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@mysentimentalwall
- Perché, se uno sa nuotare, galleggia senza muoversi e quando non sa nuotare, affonda?
– La paura è pesante, figliolo.
*
Miguel Delibes
“Invecchiando, o meglio maturando o meglio ancora evolvendo, ho capito che discutere con alcune persone, o preoccuparsi troppo del parere di altre, o restarci male per l'invidia o l'ignoranza altrui è tempo sprecato: la vita è troppo breve per perder tempo con tutti quelli che vogliono fartelo perdere.
Ci sono quelli che invidiano, quelli che rosicano, quelli che parlano sempre male di tutti gli altri, quelli che hanno sempre da trovare un difetto, quelli che di te e del mondo vedono solo quello che vogliono vedere. Che lo facciano, ma da un'altra parte.
Per loro, per i brutti dentro, c'è poco da fare:
se sei brutto o brutta fuori, due colpi di spazzola, una mano di make e tre giri di Photoshop possono sistemare la faccenda. E se madre Natura non è stata generosa, con carisma, intelligenza e un giro da Prada puoi sistemare un sacco di cose. Ma la bruttezza mentale, no: non c'è make up, per quella. Perciò, quando ti accorgi di avere intorno persone brutte dentro, a meno che tu sia Candy Candy, apri le finestre e cambia l'aria: la vita è davvero troppo breve per passarla soffrendo per colpa di chi non vedrebbe il sole nemmeno se lo avesse davanti agli occhi“.
“Seguire l'onda è facile.
Unirsi al team del politicamente corretto, condividere
hastag di cui magari nemmeno si capisce il senso,
applaudire al personaggio di turno senza tenere il
cervello acceso e senza avere uno sguardo critico:
seguire l'onda è facile.
Più complicato è andare controcorrente, sfidare il
politicamente corretto, ricordarsi che invece di
applaudire perché applaudono tutti puoi sempre
decidere di pensare con la tua testa. O di pensare, che
per alcune persone a volte è già un traguardo
eccezionale.
Certo, andare controcorrente è più faticoso.
D'altro canto, le onde ti trasportano dove dicono loro,
mentre quando vai controcorrente la destinazione la
scegli tu“.
“Nessuno può sapere dove ti porterà una strada,
nemmeno tu.
E nessuno può sapere in anticipo che cosa è meglio per te
Nemmeno tu.
Non resta che iniziare a camminare, sapendo che
potresti doverti fermare, o cambiare, o sbucciare le
ginocchia.
le uniche strade sbagliate sono quelle che abbiamo il
rimpianto di non aver intrapreso per scoprire dove ci
avrebbero portato”.
“La gabbia più pericolosa è quella che non vedi. E una gabbia fatta di paura di non piacere, di sensi di colpa, di pretesa che le nostre idee siano le migliori idee, di regole non scritte che non ti fanno agire come dice il cuore, di spinta a conformarci per timore di essere esclusi. La gabbia è dappertutto, intorno. Nella scuola che scegli sennò mamma ci resta male. Negli abiti che indossi altrimenti pensano che tu sia uno o una da poco. Nei proverbi che ti hanno messo in testa e che ti portano ad accontentarti dell'erba vorrei quando potresti avere l'erba voglio. Nelle parole che non scrivi per timore di essere insultato. Nel like di comodo, che magari poi te lo ricambia. Nella applicazione che usi per sistemarti la faccia prima di postare, che guai che si veda una ruga. Persino nel bannare dal tuo profilo chi non la pensa come te, o nel giudicarne le idee. La gabbia è dappertutto. E noi siamo prigionieri e carcerieri al tempo stesso, vittime quando seguiamo le regole del politicamente corretto e aguzzini quando ci scagliamo contro chi non lo fa, vittime quando ci ritocchiamo per paura di perdere like e aguzzini quando additiamo chi magari non è proprio come la moda del giorno ci dice che dovrebbe essere. Vittime quando vediamo la nostra vita scorrere, carcerieri quando costringiamo gli altri alle nostre sofferenze. L'illusione più pericolosa è quella di credere di essere liberi, mentre conti i like”.
“La cosa migliore che si possa fare quando piove è lasciare che piova”, ha scritto Henry Wadsworth Longfellow (e non si riferiva di certo all'evento fisico, ma a una metafora).
Siamo abili nel ricordarcelo quando c'è il sole o quando siamo al calduccio in casa a bere cioccolata calda, ma malediciamo la pioggia quando ci si è rotto l'ombrello, l'autobus non passa, si rompono le buste della spesa, ci bagniamo dalla testa ai piedi. Ci lamentiamo, disperdiamo tutte le energie nel dire che quella cosa è ingiusta, che dovrebbe smetterla di piovere, almeno per il tempo necessario per tornare a casa. Eppure che piova è naturale, è nell'ordine delle cose, e forse è anche necessario per un qualche equilibrio delle forze celesti che neppure conosciamo. Ma non c'è verso, continuiamo a desiderare il controllo di ogni cosa, anche se sappiamo che non lo avremo mai, che ci sono cose incontrollabili o che non si possono modificare. Forse l'unica via è impararlo un poco alla volta, e imparare dall'esperienza che la pioggia non è un evento negativo, solo naturale, e che pensare che dovrebbe smettere solo per permettere a noi di tornare a casa è la misura del nostro infinito narcisismo.
Tlon
Farò pace con me stesso ma ho bisogno di più tempo
Compiti a casa. Prenditi per mano e spiega a te stesso cosa farai per mettere fine a un malessere che ti opprime.
Oroscopo di Rob Brezsny
Non è assolutamente fastidiosa la parola “spreco”? Spreco di tempo, spreco di opportunità, spreco di cibo, spreco di spazio, spreco di soldi, spreco di bellezza. Vorrei scrivere questa parola su tutti i muri ed essere quei muri, per guardarvi negli occhi mentre la leggete.
Semplicemente geniale.
Il bello delle finestre è che puoi affacciarti per guardare il mondo. E se qualcosa non ti piace, basta chiuderle.
“Era stata una giornata senza senso. Una giornata senza senso di un mese senza senso di un anno senza senso.”
— Haruki Murakami
“Non so dire l'ora, il luogo, lo sguardo o le parole che hanno posto le basi. E’ stato troppo tempo fa. Mi ci sono trovato in mezzo prima di accorgermi che fosse cominciato.”
— Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen