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Anche la mancanza sola del presente è piú dolorosa al giovine che a qualunque altro. Le illusioni in lui sono piú vive e perciò le speranze piú capaci di pascerlo. Ma l’ardor giovanile non sopporta la mancanza intera di una vita presente, non è soddisfatto del solo vivere nel futuro, ma ha bisogno di un’energia attuale; e la monotonia e l’inattività presente gli è di una pena, di un peso, di una noia maggiore che in qualunque altra età, perché l’assuefazione alleggerisce qualunque male, e l’uomo col lungo uso si può assuefare anche all’intera e perfetta noia e trovarla molto meno insoffribile che da principio. L’ho provato io, che della noia da principio mi disperava, poi questa crescendo in luogo di scemare, tuttavia l’assuefazione me la rendeva appoco appoco meno spaventosa e piú suscettibile di pazienza. La qual pazienza della noia in me divenne finalmente affatto eroica. Esempio de’ carcerati, i quali talvolta si sono anche affezionati a quella vita.
Dallo Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi
Quel vecchio che non ha presente né futuro, non è privo perciò di vita. Se non è stato mai uomo, non ha bisogno se non di quel nonnulla che gli somministra la sua situazione e tutto gli basta per vivere. Se è stato uomo, ha un passato e vive in quello. La mancanza del presente non è la cosa piú grave per gli uomini, anzi atteso la nullità di tutto quello che si vede nella realtà e da vicino, si può dire che il presente sia nullo per tutti e che ogni uomo manchi del presente. Il vuoto del futuro non è gran cosa per lui: 1°, perch’é già sazio della vita, che ha già provata, gustata, adoperata ec.; 2°, perché i suoi desiderii, passioni, affetti, sentimenti, sono rintuzzati e intorpiditi e ristretti e non esigono piú grandi beni, piaceri, movimenti, azioni presenti, né grandi speranze, gran vita attuale o avvenire; 3°, perché l’estensione materiale del suo futuro è piccola e non lo può spaventare gran fatto il vuoto di un piccolo spazio. Ma il giovane senza presente né futuro, cioè senza né beni, attività, piaceri, vita ec. né speranze e prospettiva dell’avvenire, dev’essere infelicissimo e disperato, mancare affatto di vita e spaventarsi e inorridire della sua sorte e del futuro. 1°, Il giovane non ha passato. Tutto quello che ne ha non serve altro che ad attristarlo e stringergli il cuore. Le rimembranze della fanciullezza e della prima adolescenza, dei godimenti di quell’età perduti irreparabilmente, delle speranze fiorite, delle immaginazioni ridenti, dei disegni aerei di prosperità futura, di azioni, di vita, di gloria, di piacere, tutto svanito. 2°, I desiderii e le passioni sue sono ardentissime ed esigentissime. Non basta il poco; hanno bisogno di moltissimo. Quanto è maggiore la sua vita interna, tanto maggiore è il bisogno e l’estensione e intensità ec. della vita esterna che si desidera. E mancando questa, quanto maggiore è la vita interna, tanto maggiore è il senso di morte, di nullità, di noia ch’egli prova: insomma tanto meno egli vive in tali circostanze, quanto la sua vita interiore è piú energica. 3°, Il giovane non ha provato né veduto. Non può esser sazio. I suoi desiderii e passioni sono piú ardenti e bisognosi, come ho detto, non solo assolutamente per l’età, ma anche materialmente, per non avere avuto ancora di che cibarsi e riempiersi. Non può esser disingannato nell’intimo fondo e nella natura, quando anche lo sia in tutta l’estensione della sua ragione. 4°, Il suo futuro è materialmente lunghissimo e l’immensità dello spazio vuoto che resta a percorrere fa orrore, massime paragonandolo con quel poco che ha avuto tanta pena a passare. Il giovane a questa considerazione si spaventa e dispera eccessivamente, sembrandogli quel futuro piú lungo e terribile di un’eternità. Di piú tutta la sua vita consiste nel futuro. L’età passata non è stata altro che un’introduzione alla vita. Dunque egli è nato senza dover vivere. Il giovane prova disperazioni mortali, considerando che una sola volta deve passare per questo mondo e che questa volta non godrà della vita, non vivrà, avrà perduto e gli sarà inutile la sua unica esistenza: ogn’istante che passa della sua gioventú in questa guisa gli sembra una perdita irreparabile fatta sopra un’età che per lui non può piú tornare (16 ottobre 1820).
Dallo Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi
“Poetry is nobody’s business except the poet’s, and everybody else can fuck off.”
Philip Larkin
Cafe, Basin MT, RA Clayton
En la realidad no hay adjetivos ni conjunciones ni preposiciones ¿quién ha visto jamás una Y fuera de la Gramática de Bello? en la realidad hay sólo acciones y cosas un hombre bailando con una mujer una mujer amamantando a su nene un funeral - un árbol- una vaca la intelección la pone el sujeto el adverbio lo pone el profesor y el verbo ser es una alucinación del filósofo.
Nicanor Parra, da Sermones y prédicas del Cristo de Elqui (Santiago, Ganymedes, 1979)
Spike, Jansson Stegner
Vi sono due motivi per cui devi essere soddisfatto di ciò che ti capita: primo, perché è per te che è capitato, per te è stato ordinato e a te è riferito, intrecciato col tuo destino fin dalle cause più remote; secondo, perché ciò che accade individualmente a ogni uomo contribuisce alla prosperità, alla perfezione e, per Zeus, anche alla conservazione di colui che regge l’universo. L’universo è come mutilato se ci si sottrae alla connessione e alla catena delle cause e delle sue parti. Tu rompi questa connessione, per quanto dipende da te, quando sei scontento degli eventi e, in questo senso, li distruggi.
Marco Aurelio
Abbandonarsi all’onda delle sensazioni come quest’acqua bionda che si smorza e si riaccende sotto un giallo sole carico, come me, di umiliazione.
Sandro Penna
1984 hardcover first edition of ‘Slow Learner,’ the collection of early stories by Thomas Pynchon.
(Pynchon is my favorite author and I have an entire bookshelf devoted to various editions of all his novels!)
Fiona Apple in the Nov ‘97 issue of Spin magazine