Sto preparando per la prima volta linguistica italiana (o meglio, visto il mio background da autodidatta si può affermare che la sto approfondendo) e sono più che mai attraversata da spunti, idee, considerazioni, speculazioni, a tal punto che ne vengo travolta ancora prima di riuscire a proporne qualcuna.
Una tra le cose più pressanti che mi sto domandando è se, prima che pian piano si formasse quella ibrida creatura che è l’italiano neostandard – ma anche il substandard – esistessero comunque costrutti tipicamente marcati come le topicalizzazioni e le focalizzazioni, soprattutto nelle forme di dislocazioni a sinistra o a destra (e lo giuro, non si parla di supercazzole…).
Per fare un esempio edibile per tutti, una dislocazione a destra comunissima è quella del tipo:
“Le ho prese, le chiavi.”
Senza entrare ulteriormente nel merito di come questi costrutti funzionano, sarei appunto curiosa di sapere se anche, per esempio, Leopardi o i suoi contemporanei altrettanto istruiti ricorressero a queste costruzioni, da cui se non altro si può dedurre, anche senza studi settoriali alle spalle, che sono tipici dell’enfasi del parlato.
Come si viveva, quindi, prima delle topicalizzazioni e delle focalizzazioni?
Immagino che più semplicemente si parlasse la propria varietà italiana regionale fino all’avvento della televisione, nel ‘54… quando l’italiano è finalmente saltato fuori da una pila di codici polverosi e petrachesco-bembesco-prescrittivi diventando un bambino vero, suscettibile di modifiche ed alterazioni non soltanto letterarie.