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@montecristoproject-uu
UU
SEBASTIEN BONIN
A L’ARRIERE PLAN, LE NOUVEAU PONT
THE ARTIST AS DIRECTOR Oct 15 2018
MONTECRISTO PROJECT - MOUNTAIN DEPARTMENT
Montecristo Project is thrilled to present the first exhibition in its new space in Sardinia. Built to host Sebastien Bonin’s exhibition, this small, open, striped wooden cube is located in a secluded location up the Sardinian mountains. Inspired by the work of Ugo Ugo (1924), artist and director of the Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, this space will host an yearly program of projects by artists-curators, starting with the founder of Island (Brussels), Sebastien Bonin.
This structure, imagined as an open modernist barn to be located into an open space up the mountains, is conceived as either a filter and a background for Bonin’s paintings, themselves being layered pictorial constructions reproducing representations. Skies, clouds, plants, pots, are not skies, clouds, plants and neither pots; they rather exist on the canvas as images denying referenciality. Opening chapter of a project to be continued in Brussels next January, UU is the first exhibition of Montecristo for the new season and the first to be realized in this newly built space in the mainland of Sardinia.
Ugo Ugo (1924) is an artist, director and creator of the contemporary art collection in Cagliari. UU’S open walls and wooden structures are designed after some of the artworks of the collection gathered by Ugo Ugo, which comprises artists as Tonino Casula, Igino Panzino,Gastone Biggi, Ermanno Leinardi, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Giulio Paolini and many others. The first exhibition in UU was held in November 2017 presenting works by the two founders of the space Enrico Piras and Alessandro Sau together with Lorenza Boisi (artist and founder-director of MARS, Milan) and Ugo Ugo, on that occasion presented with his own artworks.
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Ugo Ugo è un artista nato a Cagliari nel 1924. Dal 1967 al 1985 ha diretto la Galleria Comunale d'Arte di Cagliari per la quale ha creato, attraverso l'acquisizione e la donazione di numerose opere di artisti nazionali ed internazionali, la collezione d'arte contemporanea. Montecristo Project si è occupato di approfondire e divulgare il lavoro di Ugo attraverso una ricostruzione della sua storia e dei progetti di mostra a cadenza annuale di cui questa è la seconda proposta. UU è la seconda fase di questo progetto, che nasce da un idea mai realizzata dello stesso Ugo e che cerca di portarne avanti l'opera e lo spirito in un'impresa romantica e concettuale.
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Ugo Ugo is an artist born in Cagliari in 1924. From 1967 to 1985 he directed the Galleria Comunale d’Arte di Cagliari for which he created, by acquiring and receiving donations, a significant collection of contemporary art. Montecristo Project has uncovered and reconstructed Ugo’s story through a written interview and with yearly exhibitions of which this is the second proposal. UU is the second chapter of this project, which raises from an unrealized idea by Ugo and tries to keep alive his work and spirit through a romantic and conceptual enterprise.
La collezione Ugo venne messa da parte nel 1985 dal comune di Cagliari per la mancanza di spazi, nonostante lo stesso Ugo avesse a suo tempo proposto il possibile ampliamento della galleria negli ambienti, da risanare, delle grotte antistanti o con la costruzione di una terrazza di 13 x 23 metri , allestita con strutture lignee, da realizzare sopra le aule dedicate alla biblioteca. Il progetto non venne mai realizzato e la collezione è rimasta archiviata fino al 2015. Il nuovo spazio di Montecristo Project prende spunto dalla proposta di Ugo, trovando forma in una piccola struttura lignea immersa nel verde delle montagne del medio campidano. Questo spazio, che verrà di volta in volta riadattato per ospitare nuovi progetti, è stato realizzato per ospitare le opere di Sebastien Bonin, artista belga e fondatore dello spazio Island a Bruxelles, con cui questa mostra è una collaborazione che proseguirà nello spazio belga a gennaio 2019.
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UU
(Una mostra sbagliata)
UU (Nov. 2017) è stata la prima mostra di un nuovo progetto di Montecristo Project, che unisce allo spazio sull'isola una nuova dimensione che si servirà di vari contesti naturali e architettonici. La scelta di contestualizzare la prima mostra di UU nel giardino del nostro studio, e di fotografarla con uno specifico taglio, affollato ed apparentemente caotico, era nata dall'osservazione delle immagini di documentazione di alcune mostre delle avanguardie del novecento. Si tratta, in realtà, di alcune tra le prime fotografie di esposizioni d'arte; immagini che se risultano oggi affascinanti e anomale è anche a causa della loro ingenuità rispetto alla costruzione minimal-manierata secondo cui si costruisce oggi la documentazione di qualsiasi mostra che si rispetti. Queste fotografie mostrano due aspetti che ci hanno incuriositi: il primo è quello legato al contenuto che osserviamo: esposizioni con un sovraffollamento di opere, ambienti poco fotogenici, molto lontani dall'estetica corrente del white cube, piante (ancora in veste di piante e non di opere), cavi e tubi che attraversano lo spazio. Errori, li definiremmo visitando oggi una qualsiasi galleria o museo, dal momento che lo spazio non può più prescindere da canoni ben precisi, ad esempio non si possono più includere oggetti che interferiscano con i lavori presentati, rischiando che vengano loro stessi scambiati per opere d'arte.
Il secondo aspetto che ci ha interessati è quello più propriamente tecnico, caratterizzato da tagli fotografici strampalati o più semplicemente piatti; si nota una certa difficoltà nel maneggiare fotograficamente il rapporto tra opera e spazio, ma anche un'impressione di grande vitalità e forza visiva, che deriva però più dalle opere che dallo spazio, in termini inversi rispetto a quanto accade oggi. Nella documentazione più recente di mostre d'arte contemporanea di nota una sempre maggiore consapevolezza del ruolo dello spazio, che nell'installation shot risulta sempre di più un fattore rispetto al lavoro stesso, non solo attraverso ambienti asettici o white cubes, ma anche attraverso uno spostamento verso ambienti esterni e naturali che servono a incorniciare l'opera ed amplificarla visivamente. Osservando queste fotografie abbiamo iniziato a pensare come riportare nelle nostre immagini questo tipo di atmosfera, ma è stato riflettendo sui contesti espositivi che abbiamo cercato una risposta.
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Se escludiamo i Salòn, gli ambienti che ospitano queste mostre sono spesso scuole, laboratori o giardini privati; prima ancora che ambienti espositivi erano ambienti di produzione delle opere e questo influenza in vari modi le fotografie. Osservando immagini dello studio di Brancusi, Picasso, Bonnard, Giacometti (in quello stereotipo che Buren nel suo testo “The function of the studio” definisce come prototipo parigino dello studio d'artista) ritroviamo atmosfere molto simili ed altrettanto caotiche ed affascinanti.
È stato a partire da questi elementi che abbiamo deciso di comporre la mostra secondo un allestimento particolarmente carico e servendoci come ambiente di esposizione del giardino del nostro studio, includendo nelle immagini diverse opere, creando per loro supporti e cavalletti che sono a loro volta opere ed inserendo gli alberi, la terra e un pavimento tutt'altro che asettico nell'immagine, ad interferire con le opere. Se osserviamo infine questa mostra come progetto curatoriale c’è un altro elemento di cui tenere conto: in quanto sia artisti che direttori, tutti e quattro gli artisti in mostra hanno un contatto più diretto e privilegiato con lo spazio dello studio che con contesti espositivi ed organizzativi privati o istituzionali. Il giardino dello studio è in questo caso un punto di incontro, il luogo ideale per un'esposizione conviviale, non professionale; questa natura è implicita nella nostra scelta. Lo studio è per gli artisti lo spazio degli esperimenti e degli errori, la casa delle opere e del linguaggio.
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