuto il tempo per crescere. Ma si era sbagliata, Rickon era vivo e aveva fatto ritorno al Nord, assieme a lei e a suo fratello. Poi ha pensato anche a Jon Snow, sì, persino a lui, e il suo cuore si è riempito di tristezza; anni di gelo gratuito dovuti a un legame che non credeva li unisse solo perché lui era un bastardo e lei una Stark, anni che nessuno può cancellare. Ha pensato così tanto a Jon da provare il forte desiderio di rincontrarlo almeno una volta per fare ammenda per ciò che gli aveva fatto.
Gli Stark hanno vinto, certo, ma hanno pagato un prezzo molto alto. L’inverno è alle porte ormai, e loro hanno bisogno di proteggersi a vicenda. Non nota neppure la titubanza di Robb, il modo in cui tenta di nasconderle una verità che prima o poi verrà a conoscenza anche di Sansa, perché è troppo felice per osservare con cura ciò che fa il fratello come farebbe solitamente. Lo raggiunge con un sorriso talmente ampio da poter illuminare da solo la Sala Grande più di quanto non facciano le torce incastonate ai muri di pietra. ‹ Sei felice, vero? Oh, lo sono anche io! Ho sentito che è Lord Comandante ora. È un grande onore! Aveva giurato di diventarlo per proteggerti, ci è riuscito! ›
Nel giorno in cui Jon partì, anni addietro, per la barriera, mai Robb avrebbe immaginato quanto la lontananza da colui che non era solo suo amico, ma anche fratello, avrebbe provocato in lui tanto dolore. Quando alla notizia della morte di Ned Stark, Re e Protettore di Grande Inverno, il suo cuore parve spezzarsi in mille pezzi, avrebbe voluto accanto a sé nessun altri che i suoi fratelli. Jon, il cui dolore (ne era consapevole) sarebbe equivalso al suo e lo avrebbe compreso nel più profondo, Sansa, Sansa che (egli ben sapeva) aveva visto la morte del padre e ne era rimasta scalfita e avrebbe voluto prenderla tra le sue braccia e dirle che tutto sarebbe andato per il meglio, che assieme sarebbero tornati a casa e nulla avrebbe potuto fare del loro male. Arya, Arya così piccola e così forte che era ancora data dispersa e morta, i cui occhi e le movenze che per nulla appartenevano ad una Lady, la sua voce allegra, già mancavano. Bran, che era scomparso nella neve e nessuno aveva più visto. La loro famiglia si era spezzata, la grande Casata degli Stark sembrava essersi più che dimezzata, ma nonostante lo sconforto e la paura di rimanere l’unico, lì, a Grande Inverno, Robb aveva riportato a casa, con sé, la sorella ed avevano iniziato a ricostruire il loro regno, in nome della loro Casata. Ed erano trascorsi giorni, mesi, durante i quali tutto era cambiato. Lui, vittorioso, dopo aver ucciso Joffrey, era tornato nella sua terra natìa e pezzo dopo pezzo, stava dando vita alla sua carica di Re. E tutto pareva scorrere tranquillamente, lì a Grande Inverno, cullandosi nel ricordo di chi per gli Stark era morto ed aveva combattuto, per i nomi ed i volti di coloro che non c’erano più, fino a che le nocche di Jon si erano battute contro le porte del castello ed ogni dolore, per qualche attimo, pareva essere stato spazzato via. « Non ne ho mai avuto alcun dubbio, sono certo abbia dato il meglio di sé per raggiungere una carica come quella », commenta, con tono tranquillo, poco prima di potersi alzare per raggiungere la sorella. Scriverà dopo, a Stannis Baratheon; ora non può certamente perdersi quello spettacolo che è il viso della sorella illuminato da una luce profonda, capace di far brillare l'intero castello ed i suoi stessi pensieri. « Sono fiero di lui ed anche nostro padre lo sarebbe, solo –– non abituarti alla sua presenza qui, Sansa. Ho paura debba lasciare Grande Inverno molto presto. »
Chiaramente quella prospettiva la rattrista, ma Sansa sa che essere Lord Comandante dei Guardiani della Notte è una responsabilità pregna di doveri, a cui non ci si può sottrarre troppo a lungo. Sebbene il suo entusiasmo appaia un po’ smorzato da quella circostanza, il sorriso della Lady di Winterfell risplende ancora radioso sulle sue labbra piene, seppur ben presto i suoi occhi si tingano di un’aria colpevole. Vorrebbe avere più tempo per mettere a posto le cose, per scusarsi con Jon come converrebbe, per provare a lenire l’effetto che anni di indifferenza hanno generato. È stata terribile, ha continuato a ripeterselo ogni giorno mentre Joffrey la picchiava e provava a distruggerla, con Arya e Jon più che verso chiunque altro. Una stupida ragazzina troppo presa dai suoi sogni e dalle ballate sui cavalieri per comprendere che il mondo non è fatto per Lady e cavalieri erranti ma solo per chi ha la capacità di sopravvivere. ‹ Spero si fermi abbastanza a lungo da permettermi di scusarmi con lui. Sono stata così sciocca, così terribile nei suoi confronti. ›, ammette, mentre guarda suo fratello, mortificata. Jon era un bambino silenzioso, la loro Lady madre non ha mai fatto nulla per farlo sentire parte della famiglia, e ha sempre tenuto a sottolineare quanto lui non fosse allo stesso livello dei suoi figli. Lui ne aveva sofferto, Sansa ne era sicura, avrebbe dovuto capirlo dallo sguardo malinconico e da quell’aria pensosa che sempre l’accompagnava. Eppure era stata sciocca e infantile, aveva fatto proprie le parole rancorose di sua madre, e a Jon non aveva mai dedicato più di qualche sporadica attenzione. Il termine più familiare con cui si era rivolta a lui era stato “fratellastro”. Ma anche lei era diventata una bastarda, suo padre era stato giustiziato con l’accusa di tradimento e sua madre aveva perso la vita, e per la prima volta Sansa si era ritrovata a comprendere Jon. Sarebbe stato così bello rivederlo, aveva pensato in tante occasioni. Ora Jon è lì, fra le mura di Grande Inverno, e lei può fare le suo meglio per rimediare ai suoi sbagli.
‹ Come mai ha fatto tanta strada per venire fin qui? › Un pensiero più razionale si fa strada nella mente della bella Lady di Winterfell, ed è ovvio che l’arrivo del fratellastro la spinga a domandarsi quali circostanze lo abbiano portato a ricongiungersi coi suoi parenti. Il Lord Comandante dei Guardiani della Notte non può abbandonare Castello Nero senza un motivo stringente, lo ricorda bene Sansa, che ha visto così di rado suo zio Benjen e spesso in occasioni particolari. Zio Benjen era un Ranger, un tipo di carica e di responsabilità diversa da quella ricoperta dal Lord Comandante, per questo pian piano nella mente della Stark comincia a farsi strada il pensiero che qualcosa di serio e preoccupante sia successo, qualcosa che ha spinto Jon fino a Grande Inverno. Attende una risposta mentre posa lo sguardo azzurrino in quello del fratello: ha imparato a scovare menzogne nei posti più impensabili, saprà scovare anche un eventuale menzogna di suo fratello.
the lone wolf dies but the pack survive
È mattino presto ma Sansa è già sveglia. Ha spazzolato i capelli, li ha intrecciati e acconciati dopo aver fatto un bagno caldo, e mentre le sue ancelle la aiutavano a rivestirsi ha udito voci e bisbigli sul ritorno del proprio fratellastro, Jon Snow. Quando lei e Arya sono partite per Approdo del Re, assieme al loro padre, Ned Stark, Jon ha dovuto affrontare un viaggio ugualmente difficile che lo ha condotto alla Barriera. I suoi occhi brillano appena, a fatica riesce a contenere l’emozione. ❛ Robb sarà così felice! ❜ ,pensa, mentre apre la porta della sua stanza per dirigersi verso la Sala Grande, dove sa troverà suo fratello; è da lì che il Re del Nord si occupa dei suoi doveri, come suo padre ha fatto prima di loro. Sansa ha patito sofferenze che una giovane donna non dovrebbe patire, ma ciò l’ha aiutata a crescere e a rendersi conto di essere stata molto ingiusta nei confronti del proprio fratellastro. L’arrivo di Robb è stato provvidenziale, la sconfitta dei Lannister e l’avvento del regno di Stannis Baratheon hanno ridato stabilità al regno. Corre e giunge fino alla Sala Grande, in cui entra, e come ipotizzato trova suo fratello intento a scrivere qualcosa. ‹ È vero? Jon è tornato?! ›
Non è stato facile, agli inizi. Nonostante Robb fosse stato cresciuto ed educato per diventare Re del Nord, non lo è stato affatto. L’assenza di Ned Stark, di suo padre, quella figura che gli aveva dato la forza ed i giusti consigli, insegnamenti, che era stata la sua roccia e colonna portante, lo aveva lasciato lì, solo, alla presa con terre intere e questioni a cui spesso non aveva saputo trovare risposta, battaglie che aveva vinto e lo avevano portato al conseguente raggiungimento di Approdo del Re, ma era stato così difficile, per lui. Lui che aveva lottato per la memoria del padre, aveva lottato per le sorelle e per i fratelli,per tutti loro che gli erano lontani. E Jon? Jon era uno di questi. Suo compagno di giochi, amico e fratello col quale sin da bambino era solito allenarsi con la spada e al quale aveva pensato, giorno e notte, chiedendosi dove fosse, come stesse, cosa stesse accadendo alla Barriera, lì, così al nord, mentre lui, al Sud, aveva liberato Approdo del Re con l’aiuto di Stannis Baratheon ed aveva riportato a casa Sansa, l'unica dei suoi parenti che sapeva essere ancora viva. Era stata per lui una sorpresa venire a sapere dell’arrivo di Jon quella notte e lo aveva accolto non solo a braccia spalancate, ma con le lacrime agli occhi ed un moto di commozione nel petto. Jon era cresciuto, l’esperienza ed il tempo avevano segnato anche lui e a malapena aveva riconosciuto il suo volto. Ma le notizie che aveva portato con sé? Non avrebbe mai potuto immaginare qualcosa di tanto terribile accadere al di là della barriera. Per anni aveva creduto che quelle fossero solo storie, ma adesso? Avrebbe dovuto credere al fratello? A quell'espressione tanto allarmata che lo aveva terrorizzato? (…) Siede al tavolo principale posto in Sala Grande, ha deciso di non incontrare alcun Lord, contadino o più comune lavoratore quel mattino, relegando ogni compito ai suoi consiglieri. Lo sguardo è, invece, puntato nel vuoto, tra le dita stringe una piuma e lì affianco, un calamaio, ma non ha ancora scritto nulla sul pezzo di pergamena poggiato sul tavolo in legno. In realtà ha iniziato a scrivere, misurando ogni parola, proprio pochi istanti prima in cui Sansa fa la sua entrata in Sala e lo sguardo azzurrino del più grande degli Stark, si alza, incrociando immediatamente la sua figura. « Vero », è quanto afferma con un sorriso che non pare affatto essere forzato nonostante la stanchezza scaturita da tutti quei pensieri che lo hanno tenuto sveglio e alla lunga discussione con Jon durata tutta una notte, fino a quando il sole non è sorto. « Credo che ora sia nella sua vecchia stanza, potresti andarlo a trovare, tra un po’. » Ed il gesto di nascondere quel pezzo di pergamena sotto il palmo della mano nel momento in cui la sorella gli si fa ancora più vicina, pare essere del tutto spontaneo e naturale. Se la vedrà lui e con chi di dovere, nulla che ora debba preoccupare la più grande delle due Stark.
Sansa Stark non riesce a crede a ciò che ha sentito. La sua famiglia è lì, radunata fra le mura di Grande Inverno, così come era stato prima che quella terribile tempesta si abbattesse su tutti loro. Due dei suoi fratelli mancano all’appello, sua madre e suo padre mancano all’appello e questo le riempie il cuore di tristezza, ma in cuor suo l’Uccelletto di casa Stark sa che quella che Robb ha ottenuto è stata una vittoria ben più grande di quanto non potessero sperare. Per anni è stata picchiata, torturata fisicamente e psicologicamente, Joffrey Baratheon ha abusato di lei senza pietà, Ditocorto l’ha usata per i suoi giochi di potere e Cersei Lannister ha adoperato una cattiveria gratuita inaudita nei suoi confronti, ma ogni giorno Sansa ha resistito e fatto quanto necessario per sopravvivere proprio pensando ai suoi fratelli. Il volto di Robb ha popolato i suoi sogni per così tanto tempo, avrebbe voluto accarezzarlo, doveva sopravvivere per riuscirci. E quanto a lungo ha pensato a sua sorella Arya, a quanto avrebbe voluto scusarsi con lei per ciò che aveva fatto, per le discussioni inutili, per le parole che mai aveva davvero pensato. Pensava a Rickon e ai suoi ricci scuri, a quanto le mancasse quel bambino indomito che non aveva avuto il tempo per crescere. Ma si era sbagliata, Rickon era vivo e aveva fatto ritorno al Nord, assieme a lei e a suo fratello. Poi ha pensato anche a Jon Snow, sì, persino a lui, e il suo cuore si è riempito di tristezza; anni di gelo gratuito dovuti a un legame che non credeva li unisse solo perché lui era un bastardo e lei una Stark, anni che nessuno può cancellare. Ha pensato così tanto a Jon da provare il forte desiderio di rincontrarlo almeno una volta per fare ammenda per ciò che gli aveva fatto.
Gli Stark hanno vinto, certo, ma hanno pagato un prezzo molto alto. L’inverno è alle porte ormai, e loro hanno bisogno di proteggersi a vicenda. Non nota neppure la titubanza di Robb, il modo in cui tenta di nasconderle una verità che prima o poi verrà a conoscenza anche di Sansa, perché è troppo felice per osservare con cura ciò che fa il fratello come farebbe solitamente. Lo raggiunge con un sorriso talmente ampio da poter illuminare da solo la Sala Grande più di quanto non facciano le torce incastonate ai muri di pietra. ‹ Sei felice, vero? Oh, lo sono anche io! Ho sentito che è Lord Comandante ora. È un grande onore! Aveva giurato di diventarlo per proteggerti, ci è riuscito! ›
a game of thrones inspired canonverse alternative univers rpg
what happened?
• le nozze rosse non hanno mai avuto luogo; • robb stark ha sconfitto l'esercito lannister sul campo di battaglia; • robb stark & stannis baratheon hanno stretto alleanza, conquistando approdo del re e spodestando cersei lannister & joffrey baratheon; • robb stark ha giustiziato e decapitato joffrey baratheon, vendicando suo padre e liberando sua sorella sansa stark; • stannis baratheon è stato incoronato re dei sette regni,robb stark è re e protettore del Nord; • margaery tyrell è la promessa sposa di robb stark ; • jon snow è lord comandante dei guardiani della notte e ha fatto ritorno a grande inverno per portare una notizia nefasta al re del nord, suo fratello; • arya stark & bran stark sono ritenuti morti, la prima è stata addestrata dagli uomini senza volto ed è pronta a tornare a grande inverno dalla sua famiglia, il secondo è il nuovo corvo a tre occhi; • elia martell, e i suoi figli non sono mai morti, oberyn martell li ha salvati, conducendoli a dorne, dove la famiglia martell regna in prosperità; • margaery tyrell è la promessa sposa di robb stark , la famiglia tyrell appoggia il re reggente ed è alleata del re del nord; • la famiglia lannister composta da cersei, jaime, tommen & myrcella sta progettando la sua rivincita sui suoi neimici da castel granito; • daenerys targaryen è giunta a dragonstone, ed è pronta a muovere guerra contro stannis baratheon per riprendere ciò che ritiene essere suo, a guida di un esercito di dothraki e della flotta che yara greyjoy le ha donato; • la guerra con gli estranei si fa sempre più vicina, ma chi vincerà?
the lone wolf dies but the pack survive
È mattino presto ma Sansa è già sveglia. Ha spazzolato i capelli, li ha intrecciati e acconciati dopo aver fatto un bagno caldo, e mentre le sue ancelle la aiutavano a rivestirsi ha udito voci e bisbigli sul ritorno del proprio fratellastro, Jon Snow. Quando lei e Arya sono partite per Approdo del Re, assieme al loro padre, Ned Stark, Jon ha dovuto affrontare un viaggio ugualmente difficile che lo ha condotto alla Barriera. I suoi occhi brillano appena, a fatica riesce a contenere l’emozione. ❛ Robb sarà così felice! ❜ ,pensa, mentre apre la porta della sua stanza per dirigersi verso la Sala Grande, dove sa troverà suo fratello; è da lì che il Re del Nord si occupa dei suoi doveri, come suo padre ha fatto prima di loro. Sansa ha patito sofferenze che una giovane donna non dovrebbe patire, ma ciò l’ha aiutata a crescere e a rendersi conto di essere stata molto ingiusta nei confronti del proprio fratellastro. L’arrivo di Robb è stato provvidenziale, la sconfitta dei Lannister e l’avvento del regno di Stannis Baratheon hanno ridato stabilità al regno. Corre e giunge fino alla Sala Grande, in cui entra, e come ipotizzato trova suo fratello intento a scrivere qualcosa. ‹ È vero? Jon è tornato?! ›
( Jon & Sansa – Winterfell )
« Sei silenziosa stamane. » Jon esce dalla torretta che l’ha condotto sin sulle mura di Grande Inverno e poi di nuovo al suo interno, nel porticato. È lì che nota la sorella e si avvicina a lei sull’imponente balconata che veglia su tutti gli abitanti del luogo. Non ha sentito molto la sua voce, infatti, non l’ha notata a colazione e adesso che il vento del Nord sferza i loro visi -– l’inverno è davvero arrivato –, il nuovo Re del Nord la osserva attento prima di posare lo sguardo sull’indaffarato esercito. « Dovremmo far spostare le tue cose nella camera padronale. » Propone, stringendosi nella propria pelliccia. Sansa
È strano essere di nuovo a Winterfell, è strano ritrovarsi sulla quella balconata dopo aver trascorso mesi rinchiusa in una torre col solo e unico desiderio di scappare il più lontano possibile da quel posto che stentava a riconoscere come casa. I vessilli dei Bolton erano insopportabili da guardare, appesi alle mura dove per anni avevano svettato quelli degli Stark coi loro metalupi. E come quando era una bambina che sognava di lasciare Winterfell per sposare un principe e vivere in un sontuoso palazzo, così Sansa si era ritrovata a desiderare di scappare ancora per riappropriarsi della sua vita. Alla fine c’è riuscita, è scappata, ha ritrovato Jon, e insieme hanno battuto Ramsay, riprendendo possesso di Winterfell, della loro casa. Il prezzo pagato per farlo però è alto e mentre osserva i cavalieri della Valle che affilano le loro spade Sansa si rende conto di non poter più tornare indietro. La voce di Jon la coglie di sorpresa, ma Sansa non sobbalza, non si sposta, resta su quella balconata nel posto che per anni hanno occupato i suoi genitori e lascia che Jon la affianchi. A quelle parole scuote il capo, leggermente.
‹ Quella camera spetta al signore di Winterfell. È tua. ›
« No, è tua più di quanto potrà mai essere mia. Voglio che l’abbia tu, sembra una sistemazione ideale per la Lady di Winterfell. » Replica, scuotendo brevemente il capo con un cipiglio serio, pensando a quanto vere siano quelle parole. Sono passati anni sin da quando ha lasciato Winterfell come un semplice ragazzo ed ora che vi è tornato uomo trova tutto profondamente cambiato: ha faticato addirittura a pensare che fosse davvero casa, quella mattina. Ma di tutti i cambiamenti un sentimento rimane immutato e quello è il solo motivo che non gli permette di prendere la camera di suo padre e Lady Catelyn Stark: non gli appartiene, ma appartiene alla sorella. Si volge a guardare Sansa e allunga le labbra in un piccolo sorriso, un bagliore negli occhi che sembra rimembrare improvvisamente un tempo passato, più felice sebbene non perfetto. « In più non credevo avrei mai potuto derubarti della stanza più bella e più grande. » Soffia, allargando quel piccolo sorriso. « Sei proprio tu? Sansa Stark di Winterfell? »
La Lady di Winterfell. Quel titolo la colpisce in volto come uno schiaffo. Sua madre era la Lady di Winterfell, sostava lì dove ora sosta lei, accanto a suo padre, vegliando sul Nord e sui suoi abitanti. Lei non aveva alcun diritto a quell’appellativo, appellativo che avrebbe perso nel momento in cui Jon avrebbe trovato moglie. È il Re del Nord da poche ore, ma Sansa ha vissuto troppo a lungo fra le maglie e gli ingranaggi della macchina del potere per non sapere come vanno le cose. Ha dovuto stringere un sodalizio con Lord Baelish, è scesa a patti con se stessa e con uno dei suoi aguzzini per salvare la vita a Jon e riprendere possesso della propria casa, e il pensiero di poterla in qualche modo perdere le fa chiudere lo stomaco. Continua a osservare gli uomini che lavorano, carezza le loro figure con sguardo austero, molto simile a quello che spesso ha visto rivolgere loro da suo padre, e ascolta le parole di Jon. ❛ Sei proprio tu? Sansa Stark di Winterfell? ❜ La risposta a quella domanda viene formulata dalla sua mente in maniera immediata. ❛ No. ❜ Non c’era più traccia di Sansa Stark, la ragazzina illusa e piena di speranze che sognava di diventare regina. Al suo posto c’era Sansa Stark la donna che Approdo del Re aveva forgiato, la cui pelle sembrava essere fredda e resistente come l’acciaio di Valyria. ‹ Sei il Re del Nord, adesso. Non sarebbe un furto. › Prima che possa impedirselo pensa a Robb, lo stomaco si chiude e la sua mascella si contrae. Ha smesso di piangere, Sansa, quasi non crede di saperlo più fare. Eppure il suo cuore sanguina ogni volta che pensa a suo fratello e alla sorte in cui è incappato. ‹ E dove staresti, poi, se non lì? ›
« Non lo sarebbe, è vero. Ma non la voglio, il castello è pieno di camere, la mia vecchia andrà bene. » Anche il suo pensiero corre a Robb, all'ultima volta che si sono salutati, ai cammini che hanno intrapreso. Non desiderava diventare Re del Nord, Jon; non desiderava essere acclamato dai Lord e non desidera entrare in una guerra che ha come obiettivo un trono, quando dall'altra parte della Barriera il vero nemico attende non più così silente. L'inverno è arrivato, maè arrivata anche la guerra — la vera guerra. La sua attenzione si volge di nuovo a lei, cerca di decifrare quello sguardo austero che ormai governa il suo viso, ma sa che probabilmente nei propri occhi ormai vige lo stesso. È diventata donna, Sansa, è diventata la lady che probabilmente in pochi si sarebbero aspettati: intelligente, bella, acuta. Ha fatto di tutte le sue sofferenze la sua armatura e si stringe il cuore a Jon sapere che non ha potuto proteggerla. Ha ragione lei quando dichiara con decisione che nessuno può farlo, ma in qualche modo lui ora spera di alleviare le sue pene. È stata la consapevolezza delle stesse a fargli aggredire Ramsey Bolton, un pugno per ogni volta che l'aveva toccata, dolore per ogni volta che l'aveva torturata.E non si sarebbe fermato se lei non fosse intervenuta. « Non preoccuparti per me starò bene. Dobbiamo preoccuparci di quello che arriverà, invece. Dovremmo controllare le provviste, l'inverno è arrivato. »
Prova un piacere inenarrabile mentre vede gli stemmi dei Bolton distrutti, i loro scudi e vessilli raggruppati e poi dati alle fiamme fuori dalle mura di Winterfell. È sopravvissuta a torture, soprusi e abusi, ma in fine è riuscita a spuntarla, ad averla vinta e a prendersi la sua rivincita. Ramsay le ha fatto del male, si è preso un pezzo di lei, ma non è riuscito a distruggerla. Lo ha guardato morire appena un giorno prima, divorato dai suoi stessi cani mentre urlava di dolore, e non ha provato niente. Né godimento, né orrore, neppure pietà. Quando le urla sono cessate e i suoi soldati – possiede davvero un esercito, ora? – hanno portato via ciò che restava delle spoglie di Ramsay Bolton, Sansa ha provato solo sollievo. Sarebbe stato difficile non provarne, l’idea di aver contribuito a estirpare un mostro da questo mondo le ha riempito il cuore di qualcosa di molto simile alla gioia. Non avrebbe più potuto farle del male, a lei come a nessun altro. ‹ I magazzini sono abbastanza pieni, possiamo affrontare i prossimi sei mesi senza preoccuparci troppo. Intanto dovremmo riunire i Lord delle famiglie e parlare con loro. Dopo che avranno giurato fedeltà al loro re discuteremo dei dettagli che riguardano le provviste, le mura e… il nostro nuovo nemico. ›
Annuisce alle sue parole, lo sguardo si posa sugli uomini che indaffarati cancellano le tracce dei nuovi padroni — usurpatori — e riportano alla luce quelle dei vecchi, di coloro che hanno vegliato sul nord per centinaia di anni. Non è uno Stark, Jon, non di nome almeno, ma in quel momento stretto nel mantello di pelliccia che Sansa ha creato per lui, accanto a lei, sente di esserlo. È la sua gente quella, è da sempre la sua famiglia quella. « Ragioni come un vero leader.» Si ritrova a sorridere di quelle parole, abbozzando un passo lungo la balconata che costeggia il portico, invitandola a seguirlo con un gesto. Non c'è alcuna ironia nella sua voce, piuttosto nel suo tono si percepisce una certa fierezza per il modo in cui Sansa comincia a far trapelare la sua intelligenza, nella maniera con cui espone le mosse da seguire. Se Arya è sempre sembrata ribelle, non adatta al ruolo impostole dai canoni della loro società e molto più affascinata e portata al combattimento, Jon si rende conto che Sansa ha fatto della sua posizione la sua forza e che nonostante non tenga in mano una spada, la sua arma più potente è la sua mente. « Sei mesi sono troppo pochi, però. Quando l'inverno diventerà più rigido quelle provviste si dimezzeranno nella metà del tempo stabilito. Dobbiamo agire in fretta, pensi di potertene occupare tu? È un compito che lascio in buone mani.»
Sansa ragiona come un vero leader, agisce come un leader, si può dire che ormai lo sia diventata a tutti gli effetti. Ha sofferto molto, ha patito pene che non competono a una ragazza così giovane, ma ha appreso i giochi della politica meglio di chiunque altro. È giusta, è saggia e scaltra, possiede gli ideali di lealtà, onore e giustizia che suo padre si è così strenuamente sforzato di inculcare a tutti i suoi figli, ma al contempo ha imparato ad adoperarli senza l’indulgenza corroborante dell’ingenuità. Il Nord è pronto a prosperare, i figli di Lord Eddard Stark sono pronti a governarlo e a proteggerlo da chiunque voglia danneggiarlo. ‹ Le provviste dei nostri magazzini sono quelle che Grande Inverno ha prodotto. Ci serviranno anche le quote dei Lord del Nord per affrontare l’imminente gelo. È necessario che i Lord ti giurino fedeltà, Jon. Devi unificare il Nord e risolvere le questioni che Robb ha lasciato in sospeso. Quando avremo il loro appoggio potremo riscuotere quanto stabilito dai nostri avi. › Spiega, mentre lo affianca e cammina accanto a lui. Sente lo sguardo di Lord Baelish puntato addosso, ricorda le parole che le ha sussurrato qualche ora prima, il suo desiderio di sedere sul Trono con lei al suo fianco e prova un forte senso di disgusto. Ma lo ignora, così come ignora qualsiasi altra cosa, e semplicemente passeggia accanto a Jon. È la Signora di Grande Inverno, nessuno può più farle del male.
« Dirò a Ser Davos di radunarli nella grande sala.» Risponde, annuendo. Il piano che Sansa ha elaborato è corretto ma affinché funzioni è necessario che i Lord giurino fedeltà agli Stark; acclamare un “Re” è diverso dall'unificare il Nord ed è qualcosa che neanche Robb è riuscito a fare, caduto vittima dell'animo volubile di ogni nobile a cui si offre un'alleanza più vantaggiosa e dell'ingenuità del regnante inesperto che commette pericolosi errori. Eppure dagli errori si impara e se lui e Sansa in quella mattina hanno l'onore e anche l'onere di camminare attraverso le antiche mura di Winterfell è proprio perché l'hanno fatto. « Da lì potremo cominciare ad occuparci delle cose che davvero contano: l'inverno, Winterfell e la guerra. Abbiamo troppi pochi uomini per la minaccia che incombe su di noi, ci serve un esercito più preparato.» Lo sguardo leggermente accigliato sfila i guanti in cuoio mentre cammina e volge di nuovo lo sguardo al portico notando Baelish ad uno dei lati del cortile, rivolto verso di loro. « Non mi piace averlo intorno.»
‹ Abbiamo bisogno di lui. Senza i Cavalieri della Valle ora Grande Inverno sarebbe in mano ai Bolton. ›
Dice, scuotendo il capo in maniera quasi impercettibile. Non è felice di aver stretto alleanza con lui, di vederlo camminare in giro per Winterfell, di essere spesso oggetto dei suoi discorsi o dei suoi pensieri. Ma ora come ora è necessario tenere vicini gli uomini della Valle, acquistare la loro fiducia, per quanto Baelish non sarà più di alcun utilità. Lei è una Tully quanto è una Stark, la Valle ha bisogno di una guida così come il Nord. ‹ Puoi sempre ignorarlo, mh? ›
« Lo so, ma ovunque vada ha sempre un piano in mente.» Gli è stato raccontato della fama e delle imprese di Ditocorto, di come si sia appropriato della Valle, di come abbia cambiato bandiera a seconda della situazione più vantaggiosa e e di come sia sempre in grado di manovrare le persone a suo piacimento. Molte di queste cose gliel'ha dette Sansa ed è vero forse gli dovrà la vita, ma di certo non gli deve onore. Sospira e guarda la sorella, inclinando un angolo delle labbra all'insù, impercettibile. « Posso provarci. Come si dice, tieniti stretto gli amici e ancora di più i nemici. »
‹ Non è il solo. › Risponde la Stark, ricambiando il sorriso del fratello per la prima volta. Ha imparato a tenere a bada Ditocorto, sa cosa aspettarsi da lui, sa come evitare di essere colta di sorpresa. Dopo averla venduta ai Bolton non c’è più nulla che l’uomo possa dire o fare per convincerla a fare qualcosa che non è nel suo interesse. ‹ Lascia Lord Baelish a me. Tu hai cose più importanti a cui pensare ora. ›
È lui adesso a sorriderle, sorpreso e ammirato al tempo stesso da quella risposta. Si scosta di fronte a una delle porte che conduce all'interno del castello per far passare prima lei. « Non potrei lasciarlo in mani migliori. Ma stai attenta, non voglio tu ti metta in pericolo. E dobbiamo pensare a cose più importanti ora.»
‹ Non può più fare nulla contro di me. Nessuno può farlo. › Lo segue all’interno del Castello e sfila a sua volta i guanti in pelle che hanno schermato e protetto le sue mani dal gelo di Grande Inverno. Le torce fiammeggianti riscaldano l’aria umida e rischiarano le mura in pietra, e per la prima volta dopo mesi Sansa si sente sicura fra le mura di Winterfell. Il cuore le si scalda quando gli sente pronunciare quelle parole, quando lo ascolta parlare al plurale. È qualcosa che nessuno prima d’ora ha fatto, chiedere il suo aiuto. Neppure lo stesso Jon, in realtà. ‹ Avrei dovuto dirti di Lord Baelish, mi spiace non averlo fatto. ›
« Avresti dovuto è vero. Ma io avrei dovuto dare ascolto a te, quindi direi che abbiamo sbagliato entrambi. » Afferma, sospirando impercettibile. Certo, Sansa non è una stratega militare ma Jon ammette che avrebbe potuto sfruttare molto meglio il suo consiglio, dato che il suo stesso piano gli si è poi ritorto contro. Ma è anche da piccole sconfitte come queste — fortunatamente — che si impara. Saluta con un cenno del capo due Lord presenti all'interno del corridoio rischiarato dalle torce e molto brevemente chiede loro di mandare a chiamargli Ser Davos nella grande sala. Una volta superati torna a rivolgersi a Sansa. « Ma ti devo la mia stessa vita, dunque non mi spiace tu non l'abbia fatto.» Non commenta però le parole riguardanti Lord Baelish, anzi annuisce. Perché è come ricevere un'altra pugnalata al cuore sapere che Sansa ha conosciuto così tanta sofferenza.
‹ Non potevo lasciare che Ramsay vincesse. Tu non sembravi volermi dare ascolto. › Si interrompe, scuote il capo e procede spedita accanto a lui. Ramsay è morto, lei ha contribuito alla cosa in prima persona, non si scuserà per averlo fatto. Sistema meglio la pelliccia sulle spalle, l’aria umida del castello le carezza la pelle delicata facendola rabbrividire appena. ‹ Dobbiamo convincere i Lord del Nord a collaborare con i Bruti, Jon. Non sarà facile. ›