E comunque morto un Papa se ne fa un altro
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@malgradare
E comunque morto un Papa se ne fa un altro
Poi ti spiego
Terrificante
un cavallo di notte
legato solitario a un palo
nella strada muta
nitrisce
come avesse in groppa una triste figura nuda
con calde gambe avvinghiategli intorno
che canta
una dolce acuta affamata
sillaba costante
Lawrence Ferlinghetti
Fotografie del mondo perduto
È il mio 10 anniversario su Tumblr 🥳
Incredibile!
Misurare il tempo con il metro da sarti
Ren Hang
La partita è incominciata. Seguite l’impulso del vostro coraggio. Questo è l’ordine, e ora gridate: "Dio per re Enrico! Inghilterra e san Giorgio!".
W. Shakespeare, Enrico V
Ciao amica mia
reclini la testa sulle mie gambe ti bacio la nuca la fronte la tempia che pulsa al tocco delle mie labbra
un momento lirico dove speranza e disillusione coesistono
senza cadere nell’assurdo
Sto sempre attenta a non espormi troppo, tengo la gente sempre alla stessa distanza da me infrangendo di fatto le regole della vita umana che permettono alle persone di scontrarsi, di sentire reciprocamente il calore dei loro corpi Uso le parole per confondere le mie tracce, piuttosto che per rivelare me stessa.
Tu fai la stessa cosa, immobile al tuo centro getti sassi di parole provocando cerchi concentrici che distanziano geometricamente le persone dal tuo asse.
Quel che si dice “un parlare tra sordi”
soundtrack
non può esserci fuga senza musica, come nella migliore cinematografia le immagini del paesaggio scorrevano davanti al finestrino in ordine inverso rispetto al viaggio d’andata. Stavo tornado a casa, un pezzo alla volta. Ad ogni fermata intermedia la decelerazione del treno ricompattava parti del mio corpo, cosicché alla fermata d’arrivo sarei stata in grado di scendere con tutti i pezzi al loro posto, almeno in apparenza.
mi guardo allo specchio non ho mai visto nessuno così avvizzito dentro mi piacerebbe capire il segreto della noncuranza il tempo elimina l’emozione del distacco, e basta per il resto, tutto è rimasto immobile in uno stolido e imperturbabile nulla.
Roma mi accoglie rumorosa, caotica. Sono di passaggio, stordita da una toponomastica sconosciuta. Conosco molte capitali europee, ma in questa metropoli tutto mi sembra enorme, dispersivo: la stazione Termini, San Pietro, piazza Venezia.Entro in un supermercato grande quanto un campo di calcio, mangio in un ristorante a tre piani stracolmo di gente. Visito una fiera labirintica priva delle elementari indicazioni per orientarsi tra i padiglioni. Mi rendo conto che la speranza di un casuale incontro si basa su una possibilità infinitesimale e ne abbandono presto l’idea. Questa città è schiacciante. Io che amo la dimensione umana, i piccoli ristoranti, le città piccole e intime, le stazioni con tre binari, non reagisco bene. Scappo. Per la notte decido di spostarmi a Bracciano. Mi chiedo come si possa vivere in questo caos di dimensioni gigantesche.
Io ho un senso così forte del presente, che non posso ubriacarmi, sapendo che sarò meno viva, meno pronta a scèrnere l’attimo che sto vivendo.
sono stanchissima ho nelle gambe tutta la stanchezza di questa giornata e delle camminate che ho dovuto fare per uffici per fortuna ogni tanto sono riuscita a trovare un bar per un caffè al vetro macchiato senza zucchero che mi serve per sopportare poi torno a casa trovo la posta da leggere bollette da pagare in frigo del latte scaduto allora ascolto la radio cerco musica a volume basso non voglio disturbare faccio una doccia magari può servire l’acqua scivola dalla mia pelle allo scarico
decido di scriverti una lettera che non leggerai
autocontrollo
la notte riprenderà il suo sonno
e il cinismo ricaccerà nella sua gabbia
la mia anima
Scivolo su una sedia e comincio a piangere in silenzio. Sono i nervi - mi dico- E’ la stanchezza Andrò a prendermi un grosso bicchiere di acqua e limone, poi aprirò la finestra, l’aria mi farà bene, prendo anche un’aspirina e mi obbligo a dormire un poco. Ma prima e’ necessario riordinare “Questa camera e’ sottosopra”. Più facile mettere in ordine la stanza che i pensieri.