Era la festa che tutti stavamo aspettando perché coincideva con la fine della scuola e l'inizio delle vacanze, perché era da tanto che non si festeggiava e perché le feste in baita promettono sempre grandi avventure.
Poi appena prima di partire arriva la notizia che ci sarebbe stato anche Lui, cioè non il LUI, ma Lui della mia festa, quello che alla prima occhiata mi fa arrossire. Tra di noi c'è sempre stata chimica, attrazione corporea. Non lo vedevo da parecchio e ancora da più tempo non lo sentivo, avevo paura che questo legame strano che ci univa potesse riemergere, così all'improvviso. Ho deciso di non bere, proprio perché speravo che nella mia lucidità riuscissi a evitare di cadere nel suo corteggiamento. Quando sono arrivata ho capito subito che sarebbe stata dura, Lui era normale, quasi più umano di come me lo ricordassi, ma allo stesso tempo rappresentava il frutto proibito che sicuramente sarebbe stato gustoso, ma amaro. Si è ubriacato e insieme a Lui tutto il resto degli invitati, parecchi mi fecero delle allusioni, ma io ero sana e non davo filo a nessuno perché ero sicura della mia relazione. Facevo fatica a rimanere convinta sulle mie posizioni solo con Lui che pressante, quasi assillante, mi incalzava, risultando quasi molesto. Ho chiesto aiuto agli altri perché avevo capito che sarebbe stata dura combatterlo da sola, ma non ho trovato alleati veri e propri, tutti erano fagocitati nelle loro storie e più che avvertimenti non riuscirono a dare. Risultava sempre più dura resistergli, non tanto perché volessi accontentarlo, ma più che altro perché sapevo che prima o poi sarei capitolata.
Funziona così tra di noi, ha un ascendente su di me che fa paura.
L'ho baciato a stampo una volta e poi una seconda, gli ho promesso che avrei dormito con lui da amici perché era marcio e magari aveva bisogno di una mano, ci siamo sistemati, ho tolto il reggiseno per dormire e ci siamo messi il pigiama.
Sono stata stupida a non eliminare subito tutti i dubbi che non avremmo fatto nulla, mi sono rintanata invece nella parte del mio cervello più remota, dove non esiste il bene e il male, dove quello che avviene bisogna accoglierlo senza paura e indugio. Ero raccolta là dentro quando mi ha baciata un altra volta, poi si è addormentato e io priva di ogni sicurezza sono andata in crisi un altra volta, ho capito che dovevo andarmene, fargli capire che non ero disponibile a diventare la bambola del suo sabato sera, così sono scesa in cucina e là mi hanno detto di godermi il momento, che una persona se mi fa stare bene e a mio agio dovevo sfruttarla e non aspettare una che va a rallentatore. Sono tornata a letto e mi sono addormentata, per poi svegliarmi la mattina presto con lui che ci provava di nuovo. Ho capito di essere spacciata e sono ritornata nel mio angolino di me a-morale, dove non bisogna dar voce alla coscienza e mi sono auto convinta che le conseguenze le avrei affrontare una volta ritornata nel mondo reale. Gli ho dato il mio corpo, vuoto, ma pieno di curve, gli ho dato la mia pelle, morbida, ma insensibile gli ho dato il mio consenso, silenzioso, ma accondiscendente. Dentro di me gridavo il SUO nome mentre Lui mi tocca, mi aveva. Ero creta, cera, burro nelle sue mani e ha fatto di me quello che voleva. Nella mia lucidità turgida riconoscevo il male che mi stavo auto infliggendo, che avrei inflitto anche a LUI, la sofferenza inevitabile che mi avrebbe ricoperto assieme alla merda. È stato un suicidio consapevole. Ho vissuto il momento e anche durante la colazione che abbiamo fatto a letto e le pulizie non ho permesso ai pensieri di farsi strada nel mio cervello, ho goduto di quei momenti di serenità, lasciando fuori il mondo, non perché con Lui sia facile entrare in un mondo fatto solo di noi due, ma perché era più facile per me sopportare il peso di quello che avrei dovuto fare. Ci siamo comportati normalmente anche se tutti gli invitati sapevano più o meno quello che era successo, ho sopportato il peso che gravava sulla mia coscienza in silenzio. Ci siamo salutati con un semplice bacio sulla guancia e con le sue parole:“alla prossima festa!”. Sono sempre stata una paladina della verità, odio le bugie e le persone false, per questo già dall'inizio sapevo e avevo deciso che a LUI dovevo dirlo il prima possibile. Così a mano a mano che si avvicinava il momento di arrivare a casa ero sempre più consapevole dal mio compito di autodistruzione. 5/6/16