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@missbaraonda
Forte ma stanco
QUANDO SEI FORTE MA STANCO, LEGGI QUESTO🌻
Quando sei forte, ma anche stanco, la tua fiducia è più prudente. Credi nell’amore, però allo stesso tempo lo temi. Aspetti con ansia qualcosa che non vedi nemmeno lontanamente nel tuo futuro. Quando tutto ciò che hai sperimentato è l’angoscia, è necessaria la forza per poter credere in qualcos’altro. Sai che te lo meriti, però ci sono momenti in cui pensi che nulla arriverà mai sulla tua strada. Quando sei forte, però stanco, vuoi solo rinunciare. Te ne vuoi solo andare. Smetti di provarci. Smetti di crederci.
Sono le lacrime che piangi di notte. Poi, il giorno dopo devi svegliarti e fare finta di niente. Come se non ti fossi rotto e non avessi raccolto da solo i tuoi pezzi. Sorridi perché devi farlo.
Aiuti gli altri e trovi soluzioni per loro, però, nemmeno se lo volessi potresti aiutare te stesso. Quando fai sembrare tutto facile, gli altri credono che puoi gestirlo. Però, una parte di te vorrebbe cadere in ginocchio perché sei un essere umano.
Sei più forte di ciò che pensi. Sei più forte di quanto la gente crede.
Ci vuole forza per credere nelle persone quando le hai viste nel loro peggiore momento. Ci vuole forza per credere nell’amore quando sei stato ferito. Ci vuole forza per credere in sé stessi quando tutti gli altri dubitano di ogni scelta che fai.
So cosa significa essere stanco di essere tanto forte. Sei stanco di farti male. Sei stanco di essere deluso. Sei stanco di dare il meglio di te per vedere la gente approfittarsene.
Sei stanco che tutti siano in attesa di un tuo errore. Sei stanco di aspettare il peggio di tutti e di vederlo diventare realtà. Sei stanco del giudizio degli altri e del fatto che ti dicano come dovresti vivere la tua vita. Quando stai facendo del tuo meglio, ma per qualche motivo non basta. Sei stanco di provare a cambiare ciò che sei e non importa chi cerchi di compiacere, non sei felice con te stesso.
È faticoso. Quando ti perdi cercando di compiacere gli altri, non è per niente facile. È faticoso essere la persona più grande. È faticoso occuparsi delle persone tanto quanto lo fai tu. È faticoso rimanere svegli per ore pensando ad ogni errore e desiderare di poter fare meglio.
Pensi troppo alle persone che pensano troppo poco.
Però non sai come poter cambiare un cuore come il tuo per fare qualcosa di diverso. Perché tutto ti viene così naturale.
Le persone come te conoscono il dolore ad un livello più profondo rispetto agli altri. Le persone come te sentiranno sempre un po’ più di dolore. Le persone come te sentiranno sempre questa oscurità che gli altri mai conosceranno. Però, insieme a tutte queste intense emozioni che ti fanno sentire tanto pesante, senti anche le cose buone e le apprezzi più di chiunque altro.
C’è qualcosa di meraviglioso che non vedi in te stesso. Gli altri sì, lo vedono. Tu sei la speranza che cercano quando tutto è perduto. Sei l’amore che dai liberamente quando si sentono vuoti. Sei le braccia che li sostengono quando sono deboli. Sei il bene di cui questo mondo ha bisogno.
Ti chiedo di non cambiare. Non permettere che il dolore ti faccia sentire tanto affaticato. Ti chiedo di non cambiare perché il mondo ha bisogno di molte più persone come te. Continua a lottare.
Non arrabbiarti con il pozzo che è secco perché non ti dà l’acqua, piuttosto domandati perché continui ad insistere nel voler prendere l’acqua dove hai già capito che non puoi trovarla.
Buddha
"Arriva un giorno in cui capisci che ti meriti un po' di pace, di pace vera. Che dopo tanto tempo passato a lottare, a ingoiare delusioni, a cercare di spiegare, a sopravvivere ai momenti difficili, a ricominciare, a passarci sopra, a perdonare, hai voglia di fare qualcosa di buono che sia solo per te. Sì, proprio così, solo per te. E ti investe una strana consapevolezza, che non è un rimpianto ma una presa di coscienza, un momento in cui, non si sa come, smetti di guardare le situazioni e le persone solo con il cuore ed attivi, finalmente, anche il cervello. E ti rendi conto che hai sopravvalutato, hai dato troppa importanza a cose che non ne avevano, hai sofferto un po' troppo e non ne valeva la pena. E adesso ti tocca perdonare te stessa, perché ti sei fatta del male un'altra volta. Sul momento ti senti disorientata perché non capisci se sei cambiata tu o se sono gli altri che ti hanno cambiata, se è diverso il tuo modo di vedere le cose o se le cose non siano oggettivamente più le stesse, ti fai delle domande e ti sembra di non comprenderti più. Quasi non ti riconosci, non sai più cosa importa davvero.
Poi ti rendi conto che a volte è superfluo interrogarsi, bisogna solo accettare che alcune cose semplicemente vanno come devono andare, che alcune cose finiscono e che quando finiscono loro improvvisamente a ricominciare sei tu.
E ricominci davvero, più forte, più consapevole, a volte forse più intransigente, più esigente, più vera.
Libera."
Laura Messina
“Posso assicurarti che non smetteró mai di volerti bene e di sperare che tu sia felice. Posso assicurarti che ti auguro il meglio.Posso assicurarti che ti penseró spesso e che ripenseró ai momenti felici insieme. Ma non voglio piú essere lì per te. Farmi in quattro per te e non ricevere nulla. Non voglio fare piú per te ció che mai da te avró. Sono del parere che nulla sia dovuto. I rapporti non vanno avanti a prescindere. Se non te ne prendi cura, marciscono. Per quanto importante tu fossi per me, niente é dovuto. Niente é scontato. E per quanto le tue chiacchiere sul “io ci sono per te” fossero belle, erano i fatti a mancarmi. Perció non chiamarmi stronza se smetto di preoccuparmi per te, se do prioritá ad altro. Ho iniziato quando ho visto che dovevo elemosinare per avere la tua attenzione. Per essere considerata. Non giudicarmi egoista se vado via, troppe volte tu non c'eri. Troppe volte c'eravamo solo io e la speranza che tu capissi. Magari capirai col tempo che io ero li per te anche quando non lo meritavi. E hai commesso l'errore di darlo per scontato.”
— Katia Vergone
Cui videberis bella? Quem nunc amabis? Cuius esse diceris? Quem basiabis? Cui labella mordebis?
“Iniziate a rendervi conto che le persone si stancano. Per quanto amore, affetto o qualsivoglia sentimento possano provare per voi, le persone si stancano. Se vengono trattate di merda, si stancano. È come bucare ripetutamente un pallone e pretendere che alla fine sia esattamente gonfio, nuovo come prima. Le persone restano ammaccate. Dentro. E certi lividi restano. “Oggi ti perdono, domani anche. E ok, va bene. Lasciamo passare anche questa. Eh si, non fa niente” e ad ogni frase una crepa nel petto, ed ogni volta una ferita aperta. Non riuscivo mai a capire quella frase: “Perdono, ma non dimentico”, pensavo che dal momento in cui perdoni hai dimenticato. La trovavo un controsenso. Invece, adesso ho capito che, per quante volte tu possa perdonare, certe ferite te le porti dentro, fin quando, a furia di restare ammaccati, non ti senti come un automobile allo scasso. E allora le persone perdonano ma sanno anche quand'è il momento di andare via. Non puoi distruggere qualcuno prima e pretendere che ti resti accanto incondizionatamente, e lamentarti se non lo fa. Non puoi dire di voler bene a qualcuno e ripetutamente distruggerlo. Perchè non è vero che gli vuoi bene, perchè, come disse la dottoressa Callie Torres: “tu non distruggi le persone che ami”.”
— Katia Vergone
“Loro due si amavano. Lei talvolta poteva essere troppo infantile, troppo gelosa o cambiare umore ogni secondo; capitavano giorni che piangeva per qualsiasi cosa o aveva da ridire su tutto. Mentre lui era orgoglioso, troppo, fissato con lo sport o con i videogiochi, geloso anch'egli; difficilmente accettava opinioni differenti dalla propria, era molto irascibile e impulsivo. Discutevano spesso per cose stupide ed inutili, molto raramente litigavano seriamente. Ed era buffo perchè ci stavano male, lei soprattutto: arrivava alle lacrime ogni singola volta; poi però facevano pace subito, proprio non ce la facevano a tenersi il muso. Loro due si amavano. Inutile elencare i pregi, ne avevano una quantità infinita, e poi sono facili da amare. Erano i difetti quelli più complicati, e loro erano arrivati ad amare pure quelli, a sapersi prendere e accettare così com'erano. Sapevano i limiti, sapevano le parole da usare e quelle che ferivano di più, ormai si controllavano a vicenda. Loro due si amavano. Loro due si amano. E potrei scommettere che sono legati nel profondo da un sentimento talmente forte e resistente, che difficilmente potrà dissolversi. Nonostante tutto.”
—
““Quante volte ci sei rimasta male, quante volte però sei rimasta.””
— Scegliamonoi
““Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, stiamo amando troppo.””
— Michael R. Norwood (via imjustateenagerit)
“Vorrei che questa storia fosse diversa. Vorrei che si svolgesse ad un livello più elevato. Vorrei che mi facesse apparire se non più felice, almeno più positiva, meno esitante, meno distratta da cose banali. Vorrei che avesse una struttura più equilibrata. Vorrei che parlasse d’amore, o di improvvise percezioni importanti per la propria vita, o anche di tramonti, di uccelli, di temporali, di nevicate. Forse parla anche di questo, in un certo senso; ma in una rete intessuta di bisbigli, di supposizioni, di segreti insondabili, di parole non dette, di movimenti sotterranei e misteriosi. E c'è tanto tempo da sopportare, pesante come cibo fritto o fitta nebbia; avvenimenti fiammeggianti come esplosioni, per strade altrimenti decorose, placide, sonnolente. E mi spiace che ci sia tanto dolore in questa storia. Mi dispiace che sia a frammenti, come un corpo preso in un fuoco incrociato o smembrato a forza. Ma non c’è nulla che possa fare per cambiarla. Ho cercato di metterci anche alcune cose buone. I fiori, per esempio, perché dove saremmo senza di loro? Ciononostante mi fa male raccontarla più e più volte. Una bastava: non mi era bastata una volta, a suo tempo? Ma continuerò questa triste , arida, squallida storia, zoppicante e mutilata, perché voglio che tu la senta, come sentirei la tua se mai ne avessi l'occasione, se ti incontrassi mentre fuggi nel futuro o in cielo o in prigione o sottoterra, ovunque. Raccontarti qualcosa significa credere in te, credere che esisti. Se ti sto raccontando questa storia è perché voglio che tu esista. Racconto, dunque esisti.”
— M. Atwood, “Il racconto dell'ancella”
“Tutto ho raccolto di te: briciole, frammenti, polvere, tracce, supposizioni, accenti restati in voci altrui, qualche grano di sabbia, una conchiglia, il tuo passato immaginato da me, il nostro supposto futuro, ciò che avrei voluto da te, ciò che mi avevi promesso, i miei sogni infantili, certe sciocche rime della mia giovinezza, un papavero sul ciglio di una strada polverosa.”
— Antonio Tabucchi
a volte penso
che sarebbe bello
rientrare a casa
in due
e fare tutte quelle cose banali
che fatte insieme
alla persona giusta
diventano gli attimi
più belli della tua vita.
come cucinare la pasta
alle quattro del mattino
e andare a mangiare in terrazzo,
aspettare l'alba
condividendo l'ultima Winston
del pacchetto
parlare un po’ di tutto
e un po’ di niente.
addormentarci
nudi
abbracciati
con i cuori incastrati,
svegliarci tardissimo
e fregarcene dell'università
del lavoro
degli esami
degli impegni.
fare colazione
con la pizza avanzata
dalla sera prima,
cantare e ballare
per casa
ascoltando una canzone a caso
su Youtube,
fare la lotta con i cuscini,
fare la lotta con i vicini.
fare discorsi profondi
a notte fonda
mentre le mie mani
scivolano in mezzo alle tue gambe
e ti cerco il cuore
dentro i jeans,
fare l'amore sul tavolo della cucina
sulla lavatrice
sul pavimento
e davanti allo specchio del bagno.
fare la doccia insieme,
osservarti
mentre ti asciughi i capelli
e mi sorridi nel riflesso dello specchio,
vedere un film in streaming
e lasciarlo a metà
perche io non ce la faccio
a stare più di mezz'ora
senza saltarti addosso.
litigare perche sono un cretino,
fare pace
perche un po’ ti piace
che io sia un cretino.
raccontarti di quella volta
che sei andata via
e ho temuto non tornassi più,
e poi guardarti per ore
come fossi il mio programma preferito
perche voglio impararti a memoria,
perche non voglio dimenticarti
come l'ispirazione per una poesia,
come la melodia di una canzone
che ti entra in testa
e non se ne va via.
stringerti forte
per paura di perderti,
aggrapparmi alla tua schiena
mentre dormiamo
perche quando non ci sei
mi sento cadere nel vuoto.
ascoltarti
quando la sera
mi racconti la tua giornata,
le tue ansie,
i tuoi sogni.
baciarti le lacrime
quando non riesci a spiegarti
e dirti
quando sei a pezzi
che ogni parte di te
è bellissima.
si.
sarebbe bello.
Amami come sai uccidermi, tu
Più passano i giorni e più sono convinto che tu sia la mia persona.