Never enough
Sono praticamente le due di notte ed io non riesco a dormire. Ho mal di stomaco e mi sento accaldata e insofferente. Il mio cervello rifiuta di spegnersi e non fa che rievocare ricordi su ricordi, cose che vorrei tanto dimenticare ma che mi hanno segnata talmente in profondità che ormai fanno parte del mio assetto genetico. Mi crogiolo nei rimpianti contando uno ad uno tutti gli errori che ho fatto, tutte le cose cretine che ho detto o tutte le volte in cui sono stata zitta a fare la figura dell'idiota. Non riesco a dormire perché mi tormenta il pensiero di essere stata giudicata o derisa; mi atterrisce l'ipotesi di non piacere agli altri, di non essere abbastanza intelligente, di non riuscire a costruire una mia personalità e un mio modo di ragionare. Vorrei tanto poter essere quel tipo di persona ben definita e sempre coerente a sé stessa e ai propri principi. Invece non ho una forma o un colore, mi plasmo a seconda di chi ho vicino. I miei principi cambiano, le mie parole sono confuse e ai miei occhi appaio irrimediabilmente vana e stupida e ordinaria e insulsa. Vorrei risultare un minimo interessante, ma il mio nome è sempre l'ultimo negli elenchi o nei bigliettini di auguri, e vivo all'ombra degli altri, fuori pericolo, perché ho paura del sole.























