“Potrebbero dirmelo cento, mille, milioni di volte che non ti avrò mai, che non sarai mio nemmeno un istante. Mi diranno che ti dimenticherò, che un giorno non ricorderò nemmeno il tuo nome, che non saprò più quando nè dove sei nato. Mi diranno che dimenticherò tutto, di te, perfino di averti amato, e desiderato, così tanto da star male. Che non saprò più ricordare il vibrato della tua voce, le pause tra una parola e l'altra, e come sorridevi, come i capelli ti incorniciavano il viso. E forse hanno ragione, non ricorderò più tutto questo, un giorno. Sarò un'altra persona, con una vita diversa, e con poco tempo da perdere dietro a fantasticherie, dietro a te. Ho già perso molto tempo, cercandoti. Ma non avevo capito di essere la sola, dentro il labirinto. Tu non c'eri, era buio là dentro, e io ti cercavo, credendo che prima o poi ti avrei trovato. Ma non ti ho trovato, perché tu non sei mai stato lì, in quel labirinto che io stessa ho inventato per sentirmi meno sola, per avere una scusa e dire a tutti che preferivo te. Alle feste, ai ragazzi. Ti ho usato come scusa, e perdonami, lo faccio ancora. Potrebbero dirmelo cento, mille, milioni di volte. Che ti dimenticherò, che un giorno questo dolore che sento finirà, che non sarai mio mai, che sei impossibile e non potrò mai dirti quante volte ho voluto un tuo abbraccio, ma tu non c'eri. E forse hanno ragione, ti dimenticherò. In questo momento vorrei poterne essere capace, ma non posso. In questo momento rimani tu l'unico desiderio, l'unica e prima persone a cui penso quando mi chiedono cosa vorrei per Natale, l'unica persona che non posso proprio avere. Non hai idea del dolore che provo, è tanto simile alla nausea, ti stringe la pancia, sembra non volerti lasciare. Fitte continue, oscillo tra speranza e paura. Io non so se ci riesco, non so se ce la faccio, senza te. Forse un giorno non ricorderò il tuo nome, o il giorno in cui sei nato. Forse sarà meglio così, dopotutto. Però adesso non posso, non posso resistere, ti voglio qui. Ti voglio qui, ora.”