I want to believe
Era il 25 agosto del 2011, una mattina come tante altre, tanto caldo ed il sole alto nel cielo. Noi ci conoscevamo poco, nonostante i 16 anni passati insieme al mare spesso l’uno accanto all’altra. Non ho mai saputo quali fossero i tuoi reali problemi, penso si trattasse di quello che spesso si definisce lieve “ritardo mentale”, cosa che ti ha sempre fatto apparire strano agli occhi della gente. Tanti anni prima mi trovavo fuori da un campo di calcio a vedere la partita del mio migliore amico, avevo all’incirca 11-12 anni, giocava in una squadra molto forte, in cui l’agonismo si faceva sentire. Ricordo che tua mamma ti faceva allenare con loro in modo da passare del tempo con ragazzi della tua età in un contesto sportivo. Mancavano 10 minuti alla fine dell’incontro e stavate vincendo 7-0 quando l’arbitrò fischiò un rigore a vostro favore, il mister ti ha frettolosamente fatto entrare in campo, solitamente passavi le partite in panchina a far compagnia alla squadra; ti sostituì e ti indicò il dischetto, era il tuo momento. I bambini sanno essere cattivi tanto quanto riescono ad essere disarmanti per la loro tenerezza. Mi ricordo quel calcio, un goal incredibile, non potevi credere ai tuoi occhi, i tuoi compagni ti sollevarono in aria festeggiando come se si trattasse della vittoria dell’Italia ai mondiali. Mi si stringe ancora il cuore ripensando al tuo sorriso. Ritornando al pomeriggio d’agosto ricordo un susseguirsi di notizie, mi ricordo di aver aperto il computer dell’ufficio e di aver visto la foto della tua faccia in prima pagina sul sito del quotidiano locale: “torturato per 12 ore. Senza pietà. Lo hanno ucciso a poco a poco, bruciangogli con delle sigarette la pelle di ogni parte del corpo, prendendolo a bastonate, torturandolo con un coltello e infine dandogli fuoco”. Non so come spiegarlo, ma la mia vita da quel giorno è cambiata Giovanni, la tua morte non poteva passare inosservata, non poteva svanire, indimenticata, senza un senso. Non è passata settimana senza un pensiero, seppur piccolo rivolto a te. Ho imparato a proteggere chi amo, a godere delle cose che mi si presentano davanti nella vita di tutti i giorni. A volte cammino in città, ti vedo fra le persone e mi sale il cuore in gola. Ti sogno la notte, sogno i visi di quei due esseri che ti hanno portato via, ben lontani dall’essere definiti “uomini”. Passano i mesi e ancora mi arrabbio, come si può arrivare a tanto? Come può la mente umana commettere un tale omicidio? E’ facile, estremamente facile, prendersela con i più deboli, con chi è incapace di difendersi. Ieri, 18 febbraio 2012, c’è stata la sentenza di primo grado Due ergastoli. Un piccolo passo di giustizia per un grande vuoto che ho dentro. Imagine all the people living life in peace. Buonanotte a te che mi guardi dall’alto. Ne sono sicura. LeggermenteCos













