in a threesome with anxiety and depression
hello vonnie

shark vs the universe
Jules of Nature
Xuebing Du

Product Placement

tannertan36

@theartofmadeline
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year
🪼
Today's Document
art blog(derogatory)

blake kathryn
Not today Justin
DEAR READER
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

oozey mess

Kaledo Art

Origami Around
occasionally subtle
No title available

seen from Germany
seen from Peru
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from Peru
seen from Ireland
seen from Angola
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
@mmmartaaaaa
in a threesome with anxiety and depression
io quando piangevi al telefono
non dormivo per ascoltare.
tu, quando piangevo io,
non rispondevi al cellulare.
““È un periodo strano. Né bello né brutto, solo strano. A volte sto per conto mio, non parlo. Altre volte vorrei urlare, fumare o ridere fino al mal di pancia. Ma sto zitto. Mi incazzo per tutto, con tutti. Sono stanco.””
—
E comunque vorrei davvero vedere voi persone che scrivete frasi in greco come se fosse la lingua più bella del mondo tradurre una versione lunga 15 righe, dove la maggior parte dei verbi vuol dire sia “scodinzolare” che “sedurre”, vorrei davvero vedervi presi dal panico pre-compito e dovervi studiare a memoria tutte le regole per poi chiedervi: “ma perché l'ho imparate se poi giusto due o tre parole le rispettano e tutte le altre sono irregolari?”. Vorrei davvero vedervi con le mani tra i capelli durante la spiegazione dell'aoristo asigmatico e del perfetto, vorrei vedervi disperati mentre scoprite che la lettera η può essere sia un semplice articolo che un pronome relativo o il futuro di seimila verbi solo cambiando uno spirito o un accento. Vorrei davvero vedervi mentre, presi da una crisi isterica, guarderete le due righe di versione che avete tradotto, che recitano all'incirca “Zeus voleva distruggere la stirpe con una moneta di bronzo, irato dai monti che lo superavano, lega la fanciulla ai piedi del sottomarino e la uccide” e riderete, riderete perché in fondo quella scuola l'avete scelta voi e riderete ancora di più quando scoprirete che non avete intenzione di cambiarla, perché, in fondo, vi piace.
Lo odiamo, diciamo che vorremmo essere dovunque tranne che qui, rinchiusi fra queste quattro mura che sudano alfabeti sinistri e fatidiche domande esistenziali, come il celeberrimo: “machimel'hafattafare??” E per un attimo ci crediamo davvero che se potessimo scegliere, se potessimo farlo di nuovo, se quel bivio si presentasse ancora sul cammino della vita a delineare a tinte nitide il nostro futuro, sceglieremmo tutt'altra cosa. Ma non sarebbe vero. Ma sarebbe una menzogna. Noi amiamo il liceo classico. Amiamo Cesare che scrive in 3ª persona e tu che trascorri tutti i cinque anni ad odiarlo per poi renderti conto all'esame di stato che era il più facile da tradurre; amiamo Dante e il suo svenire matematicamente ad ogni fine canto; amiamo Catullo e i suoi doppi sensi e il suo passero a cui intere generazioni di classicisti tentano da sempre di dare una spiegazione non sembra uscita fuori dal Kamasutra; amiamo il leggendario duale, che alcuni imparano prima, altri dopo, e tutti si rallegrano credendo che non ti serva a niente fino a quando nell'ultima versione dell'anno non te lo trovi spiaccicato nel penultimo rigo di una versione di Senofonte. Amiamo la storia, che è dovunque come quella salvifica barbabietola da zucchero in geografia: è persino nel panino del bar e pure in educazione fisica; amiamo il greco che non ha regole e sorridi sollevato, ma poi scopri con sommo rammarico che possiede 87536 eccezioni e ti senti tradito; amiamo i vocabolari grandi quanto sei Bibbie, i verbi irregolari che sono così irregolari che anche la professoressa ha dubbi a riguardo, le versioni sull'aoristo cappatico, gli studi di storia della lingua che ti vogliono far credere che l'italiano ha caratteristiche in comune con l'indiano, gli aumenti che non si riescono mai a trovare/capire/indovinare ma sai che ci sono perché una parola come “λοπἄδοτεμἄχοσελἄχογἄλεοκρανιολειψἄνοδριμὒποτριμμἄτοσιλφιοκαραβομελἵτοκατακεχὔμενοκιχλεπικοσσὔφοφαττοπεριστερἄλεκτρυονοπτοκεφαλλιοκιγκλοπελειολἄγῳοσἵραιοβἄφητρἄγἄνοπτερύγων” deve avere qualche malformazione da qualche parte. Amiamo la carrellata di dei che non sapevi esistessero ma di cui devi imparare tutto l'albero genealogico con 99 figli e incesti vari con madri, padri, sorelle, nonni e cugine di terzo grado. E lo iota sottoscritta. La mascotte del liceo classico. Quel povero.iota.sottoscritto. Non c'è spazio per lui, lo escludono e poi tu lo devi scovare nella marmaglia di aspirate e sibilate perché se no è 2. Ed è 2 molto spesso. Ma dopotutto no, non ce ne siamo pentiti.
turkish coffee
“Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte.”
—
Non c'è un esercito
Più forte dei miei NO
Alla vita
All'amore
Io sono il cielo grigio
Che piove la domenica
E fa impensierire pure
Gli spensierati
Quelli che vivono di ossigeno
E caffè.
Io vivo di ansia
E l'ansia mi anima
Mi muove
Come una marionetta sudata
«Com’è che diceva un tale che ho conosciuto? – disse Wilhelm. – «Un uomo vale quanto le cose che ama».
Saul Bellow, “La resa dei conti” (via theprovocationofwoodstock)
Il legno s'è messo a parlare
E m'auguro che lo sentiate anche voi
Perché racconta la storia
Più bella della stanza
E signori
Siamo all'aria aperta
Quante volte pensano che tu non ti accorga di niente e invece sei solo educato.
Ginevra Cardinaletti (via justgivemeareasonbaby)
La prima cosa che la lettura insegna è come stare da soli.
(Jonathan Franzen)
i miei cambi d'umore ogni 3 secondi mi spaventano