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Tom Cameron - Music To Wash Dishes By
E’ sorta in questi deplorevoli giorni una nuova industria che ha contribuito non poco a distruggere ciò che di divino forse restava nello spirito francese. E noto che la folla idolatra richiedeva un ideale degno di sé e conforme alla propria natura. In fatto di pittura e di statuaria, il Credo attuale della buona società, soprattutto in Francia (e ritengo che nessuno osi affermare il contrario), è questo: «Credo nella natura e non credo che nella natura (ci sono buone ragioni per questo). Credo che l’arte sia e non possa essere che la riproduzione esatta della natura (una setta timida e dissidente vuole che siano esclusi gli oggetti ripugnanti come un vaso da notte o uno scheletro). Sicché l’industria che ci desse un risultato identico alla natura sarebbe l’arte assoluta».
Un Dio vindice ha esaudito i voti di questa moltitudine. Daguerre fu il suo Messia. E allora essa disse tra sé: «Giacché la fotografia ci da tutte le garanzie d’esattezza che si possono desiderare (credono questo, gli insensati!) l’arte è la fotografia». Da quel momento, l’immonda compagnia si precipitò, come un solo Narciso, a contemplare la propria triviale immagine sul metallo. Una follia, uno straordinario fanatismo s’impadronì di tutti questi nuovi adoratori del sole. Strane abominazioni si manifestarono.
- Charles Baudelaire, Sulla Fotografia [Salon, 1859]
Prisma non applica un filtro su un’immagine come fanno tutti i software, ma analizza l’immagine (che viene inviata al server dello sviluppatore) e la ridipinge secondo una serie di stili pittorici diversi selezionabili ma non ancora parametrizzabili. In pratica si ottiene un risultato unico (basato sull’immagine di partenza e su algoritmi di apprendimento tramite rete neurale), come se un pittore copiasse di volta in volta una fotografia. Non so cosa avrebbe detto Baudelaire di tutto questo.
Andrei Tarkovsky, Self-portrait, San Gregorio, Italy, 1983 November
Splintering
Lit
Christopher Richard Wynne Nevinson
Christopher R.W. Nevinson, The First Searchlights at Charing Cross, 1914.
Ai Weiwei
Studies in Perspective, 1995-2003
© 2015 Ai Weiwei
(via)
Ai Weiwei, Studies in Perspective, 1995-2003.
Non c'è nulla qui per chi voglia imparare, educarsi o divenire migliore. Questo paese è senza insegnamenti. Non promette e nemmeno fa intravedere. Si accontenta di dare, ma a profusione. È interamente presente agli occhi e lo si conosce dall'istante in cui se ne gode. I suoi piaceri non hanno rimedi e le sue gioie rimangono senza speranza. Esso esige anime chiaroveggenti, cioè senza consolazione. Chiede che si faccia atto di lucidità come si fa atto di fede. Singolare paese che dà all'uomo che esso nutre il suo splendore e, al tempo stesso, la sua miseria! Non è sorprendente che la ricchezza sensuale di cui è provvisto un uomo sensibile di questi paesi coincida con la miseria più estrema. Non esiste verità che non porti con sé la propria amarezza. Come stupirsi allora se non amo mai tanto il volto di questo paese come quando sono fra i suoi uomini più poveri? Gli uomini trovano qui durante tutta la giovinezza una vita a misura della loro bellezza. E poi, è il declino e l'oblio. Hanno puntato sulla carne, ma sapevano di dover perdere. Ad Algeri, per chi è giovane e vivo, tutto è rifugio e pretesto a trionfi: la baia, il sole, i giuochi di rosso e di bianco delle terrazze verso il mare, i fiori, gli stadi, le ragazze dalle floride gambe. Ma per chi ha perduto la gioventù, nulla a cui appigliarsi e nessun luogo in cui la malinconia possa salvarsi da sé stessa. Altrove, le terrazze d'Italia, i chiostri d'Europa o il profilo delle colline provenzali, altrettanti posti dove l'uomo può sfuggire alla propria umanità e liberarsi con dolcezza da se stesso. Ma qui tutto esige solitudine e sangue di uomini giovani.
Albert Camus, Nozze. (via littlelouuglyjackprophetjohn)
#K13044 (sketchbook)
Marie-Anne-Charlotte Corday Parigi, piazza della Rivoluzione, 17 luglio 1793. Sale il patibolo senza un rimpianto. Senza un lamento offre alla ghigliottina il suo collo di ragazza (ha venticinque anni). È una piccola normanna di buona famiglia, condannata per nascita e indigenza al celibato o al convento: «una donna inutile, cui una vita più lunga non sarebbe servita a nulla», come ha dichiarato candidamente ai giudici il giorno prima. È così inutile che, nel dipingere su commissione della Convenzione quel quadro che tutti ricordano, Jacques-Louis David se l'è dimenticata. C'è lui, Marat, quel bell'atleta dal corpo muscoloso, riverso sul bordo della fatidica vasca, c'è il telo macchiato dal suo sangue, c'è la lettera che gli ha scritto nella sua grafia di letterata maliziosa («Basta che io sia infelice per avere diritto alla vostra benevolenza»), c'è il coltello da cucina col manico d'avorio che ha comprato per quaranta soldi nella bottega di Badin, sotto i portici del Palazzo Reale, ma non lei, la piccola normanna che ha trucidato il grande Amico del Popolo. Eugenio Baroncelli, Mosche d'inverno. 271 morti in due o tre pose, Palermo 2012
Fred Lyon, San Francisco Post and Powell Street, Union Square, 1947.
Gunnar Smoliansky.
Paolo Conte, Arena di Verona, 2005.
Elinor Carucci, Stress Marks, 1999.
Orbital - The Box
Giuseppe Terragni, Lariana, 1936.